Progettazione impianto di aspirazione

Categoria: Luoghi di lavoro. Aperta il 02/10/2017 da Laura Pighetti. Messaggi postati: 2.

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Laura Pighetti (LP)


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Come si progetta un impianto di aspirazione necessario in presenza emissioni pericolose?

Postato il 02/10/2017 alle 17:34

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Federica Gozzini (fg)


Voto medio utente:
2,5 
In risposta al messaggio di Laura Pighetti:
Come si progetta un impianto di aspirazione necessario in presenza emissioni pericolose?
Buongiorno, potrebbe esserle d’aiuto l’articolo di PuntoSicuro “Rischio chimico: luoghi di lavoro e aspirazione localizzata” che ha presentato un manuale dell’Ulss di Treviso.

Nel manuale e nell’articolo si indica che per progettare un’aspirazione localizzata occorre:

- “definire le fasi del ciclo produttivo nelle quali sono presenti le emissioni. Si faccia attenzione al fatto che non sempre le emissioni sono visibili ad occhio nudo; polveri e nebbie con diametro inferiore a 10µm sono visibili solo se in concentrazione superiore a 10 mg/m3; alcuni gas potrebbero essere incolori ma anche quelli colorati si vedono soltanto in concentrazione elevata;

- localizzare l’emissione, individuare la direzione dell’emissione e scegliere il punto di captazione dell’impianto di aspirazione in riferimento alla posizione probabile dei lavoratori; i lavoratori non devono trovarsi lungo il flusso dell’aria dal punto di emissione al punto di captazione;

- localizzare anche i punti, anche se non vi si posizionano stabilmente i lavoratori, in cui avviene l’eventuale evaporazione in ambiente di solvente o altre emissioni dopo la lavorazione (ad esempio, incollaggio, verniciatura, saldatura);

- definire le caratteristiche fisiche dell’emissione (fase, velocità, temperatura);

- in caso di aspirazione di agenti chimici infiammabili o esplosivi, occorre tenere conto della normativa sulle atmosfere esplosive (ATEX) nella progettazione dell’impianto di aspirazione;

- definire la possibilità che vi sia una diffusione per aerodispersione o una contaminazione superficiale (polvere che si deposita sulle superfici);

- identificare quali sono i fattori rilevanti che provocano l’emissione e, se possibile, ridurli alla fonte (ad esempio, contenitori di collanti o vernici con apertura ridotta per limitare l’evaporazione del solvente);

- progettare un impianto adeguato sulla base dei parametri evidenziati. Per catturare gli inquinanti, la velocità dell’aria diretta verso la bocchetta di captazione deve essere superiore alla velocità con cui viene emesso l’inquinante. Per raggiungere questo scopo è fondamentale una progettazione corretta delle cappe di aspirazione. La velocità di cattura ottimale dipende da fattori ambientali e dal tipo di inquinante. Le particelle grandi emesse ad alta velocità sono più difficili da catturare mentre gas, fumi e particelle piccole e a bassa velocità seguono più facilmente il movimento dell’aria. La cappa deve essere posizionata il più vicino possibile al punto di emissione; la cappa deve chiudere il più possibile il punto di emissione senza ostacolare il processo produttivo. Le cappe non chiuse richiedono, a parità di efficacia, grandi quantità di aria (e costi maggiori) e sono disturbate da correnti d’aria presenti per altri motivi nel locale di lavoro. L’aspirazione dall’alto è idonea in caso di emissioni da processi a caldo e a condizione che il flusso non intercetti le vie aeree dell’operatore; in questo caso l’estensione della cappa deve essere calcolata in modo che sia più ampia di metà della distanza tra sorgente e cappa. Se possibile, è bene applicare una flangia sul bordo aspirante della cappa (riduce del 25% l’aria necessaria eliminando flussi dalle zone laterali dove non è necessario intervenire). L’angolo tra la zona di ingresso della cappa e il condotto di scarico non deve superare 45°. Nella progettazione bisogna tenere conto delle perdite di carico e della velocità minima per il trasporto nei condotti;

- definire, se possibile, i punti e i criteri di controllo successivo di alcuni parametri da misurare (ad esempio, integrità delle tenute, caduta di pressione nei filtri, efficienza di captazione, indice di decontaminazione, emissione totale)”.

Il manuale, che ricorda anche le varie norme tecniche di riferimento per la funzionalità dei sistemi di aspirazione localizzata, indica inoltre che gli impianti di ventilazione “devono essere sottoposti a regolare manutenzione e la funzionalità dell’aspirazione deve essere verificata: la norma UNI EN 1093-4 ‘Rendimento della captazione di un impianto di aspirazione’ tratta la valutazione mediante l’uso di traccianti. In alternativa, un metodo semplice è quello di effettuare la misura in prossimità del punto di emissione della velocità dell’aria diretta verso il punto di captazione utilizzando un anemometro e confrontare il valore misurato con la tabella”.

La invito a leggere l'intero articolo disponibile qui:
http://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/tipologie-di-rischio-C-5/rischio-chimico-C-33/rischio-chimico-luoghi-di-lavoro-aspirazione-localizzata-AR-16445/

Postato il 04/10/2017 alle 09:35


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