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 08/07/2020: Raffele Guariniello, emergenza covid e lavoratori

Coronavirus, ultimo arrivato nell’elenco dei rischi lavorativi emergenti nel mondo e con esso anche i dubbi applicativi e interpretativi che ne conseguono tra le imprese e tra gli operatori. Secondo Raffaele Guariniello

Coronavirus, ultimo arrivato nell’elenco dei rischi lavorativi emergenti nel mondo e con esso anche i dubbi applicativi e interpretativi che ne conseguono tra le imprese e tra gli operatori. Secondo Raffaele Guariniello – magistrato e giurista italiano sempre in prima linea quando si parla di lavoro e prevenzione – per affrontare l’emergenza è necessario arricchire gli organici, curare le professionalità e garantire il coordinamento dei servizi di vigilanza specializzati in sicurezza nelle aziende. Il tutto deve avere come valore cardine la “salute”, concetto dettato dall’art. 2, comma 1, lett. O del D.Lgs. n. 81/2008 che lo definisce come “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o d’infermità”. Determinante poi è anche l’importanza della “prevenzione”, intesa dallo stesso D.Lgs. n. 81/2008 come quel complesso di misure necessarie ad evitare o diminuire i rischi professionali.


Ai tempi del covid il mondo sta stentando ad uscire dalla pandemia e “assoluta sicurezza” diventa la parola d’ordine di questo periodo socio-culturale che impone alle organizzazioni l’obbligo fondamentale di valutare il rischio emergente.
Raffele Guariniello ne parla in modo puntuale a “Il Fatto Quotidiano” facendo un approfondito excursus sull’argomento: articolo pubblicato ne Il Fatto Quotidiano del 3 luglio 2020.

 

Fonte: ANMIL


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Rispondi Autore: Giampaolo Meotti - likes: 0
09/07/2020 (11:12:16)
Il Protocollo condiviso per il contrasto al coronavirus prevede che le Imprese dovranno assumere come riferimento il D. Lgs. 81/08, dice il Dr. Guariniello dimenticando quanto riportato dall'art. 42 del D.L. n. 18 del 17/03/2020 ai commi 1 e 2. Dove si riporta che il M.C. redige il certificato di infortunio, configurando la malattia da Covid- 19 come infortunio come fu fatto per la Malaria. Riconoscendo la malattia pandemia, e se il D. L. ha messo in atto tutti gli accorgimenti del caso, non rischia nessuna penalizzazione e rimette le prestazioni in carico all'INAIL.
Rispondi Autore: CARMINE DAMIANO - likes: 0
09/07/2020 (22:28:49)
Sono d'accordo con il Dr. Guariniello, in linea di principio. Peccato che, dopo il protocollo condiviso del 24/04/2020 (integrativo dell'accordo con le parti del 14/03/2020), sono state "prodotte" linee guida, DPCM, protocolli specifici per riapertura attività varie, talune escluse, linee guida comitato scientifico tecnico, linee guida e protocolli Ministero Salute, Istituto Superiore Sanità, INAIL, Ispettorato Nazionale del Lavoro e Territoriali, ecc. ecc. Linee guida e circolari regionali, accordi-intese Stato-Regioni (l'ultima "linea guida aperture" è del 09/07/2020).... Tali per cui, sfido qualunque Datore di Lavoro a rispettare in coscienza e conoscenza, l'art.2087 C.C.: “L'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro"....
Rispondi Autore: Moreno Rotondi - likes: 0
10/07/2020 (08:52:20)
Mi trovo nella condizione illustrata da Carmine Damiano. Lo confesso. E confesso anche -con tutti i rischi del caso- che alla copiosa e ripetitiva normativa affianco spesso il buon senso dell'uomo della strada.


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