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Il gender responsive standards

Il gender responsive standards
Adalberto Biasiotti

Autore: Adalberto Biasiotti

Categoria: Differenze di genere, età, cultura

07/11/2022

Un nuovo problema per i comitati tecnici che devono scrivere normative internazionali.

Il gender responsive standards

Un nuovo problema per i comitati tecnici che devono scrivere normative internazionali.

Il 7 settembre 2022 i segretari generali di ISO e di IEC hanno diffuso una circolare, indirizzata a tutti i comitati tecnici, incaricati di sviluppare normative, nella quale hanno ricordato alcune regole fondamentali, da rispettare nella stesura delle normative.

 

In particolare, tutti i comitati tecnici d’ora in avanti dovranno impegnarsi, in fase di stesura delle normative, a rispettare le regole illustrate in “gender responsive standards” (GRS). In altre parole, bisognerà evitare, nella stesura delle norme, di fare riferimenti solo ed esclusivamente a soggetti maschili, come spessissimo capita, perché questa nuova politica servirà a ridurre le differenze esistenti, nell’ambiente operativo e normativo, tra gli uomini e le donne.

 

Ad esempio, non si dovrà più affermare che un “tecnico” deve effettuare una determinata operazione, ma bisogna utilizzare una espressione più generica, come ad esempio “il personale addetto”.

La lettera introduttiva, scritta dai grandi capi di ISO e IEC, è accompagnata da un documento di una decina di pagine, che spiega come sia possibile, grazie a numerosi esempi, migliorare ed equilibrare la scrittura delle norme.

 

Una norma che tiene conto di questi nuovi standard deve mettere in evidenza come vi siano differenze fisiche fra uomini e donne ed esigenze parimenti diverse.

La norma deve essere in grado di affrontare queste realtà biologiche e adattare i testi e le prestazioni, richieste ai soggetti coinvolti nella norma, in maniera tale che si possano definire ruoli e attese operative sia per gli uomini sia per le donne.


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Approfondimento della normativa ISO 11064 e altre norme per la progettazione delle sale di controllo, a cura di di Adalberto Biasiotti.

 

Come esempio di questa situazione, il documento accompagnatori mette in evidenza il processo di sviluppo della normativa afferente alle pentole a pressione.

 

È evidente che questa norma coinvolge molto più spesso le donne, rispetto agli uomini, ed è quindi necessario che la norma tenga conto di questi aspetti, perché l’utilizzo di queste pentole presenta un rischio maggiore per le donne, rispetto agli uomini.

 

Ecco perché i presidenti e coordinatori dei comitati tecnici e dei gruppi di lavoro devono, prima di cominciare ad elaborare una norma, esaminare se esistono differenze tra uomini e donne, in relazione alla norma in corso di elaborazione.

 

Dopo avere inquadrato questo problema, si devono dare appropriate istruzioni ai componenti del gruppo di lavoro per tenere conto, in fase di sviluppo della norma, di eventuali specifici rischi.

 

Viene offerto anche un esempio delle più frequenti differenze fisiche e fisiologiche tra uomo e donna, che possono e devono essere prese in considerazione nello sviluppo della norma. Ad esempio:

  • la forza con cui un oggetto può essere afferrato,
  • la dimensione del corpo umano coinvolto,
  • La presenza di ormoni,
  • lo spessore della pelle,
  • la percentuale di grasso corporeo,
  • il riconoscimento vocale,
  • possibili gravidanze in corso,
  • il riconoscimento facciale,
  • le differenze tra maschio e femmina durante l’invecchiamento.

 

Altri aspetti di tipo sociale devono essere presi considerazione, come ad esempio:

  • la posizione sociale dell’uomo e della donna,
  • l’autorevolezza dell’assunzione di decisioni, che può cambiare tra un soggetto maschile ed uno femminile,
  • differenze ambientali e culturali, riferite ad esempio al diverso abbigliamento, che potrebbe avere un uomo rispetto ad una donna,
  • la presenza di specifiche responsabilità sociali, come ad esempio la cura dei figli.

 

Ecco perché i coordinatori di comitati tecnici e gruppi di lavoro, prima di avviare l’elaborazione di una norma, devono porsi tre quesiti:

 

  • quesito numero 1: il prodotto, il processo od il servizio, che è oggetto della norma, coinvolgerà persone fisiche, direttamente od indirettamente?
  • quesito numero 2: il prodotto, il processo od il servizio, oggetto della norma, potrà anche essere coinvolto nell’elaborazione di un’altra norma?
  • quesito numero 3: se la risposta alla domanda numero 2 è positiva, questa norma si applica ad un prodotto, un processo od un servizio, che verrà utilizzato da persone fisiche?

 

Se la risposta è positiva ai tre quesiti, è evidente che questa norma potrebbe avere implicazioni specifiche afferenti al sesso dei soggetti coinvolti.

 

Il documento si chiude con un questionario, che aiuta il responsabile del comitato tecnico o gruppo di lavoro a comprendere se e fino a che punto la norma, in corso di elaborazione, deve tenere conto di differenze di genere ed essere elaborata in maniera appropriata.

 

Alle migliaia di componenti di gruppi di lavoro e comitati tecnici di tutto il mondo, un cordiale augurio di buon lavoro dall’estensore di questa nota!

 

Adalberto Biasiotti




Creative Commons License Licenza Creative Commons


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Rispondi Autore: Sergio Misuri immagine like - likes: 0
07/11/2022 (07:53:39)
"bisognerà evitare, nella stesura delle norme, di fare riferimenti solo ed esclusivamente a soggetti maschili, come spessissimo capita, perché questa nuova politica servirà a ridurre le differenze esistenti, nell’ambiente operativo e normativo, tra gli uomini e le donne."
I "presidenti" e "coordinatori" dei comitati tecnici = i 2 termini si riferiscono PALESEMENTE sia al genere maschile che al genere femminile.
Con queste sciocchezze di falsa parità di genere "terminologica" ci complicheremo il linguaggio e la comunicazione, introducendo molte occasioni di incertezza e confusione.
Un Geometra di sesso maschile come lo chiameremo?
Per favore, fermiamoci, torniamo al buon senso e lasciamo l'ipocrisia del buon-ismo
Rispondi Autore: FLAVIO GARNERI immagine like - likes: 0
07/11/2022 (11:41:31)
La differenziazione di genere, come oggi la conosciamo nella nostra cultura, deriva dalla dicotomia uomo-donna creata nel Rinascimento. E' da quasi in secolo che gli antropologi culturali e gli psicologi lavorano su questo tema: i primi per studiarne le ricadute sociali e i secondo per curare le patologia che questa netta separazione procura. Tutto questo nella cultura occidentale e legata a canoni di causalità che devono attribuire una conseguenza ad una causa. Questo non accade in altre culture, che sul tema sono arrivati a posizioni di accettazione non solo per i due generi biologici.
Pertanto l'approccio relativista dell'ISO e dell'IEC è solo un allineamento con gli usi e costumi della società, che devono essere presi in considerazione dai normatori.
Ma quanto impatta questo nuovo approccio nel quotidiano?
Per quanto mi riguarda, non ha impatto in quanto è solo una definizione.
La differenza di genere è già una realtà nella valutazione di rischi e dell'ergonomia, come il riconoscimento delle rispettive abilità e attitudini scevre da posizioni ideologie e discriminatorie. Si tratta di indicare appropriatamente un qualcosa: rimaniamo in contatto con la società e con chi lavora.
Grazie a tutti.

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