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Anno 12 - numero 2423 di martedì 22 giugno 2010
Le condizioni di sicurezza del trasporto ferroviario in Italia Analisi degli aspetti di sicurezza dell’incidente ferroviario di Viareggio. A cura di Giovanni Giannerini.
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Il 29 giugno 2009
alle 23,48 il treno merci 50325 Trecate-Gricignano, con il suo convoglio di
quattordici carri cisterna contenenti GPL, deraglia per cause probabilmente
legate al cedimento del carrello del primo carro cisterna, che trascina fuori
dai binari altri quattro carri.
La cisterna del primo carro viene perforata da un picchetto di segnalazione
posizionato lungo la massicciata, fuoriesce il gas GPL
e si incendia: ad oggi sono salite a 32 le vittime di questa assurda tragedia.
In occasione del primo anniversario della strage ferroviaria di Viareggio,
scrivo alcune considerazioni sulla necessità di migliorare le condizioni di
sicurezza del trasporto ferroviario, emerse dal dibattito locale e dall’
analisi delle condizioni di sicurezza del materiale rotabile e delle condizioni
al contorno. Quanto segue rappresenta lo
sviluppo dei punti presentati l’8 settembre 2009 a Bruxelles dal Comitato dei
familiari delle vittime in occasione della Conferenza sulla “ Sicurezza del trasporto ferroviario”. I
singoli punti sono stati approfonditi e meglio specificati, ed altri se ne sono
aggiunti, in occasione del seminario svoltosi il 25 gennaio 2010 a Viareggio.
Viareggio non è
un caso isolato. Si tende a relegare l'accaduto come un
"fatto locale", come una "tragica disgrazia" con remote
probabilità di accadere di nuovo. Sembra che non si tratti più di un
terribile
esempio dal quale trarre le indicazioni per una radicale modifica delle
condizioni di sicurezza, ma di uno "sfortunato irripetibile evento".
Si sono invece verificati numerosi altri incidenti, per fortuna assai
più
lievi; ricordiamo, per similitudine a quello di Viareggio, gli eventi
dello
scorso anno 2009: 9 agosto a Messina (fuoriuscita di azoto liquido),
dell'11
novembre a Bolzano (linea del Brennero, fuoriuscita di
tetracloroetilene), del
12 novembre a Ventimiglia (cisterna che perde gas nel parco merci), del 6
luglio e del 22 dicembre nei pressi di Grosseto (treni fermati per freni
surriscaldati ad un vagone cisterna,
lo stesso convoglio che ha provocato il disastro nella nostra città).
Nel solo anno 2009 sono inoltre avvenuti altri 8 deragliamenti di treni
merci:
19 maggio a Sesto Calende (VA); 25 maggio nei pressi di Borgo San
Dalmazzo
(CN); 6 giugno 2009 a Pisa S. Rossore; 21 giugno a Pisa; 22 giugno a
Vaiano
(PO); 29 luglio a Carsoli (AQ); 11 agosto a Trieste (cisterne di GPL);
12
novembre a Fornovo (SP).
In rete vi sono alcune risorse al riguardo. Interessante ad esempio:
http://www.macchinistisicuri.info/ms/inciferr/index.php#2010
Di seguito alcune riflessioni.
Le leggi che regolano le modalità di manutenzione
e le verifiche sono diverse negli Stati europei. L’ottica di
unificazione
normativa europea, appare stranamente e pericolosamente disattesa per
quanto
riguarda la sicurezza ferroviaria. Ad oggi prevale la condizione di
ottemperare
alla sola normativa vigente nel Paese di immatricolazione del materiale
rotabile.
Un'ipotesi di lavoro potrebbe essere quella di far applicare per i
trasporti di
sostanze
pericolose la normativa più restrittiva tra quelle dei Paesi nei
quali si
svolge il trasporto e/o di paragonare/unificare le normative applicabili
al
fine di garantire almeno degli standard minimi comuni;
Il D.M. 16 gennaio 2001 prescrive verifiche del materiale rotabile ad
intervalli prefissati (mediamente 5 anni per i carri cisterna)
indipendentemente dal fatto che il vagone abbia percorso 100 o 1.000.000
di
km). E’ necessario quindi disporre verifiche in base ad un
chilometraggio
prefissato oltre che a periodi di tempo definiti.
Questo comporterebbe ovviamente la tenuta di registri di viaggio e della
relativa manutenzione per ogni singolo carro, con aggravio di costi per
le
imprese, ma sicuramente potrebbe determinare un livello minimo di manutenzione
preventiva, che riesca a garantire, in misura molto maggiore, la
sicurezza dei vagoni.
Parliamo del carro cisterna oggetto del disastro. L’asse della ruota che
si è
spezzato, risultava immatricolato nel 2004 e revisionato il 2 marzo
2009. Il
carro era però stato costruito nel 1974. Può essere necessario quindi
disporre
un termine temporale massimo per l'utilizzo del materiale (assi e ruote)
sottoposto ad usura, per esempio venti anni. E’ ben noto, infatti che la
rotazione della ruota sul perno provoca in quest'ultimo fatica ciclica a
flessione rotante che fiacca, a lungo andare, la struttura, come
descrivono
bene le curve di Wohler; vedasi a titolo di esempio i il sito http://it.wikipedia.org/wiki/Fatica.
Occorre predisporre controlli del corretto stato di tutti i carri per
ammetterli a circolare nel territorio nazionale, indipendentemente da
chi ne
sia il proprietario, nazionale o estero; disporre la revisione generale
degli
assi, delle boccole, dei carrelli, a partire dai rotabili più vecchi.
Ridurre
gli intervalli delle revisioni ed effettuarle non solo in rapporto al
tempo, ma
anche ai km percorsi e sostituzione quando il componente raggiunge un
limite
prefissato di Km percorsi.
Rilevatori della temperatura boccole. Esistono dei dispositivi di
monitoraggio
a terra che verificano la temperature delle boccole delle ruote.
Necessario
ridurre le attuali distanze del controllo con i rilevatori della
temperatura
boccole (RTB), dagli attuali 100-120 km, a distanze non superiori ai 35 -
50
km, e comunque sempre prima di centri abitati.
Importante la sostituzione degli RTB di vecchio tipo con quelli più
recenti, capaci di individuare il punto di sovra-riscaldamento lungo il
treno.
Disporre allo stesso modo il controllo, sempre da terra, di altri
parametri
quali vibrazioni, rumori, ecc. Disporre la verifica ciclica dei RTB, in
modo da
mantenerli sempre efficienti.
Dispositivi antisvio treni merci. Appare ipotizzabile l’adozione di
dispositivi
antisvio a bordo dei treni merci che avvisino il macchinista di fermare
immediatamente il treno in caso di fuoriuscita di una ruota dalla
rotaia,
nonché monitoraggio continuativo durante la marcia dello stato degli
assi,
delle ruote e dei freni, in analogia a quanto avviene già su alcuni tipi
di
treni Eurostar. Riguardo a dispositivi antisvio in dotazione ai treni
merci
esiste documentazione risalente al 1998 che ne descrive funzionamento
insieme
alla prescrizione di azioni da compiere da parte dei ferrovieri in
seguito
all’attivazione.
Soggetto proprietario. Abolire le figure di “detentore” e “utilizzatore”
in
quanto non chiare e definibili, ma imporre che il trasporto di merci
pericolose sia effettuato esclusivamente da soggetti “proprietari” a
pieno
titolo del rotabile, perché la catena di responsabilità sulla qualità
dei
mezzi, il loro stato e la manutenzione, possa essere trasparente ed
efficace.
Carri merci a rischio zero. Disporre che il trasporto di merci
pericolose si
effettui esclusivamente con carri a “rischio zero” rispetto alla
possibilità di
fuoriuscita di sostanze, in analogia a quanto avviene già in Europa per
il
materiale radioattivo, e a quanto è stato realizzato ad esempio in
svizzera per
il trasporto del cloro. In questo ultimo caso, i carri cisterna sono
studiati
per resistere ad eventi gravissimi quali scontri e deragliamenti. Dal
2015, i
carri provenienti da altri paesi che volessero attraversare la svizzera
dovranno, per poterlo fare, trasportare il cloro esclusivamente con
cisterne
della tipologia sopra descritta.
Picchetti di verifica a terra. Sostituire i picchetti per la verifica e
la
misurazione degli spostamenti della rotaia, che delimitano curve e punti
critici - oggi costituiti da pezzi di rotaie dimesse, fuori uso con
grande
potere distruttivo in caso di deragliamento - con picchetti di materiale
altrettanto resistente e stabile, ma non tagliente e perforante, come ad
esempio particolari tipi di plastica, alluminio e speciali leghe di
materiali.
Carri cuscinetto. Alternare i carri con merci pericolose e infiammabili,
con
carri vuoti o pieni di materiale inerte (come accade normalmente per il
trasporto di esplosivi).
Questa
misura avrebbe la funzione di predisporre, in caso di impatto, vetture
“cuscinetto” fra i carri ad alto rischio, e di impedire l’innesco a
catena di
esplosioni o incendi, rischio che anche a Viareggio si è corso nelle ore
successive al deragliamento.
Lavoratori della sicurezza. L'esperienza insostituibile del personale
viaggiante deve rappresentare un riferimento fondamentale per gli
interventi
sulla sicurezza dei trasporti ferroviari. Le segnalazioni e le proposte
avanzate dagli rls
nell'ambito delle loro funzioni devono divenire sempre di più il
riferimento
per ogni azione che miri a ridurre i rischi.
Il gruppo FS segue oggi una logica diversa, si dà poco rilievo al lavoro
dei
dipendenti incaricati della sicurezza, fino a giungere ad emanare
sanzioni e
diffide ai delegati rls
e altri ferrovieri che segnalano problemi di sicurezza nel sistema
ferroviario
italiano e partecipano ad iniziative in difesa della salute e della
sicurezza
di tutti.
A seguito dell’analisi di quanto occorso, appare molto importante
definire uno
standard minimo di dotazione delle infrastrutture (muri di recinzione,
barriere
contenitive e antirumore) per i tratti di ferrovia che attraversano
luoghi
densamente abitati.
Un semplice muro al posto della staccionata aperta che era sul luogo,
avrebbe
contenuto parte del GPL (gas più pesante dell'aria che staziona in
prossimità
del terreno) che invece è penetrato nelle case facendole esplodere
dall'interno;
Studiare percorsi alternativi, sulla base delle partenze e delle
destinazioni,
e soprattutto ridurre la velocità dei convogli di sostanze
pericolose, almeno durante le fasi di attraversamento dei centri
urbani.
La riduzione dei controlli, la minore manutenzione del materiale
rotabile e
presumibilmente anche di tutte le infrastrutture ferroviarie, il loro
lunghissimo utilizzo temporale sono conseguenze inevitabili di una
liberalizzazione carente essenzialmente sotto il profilo della sicurezza
in
primis e di conseguenza delle attribuzioni di responsabilità.
Gli auspicati maggiori poteri alle Agenzie per la sicurezza italiana ed
europea
non potranno essere in grado di risolvere, almeno in tempi brevi, i
problemi
del controllo e delle verifiche. Questa funzione, se svolta con
puntualità su
ogni vagone, comporterebbe l'impiego di un buon numero di addetti e un
aumento
dei costi del trasporto ferroviario. Ne discende, come adesso, un tempo
esageratamente lungo per l'accertamento, in caso di incidente, delle
responsabilità e un pagamento degli indennizzi dovuti, per danni a
persone e a
cose, estremamente dilazionato nel tempo.
La ricerca esasperata del profitto è condizione che permette oggi,
purtroppo,
di ritenere “accettabile”, per tutti i soggetti coinvolti nel trasporto
ferroviario, il rischio di un incidente. Per capire meglio su quali
valutazioni
si orienta il sistema ferroviario europeo è bene scorrere la dotta
comunicazione di Angelo Pira, project officer dell'ERA, agenzia
ferroviaria
europea. “La prestazione di sicurezza sostenibile—si legge
nel
rapporto —è la prestazione raggiunta quando la riduzione dell’impatto
economico
degli incidenti è uguale al costo delle misure da adottare per ottenere
tale
riduzione. Per stimare l’impatto economico degli incidenti sulla società
usiamo
quattro indicatori: numero di morti e feriti seri moltiplicati per il
valore
della prevenzione di morti/feriti, costo di ritardi per incidenti, danni
al
materiale rotabile e infrastrutture, e all’ambiente». Sia un eccesso di
sicurezza (biglietti e costi di accesso più alti) che una carenza di
sicurezza
potrebbero spingere i clienti a cambiare modo di trasporto”.
Si dovrebbe dunque spendere in sicurezza meno di quanto costerebbe
risarcire i
danni dovuti agli incidenti; se pagare gli incidenti costa meno che
prevenirli,
allora non si investe in sicurezza. E poiché gli incidenti hanno bisogno
di una
decina di anni prima che vengano attribuite le responsabilità, e gli
indennizzi
possono essere contrattati e ridotti, forse conviene che avvengano gli
incidenti... E' una logica terrificante: il profitto
economico è l'unica misura della sostenibilità della sicurezza! Le vite
umane
dei macchinisti, dei passeggeri, delle persone ignare che riposano nelle
loro
case invase dal gas che esplode non sono elementi utili per valutare la
sostenibilità,
ma solo il loro costo! E questo nonostante che Alberto
Chiovelli, Direttore della Agenzia Nazionale per
la Sicurezza delle Ferrovie, abbia dichiarato che l'incidente di
Viareggio
poteva essere evitato con adeguati controlli.
Importante sarebbe promuovere una proposta di legge affinché
l'anticipazione
del risarcimento, in caso di incidente che provochi danni a persone o
cose, sia
immediatamente dovuto da parte dell'Ente proprietario della rete
ferroviaria,
la RFI, che avrà facoltà di rivalersi successivamente sul responsabile
quando
questi sarà emerso a seguito delle inchieste e all'esito dei processi.
In
questo modo l'Ente proprietario avrà maggiore cura nel controllare il
materiale
rotabile che autorizza a circolare sulla rete, e potrà chiedere
altrettanta
cura al vettore nel controllo e nella manutenzione dei propri mezzi.
Infine Viareggio è divenuta città Martire e per questo ha un dovere
morale e un
diritto da rivendicare; sarebbe molto importante, costituire a Viareggio
un
Centro Studi permanente sulla sicurezza del traffico ferroviario,
promuovendo
occasioni di confronto, di approfondimento e di verifica delle norme
inadatte a
garantire la sicurezza, individuando proposte di modifica a leggi e
norme che
regolano questo comparto.
Dr. Giovanni Giannerini
SENATO
DELLA
REPUBBLICA - Comunicato alla presidenza il 29 settembre 2009 - Disposizioni in favore delle
famiglie delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio (disegno
di legge).
Commenti alla pagina.
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