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14/04/2026: PFAS e malformazioni congenite
PFAS e gravidanza: cosa sono gli “inquinanti eterni”, perché se ne parla sempre di più e cosa dicono i nuovi studi scientifici sui rischi per il feto.
I PFAS sono un vasto gruppo di sostanze chimiche artificiali utilizzate per decenni in molti prodotti di uso quotidiano: pentole antiaderenti, tessuti impermeabili, schiume antincendio, imballaggi alimentari. Il loro problema principale è la persistenza: una volta rilasciati nell’ambiente si degradano con estrema difficoltà e possono accumularsi nel corpo umano. Per questo vengono spesso definiti “inquinanti eterni”.
Negli ultimi anni l’attenzione scientifica e pubblica sui PFAS è cresciuta rapidamente, soprattutto per i possibili effetti sulla salute nelle fasi più delicate della vita, come la gravidanza e lo sviluppo fetale.
Numerosi studi hanno collegato l’esposizione ai PFAS a diversi effetti sulla salute: alterazioni del sistema immunitario, problemi ormonali, aumento del colesterolo e possibili effetti sullo sviluppo (vedi articolo PFAS: un’emergenza globale pubblicato sul sito DoRS). Una delle domande più importanti riguarda il loro ruolo nelle malformazioni congenite, cioè quelle anomalie che si sviluppano durante la gravidanza.
Per molto tempo le evidenze disponibili sono state limitate e frammentarie. Alcuni studi suggerivano un possibile legame, ma spesso basato su piccoli campioni o risultati non sempre concordi. Negli ultimi anni, però, la ricerca ha fatto passi avanti significativi. In questo contesto si inserisce il contributo di Fabrizio Bianchi pubblicato sulla rivista Epidemiologia&Prevenzione, che aggiorna e approfondisce il quadro delle conoscenze sul possibile legame tra esposizione prenatale ai PFAS e il rischio di malformazioni congenite. Il lavoro riprende un tema già affrontato dall’autore nel 2024, quando la letteratura disponibile suggeriva associazioni ancora limitate e non definitive, sottolineando però la necessità di ulteriori studi, in particolare nelle aree contaminate.
PFAS e malformazioni congenite: cosa dicono i nuovi studi
Il vero salto di qualità, come evidenziato da Bianchi, arriva però con un recente studio svedese pubblicato sulla rivista Environmental International. I ricercatori hanno analizzato oltre 256.000 nati tra il 2012 e il 2018, utilizzando i registri nazionali delle nascite e dati ambientali sulla presenza di PFAS nell’acqua potabile.
Lo studio si è concentrato sui figli di madri residenti da almeno quattro anni in Comuni con misurazioni documentate di PFAS nell’acqua di rete, una delle principali fonti di esposizione per la popolazione generale.
L’esposizione fetale è stata stimata combinando diversi fattori: concentrazione dei PFAS nell’acqua, storia residenziale materna, livelli medi nel sangue e capacità delle sostanze di attraversare la placenta. In particolare, i ricercatori hanno considerato insieme quattro PFAS molto diffusi (PFOS, PFOA, PFNA e PFHxS).
Quali malformazioni congenite sono associate ai PFAS
I risultati indicano che i bambini esposti ai livelli più elevati di PFAS durante la vita fetale presentano un rischio maggiore di alcune specifiche malformazioni congenite:
• malformazioni del sistema nervoso, con un rischio quasi triplicato;
• anomalie cromosomiche, con un aumento del rischio di circa il 50%;
• malformazioni dell’apparato urinario, con un rischio quasi raddoppiato.
L’analisi delle miscele suggerisce inoltre che non tutti i PFAS hanno lo stesso peso: in particolare, PFOA e PFHxS sembrano svolgere un ruolo predominante negli effetti osservati.
Quanto sono affidabili gli studi su PFAS e gravidanza
Uno dei punti di forza dello studio svedese è la dimensione della popolazione analizzata, insieme alla qualità dei dati sanitari e ambientali disponibili. Questo rende i risultati più solidi rispetto a molti studi precedenti.
Esistono però anche dei limiti: l’esposizione non è stata misurata direttamente nel feto, ma stimata tramite modelli; potrebbero esserci fattori di confondimento non completamente considerati; i meccanismi biologici attraverso cui i PFAS influenzano lo sviluppo fetale non sono ancora del tutto chiariti.
PFAS in Italia: perché questi dati sono importanti
Anche in Italia esistono aree con contaminazione da PFAS documentata, e l’acqua potabile rappresenta una possibile fonte di esposizione cronica. I risultati dello studio svedese suggeriscono l’importanza di avviare ricerche analoghe anche nel nostro Paese, in particolare nelle zone a rischio.
Un passo fondamentale sarebbe rafforzare il biomonitoraggio, cioè la misurazione diretta dei PFAS nel sangue di madri e bambini, sfruttando le coorti di nascita già esistenti.
La Regione Piemonte sta avviando un biomonitoraggio preliminare indirizzato a un gruppo di soggetti residenti o dipendenti delle aziende agricole e zootecniche localizzate nei pressi del polo chimico di Spinetta Marengo (Alessandria) arruolati come potenzialmente esposti a PFAS sulla base dei risultati ottenuti dalle indagini alimentari svolte.
PFAS e prevenzione: cosa si può fare oggi
Il legame tra PFAS e malformazioni congenite è complesso e non può essere ridotto a una causa unica. Tuttavia, le nuove evidenze indicano che l’esposizione ambientale a PFAS potrebbe rappresentare un fattore di rischio prevenibile.
Ridurre la contaminazione delle risorse idriche, migliorare i controlli ambientali e proteggere le popolazioni più vulnerabili – in particolare le donne in gravidanza – è una sfida centrale per la sanità pubblica e la tutela ambientale.
La ricerca continua, ma il messaggio è chiaro: prevenire l’esposizione ai PFAS oggi significa investire nella salute delle generazioni future.
Fonte: DORS
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