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La formazione può evitare disordini comunicativi tra preposto e lavoratore
Roma, 22 Sett â In riferimento al 73° Congresso Nazionale SIMLII, che si è tenuto a Roma dal 1 al 4 dicembre 2010, abbiamo giĂ presentato in passato alcuni interventi contenuti nella sezione dedicata alle âTecniche della comunicazione e modelli di organizzazione e gestione ai sensi dellâart. 30 del D.Lgs. 81/08 e s.m.i.â.
Convinti che una efficace comunicazione sia fondamentale per favorire la prevenzione nel mondo del lavoro, ci siamo soffermati in particolare sulla comunicazione con i lavoratori del Medico del Lavoro o sulle capacitĂ di collaborazione tra le figure tecniche della prevenzione.
Oggi invece ci soffermiamo su un intervento - apparso nel numero di ottobre/dicembre 2010 del Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia â relativo allo sviluppo del benessere organizzativo, con particolare riferimento alle situazioni di disordine comunicativo tra preposto e lavoratore.
In âLo sviluppo del benessere organizzativo: la formazione organizzativa come leva strategica per il cambiamentoâ, a cura di M. Stocchi, T. Giobbe, P. Boscolo, P. Di Giampaolo e L. Di Giampaolo, si ricorda che il benessere organizzativo può essere inteso come il ârapporto che lega le persone al proprio contesto di lavoro, prendendone in considerazione le molteplici variabili, fra le quali: le relazioni interpersonali, il rapporto con i capi, il senso e il significato che le persone attribuiscono al proprio lavoro, il senso di appartenenza alla propria organizzazione, lâequitĂ nel trattamento retributivo e nellâofferta di opportunitĂ di crescita e miglioramento lavorativo, lâambiente di lavoro accogliente e piacevoleâ [1].
E in questo senso se il ruolo del preposto âimplica competenze organizzative e relazionali, ascolto e osservazione, comunicazione e negoziazioneâ, la ârealtĂ purtroppo è leggermente diversa: si riscontrano spesso situazioni di disordine comunicativo tra preposto e lavoratore, in cui il primo, inconsapevole del suo ruolo e delle sue responsabilitĂ , non comprende i bisogni del secondo, non comunica correttamente il rischio, non sviluppa un atteggiamento empatico e organizza il lavoro prescindendo dalle inclinazioni e limitazioni individualiâ. E il lavoratore âpercepisce questa situazione come un aumento della sensazione di fatica e dello stress lavorativoâ, a volte tanto da richiedere visite mediche straordinarie âper ottenere limitazioni nellâidoneitĂ lavorativaâ.
In relazione al notevole âaumento di limitazioni in alcune realtĂ lavorative con popolazione di lavoratori relativamente giovaneâ, è stato elaborato un progetto sperimentale che coinvolgesse il medico competente e lo psicologo del lavoro. In particolare sono state analizzate âle relazioni tra preposto e lavoratore, attraverso la somministrazione di questionari anonimi e corsi di formazione su analisi del comportamento e strategie comunicative, verificando eventuali cambiamenti dellâorganizzazione dopo lâinterventoâ.
Nelle premesse del documento si ricorda che promuovere il benessere organizzativo significa sviluppare variabili che hanno âforti ricadute in senso positivo sulla produttivitĂ dellâazienda e sulla salute dellâindividuo allâinterno dellâorganizzazioneâ.
In particolare una variabile fondamentale âche incide in modo diretto sul benessere organizzativo è rappresentata sicuramente dal clima organizzativo, individuabile nellâinsieme delle percezioni condivise dai lavoratori delle principali caratteristiche (âpotent featuresâ) del posto di lavoro, quali lâautonomia, il sostegno sociale, le caratteristiche dei compiti, etc [2].
Si può affermare che il âclima di un gruppo di lavoro è buono quando câè il giusto sostegno e calore da parte dei colleghi e dei superiori, i ruoli sono riconosciuti attraverso la valorizzazione delle capacitĂ dei membri, la comunicazione è aperta, sincera e fornisce feedback chiari e accettabili sui comportamenti e sui risultatiâ. E i processi relazionali â(comprendenti la comunicazione, lâascolto, il feedback, il sostegno) rappresentano un elemento fondamentale per il clima organizzativo in unâaziendaâ.
Ormai la comunicazione âda strumento marginale per il supporto dellâimmagine aziendale, è diventata una componente indispensabile per il funzionamento di ogni organizzazioneâ [3]. La comunicazione organizzativa âcostituisce parte integrante dei processi produttivi e decisionali e dei rapporti con gli ambienti esterniâ [4] e comunicare in modo efficace è una âcompetenza indispensabile per chi opera in contesti organizzativi, importante per tutti i ruoli perchĂŠ abbassa i costi aziendali e personali, in termini di clima e di collaborazione, connessi alla mancanza di chiarezza e di condivisione dei messaggi e alle difficoltĂ create da comunicazioni conflittuali, ripetitive o improduttiveâ.
Il progetto sperimentale, la valutazione del benessere organizzativo, ha coinvolto 250 lavoratori di 10 punti vendita di una catena di supermercati e i corsi di formazione sul tema della comunicazione organizzativa sono stati fatti per 50 capi-reparto impiegati nei medesimi punti vendita e settori.
La ricerca-intervento ha previsto la somministrazione di un questionario per la valutazione del benessere organizzativo e per la rilevazione della comunicazione dei capi-reparti. Successivamente è stato avviato il corso di formazione articolato in 4 incontri a cadenza settimanale e, ad una settimana dalla fine del corso, è stato somministrato nuovamente il questionario per la rilevazione degli atteggiamenti dei capi-reparto circa la propria comunicazione allâinterno dellâorganizzazione. Il progetto prevede che dopo tre mesi venga nuovamente somministrato il questionario per valutare il benessere organizzativo.
Riguardo agli strumenti utilizzati bisogna citare il Multidimensional Organizational Health Questionaire (MOHQ) che si compone di â109 affermazioni relative a comportamenti e situazioni osservabili nellâambiente di lavoro, ciascuna delle quali è riconducibile ad una delle dimensioni o indicatori che compongono il benessere organizzativo (comfort dellâambiente di lavoro; percezione dellâefficacia dei dirigenti, del rapporto con i colleghi, dellâefficienza dellâazienda, dellâequitĂ organizzativa, della sicurezza, dellâapertura allâinnovazione, del conflitto, dello stress; sintomi psico-fisici; indicatori di soddisfazione o insoddisfazione lavorativa). Ă stato poi utilizzato un questionario sugli atteggiamenti della comunicazione organizzativa âper la rilevazione degli atteggiamenti dei partecipanti allâintervento formativoâ.
Veniamo ai risultati.
Per quanto riguarda la valutazione del Benessere organizzativo, âè stata eseguita unâanalisi dei punteggi riportati dai soggetti ai singoli item che compongono le diverse dimensioni del costrutto di â Benessere organizzativoâ. In particolare sono state calcolate le medie per ciascuna dimensioneâ. E da quanto emerge, âil valore dellâindice generale di Benessere organizzativo (X = 2,4375) è un valore abbastanza centrale rispetto al range di risposta che andava da 1 a 4â.
Scendendo nello specifico e prendendo questo valore a riferimento per la valutazione delle dimensioni possiamo notare che âEfficacia dei dirigentiâ (X = 2,3), âEquitĂ â (X = 2,3) e âInsoddisfazione lavorativaâ (X = 2,2) âsono gli aspetti piĂš critici di questa Organizzazione. Mentre il âRapporto colleghiâ (X = 2,9) rappresenta un elemento positivo dellâintera organizzazioneâ.
Questo studio mostra âlâimportanza della formazione sui temi della âComunicazione organizzativaâ come leva strategica per il miglioramento del clima aziendale e di conseguenza del benessere generale dellâorganizzazioneâ. In particolare âi risultati ottenuti dallâintervento condotto sui capi-reparto in termini di cambiamento del proprio atteggiamentoâ - sullâimportanza della comunicazione organizzativa nel lavoro con i propri collaboratori - ci permette di âcredere nel miglioramento dei rapporti interpersonali con questâultimi che potrebbe riflettersi in un miglioramento di quelle aree critiche emerse nei risultati proveniente dal questionario sul benessere organizzativoâ.
â Lo sviluppo del benessere organizzativo: la formazione organizzativa come leva strategica per il cambiamentoâ, a cura di M. Stocchi (Psicologo, Dipartimento di Scienze biomediche di base ed applicate, UniversitĂ âG.dâAnnunzioâ Chieti, Centro Promozione Salute â IGEA), T. Giobbe (Psicologa, Pescara), P. Boscolo e L. Di Giampaolo (Medico del Lavoro, UnitĂ operativa di Medicina del Lavoro, dipartimento di Scienze Biomediche, UniversitĂ âG.dâAnnunzioâ Chieti), P. Di Giampaolo (Tecnico della Prevenzione, Dipartimento di Prevenzione, ASUR Z.T. 1 Pesaro), in Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, Volume XXXII n°4, ottobre/dicembre 2010 (formato PDF).
Tiziano Menduto
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