Nel documento – da cui abbiamo preso spunto anche per riportare i dati sulla diffusione delle epatiti da virus B e C – si ricorda che il
rischio di infezione da patogeni a trasmissione ematica in
ambiente sanitario è un “fenomeno ben riconosciuto ed è riconducibile a tre modalità: nosocomiale propriamente detta (dall'ambiente ai pazienti oppure crociata tra pazienti); occupazionale (da paziente infetto ad operatore); da operatore infetto a paziente”.
Il lavoro della dottoressa Sernia “affronta il problema rilevante di sanità pubblica determinato dai virus epatitici B (HBV) e C (HCV) trasmissibili per via ematica e definisce le raccomandazioni per contenere l'infezione da operatori infetti ai pazienti”.
In specifico “gli obiettivi specifici riguardano le eventuali condizioni in cui limitare le attività degli
operatori sanitari infetti e stabilire la necessità di eseguire lo screening”.
Se i principali destinatari sono gli operatori sanitari, i
medici e gli
infermieri, i direttori sanitari e gli amministratori delle
strutture ospedaliere e ambulatoriali, si ricorda che un operatore sanitario con eventuale
infezione cronica da patogeni a trasmissione ematica “solleva difficoltà assistenziali cliniche specifiche” con importanti implicazioni organizzative ed etiche, anche in relazione alle cure che vengono prestate a un paziente.
Nel documento si indica che gli elementi cardine di un programma di prevenzione e protezione a tutela degli operatori sanitari esposti ad un rischio biologico sono i seguenti:
- “rispetto delle precauzioni standard: lavaggio delle mani, adozione delle misure di barriera (ad es. uso dei
guanti), cautela nella manipolazione e smaltimento di aghi o taglienti;
In particolare si ricorda che con l’espressione “dispositivo medico per la prevenzione della puntura accidentale” o con la sigla “Needlestick Prevention Device” (NPD) si intende “un dispositivo medico che incorpora un meccanismo di sicurezza grazie al quale è possibile prevenire la puntura accidentale”.
Se il
DPI serve a proteggere il singolo operatore in relazione ad un’attività definita, il NPD “rappresenta una misura di protezione collettiva per l’eliminazione/riduzione di un rischio specifico come la puntura accidentale: è pertanto utilizzabile indipendentemente dalla specificità dell’interazione tra il singolo operatore e l’ambiente/ambito operativo”.
Comunque l'elaborazione delle raccomandazioni necessarie deve partire da un'attenta valutazione della normativa vigente e l'elaborazione di
programmi di prevenzione “deve sempre essere fondata su una preliminare, attenta
analisi dei dati epidemiologici e della stima dei
potenziali fattori di rischio”.