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Dimensioni e criticita' del rischio cancerogeno occupazionale

Tiziano Menduto

Autore: Tiziano Menduto

Categoria: Rischio cancerogeno, mutageno

09/03/2009

In aumento le malattie professionali. Il rischio cancerogeno: sottostima, rarità di studi di efficacia della prevenzione e ruolo dell’epidemiologia. Dati e riflessioni da un convegno sul rischio cancerogeno occupazionale.

Dimensioni e criticita' del rischio cancerogeno occupazionale

In aumento le malattie professionali. Il rischio cancerogeno: sottostima, rarità di studi di efficacia della prevenzione e ruolo dell’epidemiologia. Dati e riflessioni da un convegno sul rischio cancerogeno occupazionale.

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Abbiamo presentato gli atti del convegno nazionale “Il rischio cancerogeno occupazionale oggi” che si è tenuto a Milano il 4 e 5 dicembre 2008, un convegno organizzato dalla Scuola Italiana di Formazione e Ricerca in Medicina di Famiglia (Sifmed) in collaborazione con il Patronato INCA CGIL per poter riflettere sul tema del rischio cancerogeno occupazionale in Italia ed Europa.
Riguardo a questi atti non ci soffermiamo su qualche intervento in particolare, ma raccogliamo dati e riflessioni per contribuire alla consapevolezza relativa alle dimensioni e alle criticità di questa tematica.
 
 
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Ad esempio nell’intervento di Marco Bottazzi, dal titolo “Il riconoscimento assicurativo dei tumori professionali in Italia e in Europa”, si colgono alcuni elementi utili per comprendere le dimensioni del rischio cancerogeno.
Nell’intervento si indica che “sono stati individuati circa 350 cancerogeni di tipo chimico, fisico e biologico presenti nei luoghi di lavoro, responsabili di tumori a carico del polmone, vescica, pelle, sistema linfatico etc; tra i più noti l’amianto, il benzene, il cromo…”
L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ha recentemente ricordato che:
- “un quinto dei lavoratori dipendenti dell’UE, vale a dire 32 milioni di persone, si trova esposto ad agenti cancerogeni;
- il 22% dei lavoratori inala fumi e vapori per almeno un quarto dell’orario di lavoro compresi solventi organici, polveri di legno e fumi delle saldature mentre il 16% maneggia o è contatto per periodi di tempo analoghi direttamente o tramite superfici e processi di produzione contaminati;
- due terzi dei 30.000 prodotti chimici più comunemente impiegati nell’UE non sono stati sottoposti ad esami tossicologici completi e sistematici”.
Sempre nello stesso intervento, relativo ai tumori professionali, si ribadisce che si “definiscono professionali i tumori nella cui genesi ha agito, come causa o concausa, l’attività lavorativa con esposizione a cancerogeni” e “il rapporto causale è sostenuto dall’evidenza epidemiologica di un eccesso di casi di cancro in un determinato gruppo di lavoratori rispetto ai casi attesi”. 
 
Per approfondire in questo caso il ruolo dell’epidemiologia si può leggere l’intervento di Benedetto Terracini “Il ruolo dell’epidemiologia nell’individuazione del rischio cancerogeno occupazionale ieri e oggi”.
Quale è ad esempio il ruolo dell’epidemiologia nella prevenzione dei rischi cancerogeni professionali nel nuovo millennio?
“Studiare:    
- le interazioni con fattori esterni all’ambiente di lavoro e con altri agenti presenti nell’ambiente di lavoro;
- gli effetti sulla  salute del contributo delle attività produttive.
Fornire:          
- la  dimensione del fenomeno dei tumori professionali;
- il retroterra metodologico agli studi di biomonitoraggio;
- un approccio scientifico alla valutazione di proposte di screening rivolto a lavoratori asintomatici.
Contribuire a:
- sviluppare strumenti per stimare  le esposizioni (anche retrospettivamente);
- approfondire i meccanismi d’azione dei cancerogeni”.
  
Sono poi molti gli interventi che sollevano problemi e criticità.
 
Ad esempio in “Continuità e discontinuità con il passato prossimo, problemi emergenti e prospettive”, di Francesco Carnevale, riguardo alla verifica di efficacia delle misure di prevenzione dell’esposizione occupazionale a cancerogeni, si dice che:
- gli studi di efficacia sono molto rari;
- alcuni trionfalismi “non hanno ragione di essere” perché “sulla base di studi inadeguati”;
- è difficile applicare i paradigmi della “Evidence-Based Medicine”.
 
Nelle conclusioni di “Limiti e bias dell’indagine epidemiologica”, di Valerio Gennaro, Angelo Gino Levis  e Paolo Ricci, si scrive che “l’epidemiologia è una disciplina scientifica preziosa perché orientata alla salute pubblica”, ma:   
- “si devono evitare sottostime e sottovalutazione del rischio”;
- “prima di rassicurare, sarebbe bene verificare con rigore i vari  settori dello studio  (obiettivi, materiali, metodi, risultati,conclusioni,commenti)”.
 
In un prossimo articolo PuntoSicuro presenterà gli atti di altri due interventi:
- l’intervento di Pietro Gino Barbieri relativo alla valutazione del rischio cancerogeno e alla registrazione dei lavoratori esposti ed ex-esposti;
- l’intervento di Alessandro Marinaccio relativo al Testo Unico e al ruolo dell’ISPESL nella ricognizione e registrazione dei tumori professionali.
 
 
“Continuità e discontinuità con il passato prossimo, problemi emergenti e prospettive”,
Francesco Carnevale, U.F. Prevenzione Igiene e Sicurezza nei Luoghi di Lavoro “G. Pieraccini” Azienda Sanitaria di Firenze (formato PPT, 15.8 MB).
 
“Il ruolo dell’epidemiologia nell’individuazione del rischio cancerogeno occupazionale ieri e oggi”, Benedetto Terracini, ordinario di Biostatistica Università di Torino, Centro per la Prevenzione Oncologica Torino (formato PPT, 2.45 MB).
 
“Limiti e bias dell’indagine epidemiologica”, Valerio Gennaro (Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova), Angelo Gino Levis (già Ordinario di Mutagenesi Ambientale, Apple e Isde Padova), Paolo Ricci (Osservatorio Epidemiologico Azienda Sanitaria Locale Mantova) (formato PPT, 6.42 MB).
 
“Il riconoscimento assicurativo dei tumori professionali in Italia e in Europa”, Marco Bottazzi, Consulenza Medico Legale Inca CGIL Roma (formato PPT, 1.25 MB).
 
 
Tiziano Menduto



Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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