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 16/07/2015: Considerazioni del medico competente sul lavoro in altezza

Non esiste alcuna indicazione normativa che obblighi ad attivare la sorveglianza sanitaria per il lavoro in quota

In molti documenti di valutazione del rischio si osserva che il lavoro in quota (oltre i due metri di altezza da un piano stabile) viene associato alla sorveglianza sanitaria.
In realtà non esiste alcuna indicazione normativa che obblighi ad attivare la sorveglianza sanitaria. L'unico possibile controllo é, allo stato attuale, quello teso ad escludere l'assunzione di bevande alcoliche durante l'attività lavorativa tramite controllo alcolimetrico che rimane peraltro una possibilità e non un obbligo e non comporta conseguenze sull'idoneità ma solo un ipotetica sanzione pecuniaria peraltro inapplicabile in termini pratici. Essi inoltre non sono soggetti ai controlli tesi ad escludere l'utilizzo di sostanze stupefacenti che invece richiedrebbero l'espressione del giudizio di idoneità.
Il problema del lavoro in quota é di natura infortunistico e non medico. Le osservazioni che mi vengono mosse quando esprimo questo concetto sono: "si, ma se il lavoratore é diabetico? Se soffre di vertigini? Se é epilettico?".
Certo queste potrebbero essere controindicazioni assolute ma le stesse considerazioni dovremmo esprimerle per la guida di mezzi aziendali, per l'utilizzo di macchine utensili eppure queste categorie di lavoratori non vengono sottoposti a sorveglianza sanitaria né ci si pone il problema.
Può darsi che nei prossimi mesi vengano definite le categorie da sottoporre a controlli per eslcudere l'alcoldipendenza e che anche i lavoratori in altezza potranno farne parte ma fino ad allora non vedo come possiamo intervenire e se sia lecito intervenire su un rischio infortunistico.
La sorveglianza sanitaria per il lavoro in altezza sarebbe indirizzato alla prevenzione di infortuni e di conseguenze di incolumità per il lavoratore o per terzi e non per la tutela della salute che, a causa della mansione svolta, potrebbe subire un danno. L'unico caso in cui, per la normativa, noi medici competenti possiamo intervenire nella tutela della incolumità del lavoratore e di terzi é l'assunzione di sostanze stupefacenti e l'assunzione di alcol durante l'attività lavorativa per alcune categorie.
Pertanto, a mio avviso, la sorveglianza sanitaria e la relativa idoneità esclusiva per il lavoro in altezza non é dovuta.
 
Dott. Cristiano Ravalli
 

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Rispondi Autore: roberto pernechele - likes: 0
17/07/2015 (08:09:59)
Un lavoratore destinato all'uso di una piattaforma aerea, dichiara espressamente al Medico Competente durante la visita annuale, difficoltà e paura a svolgere lavori oltre una determinata altezza, Lei
come Medico competente rilascerebbe l'idoneità per l'uso di una piattaforma aerea. Come Formatore, x il rilascio dell'Abilitazione dei lavori in quota, richiedo sempre il certificato d'Idoneità
Medica annuale.
Rispondi Autore: MB - likes: 0
17/07/2015 (09:32:55)
l'abilitazione ai lavori in quota la decide il DDL, non il formatore... il formatore attesta la formazione.. il formatore non è tenuto nemmeno a sapere se il lavoratore è idoneo.. quella questione è di competenza altrui
Rispondi Autore: Nunziatina Busacca - likes: 0
17/07/2015 (11:09:43)
sono d'accordo con il Dott. Ravalli la sorveglianza sanitaria e la relativa idoneità esclusiva per il lavoro in altezza non é dovuta e ritengo inutile anche il test alcolemico durante la visita medica, i test vanno fatti in cantiere a sorpresa, durante la visita è raro trovare qualcuno positivo, su questo argomento gli ispettori dello SPRESAL si sono arenati.
Rispondi Autore: Cristiano Ravalli - likes: 0
17/07/2015 (11:41:22)
Le piattaforme di lavoro elevabili rappresentano un rischio normato, essendo apparecchi di sollevamento e richiedono la visita medica preventiva e periodica mirata ad escludere l'assunzione di sostanze stupefacenti (cfr. linee guida piemonte e lombardia). Il lavoro in quota no. Eccetto ove esistono delle linee guida particolari come ad es. in Lombardia (sorveglianza sanitaria per l'utilizzo di scale in cantieri temporanei e mobili). Ma qui l'idoneità è per l'utilizzo delle scale portatili e non per il lavoro in quota in senso più ampio. Purtroppo siamo vincolati alla norma che prevede che la sorveglianza sanitaria sia effettuata dal medico competente nei casi previsti dalla normativa vigente e dalle indicazioni fornite dalla Commissione Consultiva di cui all'art. 6".
Nel Decr. Leg.vo 81/08, prima delle modifiche del 106/09, era citato anche "nei casi previsti dalle direttive europee" ma è stato tolto. Così pure la prime stesure del Decr. 81/08 prevedevano la dizione "nei casi evidenziati dalla "valutazione dei rischi" ma non è stato recepito.
Appare pertanto chiaro che il legislatore abbia volutamente individuare i casi in cui è d'obbligo e lecito attuare la sorveglianza sanitaria.
La Commissione Consultiva non ha ancora emanato alcuna indicazione sulla necessarietà della sorveglianza sanitaria in casi non previsti dalla normativa pertanto, allo stato attuale, siamo obbligati ad attivarla solo in alcuni casi.
Il capo II del titolo IV del testo unico che norma il lavoro in quota nelle costruzioni NON prevede la sorveglianza sanitaria a differenza degli altri titoli ove invece è espressamente indicata. Proprio, penso io, perchè si tratta di un rischio infortunistico e non sanitario.
Rispondi Autore: roberto pernechele - likes: 0
20/07/2015 (11:16:55)
x esperienza personale mi è capitato di
avere un discente di un corso "PONTEGGIO"
che evidenziava la mancanza dell'uso di un
occhio. Quale comportamento dovrebbe tenere un Formatore:
1)Segnalare tempestivamente "l'anomalia"
al Soggetto Formatore?
2)Erogare il corso, e nel caso di esito
positivo assecondare il rilascio di
ATTESTATO di ABILITAZIONE?
3)Rifiutare di erogare il corso (vedi art.20 d.lgs.81/08 - salute e sicurezza
propria e delle altre persone presenti sul luogo di lavoro).
In caso di incidente grave, il Formatore
può essere coinvolto come responsabilità,
se omette di segnalare o prevenire situazioni abnormi che possono provocare
incidenti?
Grazie
Rispondi Autore: Cristiano Ravalli - likes: 0
20/07/2015 (13:54:44)
Ovviamente non sta a lei valutare nè il caso clinico nè la potenziale inidoneità nè effettuare alcuna segnalazione.
Il lavoratore stesso che l'ha informato di essere monocolo, se ritiene di non poter svolgere i compiti lavorativi, può richiedere una visita con il medico competente della sua azienda. Il datore di lavoro, se ritiene che il suo lavoratore non possa svolgere i compiti lavorativi, può inviarlo ad una visita di idoneità presso le apposite commissioni art 5. legge 300/70. In ogni caso se il corso è "ponteggi", immagino che il lavoratore sia sottoposto a sorveglianza sanitaria in quanto "edile" o comunque esposto al rischio mmc e quindi il medico competente valuterà il caso. Insomma...ci sono già tutte le tutele.
Rispondi Autore: roberto pernechele - likes: 0
23/07/2015 (11:45:24)
E' evidente che un lavoratore monocolo che
è stato iscritto al corso "Ponteggi" dal suo datore di lavoro:
1)Il lavoratore è convinto di non rappresentare x sé e per altri un pericolo
nella specifica funzione di pontista.
2)Il datore di lavoro, che non ha richiesto alcuna visita dal medico competente non si è posto minimamente un
problema di idoneità o di tutela.
Se come Lei afferma, ci sono già "tutte le tutele", come è possibile che un lavoratore sia iscritto a tale corso.
In questo specifico caso, ma potrei citarne altri, in qualità di formatore che
deve Valutare l'Abilitazione per rilasciare un ATTESTATO valido 5 anni e
sottoscriverla con tanto di firma, credo
che un giudizio negativo non sia da ritenersi clinico, ma basato su dati tecnici che riguardano procedure specifiche del tipo di lavoro che un pontista deve affrontare giornalmente.
Non crede che un giudizio negativo possa essere una tutela importante che possa
prevenire futuri incidenti?
GRAZIE.

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