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: Da marzo 2017 stop ai sensori CCD

I progettisti di sistemi di videosorveglianza devono prepararsi a fare a meno dei sensori della Sony. Le alternative disponibili.

La Sony ha annunciato poco tempo fa che dal marzo 2017 cesserà la produzione dei sensori CCD, prodotti in uno stabilimento dedicato in Giappone.
Il grosso della produzione si sposterà sui nuovi sensori CMOS, che hanno caratteristiche né migliori, né peggiori ma soprattutto diverse da quelle degli altri sensori.
Vediamo che cosa ci aspetta per il prossimo futuro.
Tanto per cominciare, quest’ultima famiglia di sensori ha fatto dei grandissimi progressi negli ultimi anni e viene utilizzata sempre più spesso in nuove progettazioni.
Non v’è dubbio che l’annuncio della Sony non fà altro che stimolare gli attuali produttori di questi sensori a fare sempre di più e di meglio in modo da mettere a disposizione dei progettisti soluzioni compiutamente soddisfacenti.
Ad esempio, il numero di pixel che possono essere ricavati da una supporto di silicio è nettamente aumentato, grazie anche alla dimensione sempre più ridotta del singolo pixel.
I progettisti di sensori avanzati ritengono che nel giro di poco tempo saranno disponibili sensori da tre a cinque megapixel, mettendo pertanto a disposizione un valido sostituto degli attuali sensori ad alta risoluzione.
Un altro vantaggio dei sensori CMOS è legato a un minore assorbimento di energia e ad una riduzione di costi, che bene si abbina con la richiesta, da parte degli installatori, di prodotti con costi sempre più contenuti, pur mantenendo un elevato livello di qualità della telecamera.
Come ulteriore elemento di tranquillizzazione per i progettisti, la Sony ha già confermato che continuerà a  supportare la richiesta di sensori CCD, sulla base di programmi di acquisto da parte dei maggiori grossisti mondiali, che dovranno presentare le proprie esigenze entro la metà del 2016. Tra il prolungato sostegno ai sensori CCD e la spinta alla innovazione, possiamo ritenere  che il mondo della videosorveglianza non avrà granché da soffrire dalla cessazione della disponibilità di questi sensori, ma potrebbe perfino trarne dei significativi benefici.
 
Adalberto Biasiotti

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