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: Amianto alla Fincantieri di Palermo, condanne confermate anche in Cassazione

A differenza del processo Eternit, in questo caso la prescrizione è valsa ai tre imputati – ex dirigenti ritenuti responsabili della morte di 37 operai e delle malattie asbesto-correlate contratte da altri 24 lavoratori – soltanto uno sconto sulla pena. Nessuna riduzione, invece, per i risarcimenti all’Inail e alle altre parti civili
 
ROMA - Il copione è simile a quello del processo Eternit. Con un finale, però, sostanzialmente diverso. Dopo la controversa sentenza con cui la prima sezione penale della Cassazione ha annullato la condanna per disastro ambientale di Stephan Schmidheiny, ex manager della multinazionale dell’amianto, a causa della prescrizione del reato, i giudici della quarta sezione della Corte suprema, infatti, hanno confermato quelle per omicidio colposo inflitte due anni fa dalla Corte d’appello a tre ex dirigenti dello stabilimento Fincantieri di Palermo, ritenuti responsabili della morte di 37 operai uccisi dalla fibra killer e delle malattie asbesto-correlate contratte da altri 24 lavoratori.
 
Prescritti i reati del periodo 1998-2000. In questo caso la prescrizione, pur falcidiando i capi di imputazione che risalgono al periodo 1998-2000, ha permesso soltanto agli ex responsabili dello stabilimento siciliano di ottenere uno sconto sulla pena, come era già avvenuto al termine del procedimento di secondo grado. Nel dettaglio, quella di Luciano Lemetti è stata ridotta da quattro anni e due mesi a tre anni e sei mesi, quella di Giuseppe Cortesi da tre anni e cinque mesi a tre anni e un mese, e quella di Antonino Cipponeri da due anni e otto mesi a due anni, sette mesi e 10 giorni.
 
Mai versata la provvisionale stabilita in primo grado. Nessuna riduzione, invece, per i risarcimenti che gli imputati dovranno versare alle parti civili, perché la prescrizione è intervenuta dopo la pronuncia della loro colpevolezza. Nel processo di primo grado, conclusosi il 26 aprile del 2010, il giudice Gianfranco Criscione aveva stabilito una provvisionale immediatamente esecutiva, che però non è stata mai pagata, pari a circa cinque milioni di euro, oltre quattro milioni dei quali a favore dell’Inail. Adesso una causa civile dovrà stabilire l’entità complessiva del risarcimento.
 
Vella: “Confermata la nostra linea di sempre”. “Piena soddisfazione” per il verdetto della Cassazione è stata espressa dall’avvocato generale dell’Istituto, Giuseppe Vella: “È stata confermata la nostra linea processuale di sempre – ha detto – in base alla quale riteniamo che l’Inail, così come prevede la legislazione sul lavoro, ha il diritto a essere indennizzato per quanto ha dato alle vittime e ai loro familiari in termini di sostegno economico come prevede la Costituzione”.
 
Nello stabilimento ignorate le misure di sicurezza. Durante il processo, gli operai della Fincantieri hanno raccontato che nello stabilimento di Palermo si lavorava senza mascherine e con aspiratori che non funzionavano. Le fibre di amianto raccolte sul pavimento, che avrebbero dovuto essere smaltite con specifiche procedure, venivano invece semplicemente spazzate via, come se fossero innocue. Mancava anche un servizio di lavaggio delle tute, tanto che le mogli degli operai erano costrette a lavarle a casa, finendo per inalare anche loro le polveri killer. È il caso, per esempio, di Calogera Gulino, morta anche lei di cancro pochi mesi dopo la scomparsa del marito, Angelo Norfo.
 
Fonte: INAIL
 
 

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