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Sulla responsabilita’ del DdL per il colpo di sole a un bracciante
Cassazione: ritenuto responsabile un datore di lavoro per non aver valutato il rischio di esposizione al calore e per non aver verificato preventivamente la idoneità di un bracciante agricolo deceduto a causa di un colpo di sole. A cura di G.Porreca.
E’ singolare questa sentenza della Sezione IV penale della Corte di
Cassazione benché breve in quanto per la prima volta la suprema Corte si
esprime sul rischio di esposizione ai raggi
solari alla quale è stato ricollegato il decesso di un bracciante impegnato
in alcune operazioni di raccolta nel settore agricolo.
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Svolgimento
del processo Il Tribunale ha assolto perché il fatto non
sussiste un datore di lavoro imputato del reato di cui all'articolo 589
c.p. in
pregiudizio di un lavoratore deceduto a seguito di un colpo
di
calore mentre raccoglieva angurie nelle ore centrali di un giorno
nel
quale era stata riscontrata una temperatura esterna molto elevata oltre
che ad
un alto tasso di umidità. Secondo il giudice di primo grado, infatti,
non era
stato individuato un nesso di causalità tra la condotta colposa
contestata al
datore di lavoro e l'evento di cui è rimasto vittima il bracciante
agricolo non
essendo stato provato che l'osservanza della normativa avrebbe evitato
l'evento
medesimo.
La sentenza del Tribunale è stata impugnata dal PM e la Corte di Appello, alla quale lo stesso ha inoltrato il ricorso, ha
stabilito il non doversi procedere nei confronti del datore di lavoro
per
essere estinto per prescrizione il reato ascrittogli ma lo ha condannato
al
risarcimento dei danni, da liquidarsi in separata sede, in favore della
parte
civile oltre alla rifusione delle spese dalla stessa sostenute in
entrambi i gradi
di giudizio. Contro le decisioni della Corte di Appello ha proposto
ricorso per
cassazione il difensore del datore di lavoro sostenendo la insussistenza
del
reato contestato e che questi non era tenuto a sospendere l’attività del
lavoratore perché non imposto da alcuna norma. Lo stesso ha messo
inoltre in
evidenza l’insussistenza del nesso causale fra condotta ed evento e che
comunque il rischio connesso all'attività svolta della raccolta delle
angurie
in determinate condizioni climatiche non era prevedibile.
Motivi della decisione La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e
nel far ciò ha affermato che giustamente la Corte di Appello
aveva ritenuto addebitabile al datore di lavoro
la morte del lavoratore in quanto la raccolta delle angurie nella
situazione
ambientale accertata era di certo attività lavorativa faticosa e ad essa
era
quindi connesso un rischio per la salute che era da considerare
prevedibile dal
datore di lavoro. Quest’ultimo era stato ritenuto in colpa perché, pur
dovendo
tutelare l'integrità fisica del suo dipendente, non aveva valutato il
rischio
cui era esposto il dipendente, tenuto anche conto della sua corporatura
che
influiva sull'eliminazione del calore in eccesso, e lo aveva fatto
lavorare
nelle condizioni rilevate.
Secondo la
Sez. IV, in conclusione, il
datore di lavoro aveva peraltro il dovere di sottoporre il lavoratore a
visita
medica per controllare che fosse idoneo a svolgere un lavoro faticoso,
al sole
ed in estate, nonché di informare quest'ultimo dei rischi cui era
esposto.