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Anno 12 - numero 2387 di venerdì 30 aprile 2010
Rischio biologico: le lesioni da punture di ago La valutazione e la prevenzione del rischio biologico nel settore sanitario: le malattie trasmissibili per via ematica, le misure di prevenzione e alcuni casi pratici. Quali sono i lavoratori più esposti?
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Torniamo a occuparci dei rischi
biologici del personale sanitario, presentando un documento pubblicato
dall’Agenzia Europea per la sicurezza e
salute sul lavoro (EU-OSHA) dedicato al rischio dovuto all’esposizione a
germi patogeni presenti nel sangue, spesso attraverso lesioni subite dal
lavoratore stesso.
Il documento, dal
titolo “E-fact
n.40:
Valutazione dei rischi e lesioni da punture di ago”, sottolinea che tali lesioni non vanno trascurate “perché, per il loro
tramite,
il lavoratore potrebbe contrarre infezioni trasmissibili per via ematica
(virus,
batteri, funghi e altri microrganismi)”.
E se il virus da immunodeficienza (HIV) e il virus dell’epatite
B (HBV) e C (HCV) “sono i più comuni”, in realtà si conoscono “oltre
venti
malattie trasmissibili per via ematica”.
Il contatto con sangue infetto o altri
fluidi corporei può verificarsi mediante:
- “inoculazione di sangue attraverso aghi di siringa o oggetti
taglienti/appuntiti;
- contaminazione con sangue attraverso ferite della pelle;
- ingestione del sangue di una persona (ad es. dopo la rianimazione
bocca a
bocca);
- contaminazione
mediante indumenti sporchi di sangue in corrispondenza di una ferita
aperta; -
morsi (dove la pelle è lacerata)”.
Poiché il “tipo di contatto più diffuso è quello attraverso una puntura
di
siringa, questi infortuni sono spesso indicati come “puntura
di siringa” o “puntura
di ago”.
A rischio non sono soltanto gli operatori
sanitari: se “gli infermieri
che lavorano in situazioni mediche di emergenza sono considerati come i lavoratori più esposti, anche molte
altre categorie sono a rischio”.
Ad esempio gli addetti alla pulizia di spazi pubblici (treni, parchi
pubblici),
che “possono entrare in contatto con materiale contaminato da fluidi
corporei,
come le siringhe usate da tossicodipendenti”. Ma sono considerati
potenzialmente a rischio anche i seguenti ambiti lavorativi:
- “carceri e servizi di controllo di individui in libertà vigilata;
- polizia e servizi di sicurezza;
- servizi doganali;
- assistenti sociali;
- servizi di pompe funebri;
- settore del body piercing/body art;
- smaltimento dei rifiuti;
- settore edile e delle demolizioni”.
Secondo stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, “circa 3
milioni (su
35 milioni) di lavoratori del settore
sanitario sono esposti ogni anno al rischio di contrarre infezioni
da agenti
patogeni presenti nel sangue”.
In particolare il rischio dopo l’esposizione a sangue infetto “è stato
così
stimato: epatite B (rischio ~30%), epatite C (rischio ~10%) e HIV
(rischio ~0,3%)”.
Valutazione dei rischi
Quando si valutano i rischi di lesioni da punture di ago è
“essenziale
individuare tutti i lavoratori esposti a simili lesioni”. Abbiamo appena
visto
che se infermieri
e medici
“sono probabilmente i soggetti maggiormente a rischio”, molti altri
lavoratori
non sono esenti dai rischi.
Per la valutazione è bene chiedere a tutti i lavoratori “se durante il
lavoro
sono venuti a contatto con oggetti taglienti/appuntiti”, magari
prendendo in
considerazione tutti i luoghi, le situazioni, le mansioni e le
attrezzature che
possono comportare rischi
biologici.
Misure di prevenzione
Riguardo al rischio di trasmissione
di
agenti patogeni contenuti nel sangue attraverso lesioni da punture
di
ago, soprattutto nei luoghi di cura, la prevenzione non è facile.
Tuttavia esistono “misure in grado di ridurre sensibilmente il rischio,
le
quali dovrebbero comprendere innanzi tutto mezzi collettivi di
prevenzione,
come ad esempio l’utilizzo di siringhe ad ago retrattile”.
La prevenzione con dispositivi di protezione personale (ad es. l’uso di
guanti)
costituisce invece la soluzione ultima, se non è possibile controllare
adeguatamente il rischio in altri modi.
C’è anche la possibilità di vaccinazione contro il virus dell’epatite B,
ma
questa misura “non previene la trasmissione di altri agenti
patogeni presenti nel sangue”.
In ogni caso tutte le misure di prevenzione “devono essere accompagnate
da una
campagna di informazione e formazione”.
Inoltre il datore di lavoro dovrebbe predisporre uno specifico piano d’azione nel caso si verifichi
una lesione da puntura di ago, un piano che miri “principalmente al
benessere
del lavoratore ferito”, evitando in quella circostanza una “caccia al
colpevole”.
Ricapitoliamo alcune delle possibili misure
da prendere in esame”:
- “mettere a disposizione attrezzature mediche più sicure, quali
siringhe con
aghi retrattili;
- maggiore controllo dei rifiuti ospedalieri;
- migliorare le condizioni di lavoro, come l’illuminazione;
- migliorare l’organizzazione del lavoro (ad es. riducendo il carico di
lavoro
conseguente a turni troppo lunghi, che può essere causa di incidenti ai
lavoratori, e migliorando i controlli per garantire il rispetto dei
metodi di
lavoro);
- utilizzare equipaggiamenti di protezione personale;
- vaccinarsi contro il virus dell’epatite B;
- applicare metodi di lavoro sicuri (non rimettere il cappuccio
sull’ago);
- smaltire in maniera sicura gli oggetti taglienti/appuntiti e altri
rifiuti
ospedalieri;
- formazione e informazione”.
Ricordando che il documento tratta anche dei casi pratici di ospedali
che hanno ridotto l’incidenza delle lesioni da ago, riportiamo altre misure di base per proteggere i
lavoratori da agenti patogeni trasmissibili per via ematica:
- “lavarsi le mani dopo ogni contatto con un paziente e dopo il contatto
con
sangue o fluidi corporei;
- utilizzare EPP adeguato (equipaggiamento di protezione personale);
- indossare guanti
usa e getta quando si maneggiano sangue o fluidi corporei;
- indossare grembiuli di plastica/camici impermeabili quando ci
potrebbero
essere schizzi di sangue o di fluidi corporei;
- proteggere gli occhi (con maschere, occhiali o visiere di sicurezza)
quando
sangue, fluidi corporei o frammenti/tessuti contaminati potrebbero
colpire il
viso;
- coprire le ferita e le abrasioni della pelle con cerotti impermeabili;
- smaltire immediatamente e in maniera sicura oggetti
taglienti/appuntiti in
idonei contenitori resistenti alle punture;
- non riempire eccessivamente i contenitori riservati agli oggetti
taglienti/appuntiti e
- non rimettere mai i cappucci sugli aghi”.
EU-OSHA, “E-fact
n.40: Valutazione dei rischi e lesioni
da punture di ago” (formato PDF, 67 kB).
Tiziano Menduto
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