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Un manuale operativo per prevenire le cadute dall’alto

Redazione
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 Edilizia
16/02/2010: Un manuale operativo per le attività in quota in grado di guidare nella scelta tra diverse soluzioni di prevenzione delle cadute dall’alto. Il rischio di caduta dai tetti, il pericolo delle coperture, i parapetti e i dispositivi di protezione individuali.
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Sappiamo che il settore delle costruzioni è un comparto ad alto rischio di infortuni sul lavoro e che i lavori svolti in altezza sono sicuramente uno dei punti critici del comparto. Nelle attività in quota gli incidenti sono infatti spesso gravi, se non mortali.
È per questo motivo che è necessario che ogni lavoro in quota sia prima attentamente pianificato e poi monitorato in corso d’opera.


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Un documento che può essere utile per pianificare idoneamente attività in quota, responsabilizzando tutti i soggetti che intervengono nelle dinamiche di prevenzione, è il “Manuale operativo per chi lavora in altezza”, pubblicato sul sito trentinosalute.net e realizzato dall’Unità operativa Prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari della Provincia autonoma di Trento.

Il manuale affronta i punti salienti da considerare quando si intende realizzare opere in altezza e mette in risalto i criteri e gli elementi critici che devono guidare nella scelta tra diverse soluzioni. Senza mai dimenticare che “a una adeguata progettazione dell’intervento va associata un’idonea formazione del personale, in particolare sull’uso dei dispositivi di protezione personale, che rappresentano non di rado un importante elemento critico nel contesto in esame”.

Approfondiamo brevemente alcuni dei temi trattati nel manuale.

Il rischio di caduta dai tetti
Sono indicate come particolarmente pericolose “tutte le attività svolte su coperture in funzione dell’altezza, della tipologia costruttiva e dell’inclinazione” e vengono riportate diverse indicazioni sulle “misure di tutela da attuare per lavori da eseguire su tetti non praticabili e postazioni di lavoro sopraelevate di fabbricati”.

Posto che la “maggior parte delle coperture, sia esistenti che in costruzione, non è praticabile in quanto l’accesso e il transito su di esse presenta sempre, in qualche modo, il rischio di caduta”, per lavorare su di esse è necessario predisporre misure di sicurezza specifiche, quali:
- “adeguati sistemi di accesso (per esempio: scale, ponti su ruote, ponteggi);
- opere provvisionali (per esempio: ponteggi, camminamenti, reti sicurezza);
- dispositivi di protezione individuale (DPI)”.

Alcune indicazioni riportate nel manuale: 
- “prima dell’accesso a una copertura non praticabile è indispensabile accertarsi che il solaio sia portante e che non presenti rischio di sfondamento a causa del peso delle persone e di eventuali materiali depositati;
- il transito su coperture (per esempio: eternit, onduline, lucernari) espone a elevato rischio di caduta per sfondamento”;
- “per le coperture sostenute da strutture in legno deve essere accertato, di volta in volta, lo stato di conservazione del materiale, al fine di predisporre le misure antinfortunistiche più adatte”.
Il documento sottolinea che l’accorgimento di “prestare attenzione”, ad esempio camminando sulle travature o sulle strutture reticolari di sostegno di una copertura in eternit, non può certo rappresentare una misura di sicurezza.

Il documento si sofferma in particolare sulle coperture portanti (con particolare riferimento relazione all’allestimento di ponteggi e di parapetti) e sulle coperture non portanti (sottopalchi, reti di sicurezza, …).
Ad esempio nella realizzazione di parapetti sono da prevedere le seguenti fasi:
- “accesso alla quota di lavoro per la fase di montaggio;
- installazione dei montanti di altezza adeguata e verifica della loro stabilità;
- installazione dei correnti e della tavola fermapiede”.

Ricordando che in riferimento alla norma UNI EN 13374, i parapetti provvisori sono classificati - in base  a resistenza e condizioni di utilizzo - in tre classi (A, B, C), vediamo altre indicazioni riportate dal manuale relative all’allestimento di parapetti:
- “una copertura orizzontale o con pendenza inferiore a 10° (circa 18%) richiede: parapetto normale (minimo classe A), saldamente ancorato alla struttura del fabbricato, con altezza di almeno 1 m misurato sulla perpendicolare alla superficie di lavoro;
- una copertura con pendenza fino a 30° (circa 58%) richiede: parapetto normale (minimo classe B), saldamente ancorato al fabbricato, di altezza di almeno 1 m misurato sulla perpendicolare e comunque rapportata a una valutazione del rischio relativa all’inclinazione della copertura stessa (come indicazione generale: circa 1,20 m, misurato sul piano di gronda)”;
- “una copertura con pendenza oltre i 30° (circa 58%) richiede: parapetto normale (classe C), saldamente ancorato al fabbricato, di altezza di almeno 1 m misurato sulla perpendicolare e comunque rapportata a una valutazione del rischio relativa all’inclinazione della copertura stessa (come indicazione generale: almeno 1,20 m, misurato sul piano di gronda”).  In questo caso, “considerata la forte inclinazione della copertura si ritiene buona prassi operativa allestire parapetti pieni”.
Il manuale – che vi invitiamo a visionare - è ricco di immagini esplicative che supportano tutti i suggerimenti e le prescrizioni indicate.

Dispositivi di protezione individuale
Il manuale ribadisce che se per evitare le cadute dall’alto “non siano utilizzabili misure di protezione collettiva, quali parapetti, impalcati, reti o sottoponti, è necessario impiegare DPI (dispositivi di protezione individuale) contro le cadute, costituiti da:
- imbracatura destinata a essere indossata dal lavoratore;
- sistema di trattenuta e di arresto della caduta;
- dispositivo di ancoraggio a parti stabili”.

I DPI utilizzabili nei lavori in quota per le cadute dall’alto possono poi essere suddivisi in tre categorie:
- “DPI per il posizionamento sul lavoro: sono destinati a sostenere e trattenere gli addetti nella posizione di lavoro consentendo di operare con le mani libere. Non sono destinati all’arresto delle cadute;
- DPI contro le cadute dall’alto: sono destinati ad arrestare le cadute, costituiti da una imbracatura del corpo, un assorbitore di energia e collegamento a un ancoraggio;
- DPI per le discese di emergenza: sono utilizzabili per il salvataggio e l’evacuazione di emergenza con possibilità di discesa a velocità controllata”.

Il documento continua dando indicazioni sulla scelta del tipo di ancoraggio in funzione delle necessità operative.
Ricordiamo che in generale, “rispetto alla disposizione dei punti di ancoraggio devono essere presi in considerazione i seguenti principi:
-  la fase di installazione degli ancoraggi deve avvenire, ovviamente, in condizioni di sicurezza;
- i punti di ancoraggio, quando possibile, vanno posizionati sempre più in alto del punto di aggancio sull’imbracatura, per limitare lo spazio di una eventuale caduta”.

Il manuale si conclude dando diverse informazioni per la scelta del tipo di imbracatura con specifico riferimento alle cinture di posizionamento sul lavoro, alle cinture con cosciali per posizionamento e sospensione in quota e alle imbracature anticaduta.
Per chiarezza vengono forniti, tramite immagini e didascalie, diversi esempi applicativi riguardo alla corretta prevenzione delle cadute dall’alto nei luoghi di lavoro.
   


Unità operativa Prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari della Provincia autonoma di Trento, “Manuale operativo per chi lavora in altezza” (formato PDF, 8.09 MB).
 



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