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I rischi biologici nel mondo del lavoro: informazioni sui batteri
Roma, 29 Apr – Ci sono rischi che, essendo difficilmente visibili, nei luoghi di lavoro rischiano spesso di essere sottovalutati. E il caso dei rischi dovuti alla presenza di agenti biologici che sono invece diffusi in molti settori e ambiti lavorativi.
Ricordiamo che il rischio biologico deriva dall’esposizione potenziale o dall’impiego intenzionale di questi agenti. In questo senso si può distinguere un rischio specifico da un rischio generico “intendendo con il primo quello determinato dall’attività lavorativa e con il secondo un rischio ubiquitario, dovuto alla presenza degli agenti biologici negli ambienti di vita e di lavoro”. E dunque il rischio specifico riguarda solo i lavoratori, mentre il rischio generico “interessa tutta la popolazione generale”.
A ricordare l’importanza di tener conto dei rischi biologici è un nuovo documento Inail realizzato dal Dipartimento di medicina epidemiologia e igiene del lavoro e ambientale (DIMEILA) e pubblicato anche a seguito dei vari aggiornamenti della classificazione degli agenti biologici presenti nell’Allegato XLVI del d.lgs. 81/2008, in linea con le più recenti conoscenze in campo scientifico. A seguito di questi aggiornamenti il laboratorio Rischio agenti biologici Dimeila ha ritenuto necessario “adeguare la Serie editoriale sul rischio biologico, pubblicata per la prima volta negli anni 2010 – 2012”.
Questa serie editoriale aggiornata comprenderà 6 documenti monografici “rappresentati da 5 Schede informative che prenderanno in considerazione batteri, virus, parassiti, funghi, agenti di malattie prioniche e dal manuale informativo Rischio biologico in scenari di intervento ordinari e di emergenza”. La Serie editoriale intende “estendere la fruibilità agli operatori dell’emergenza e a diverse categorie di lavoratori che operano in ambiente urbano ed extra-urbano, indoor e outdoor che nello svolgimento della propria attività lavorativa possono essere esposti a vari agenti biologici”.
Il documento, su cui ci soffermiamo oggi, è intitolato “SCHEDE INFORMATIVE: BATTERI. Supporto per la realizzazione del Manuale informativo: Rischio biologico in scenari di intervento ordinari e di emergenza” ed è a scritto da Maria Concetta D’Ovidio, Pasquale Capone, Simona Di Renzi, Paola Melis, Nicoletta Vonesch e Paola Tomao (Inail, Dimeila), Andrea Lancia (Sapienza Università di Roma - Dipartimento di biologia ambientale), Lucio Bertini, Filippo Folgori e Massimo Spalletta (Ministero dell’Interno - Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile – Direzione centrale per la salute).
Questi gli argomenti trattati nell’articolo di presentazione del documento:
- Rischi biologici e batteri: i lavoratori esposti e i rischi non convenzionali
- Rischi biologici e batteri: i batteri emergenti e riemergenti
- Rischi biologici e batteri: l’indice del documento
Rischi biologici e batteri: i lavoratori esposti e i rischi non convenzionali
Nell’introduzione si segnala che sono diverse le categorie particolari di lavoratori esposti al rischio biologico specifico, ad esempio “Vigili del fuoco, Polizia di Stato, Forze dell’ordine, Protezione civile, volontari, security guards, assistenti di volo, equipaggi di treni e navi, ecc”. E per questi lavoratori l’esposizione agli agenti biologici “può essere legata sia all’ambiente, esterno o confinato dove prestano la propria attività, che alla tipologia di intervento da effettuare”.
In particolare, l’attività di routine prestata sia in ambiente urbano che extra-urbano “può comportare l’acquisizione di zoonosi attraverso punture di zecche, zanzare…, graffi e morsicature di gatti, cani o altri animali domestici e selvatici”.
Inoltre, il rischio aumenta nelle attività di soccorso che rivestono carattere di emergenza e di pericolosità in occasione di eventi eccezionali quali disastri naturali, disordini sociali. In tali situazioni gli scenari sono più complessi e caratterizzati da maggiori fonti di pericolo anche determinate da condizioni di sovraffollamento e climatiche avverse”.
Si ricordano poi ricordate le problematiche riguardanti “i rischi biologici cosiddetti non convenzionali relativi ad eventuali attacchi con agenti infettivi utilizzati come armi biologiche (bioterrorismo), quali i batteri patogeni (Coxiella burnetii, Yersinia pestis, Francisella tularensis, Brucella suis), che includono batteri tossigenici (Clostridium botulinum, Staphylococcus aureus) e batteri sporigeni (Bacillus antracis), i virus (Orthopoxvirus, virus dell’encefalomielite equina venezuelana, virus della febbre emorragica di Ebola, virus della febbre di Marburg, virus della febbre di Lassa, ecc.).
Proprio la necessità di contrastare i rischi biologici di natura non convenzionale “ha comportato, da parte del Corpo nazionale dei vigili del fuoco (CNVVF), lo sviluppo di unità di “Alte qualificazioni” quali il nucleo NBCR (Nucleare biologico chimico radiologico), evoluzione dei nuclei di risposta ai rischi di natura industriale nucleare e chimica. A tal fine sono state predisposte procedure omogenee da applicare sul territorio nazionale nell’evenienza di casi sospetti o accertati di attacco bioterroristico”. Di tali “Alte qualificazioni” fa parte anche il “progetto USAR (Urban search and rescue) nato per migliorare le attività di soccorso svolte in corso di eventi sismici, crolli, esplosioni, dissesti statici e idrogeologici. Gli operatori di tali squadre sono rappresentati ad esempio da unità cinofile, addetti sanitari, esperti strutturisti, specialisti nella gestione delle sostanze pericolose”.
Rischi biologici e batteri: i batteri emergenti e riemergenti
Il documento ricorda anche che negli ultimi due decenni “si è assistito ad un aumento globale delle malattie infettive emergenti e riemergenti rappresentando un importante problema di sanità pubblica”.
Si segnala che le malattie infettive vengono definite:
- emergenti “quando presentano una prevalenza più elevata di quanto sia prevedibile in base alle conoscenze scientifiche ed epidemiologiche. Esse possono essere causate o da agenti patogeni non conosciuti oppure da patogeni già esistenti che si diffondono in nuove aree geografiche. Ne sono un esempio le infezioni causate da patogeni batterici resistenti agli antibiotici, tra i tanti casi ricordiamo lo Staphylococcus aureus meticillino-resistente”.
- ri-emergenti quando la loro prevalenza torna ad aumentare “dopo periodi più o meno lunghi di bassa endemia. Il termine malattie riemergenti è usato per malattie antiche che sono ‘dimenticate’ e che si pensava fossero controllate o estinte da una particolare area o popolazione e che manifestano una nuova comparsa: tra queste ne rappresenta un esempio la tubercolosi”.
Si stima poi che il 75% delle malattie infettive emergenti “siano di natura zoonotica ovvero siano trasmesse direttamente o indirettamente dagli animali all’uomo e viceversa”. E vari studi letteratura segnalano una “crescita di casi di zoonosi causate da diversi agenti batterici, tra i quali riportiamo a titolo esemplificativo Coxiella burnetii che provoca la Febbre Q, Rickettsia conorii che determina La Febbre bottonosa del Mediterraneo e Francisella tularensis che causa la Tularemia”.
Si sottolinea che le cause dell’insorgenza delle malattie emergenti e riemergenti “sono riconducibili ai cambiamenti ambientali, come il riscaldamento globale e la deforestazione che hanno contribuito all’alterazione degli ecosistemi creando nuove opportunità per i microrganismi patogeni e i loro vettori (nuova distribuzione geografica e maggiore sopravvivenza), l’urbanizzazione che ha determinato un aumento della densità demografica favorendo una maggiore trasmissione delle infezioni, i viaggi internazionali, l’utilizzo di pratiche agricole intensive e lo sfruttamento di animali che favoriscono l’interazione uomo-animale e quindi la trasmissione di agenti zoonotici”.
Dati scientifici indicano, infine, che a partire dagli anni Cinquanta sono state “identificate numerose malattie infettive emergenti e riemergenti di origine batterica” e questo anche grazie allo sviluppo di “nuovi strumenti diagnostici, come il miglioramento dei metodi di coltura, lo sviluppo di tecniche molecolari e l’implementazione della spettrometria di massa in microbiologia che hanno favorito l’isolamento di nuovi patogeni”. Senza dimenticare “l’aumento dell’esposizione umana agli agenti patogeni batterici a seguito di cambiamenti sociodemografici e ambientali e l’emergere di ceppi batterici più virulenti e di infezioni opportunistiche, che colpiscono soprattutto le popolazioni immunocompromesse”.
Rischi biologici e batteri: l’indice del documento
Il volume Inail prende in considerazione “tutti i 197 batteri elencati nell’allegato XLVI del d.lgs. 81/2008 e s.m.i, fornendo alcune indicazioni generali sia sulle caratteristiche proprie dei singoli batteri che sugli effetti indotti nell’uomo”. E rappresenta la base per la realizzazione del “Manuale informativo Rischio biologico in scenari di intervento ordinari e di emergenza” nel quale “i microrganismi saranno contestualizzati negli scenari che vedono il coinvolgimento” degli operatori esposti.
Rimandiamo, in conclusione, alla lettura integrale del documento “SCHEDE INFORMATIVE: BATTERI. Supporto per la realizzazione del Manuale informativo: Rischio biologico in scenari di intervento ordinari e di emergenza” e ne riportiamo l’indice:
NORMATIVA
LA CONOSCENZA: I BATTERI DALLA A ALLA Y
BATTERI EMERGENTI E RI-EMERGENTI
PREVENZIONE VACCINALE
SCHEDE BATTERI
APPROFONDIMENTI
SITOGRAFIA
BIBLIOGRAFIA
GLOSSARIO
Tiziano Menduto
Scarica il documento da cui è tratto l'articolo:
Inail - Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici, “ SCHEDE INFORMATIVE: BATTERI. Supporto per la realizzazione del Manuale informativo: Rischio biologico in scenari di intervento ordinari e di emergenza”, a cura di Maria Concetta D’Ovidio, Pasquale Capone, Simona Di Renzi, Paola Melis, Nicoletta Vonesch e Paola Tomao (Inail, Dimeila), Andrea Lancia (Sapienza Università di Roma - Dipartimento di biologia ambientale), Lucio Bertini, Filippo Folgori e Massimo Spalletta (Ministero dell’Interno - Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile – Direzione centrale per la salute), Collana Ricerche, edizione 2025 (formato PDF, 1.07 MB).
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