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: Dopo l’enciclica di Papa Leone, il Vaticano passa all’azione sull’intelligenza artificiale
La Santa Sede istituisce una Commissione per facilitare lo scambio di informazioni e progetti sull’AI, “comprese le politiche del suo utilizzo all’interno”. Un segnale di come Papa Leone lo consideri uno dei grandi temi strategici del nostro tempo.
Dopo l’enciclica, la governance. Con l’istituzione della nuova Commissione interdicasteriale sull’intelligenza artificiale, il Vaticano compie un ulteriore passo nella costruzione di una propria strategia sull’AI, trasformando un tema finora soprattutto dottrinale ed etico in una questione anche organizzativa e politica.
La decisione, approvata da Papa Leone XIV e formalizzata il 16 maggio attraverso un rescritto firmato dal cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, segna infatti un cambio di fase: la Santa Sede non vuole più soltanto intervenire nel dibattito globale sull’intelligenza artificiale, come ha già fatto in diverse occasioni, ma dotarsi di strumenti permanenti per affrontarne conseguenze, rischi e opportunità anche all’interno delle proprie strutture.
La nuova Commissione, infatti, avrà il compito di facilitare lo scambio di informazioni e progetti sull’AI tra i diversi dicasteri e organismi pontifici, comprese “le politiche del suo utilizzo all’interno della Santa Sede”. Un dettaglio non secondario: significa che il Vaticano considera ormai l’intelligenza artificiale, oltre che un tema filosofico, una tecnologia destinata a incidere concretamente sulla vita delle istituzioni ecclesiastiche.
Ne faranno parte rappresentanti dei Dicasteri per il Servizio dello sviluppo umano Integrale, per la Dottrina della fede, per la Cultura e l’Educazione, per la Comunicazione, insieme a membri della Pontificia Accademia per la Vita, della Pontificia Accademia delle Scienze e della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali. A coordinare il gruppo, almeno per il primo anno, sarà lo stesso Dicastero guidato da Czerny.
L’impressione è che il Vaticano stia cercando di costruire una vera e propria cabina di regia sull’AI, in grado di tenere insieme dimensioni tecnologiche, etiche, sociali, geopolitiche e persino pastorali. Non a caso, secondo Vatican News il modello ricorda la Commissione vaticana Covid-19 istituita durante la pandemia da Papa Francesco: un organismo trasversale nato per affrontare una trasformazione epocale con un approccio multidisciplinare.
Il processo-spettacolo dell’ASviS ha messo l’AI sul banco degli imputati, tra toghe, arringhe e giuria popolare. Ma il verdetto finale la dichiara innocente e chiama in causa la responsabilità degli sviluppatori.
La creazione della Commissione arriva pochi giorni dopo la pubblicazione di Magnifica humanitas, la prima enciclica di Leone XIV, interamente dedicata alla “custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”. Un testo che ha già avuto enorme eco internazionale e che rappresenta probabilmente il più organico intervento mai prodotto dalla Chiesa cattolica sul rapporto tra esseri umani e tecnologia.
Nel documento il Pontefice evita sia l’entusiasmo tecnocratico sia le letture apocalittiche dell’AI. La tecnologia, scrive il Papa, “non è di per sé un male”, ma non è nemmeno neutrale, perché riflette gli interessi, le visioni e i rapporti di potere di chi la sviluppa e la controlla. Da qui il richiamo a una responsabilità collettiva capace di impedire che l’intelligenza artificiale venga utilizzata per ampliare disuguaglianze, concentrare ricchezza e rafforzare nuove forme di dominio.
Uno dei punti centrali dell’enciclica riguarda proprio la concentrazione del potere tecnologico nelle mani di pochi soggetti globali. Leone XIV denuncia il rischio che dati, infrastrutture e capacità computazionali diventino strumenti di controllo economico e geopolitico, alimentando nuove forme di esclusione digitale e perfino un “nuovo colonialismo” fondato sull’appropriazione delle informazioni.
Il Papa affronta anche il tema del lavoro, definendo l’attuale trasformazione digitale una “quarta rivoluzione industriale”. L’automazione, avverte, non può tradursi in marginalizzazione dei lavoratori o in mera riduzione dei costi. Al contrario, la tecnologia dovrebbe liberare gli umani dalle attività più pesanti senza svuotare il valore umano del lavoro.
Ampio spazio viene dedicato anche ai rischi legati alla manipolazione dell’informazione, alla profilazione algoritmica e alla dipendenza digitale. Nell’ecosistema delle piattaforme, osserva il Pontefice, esiste il pericolo di una “architettura della visibilità” capace di orientare opinioni, emozioni e comportamenti, premiando ciò che genera consenso immediato e conformismo.
Ma è soprattutto sulle ricadute geopolitiche che il testo assume toni particolarmente netti. L’enciclica invita infatti a “disarmare l’AI”, sottraendola alle logiche della competizione militare, economica e cognitiva. Un passaggio che si collega direttamente al dibattito internazionale sulle armi autonome e sull’uso dell’intelligenza artificiale nei conflitti.
“Non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile”, scrive il Pontefice, criticando l’idea che la tecnologia possa trasformare la violenza in un processo neutrale o semplicemente ottimizzato. L’AI, avverte, rischia invece di abbassare la soglia morale del conflitto rendendo la guerra più impersonale e distante dalla percezione concreta della sofferenza umana.
Con queste iniziative la Santa Sede sembra dunque voler assumere un ruolo sempre più riconoscibile nel dibattito globale sulla governance dell’intelligenza artificiale, un tema verso il quale il Papa da inizio pontificato ha mostrato grande attenzione.
Il testo integrale dell’Enciclica
Il comunicato sull’istituzione della Commissione
Fonte: Futuranetwork
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