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Agenti cancerogeni: i fatti sui composti del cadmio
L'esposizione a livelli pericolosi di cadmio può verificarsi in lavori in cui i lavoratori sono esposti a polveri o fumi di cadmio.
I lavoratori possono essere esposti al cadmio durante la fusione e la raffinazione dei metalli o attraverso l'aria in impianti industriali che producono batterie, rivestimenti o materie plastiche. Polveri e fumi possono anche essere presenti quando composti o superfici contenenti cadmio vengono riscaldati, o quando i lavoratori saldano, tagliano o brasano materiali contenenti cadmio. Le principali vie di esposizione sono l'inalazione, sebbene possa verificarsi anche l'ingestione accidentale di polvere dalle mani contaminate. Il cadmio e i suoi composti sono classificati come cancerogeni di categoria 1B secondo il regolamento CLP, il che significa che possono causare il cancro nell'uomo. Il cadmio e i suoi composti causano il cancro ai polmoni, ma sono stati osservati anche casi di cancro ai reni e alla prostata.
Dove si verificano i rischi
I lavoratori di molti settori industriali sono potenzialmente esposti al cadmio. Il rischio di esposizione è maggiore tra i lavoratori impiegati nella produzione e raffinazione del cadmio, nella produzione di batterie al nichel-cadmio, nella galvanostegia, nella produzione di pigmenti e nelle operazioni di saldatura. I lavoratori esposti si trovano principalmente nell'edilizia, nella produzione di prodotti metallici (in particolare batterie), nell'industria dei metalli non ferrosi e nella produzione di prodotti in plastica come i telai delle finestre.
Maggiori informazioni sulla sostanza
Il cadmioè un elemento presente in natura nella crosta terrestre. Il metallo cadmio possiede proprietà specifiche come la resistenza alla corrosione, la bassa temperatura di fusione e l'elevata conduttività termica ed elettrica. Queste caratteristiche lo rendono adatto a un'ampia varietà di applicazioni industriali. Questo metallo morbido, inodore e di colore bianco-argenteo fu inizialmente utilizzato nei pigmenti per vernici e come sostituto dello stagno. Oggi, circa tre quarti del cadmio viene impiegato come componente degli elettrodi nelle batterie alcaline. La parte restante è utilizzata in pigmenti, rivestimenti, placcature e come stabilizzante per le materie plastiche.
Rischi che possono verificarsi
L'esposizione al cadmio può causare irritazione delle mucose nasali e delle vie respiratorie superiori. L'esposizione acuta per inalazione (livelli elevati per un breve periodo di tempo) può provocare sintomi simil-influenzali (brividi, febbre e dolori muscolari) e danneggiare i polmoni. L'esposizione cronica (bassi livelli per un periodo prolungato) può causare malattie renali, prostatiche e polmonari. Gli effetti negativi sulla salute più gravi e più frequenti dell'esposizione a lungo termine al cadmio includono disfunzioni renali, cancro ai polmoni e cancro alla prostata.
Il periodo di latenza tra l'esposizione al cadmio e lo sviluppo di tumori correlati è di circa 10 anni.
Cosa puoi fare
Il modo più efficace per prevenire l'esposizione è sostituire i prodotti con alternative prive di cadmio o con concentrazioni di cadmio inferiori. Sono disponibili alternative valide e meno tossiche al cadmio per batterie ricaricabili (nichel-metallo idruro), placcatura (zinco, alluminio depositato in fase vapore), pigmenti (solfuro di cerio) e stabilizzanti per materie plastiche. Se non è possibile sostituire i prodotti contenenti cadmio, è necessario ridurre al minimo l'esposizione a questo elemento attraverso misure di controllo ingegneristiche come sistemi chiusi, ventilazione generale e un'efficace ventilazione locale forzata nei punti in cui possono verificarsi emissioni. È opportuno effettuare periodicamente misurazioni rappresentative dell'esposizione in modo da sapere quando è necessario intervenire. Verificare se i lavoratori segnalano la comparsa di sintomi precoci e, in tal caso, consultare un medico del lavoro. Poiché il cadmio è una sostanza tossica cumulativa, il monitoraggio biologico del cadmio nelle urine è un buon indicatore che supporta la valutazione dell'esposizione per il carico corporeo totale e rappresenta un parametro adeguato per la prevenzione del danno renale. È fondamentale sensibilizzare costantemente i lavoratori sugli effetti dell'esposizione. Le misure amministrative includono la limitazione del tempo in cui un lavoratore svolge mansioni che comportano una potenziale esposizione al cadmio.
Inoltre, è necessario formare i lavoratori sui rischi, sulle pratiche di lavoro sicure e sulle misure igieniche efficaci. A ciò si deve integrare con dispositivi di protezione individuale (DPI) laddove i controlli possibili non siano sufficienti a ridurre l'esposizione al di sotto dei limiti consentiti. I DPI devono essere utilizzati solo come ultima risorsa, dopo aver esaurito tutte le possibili soluzioni tecniche. Poiché l'ingestione di cadmio può verificarsi a seguito del contatto mano-bocca dopo la contaminazione cutanea, è fondamentale prevenire il più possibile il contatto con la pelle e prestare particolare attenzione all'igiene personale.
Valori limite
Riferimenti: cancer.gov, EFSA, IARC, CE, NIOSH, OSHA, CAREX
Fonte: stopcarcinogensatwork
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