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: L'Ue adotta la Strategia sulla giustizia intergenerazionale
Strumenti di previsione strategica, indice di equità e attenzione alle aree interne tra le priorità. La sfida è evitare che i costi delle trasformazioni ricadano sulle generazioni future.
Nel pieno delle grandi trasformazioni che stanno ridefinendo l’economia e la società europea, dalla transizione climatica alla rivoluzione digitale, il 5 marzo la Commissione europea ha adottato la Strategia europea sulla giustizia intergenerazionale, con l’obiettivo di integrare nelle politiche pubbliche l’impatto delle decisioni di oggi sulle generazioni future. L’iniziativa, in linea con il Patto sul futuro e la Dichiarazione sulle generazioni future dell’Onu, parte da una constatazione semplice ma cruciale: i grandi cambiamenti in corso stanno modificando profondamente il modo in cui opportunità, risorse e responsabilità vengono distribuite tra le diverse generazioni. Demografia, innovazione tecnologica, trasformazioni del lavoro e transizione ecologica stanno ridefinendo l’orizzonte di possibilità per chi entra oggi nel mercato del lavoro e per chi nascerà nei prossimi decenni. In questo contesto, la questione centrale non riguarda solo la gestione delle transizioni in corso, ma il modo in cui le scelte pubbliche su economia, welfare, clima e innovazione influenzeranno le opportunità delle generazioni future.
I megatrend che stanno cambiando l’Europa
Secondo la Commissione, i giovani europei di oggi sono la generazione più istruita e digitalmente competente della storia, ma si confrontano anche con mercati del lavoro più instabili, carriere meno lineari e difficoltà crescenti nell’accesso alla casa. L’autonomia economica tende così ad arrivare più tardi rispetto alle generazioni precedenti. Allo stesso tempo, l’Europa sta affrontando un rapido processo di invecchiamento della popolazione. L’allungamento della vita rappresenta una conquista sociale importante, ma pone nuove sfide per la sostenibilità dei sistemi pensionistici, sanitari e di assistenza.
Il costo dell’inazione
La Strategia europea sottolinea anche i rischi legati all’assenza di una prospettiva intergenerazionale nelle politiche pubbliche. Quando le decisioni vengono prese con un orizzonte temporale limitato, i costi economici, sociali e ambientali tendono ad accumularsi e a ricadere sulle generazioni successive. Il caso del cambiamento climatico è emblematico. Secondo le valutazioni europee, l’inazione potrebbe comportare una riduzione significativa del prodotto interno lordo dell’Unione entro la fine del secolo, oltre a generare costi economici sempre più elevati legati agli eventi climatici estremi. Ma le conseguenze non sono solo economiche. Disuguaglianze persistenti tra generazioni possono ridurre la mobilità sociale, aumentare la concentrazione della ricchezza e indebolire la fiducia nelle istituzioni democratiche. Se le opportunità vengono percepite come distribuite in modo ingiusto, cresce infatti il rischio di tensioni sociali e di disaffezione politica.
Un nuovo “contratto” tra generazioni
Per affrontare queste sfide, la Strategia europea propone di rafforzare quello che viene definito un nuovo contratto intergenerazionale. L’idea è integrare in modo sistematico la prospettiva delle generazioni future nella progettazione delle politiche pubbliche. Questo approccio si articola su tre dimensioni principali. La prima riguarda il modo in cui vengono elaborate le politiche: strumenti di previsione strategica, analisi di impatto e consultazioni pubbliche dovrebbero contribuire a valutare in modo più sistematico gli effetti delle decisioni nel lungo periodo. La seconda dimensione riguarda le opportunità lungo tutto il ciclo di vita. Investimenti in istruzione, competenze, salute, accesso alla casa e inclusione sociale sono considerati fondamentali per evitare che le disuguaglianze si trasmettano da una generazione all’altra. Infine, la Strategia pone attenzione anche alla dimensione territoriale. Le opportunità delle persone dipendono infatti non solo dall’età o dal reddito, ma anche dal luogo in cui vivono. Ridurre i divari tra regioni, città e aree rurali diventa quindi parte integrante di una politica di equità intergenerazionale. Tra le azioni prioritarie, il documento cita l’introduzione di un Indice di equità intergenerazionale per identificare opportunità e lacune dei provvedimenti europei, guidando così le scelte politiche.
Le transizioni che definiranno il futuro europeo
La transizione ecologica e quella digitale rappresentano uno dei principali terreni su cui si gioca l’equità tra generazioni. Le politiche climatiche mirano a ridurre emissioni e consumo di risorse, proteggendo gli ecosistemi da cui dipenderà il benessere delle generazioni future. Allo stesso tempo, digitalizzazione e intelligenza artificiale stanno trasformando rapidamente il lavoro, l’istruzione e i modelli di partecipazione sociale. La sfida consiste nel garantire che queste innovazioni amplino le opportunità e non producano nuove forme di disuguaglianza tra gruppi sociali e generazioni. In questa prospettiva, investire in competenze digitali, infrastrutture tecnologiche e innovazione sostenibile diventa una condizione essenziale per mantenere la competitività europea senza compromettere le risorse su cui si baserà il benessere delle generazioni future.
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