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Esposizione al caldo e valutazione: come andare oltre le ordinanze
Con il mese di giugno e l’aumento delle temperature, diverse Regioni, cominciano, come negli anni passati, a pubblicare specifiche ordinanze “contingibili e urgenti” per alcune attività lavorative, come, ad esempio, l’ Ordinanza della Regione Lombardia del 9 giugno 2026.
Ordinanze assolutamente necessarie ma che rischiano, come ricorda un contributo che pubblichiamo oggi e che ci è stato inviato da Michele del Gaudio, primo Ricercatore Inail UOT CVR di Avellino (dal titolo “Esposizione al Caldo. Serve l’ordinanza?”), di mettere in secondo piano la necessaria valutazione dei rischi che deve tener conto anche dei rischi microclimatici.
Esposizione al Caldo. Serve l’ordinanza?
Come pure è successo negli ultimi anni, entro giugno molte regioni italiane emetteranno delle ordinanze in cui si vieta di lavorare, nelle ore centrali delle giornate quando la mappa del rischio indicata sul sito www.worklimate.it indica per “lavoratori esposti al sole” con “attività fisica intensa” la possibilità di rischi rilevanti per la salute. In molti casi la raccomandazione è limitata ai soli settori edilizia, agricoltura e logistica.
Il D.Lgs. 81/08 all’art. 28 obbliga il datore di lavoro a fare una valutazione “di tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori” quindi anche quelli microclimatici. Vanno pure sottolineate le indicazioni dell’art. 64 e del titolo VIII che fanno espressamente riferimento al rischio “Microclima”.
Nel documento di valutazione dei rischi (DVR), di una azienda che svolge la propria attività all’aperto o in ambienti non climatizzati, ci si aspetterebbe di trovare, quindi, la corretta valutazione del rischio microclima e le attività di prevenzione da mettere in atto.
Il medico competente, che pure partecipa alla valutazione dei rischi, dovrebbe aver previsto una sorveglianza sanitaria e soprattutto dovrebbe aver segnalato al datore di lavoro i soggetti per i quali è sconsigliato se non addirittura vietato svolgere mansioni che li espongono a stress da caldo.
Le ordinanze vanno bene perché richiamano l’attenzione mediatica ma non sono alternative alla valutazione.
L’obiettivo deve essere sempre la consapevolezza del rischio da parte del datore di lavoro e da parte dei lavoratori. Come si aumenta la consapevolezza? FORMAZIONE ED INFORMAZIONE.
L’obbligo di formazione dei datori di lavoro è un prossimo appuntamento, ma quella per i lavoratori è già consolidata.
È importante che l’ordinanza non limiti la percezione del rischio facendo pensare che è pericoloso lavorare solo tra le 12:00 e le 16:00, valori elevati di umidità possono rendere sfavorevoli le condizioni anche fino al tramonto, e molti infortuni si verificano proprio nel pomeriggio quando l’organismo sconta gli effetti dell’esposizione di tutta la giornata.
I sistemi di previsione, sono, basati su dati climatici di ampie maglie geografiche o sul calcolo di indici poco affidabili e possono sottovalutare situazioni locali in cui invece bisognerebbe approfondire la valutazione.
Se i miei lavoratori d’estate sono esposti al rischio caldo cosa debbo fare?
Basterebbe il buonsenso:
- Calcolare un indice come il PHS (UNI EN ISO 7933) che permette di calcolare quanto tempo si può lavorare a quelle condizioni.
- Adeguare l’orario di lavoro iniziando l’attività nelle ore più fresche della mattinata.
- Non esporsi direttamente alla radiazione solare, se non è necessario, usando ad esempio schermi mobili.
- Coprirsi adeguatamente, se non c’è una specifica esigenza di indossare indumenti protettivi, utilizzando fibre naturali o traspiranti senza dimenticare di protegge il capo, il collo e le braccia. Coprirsi serva anche a scongiurare gli effetti dannosi della radiazione UV. Anche la protezione degli occhi con occhiali con filtri UV e l’uso di creme solari è assolutamente necessario.
- Curare l’alimentazione favorendo cibi che apportano liquidi (frutta e verdura) e che non favoriscono la disidratazione (cibi salati come insaccati e formaggi);
- Curare l’idratazione assumendo almeno due litri di acqua al giorno evitando bevande con un non corretto contenuto di sali o di zuccheri o addirittura alcoliche
In conclusione, è opportuno che le ordinanze regionali non si trasformino solo in ulteriori occasioni di sanzione per i datori ma che servano soprattutto a richiamare l’attenzione. L’attenzione deve essere rivolta anche alle tantissime attività diverse da edilizia, agricoltura e logistica in cui i lavoratori sono analogamente esposti a condizioni termiche severe.
Le “ Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare” pure richiamate in alcune ordinanze regionali, affrontano in modo complessivo i rischi da caldo e nel loro campo di applicazione viene sottolineato “Le presenti linee di indirizzo possono essere utilizzate in tutti i settori, dove sia prevedibile il rischio dovuto ad esposizione a elevate temperature e esposizione alla radiazione solare. Si fa presente che il rischio da radiazione solare è presente solo negli ambienti outdoor, mentre il rischio da calore può essere presente anche negli ambienti indoor quando non siano opportunamente isolati e climatizzati e le condizioni termiche siano influenzate dalle condizioni meteoclimatiche esterne o presentino un layout non favorevole al raggiungimento di una situazione di comfort”.
Questa Linea Guida fornisce, inoltre, delle utili indicazioni su come effettuare questa specifica valutazione del rischio, riconoscere le patologie da caldo e come affrontarle.
Quando per strada incontro operai addetti alle manutenzioni, tecnici delle linee telefoniche e venditori ambulanti che portano con sé un ombrellone per ripararsi dal sole, durante il lavoro, Penso che per fortuna qualche lavoratore è già consapevole…
Michele del Gaudio
Primo ricercatore INAIL
Per ulteriori approfondimenti sui rischi connessi al caldo estivo rimandiamo anche alla lettura dei documenti presenti nel progetto di ricerca WORKLIMATE.
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