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Anno 12 - numero 2341 di mercoledì 24 febbraio 2010
Rischio chimico: valutare l’esposizione a interferenti endocrini
Approvato un documento relativo a priorità e obiettivi per la valutazione e gestione del rischio per la salute umana e la qualità ambientale da esposizione a interferenti endocrini. Regolamento REACH, valutazione e prevenzione nei luoghi di lavoro.
Il documento individua
priorità e obiettivi mirati ad una catalogazione
aggiornata delle sostanze contaminanti che influiscono sul sistema
endocrino, il sistema regolatore che tramite i suoi ormoni
concorre a regolare diverse funzioni del nostro corpo (la crescita, la
resistenza allo stress, l’utilizzo di sostanze alimentari, …).
Ricordiamo – come indicato nel documento – che gli interferenti
endocrini (IE) “comprendono contaminanti persistenti
(ad es., diossine), pesticidi, sostanze industriali (es., ftalati,
bisfenolo A)
e sostanze naturali (es., “fitoestrogeni”) e sono caratterizzati dalla
molteplicità di effetti, dalla diffusa esposizione
(anche con problemi di bioaccumulo in molti casi) e dalla potenzialità
di
rappresentare uno specifico rischio per la riproduzione e per lo
sviluppo pre-
e postnatale”.
Dopo essersi soffermato sui metodi per
la sorveglianza della contaminazione e della esposizione, ricordando
che
esistono “numerosi metodi (biosensori, biomarker) capaci di evidenziare
concentrazioni attive di IE in matrici ambientali, alimentari o
biologiche”, il
documento si occupa anche della valutazione
del
rischio per l’ambiente e la salute umana.
Riguardo alla valutazione del rischio
il documento indica che vi è un’ampia “disponibilità di dati, test e
strumenti
che, tuttavia, per essere efficaci debbono essere integrati in una
strategia”.
E un primo aspetto critico è “l'insufficiente conoscenza
dell'associazione fra
effetto avverso a lungo termine e/o transgenerazionale e meccanismi di
azione
degli IE”.
Il gruppo di lavoro ha tenuto conto del nuovo regolamento
sulle sostanze chimiche REACH (Registration,
Evaluation, Authorization and restiction of Chemicals), il regolamento
che impone ai fabbricanti e agli importatori di sostanze chimiche di
valutare
sistematicamente e gestire i rischi che le sostanze chimiche possono
comportare
per la salute e l'ambiente.
In particolare si ricorda che “a prescindere dalle quantità, entro il
1/12/2010
dovranno essere registrate tutte le sostanze classificate come
cancerogene,
mutagene e tossiche per la riproduzione, (C, M, R) in categoria 1 e 2
(chiara
evidenza di effetti)” e il regolamento
REACH considera gli IE come sostanze di ‘equivalent concern’
rispetto alle
sostanze C, M, R”.
Se dunque il regolamento
stabilisce che gli IE siano da considerare sostanze “estremamente
preoccupanti”, dall’altra parte “gli
studi richiesti alle imprese sulle proprietà
tossicologiche
delle sostanze non prevedono test specifici per identificare
i potenziali IE, né, tanto meno, una strategia efficiente che integri le
informazioni fornite da test diversi”.
Una eccezione, riportata dal gruppo di lavoro, è uno studio di tossicità
riproduttiva su due generazioni che è “considerato il test standard più
rilevante per l’individuazione di effetti sul sistema endocrino”, ma è un test lungo, oneroso ed è “semplicemente
impossibile saggiare tutte le sostanze (migliaia) per cui mancano dati
sugli
effetti” con questo test.
Riguardo poi alla sicurezza sul lavoro
il documento sottolinea che la gestione del rischio proveniente da IE è
strettamente legata alla normativa che si occupa della protezione dei
lavoratori dal rischio
di
agenti chimici (titolo IX, Decreto
legislativo
81/2008).
Normativa che “viene ad integrarsi da un punto di vista operativo e
gestionale”
con l'applicazione del regolamento REACH.
In poche parole “gli obblighi di autorizzazione che il REACH
impone per gli IE, come per altri composti ‘altamente preoccupanti’,
richiederanno un impegno notevole da parte delle aziende che a vario
titolo
producono, manipolano o utilizzano tali prodotti”.
In particolare “il forte impulso che
REACH impone per la sostituzione di questi agenti chimici potrà
rappresentare
un elemento di prevenzione incisivo in ambiente lavorativo” e il
programma
dell’Agenzia europea per le sostanze
chimiche (ECHA) di “rilasciare
un
numero di autorizzazioni annue non superiore a poche decine condizionerà
l’assetto industriale e produttivo che coinvolge sostanze identificate
come IE
(es., bisfenolo A, ftalati, ritardanti di fiamma bromurati)”.
La prevenzione del rischio nei luoghi di
lavoro deve dunque partire dalla sostituzione “di ciò che è più
pericoloso
con ciò che lo è meno” e passare attraverso:
- “la formazione ed informazione dei lavoratori riguardo gli specifici
rischi
per la salute e quindi una comunicazione del rischio puntuale e
completa;
- una sorveglianza
sanitaria mirata, attraverso la definizione di protocolli sanitari
mirati a
specifici comparti e mansioni;
- lo studio e predisposizione di processi produttivi che richiedano
l’utilizzo
del minor numero di sostanze e nelle minori quantità possibili con il
minor
numero di lavoratori potenzialmente coinvolti;
- la definizione, produzione e scelta dei dispositivi
di
protezione, collettiva ed individuale, specifici per le
potenzialità di
rischio delle sostanze considerate”.
Per concludere indichiamo alcuni degli auspici
per il futuro che il documento raccoglie nel capitolo dedicato
all’innovazione tecnico scientifica e alla normativa italiana ed
europea:
- “sviluppo di strategie di saggio accurate ed efficienti per
l'identificazione
di IE;
- strategie per integrare diverse filiere di dati nella sorveglianza
alimentare ed ambientale e per utilizzarle nella risposta a rischi
emergenti;
- sviluppo di nuove strategie per la sicurezza sul lavoro, basate
sull'integrazione fra monitoraggio mirato, comunicazione del rischio ed
innovazione dei processi;
- sviluppo (integrato con strategie promosse anche nell’ambito di REACH)
di una
‘griglia’ decisionale per la valutazione comparata dei rischi e benefici
per la
salute di materiali diversi per attuare il principio di sostituzione
sulla base
di una ‘precauzione informata’”.
L’indice del documento:
1. Introduzione
1.1 Ambiente e salute
1.2 Il problema degli Interferenti endocrini: prevenzione e promozione
della
salute
2. Priorità Per Una Strategia Sugli Interferenti Endocrini
2.1 Metodi per la sorveglianza della contaminazione e della esposizione
2.1.a Biosensori
2.1.b E-screen, ed altri metodi basati sulla interazione con recettori
2.1.c Bioindicatori ambientali
2.1.d Biomarcatori
2.1.e Prospettive della tossicogenomica per il monitoraggio ambientale
2.2. Valutazione del rischio per l’ambiente e la salute umana
2.2.a Meccanismi molecolari di interazione con sistemi viventi
2.2.b Tossicologia ed ecotossicologia: metodi innovativi
2.2.b.1 Tossicologia in silico: QSAR.
2.2.b.2 Sviluppo di test in vitro .
2.2.c Lo sviluppo dell'approccio meccanicistico alla valutazione del
rischio
tossicologico
2.2.d Valutazione del rischio di miscele: modelli sperimentali e
strategie
2.2.e Epidemiologia
2.2.f Sviluppo di biomarcatori di esposizione/effetto/suscettibilità
2.2.g Banche biologiche e banche dati
2.2.h Gruppi a speciale esposizione: IE e medicina del Lavoro
2.3 Prevenzione, gestione, riduzione del rischio
2.3.a Biorisanamento: acque e suoli
2.3.b Innovazione tecnico-scientifica ed aggiornamento delle normative
europee
e nazionali
2.3.b.1 REACH: misure di gestione del rischio.
2.3.b.2 Piani di sorveglianza
2.3.b.3 Sicurezza del lavoro
2.3.b.4 Sviluppo del principio di sostituzione
2.3.c. Stili alimentari e di vita a sostegno della prevenzione
2.3.c.1 Interazione degli IE con gli alimenti.
2.3.c.2 IE ed alimentazione in sottogruppi della popolazione generale.
2.3.c.3 Rischi e benefici del consumo di specifici alimenti nella
popolazione
italiana
2.3.c.4 La dieta nella prevenzione dell'esposizione e degli effetti di
IE.
2.3.d Comunicazione del rischio, formazione ed educazione sanitaria
3. Aspetti bioetici: il “profilo bioetico” e giuridico dell’esposizione a
sostanze classificate come
“interferenti endocrini”.
3. 1 Aspetti generali
3.2 Domande bioetiche e biogiuridiche
3.3 Principi e valori
3.4 Alcuni aspetti di rilevanza bioetica della tossicologia degli IE
3.5 Conclusioni
4. Conclusioni: caratteristiche e ricadute della piattaforma progettuale
“ambiente e salute”.