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 23/03/2020: In provincia di Rimini è richiesta la valutazione del rischio da contagio da Covid-19

L'ordinanza della Regione Emilia Romagna che introduce l'obbligo della valutazione del rischio Coronavirus per alcune attività

Pubblicata sul BURERT n. 80 del 20.03.2020 della Regione Emilia Romagna l'"ORDINANZA DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE 20 MARZO 2020, N. 44 Ulteriore ordinanza ai sensi dell'articolo 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833 in tema di misure per la gestione dell'emergenza sanitaria legata alla diffusione della sindrome da COVID-19. Disposizioni relative al territorio della provincia di Rimini." che introduce in modo chiaro l'obbligo di aggiornare il DOCUMENTO DI VALUTAZIONE DEI RISCHI ai sensi del D.Lgs. n.81/2008 con misure di prevenzione del contagio da Covid-19 per le attività produttive di beni alimentari e di quelle attività produttive di beni con accertate esigenze di produzione finale e di spedizione di prodotti giacenti in magazzino, che risulteranno escluse dalprovvedimento di sospensione dell'attività.

 

"Ferme restando le misure statali, regionali e comunali di contenimento del rischio di diffusione del virus già vigenti, con riferimento al territorio della Provincia di Rimini, sono adottate le seguenti, ulteriori misure:

1. È disposta la sospensione delle attività produttive di beni e servizi da parte di persone fisiche e aziende sul territorio della Provincia di Rimini ad esclusione di:

- attività produttive di beni alimentari e di quelle attività produttive di beni con accertate esigenze di produzione finale e di spedizione di prodotti giacenti in magazzino, a condizione che operino esclusivamente attraverso l’attuazione di idonei protocolli organizzativi e operativi, previa redazione di specifici DOCUMENTI DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO ai sensi del D.Lgs. n.81/2008 che prevedano misure di prevenzione del contagio quali:

- impiego di personale prioritariamente proveniente dal distretto sanitario della Provincia di Rimini in cui ha sede l’azienda;

- utilizzo di ogni dispositivo di protezione specifica dal contagio necessario (mascherine, guanti e kit);

- sistematica sanificazione degli ambienti di lavoro;

- rispetto della distanza tra le persone superiore a 1,5 metri;

- scaglionamenti degli orari di ingresso per impedire afflussi di personale in contemporanea;

- impiego del personale in presenza strettamente limitato al contingente essenziale alle attività sopra indicate e ampio ricorso al lavoro a distanza e smart working;

- chiusura di spogliatoi e luoghi di aggregazione all’interno e all’esterno delle strutture produttive;

- divieto di riunioni sia all’esterno e all’interno dell’azienda con presenza fisica;

- chiusura degli accessi alle persone che non hanno rapporto di lavoro con le aziende.

 

Ricordiamo che in caso di omissione della valutazione dei rischi obbligatoria ex 271 del D.Lgs. n. 81/2008, il datore di lavoro è sanzionato con l'arresto da tre a sei mesi o ammenda da 3.071,27 a 7.862,44 euro [Art. 282, c. 1].

 

ORDINANZA DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE 20 MARZO 2020, N. 44 Ulteriore ordinanza ai sensi dell'articolo 32 della legge 23 dicembre 1978, n. 833 in tema di misure per la gestione dell'emergenza sanitaria legata alla diffusione della sindrome da COVID-19. Disposizioni relative al territorio della provincia di Rimini.

 

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Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
24/03/2020 (08:33:31)
Ovviamente il Presidente della Regione Emilia Romagna non ha istituito un nuovo obbligo, ma ha richiamato un obbligo generale erga ombra, valido per tutti, e non solo a Rimini, di valutare il rischio biologico Coronavirus ai sensi del D.Lgs. n. 81, articolo 271.
Rispondi Autore: Sandro - likes: 0
24/03/2020 (08:43:28)
Capisco l'emergenza, capisco le particolarità territoriali, ma avere una applicazione diversa (per un motivo o un altro) per ogni regione, se non provincia, di quello che dovrebbe essere il "Testo Unico"...
Rispondi Autore: Aldo Belli - likes: 0
24/03/2020 (10:58:28)
Avv. Rolando Dubini: “Ovviamente il Presidente della Regione Emilia Romagna non ha istituito un nuovo obbligo, ma ha richiamato un obbligo generale erga ombra, valido per tutti, e non solo a Rimini, di valutare il rischio biologico Coronavirus ai sensi del D.Lgs. n. 81, articolo 271.”

Leggendo il testo dell’ordinanza, invece, si evince che il Presidente dell’Emilia Romagna DISPONGA “… ad esclusione di: - attività produttive di beni alimentari e di quelle attività produttive di beni con accertate esigenze di produzione finale e di spedizione di prodotti giacenti in magazzino, A CONDIZIONE CHE OPERINO esclusivamente attraverso l’attuazione di idonei protocolli organizzativi e operativi, PREVIA REDAZIONE DI SPECIFICI DOCUMENTI DI VALUTAZIONE DEL RISCHIO ai sensi del D.Lgs. n.81/2008 che prevedano misure di prevenzione del contagio …”
Ovviamente, il Presidente di Regione non può modificare l’ambito di applicazione di una legge nazionale.
Di più, è lui ad indicare direttamente le misure di prevenzione da applicare in ogni azienda sostituendosi al Datore di Lavoro.
Vorrà dire che adesso i documenti di valutazione dei rischi li facciamo fare ai presidenti di regione.
Ogni commento è superfluo.
Chiaramente, l’estensore dell’ordinanza non è Stefano Bonaccini, ma qualche funzionario della Regione che “l’ha fatta fuori dal vaso”.
Andiamo avanti.
Rispondi Autore: Aldo Belli - likes: 0
24/03/2020 (12:13:48)
Segnalo, per portare un contributo alla discussione iniziata dall'avv. Rolando Dubini, un interessante articolo, del prof. Paolo Pascucci che affronta, dal punto di vista giuridico, i problemi relativi alla congiunta applicazione delle norme di carattere generale sulla prevenzione e protezione da COVID-19 e della normativa specifica sulla sicurezza del lavoro.
L'articolo in questione è titolato "Coronavirus e sicurezza sul lavoro, tra “raccomandazioni” e protocolli. Verso una nuova dimensione del sistema di prevenzione aziendale?"
Saluti
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
24/03/2020 (12:39:33)
La valutazione dei rischi per tutelare la salute e la sicurezza di lavoratrici e lavoratori da TUTTI i rischi presenti nell'ambito dell'organizzazione del datore di lavoro (incluso ovviamente il contagio da Coronavirus) di cui al Testo Unico di Sicurezza sul Lavoro (D.Lgs. n. 81/2008):
Art. 2 comma 1 lettera "q) «valutazione dei rischi»: valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il
miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza".
Art. 2 comma 1 lett. "o) «salute»: stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o d’infermità".
Rispondi Autore: CARMINE DAMIANO - likes: 0
24/03/2020 (14:00:40)
Invito "Carneade, chi era costui", e tutti i consulenti, me compreso che, nella loro attività professionale si comportano con diligenza, prudenza, perizia e conoscenza delle norme a prendere atto del contenuto della nota INL n.89 del 13/03/2020. CE LA FAREMO...
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
24/03/2020 (18:22:49)
Dubini, quando si cita una fonte, la si deve citare correttamente e non "a pezzi" e "a convenienza".

Direttiva 89/391/CEE
Articolo 1 - Oggetto
1. La presente direttiva ha lo scopo di attuare misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro.
2. A tal fine, essa comprende principi generali relativi alla prevenzione dei RISCHI PROFESSIONALI e alla protezione della sicurezza e della salute, all'eliminazione dei fattori di rischio e di incidente, all'informazione, alla consultazione, alla partecipazione equilibrata conformemente alle legislazioni e/o prassi nazionali, alla formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti, nonché direttive generali per l'attuazione dei principi generali precitati.

Articolo 6 Obblighi generali dei datori di lavoro
1. Nel quadro delle proprie responsabilità il datore di lavoro prende le misure necessarie per la protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori, comprese le attività di prevenzione dei RISCHI PROFESSIONALI, d'informazione e di formazione, nonché l'approntamento di un'organizzazione e dei mezzi necessari.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
28/03/2020 (11:50:30)
De minimis non curat praetor.
Il DVR va fatto sempre e comunque. E deve essere aggiornato alle mutevoli circostanze lavorative. Il virus ha sconvolto il lavoro e qualcuno sostiene che non si deve aggiornare il DVR! Invece il DVR deve includere anche il rischio generico aggravato dalle modalità di svolgimento dell'attività lavorativa, come quello sanitario da agente biologico Covid-19. Rispettare la legge sanzionata penalmente sul DVR e sul suo aggiornamento non è un optional ma un obbligo non delegabile del datore di lavoro sanzionato penalmente. Datori di lavoro, se non aggiornate il DVR al rischio Coronavirus la prescrizione e la sanzione per violazione di legge contravvenzionale non viene fatta al consulente che ci ha detto di non aggiornare il DVR al Coronavirus ma a voi, ed eventualmente al medico competente, se è stato coinvolto.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
05/04/2020 (11:08:36)
fatto che l'INAIL, ente notoriamente con le casse piene rispetto all'INPS, abbia deciso di coprire economicamente il costo delle assenze per contagio da COVID-19 anche categorie di lavoratori come quelli indicati, non vuol automaticamente dire che i loro datori di lavoro abbiamo l'obbligo di "aggiornare il DVR".

I loro datori di lavoro, hanno sempre l'obbligo di applicare il protocollo contestualizzandolo alle specificità dell'azienda le cui misure di tutela forniscono le vere garanzie per la loro salute e non perdere tempo con gli aspetti formali.

Inoltre, come scritto nella Circolare:
"Nell’attuale situazione pandemica, l’ambito della tutela riguarda innanzitutto gli operatori sanitari esposti a un elevato rischio di contagio, aggravato fino a diventare specifico. Per tali operatori vige, quindi, la presunzione semplice di origine professionale, considerata appunto la elevatissima probabilità che gli operatori sanitari vengano a contatto con il nuovo coronavirus.

Lo stesso principio si applica anche ad altre categorie che operano in costante contatto con l’utenza, come i lavoratori impiegati in front-office e alla cassa, gli addetti alle vendite/banconisti, il personale non sanitario degli ospedali con mansioni tecniche, di supporto, di pulizie, e gli operatori del trasporto infermi.
In base alle istruzioni per la trattazione dei casi di malattie infettive e parassitarie, la tutela assicurativa si estende, infatti, anche alle ipotesi in cui l’identificazione delle precise cause e modalità lavorative del contagio si presenti problematica.

Ne discende che, ove l’episodio che ha determinato il contagio non sia noto o non possa essere provato dal lavoratore, né si può comunque presumere che il contagio si sia verificato in considerazione delle mansioni/lavorazioni e di ogni altro elemento che in tal senso deponga, l’accertamento medico-legale seguirà l’ordinaria procedura privilegiando essenzialmente i seguenti elementi: epidemiologico, clinico, anamnestico e circostanziale".

Mi pare che quanto scrive l'INAIL sia chiaro.

Ti ripropongo le solite due domande a cui continui a non rispondere:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure contestualizzate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"

"Quando un ente di vigilanza andrà in un'azienda cosa verificherà?
Se il Protocollo è concretamente applicato oppure il nome dell'evidenza documentale in cui la contestualizzazione del Protocollo è stata descritta?
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
11/04/2020 (10:54:38)
Raccomando una lettura dell'art. 2 comma 10 del DPCM 10 aprile 2020.

"Le imprese le cui attività non sono sospese RISPETTANO I CONTENUTI DEL PROTOCOLLO condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro sottoscritto il 14 marzo 2020 fra Governo e Parti Sociali".

Le conclusioni, ammesso che non lo fossero anche prima, visto che le norme di Igiene Pubblica sono sovraordinate a quelle di Igiene Occupazionale, ora dovrebbero essere chiare a tutti.
Rispondi Autore: Tedone Massimo - likes: 0
21/04/2020 (00:37:00)
Scusate l'intromissione, sono un appassionato delle tematiche sulla sicurezza, argomento che mi è tornato molto utile nelle procedure di appalti vari e oggi finalmente in pensione.
Secondo il mio più che modesto parere il legislatore, chiunque esso sia, non è mai chiaro, resta sempre nel vago e mai come oggi c'è la necessitò di avere molta chiarezza.
Un'azienda dedita alla produzione, all'agricoltura, alle lavorazioni in pozzi o altre attività, ha già fatto (o meglio dovrebbe aver già fatto) la valutazione del rischio biologico, se il mostro è ritenuto un rischio di quel tipo; ma è una valutazione dedicata al tipo di attività che una determinata azienda esegue.
Qui ci troviamo dinnanzi a un pericolo di contagio generale, riguarda infatti tutto il mondo, e che tipo di valutazione dei rischi dedicata si può mai fare se devi trattare un "nemico" invisibile e del quale non si sa nulla o molto poco?
Secondo me, OGNI datore di lavoro, deve redigere delle norme comportamentali nonché l'obbligo di utilizzare DPI idonei, il tutto atta a impedire il contagio tra lavoratori dello stesso reparto e/o tra reparti diversi eccetera eccetera, idem nel caso di attività in itinere e di contatto con soggetti diversi tipo clienti, fornitori e così via dicendo.
Ho scritto per ogni azienda/impresa perchè è ora di finirla di produrre documenti fotocopia, soprattutto da parte delle varie associazioni di categoria, questo perchè un conto è un'impresa col solo titolare (negozio semplice), un conto è la stessa attività ma con dipendenti. E se vogliamo possiamo anche fare molti esempi

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