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Rischi biologici negli ambulatori: una guida per gli infermieri
Disponibile un manuale Inail dedicato al rischio biologico negli ambulatori e rivolto al personale infermieristico. Aggiornato al D.Lgs. 81/2008, presenta i rischi più ricorrenti, la normativa e le misure di prevenzione più adeguate.
Il documento è dedicato agli infermieri
professionali e fornisce informazioni utili per la conoscenza, la valutazione e
la prevenzione del rischio
biologico negli ambulatori di cura in genere e, in particolare, negli
ambulatori dell’INAIL. Infatti il rischio
biologico presente in questi laboratori – come indicano gli autori – “non
si differenzia da analogo rischio in ambiente ospedaliero” e la pubblicazione
può “tornare utile anche in ‘ambiente’ non INAIL”.
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Il documento, che può
dunque costituire una guida per le prevenzione del rischio
biologico in ambito sanitario,
è aggiornato alle indicazioni dettate dal Decreto
legislativo
81/2008 e dal più recente D.
Lgs.
106/2009, e riporta il nuovo codice deontologico degli infermieri
approvato
nel 2009 e i riferimenti legislativi in tema di gestione dei rifiuti
sanitari.
Il fruitore naturale della monografia è dunque l’infermiere
professionale al quale vengono fornite informazioni sulle vaccinazioni,
sui
dispositivi di protezione individuale, sullo smaltimento dei rifiuti per
ambulatori, sulla protezione dai contagi (HIV, virus dell’epatite, …),
sulla sorveglianza sanitaria e sul giudizio di idoneità.
Ricordando che alcuni studi hanno messo in risalto che - riguardo al rischio
biologico - “in ambito sanitario tra
le categorie professionali, gli infermieri risultano quelli più esposti,
rappresentando una percentuale di oltre il 60%, i chirurghi sono il 9%, i
medici l’8%, gli ausiliari il 4%, i laboratoristi
il 4% ed il restante personale il 7%”.
Rischio biologico Il rischio
biologico – ricorda il documento – “costituisce di per sé un tipo di
rischio intrinseco all’attività sanitaria, al quale l’operatore
sanitario, sia esso medico,
infermiere, o addetto al laboratorio di analisi, può trovarsi esposto”
ed è
costituito da “agenti biologici che possono risultare potenziali
portatori
delle più varie patologie infettive”.
Infatti nell’ambito
sanitario l’operatore è costantemente a “contatto diretto con
materiali
biologici (ad esempio sangue, saliva, altri fluidi, aerosol respiratori)
nonché
da materiali o strumenti che siano stati contaminati da sangue o da
altre
sostanze risultanti potenzialmente infette”.
I rischi più ricorrenti, sia per gli
infermieri che operano all’interno degli ambulatori dell’INAIL che in
molti
altri ambiti sanitari, sono legati a:
- virus B dell’epatite;
- virus dell’epatite Delta;
- virus C dell’epatite;
- virus dell’immunodeficienza acquisita.
Normativa Ricordiamo che al rischio
biologico viene dedicato il Titolo X
del D.Lgs. 81/2008 - “che ha confermato la Direttiva della Comunità
Europea
679/90, già in precedenza recepita dal D.Lgs. 626/94” - e che le
modifiche del
D.Lgs. 106/09 riguardano l’art. 272, comma 2, lett. c) dove si aggiunge
che il
datore di lavoro progetta adeguatamente i processi lavorativi anche attraverso l’uso dispositivi di
sicurezza atti a proteggere dall’esposizione accidentale ad agenti
biologici.
La monografia si sofferma sulle definizioni tratte dal Testo Unico,
sulla
classificazione e pericolosità degli agenti
biologici, sulla suddivisione di tali agenti in gruppi secondo il
rischio
di infezione per l’uomo:
- “gruppo 1: agenti con poca
probabilità di causare malattie in soggetti umani;
- gruppo 2: agenti che possono
causare malattie nell’uomo e costituire un rischio per i lavoratori; è
poco
probabile che si propaghino nelle comunità; sono di norma disponibili
efficaci
misure profilattiche o terapeutiche”;
- gruppo 3: agenti
che possono causare malattie gravi nell’uomo e costituire un serio
rischio per
i lavoratori; possono propagarsi nella comunità, ma di norma sono
disponibili
efficaci misure profilattiche o terapeutiche” (come ad es. per HBV, HCV,
HIV,
…);
- gruppo 4: “agenti che possono
provocare malattie gravi nell’uomo, costituire un serio rischio per i
lavoratori, presentare un elevato rischio di propagazione nella
comunità, non
essendo disponibili di norma efficaci misure profilattiche o
terapeutiche”
(come ad es. per Virus Ebola).
L’Allegato XLVI del D.Lgs. 81/2008 elenca gli agenti biologici
classificati nel
gruppo 2, 3 e 4.
Procedure di buona tecnica nell’attività
infermieristica Ci soffermiamo ora brevemente su alcune delle indicazioni riportate
per la
prevenzione dei rischi a cui sono soggetti gli operatori
sanitari.
Ad esempio in merito all’esecuzione dei
prelievi si ricorda che “la massima protezione si ottiene attraverso
l’uso
di dispositivi che permettono di effettuare tale operazione senza usare
la
siringa (prelievi sotto vuoto)” e che devono essere messe in pratica
norme di
protezione individuale e di igiene generale.
In particolare le modalità di prelievo “debbono sottostare ai seguenti criteri:
- il prelievo deve essere eseguito da personale preparato e con
esperienza;
- nel corso del prelievo debbono essere usati guanti e camice
protettivi;
- dopo il prelievo, prima di immettere il sangue nella provetta, deve
essere
tolto l’ago dalla siringa e riposto nell’idoneo contenitore rigido;
- deve essere controllato che il contenitore del campione di sangue non
sia contaminato
esternamente, in caso positivo è necessaria la disinfezione con
ipoclorito di
sodio al 5%;
- il trasporto in laboratorio
deve essere eseguito tramite l’utilizzo di un appropriato contenitore;
- il modulo di richiesta di esame dovrebbe essere inviato a parte
rispetto al
campione al fine di evitare una possibile contaminazione”.
Vengono anche riportate alcune precauzioni a seconda degli strumenti
utilizzati per il prelievo. Ad esempio in caso di
prelievo con siringa ed ago, “una volta effettuata l’operazione, l’ago
deve
essere rimosso attraverso il dispositivo del contenitore per aghi e
taglienti,
poi vanno riempite le provette”.
Nel caso di esposizione accidentale
professionale a sangue o altro materiale biologico l’operatore
coinvolto
dovrà seguire specifiche procedure e le prime
misure da attuare consistono “nei seguenti atti:
- far aumentare il sanguinamento se trattasi di ferita, nel caso
applicare
anche un laccio emostatico a monte della stessa;
- eseguire abbondante detersione con acqua e sapone;
- disinfettare bene la ferita;
- se vi sia stato contatto con il cavo orale occorre risciacquare con
acqua
corrente;
- se c’è stato contatto con le congiuntive occorre risciacquare con
acqua
corrente a lungo (per almeno 10 minuti);
- l’operatore esposto va inviato al Pronto Soccorso per gli altri
interventi
del caso”.
Rimandiamo il lettore ai criteri di prevenzione specifica, riportati
nella
monografia, relativi all’epatite e all’infezione da HIV,
anche in relazione alla possibilità, in alcuni casi, di vaccinazione e
di
effettuazione di specifiche misure profilattiche post-esposizione.
L’indice del documento:
PRESENTAZIONE
LA PROFESSIONE SANITARIA DI INFERMIERE
L’ATTIVITÀ DELL’INFERMIERE: AUTONOMIA E RESPONSABILITÀ
LA PREVENZIONE DEL RISCHIO BIOLOGICO
GLI AMBIENTI DI LAVORO: GLI AMBULATORI “PRIME CURE” DELL’INAIL
Aspetti normativi
Dotazione ambulatorio “prime cure”
Dotazione altri ambulatori specialistici
RISCHIO BIOLOGICO: CONOSCENZA, VALUTAZIONE E PREVENZIONE
Attività professionale degli infermieri nell’INAIL
Rischio specifico per gli infermieri nell’ambulatorio INAIL
Principali patologie
Procedure di buona tecnica nell’attività infermieristica
Criteri generali di prevenzione generale e specifica
LA NORMATIVA PER LA PREVENZIONE DEL RISCHIO BIOLOGICO
I Decreti Legislativi 81/08 e 106/2009
Normativa sulle vaccinazioni
Normativa per la protezione dal contagio da HIV
Normativa sui dispositivi di protezione individuale (DPI)
Normativa per la gestione dei rifiuti sanitari
Vaccinazione antitubercolare
SORVEGLIANZA SANITARIA E GIUDIZIO DI IDONEITÀ
ALLEGATI
n. 1 D.M. 14.9.1994 n. 739
n. 2 Legge 26.2.1999 n. 42
n. 3 Codice Deontologico degli Infermieri 2009
n. 4 Legge 11.3.1988 n. 67 - D.M. 15 marzo 1991
n. 5 Convenzione Regioni/INAIL per le “Prime Cure”
n. 6 D.P.R. 7.11.2001 n. 465