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Emissioni nocive a Taranto: la perizia che mette alle strette l’Ilva

Autore: Enzo Di Frenna

Categoria: Industria siderurgica, lavorazione metalli

29/03/2012

Domani al tribunale di Taranto si discute la maxi perizia sulle emissioni nocive emesse dallo stabilimento siderurgico che, secondo la perizia, causano 90 morti all’anno. Il gip Todisco potrebbe chiedere il sequestro degli impianti. Di Enzo Di Frenna.

Emissioni nocive a Taranto: la perizia che mette alle strette l’Ilva

Domani al tribunale di Taranto si discute la maxi perizia sulle emissioni nocive emesse dallo stabilimento siderurgico che, secondo la perizia, causano 90 morti all’anno. Il gip Todisco potrebbe chiedere il sequestro degli impianti. Di Enzo Di Frenna.

 
Roma, 29 Mar - È una situazione drammatica. Ogni giorno lavoratori e cittadini di Taranto sono esposti al rischio delle emissioni nocive prodotte dall’Ilva, l’industria di siderurgia che fa capo al Gruppo Riva. Domani 30 marzo verrà discussa presso il Tribunale di Taranto la perizia di 282 pagine richiesta dal giudice per le indagini preliminari, Patrizia Todisco, a tre esperti di epidemiologia di fama nazionale: la professoressa Maria Triassi, ordinario a Napoli; il dottor Francesco Forastiere, del dipartimento della Asl di Roma; il professor Annibale Biggeri, docente di Statistica Medica a Firenze. L’indagine ha individuato gli eventuali effetti delle emissioni nocive sulla popolazione residente e sugli operai che lavorano presso lo stabilimento siderurgico. Nell’udienza che si è tenuta all’inizio dell’anno è emerso - secondo gli esperti – che le emissioni dell’Ilva causano 90 morti all’anno. I carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) hanno sollecitato il sequestro degli impianti siderurgici di Taranto alla luce dell’inquinamento riconducibile agli impianti della grande fabbrica dell’acciaio, dopo aver monitorato per quaranta giorni l’attività dei reparti del colosso industriale con tanto di riscontri filmati e fotografici. A carico dei responsabili dell’impianto imputati sono ipotizzati i reati di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato e getto di cose pericolose.
 

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L’onorevole Elio Lannutti (Idv) il 12 gennaio scorso ha presentato una interrogazione parlamentare sulla vicenda, sollecitando un “atto di sindacato ispettivo” (n° 4-06575) al Ministero dell’Ambiente, dell’Economia e della Finanze. «La gravità della situazione – spiega a PuntoSicuro il deputato dell’Italia dei Valori – richiede un intervento urgente per limitare i danni alla salute e all’ambiente. Ritengo che sussistano anche gli elementi per organizzare una “class action” contro l’Ilva, insieme ai cittadini e alle associazioni ambientaliste di Taranto».
Le indagini dei tre periti evidenziano che, tra il 2004 e il 2010, vi sarebbero stati “83 morti all’anno attribuibili alle polveri sottili emesse nell’aria, mentre i ricoveri per cause cardio-respiratorie ammonterebbero a 648 all’anno”. La media dei decessi sale però a 91 per l’inquinamento dei quartieri Tamburi e Borgo, che sono ubicati nei pressi della fabbrica. Il numero di ricoveri e decessi sale ulteriormente nel quartiere Paolo VI, cioè la zona dove vivono gli operai dell’industria siderurgica insieme alle loro famiglie. Le morti causate da malattie dell’apparato respiratorio sono addirittura superiori del 64%. I periti hanno inoltre riscontrato che tra gli adolescenti vi è “un effetto statisticamente significativo per i ricoveri ospedalieri per cause respiratorie” e una forte presenza di tumori in età pediatrica.
 
I dati emersi dalla perizia sono particolarmente allarmanti per quanto riguarda la salute degli ex operai dell’Ilva di Taranto. Si legge nel documento: “I lavoratori che hanno prestato servizio presso l’impianto siderurgico negli anni ’70-’90 con la qualifica di operaio ha mostrato un eccesso di mortalità per patologia tumorale (+11%), in particolare per tumore dello stomaco (+107%), della pleura (+71%), della prostata (+50%) e della vescica (+69%). Tra le malattie non tumorali sono risultate in eccesso le malattie neurologiche (+64%) e le malattie cardiache (+14%). I lavoratori con la qualifica di impiegato hanno presentato eccessi di mortalità per tumore della pleura (+135%) e dell’encefalo (+111%). Il quadro di compromissione dello stato di salute degli operai della industria siderurgica è confermato dall’analisi dei ricoveri ospedalieri con eccessi di ricoveri per cause tumorali, cardiovascolari e respiratorie”.
 
La perizia verrà dunque discussa domani 30 marzo nelle aule del tribunale e successivamente il gip Todisco deciderà se chiedere il sequestro degli impianti siderurgici. Poi si deciderà come proseguire le indagini relative all’inquinamento ambientale. Tre anni fa furono individuate tracce di diossina nel latte, nei formaggi e nella carne di migliaia di capi di bestiame, soprattutto pecore, e furono abbattuti gli animali contaminati negli allevamenti zootecnici. La Regione Puglia ha poi vietato il pascolo nel raggio di 20 chilometri dallo stabilimento. Inoltre, i tecnici della Asl hanno individuato la presenza di policlorobifenili nelle acque del mare ed è scattato il divieto di allevare le cozze.
Spiega ancora Lannutti: «l’Ilva è l’industria con il maggior numero di morti sul lavoro, i tassi di precarizzazione sono alti e c’è sovente ricorso alla cassa integrazione. Taranto è anche la città più inquinata d’Europa: solo l’Ilva emette nell’aria oltre il 10 per cento di tutto l’ossido di carbonio prodotto in Europa. Ho chiesto al Ministero della Salute un’ispezione per verificare lo stato degli elettrofiltri del camino E312 dell’Ilva, anche al fine di verificare a quanto ammonti il totale annuo di polveri con diossine trattenute dagli stessi».
«È una battaglia difficilissima quella tra l’Ilva, gli operai e i cittadini di Taranto– spiega Guido Pollice, ex senatore e presidente dell’associazione “Verdi Ambiente e Società” - vige in realtà il ricatto occupazionale e il timore che l’Ilva possa delocalizzare l’industria in altri continenti, con conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro. I politici locali hanno poi dimostrato in questi anni troppa morbidezza verso l’attività del colosso siderurgico e lavoratori e cittadini ne pagano le conseguenze»
L’Ilva invece ritiene di aver fatto il possibile per ridurre l’impatto ambientale nella zona di Taranto. Sul sito dell’industria siderurgica si legge infatti: «Nel 2010 sono proseguite le attività propedeutiche al rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale per lo stabilimento ILVA di Taranto, dopo che il Ministero ha rimesso in istruttoria alla Commissione IPPC, a seguito delle osservazioni pervenute da alcuni dei soggetti interessati, il precedente parere trasmesso nel novembre 2009. In particolare, nell’ambito delle suddette attività si svolto, dal 14 al 16 giugno 2010, il sopralluogo conclusivo presso lo stabilimento di Taranto da parte del Gruppo Istruttore della Commissione IPPC – AIA, dal quale è emerso il buon livello di ecocompatibilità raggiunto dallo stabilimento, anche per l’elevato grado di realizzazione dei progetti di adeguamento alle Migliori Tecniche Disponibili, proposti in sede di domanda AIA. Sempre nell’ambito della procedura AIA, nel corso dell’anno sono state trasmesse richieste di integrazione alla domanda presentata nel febbraio 2007 che hanno riguardato i cicli di produzione tubi e lamiere, di produzione ghisa ed i servizi di stabilimento.»
 
Enzo Di Frenna


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