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In un
precedente
articolo abbiamo affrontato i sistemi di prevenzione e protezione con
particolare riferimento alle misure di prevenzione relative alle strutture,
postazioni e ambienti di lavoro. Ora ci soffermiamo sui rischi e sulle misure
di prevenzione in merito agli
incendi,
alle
esplosioni e alle
sostanze chimiche pericolose.
I rischi
L’Inail ricorda che, nel comparto
relativo al trattamento dei
Rifiuti
da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (
RAEE),
incendi ed esplosioni possono
verificarsi “per la presenza di idrocarburi e di altri prodotti chimici nei
rifiuti conferiti”.
Fattori di rischio che possono
manifestarsi durante tutte le operazioni, ma “soprattutto nella fase di
recupero dei fluidi frigorigeni
(fluidi usati ad esempio nei sistemi di refrigerazione, ndr), in prossimità dei
relativi sistemi di stoccaggio e nella fase di triturazione e trattamento degli
isolanti poliuretanici”.
Inoltre comune a tutte le
tipologie di impianti è la “presenza di
polveri
combustibili, prodotte nelle fasi di triturazione e trattamento, veicolate
da nastri trasportatori o trasporto pneumatico. In caso di mancata captazione o
insufficiente pulizia, le polveri, disperse negli ambienti, sono suscettibili
di provocare
incendi
o
esplosioni,
se è possibile l’azione di una fonte di innesco (punti caldi, fiamme libere o
scintillio di contatti elettrici, scariche elettrostatiche)”.
Il documento riporta i
materiali di più frequente impiego in
grado di provocare
incendi
ed esplosione. Ad esempio il ciclopentano, l’isobutano (utilizzato come fluido
frigorigeno), l’idrogeno (sviluppato durante la ricarica degli accumulatori dei
carrelli a elevatori), le polveri di poliuretano (triturazione delle schiume
isolanti dei frigoriferi e dei sistemi di refrigerazione), le polveri di
materiali plastici, le polveri metalliche (tra cui l’
alluminio),
gli oli o grassi di natura idrocarburica, il legno impiegato per la costruzione
degli involucri di talune apparecchiature, …
Anche le
batterie
o accumulatori, “specie se contenenti composti del litio, possono a loro volta
provocare
esplosioni,
se non rimossi e trattati adeguatamente”.
Riguardo al rischio chimico il documento sottolinea che sono molte le sostanze pericolose e, in genere,
“presenti nelle diverse fasi di lavorazione in forma di materiale per recupero
di materia prima secondaria e di energia”. Ad esempio “da frigoriferi, congelatori,
surgelatori, condizionatori sono recuperati clorofluorocarburi (CFC), oli,
lubrificanti e resine espanse contaminate e/o contenenti CFC, mercurio dagli
interruttori, policlorobifenili (PCB) dai condensatori. Da televisori, monitor
e schermi provengono piombo, ossidi e solfuri di zinco, cadmio, fosfori; da
computer, condensatori contenenti PCB e interruttori a mercurio”.
Lo studio dell’Inail, al quale vi
rimandiamo per una lettura più esaustiva, descrive in particolare
le operazioni - nei diversi raggruppamenti
relativi al trattamento dei
RAEE
- che comportano la generazione e l’aerodispersione di polveri e la
manipolazione di
sostanze
pericolose da parte degli operatori nelle fasi del processo che vengono
svolte manualmente.
Nel caso di impianti che trattano
rifiuti appartenenti a più di un raggruppamento “gli inquinanti sono
rinvenibili in tutte le fasi di lavoro a causa di mancanza di un’adeguata
compartimentazione degli spazi”.
Altre “situazioni critiche trasversali a tutte le tipologie di impianto
sono legate a operazioni di manutenzione ordinaria (lubrificazione,
piccole verniciature, sostituzione di
componenti elettrici e meccanici che comportano manipolazione e contatto con
oli e grassi minerali, vernici e relativi diluenti)”.
Misure di prevenzione
Le misure più idonee per la prevenzione o lotta a incendi e esplosioni
negli stabilimenti di trattamento RAEE comprendono:
- “impianti elettrici tali da non
costituire innesco in ambienti o impianti in presenza di sostanze o polveri
combustibili aerodisperse (
ATEX);
- mantenere gli impianti in modo
da prevenire i pericoli derivanti da contatti accidentali con elementi in
tensione;
- piani di manutenzione
programmata degli impianti elettrici da costruire secondo le norme CEI ed in
modo da prevenire i
rischi
di incendio ed esplosione derivanti da anomalie del loro funzionamento;
mantenere gli impianti in modo da prevenire i pericoli derivanti da contatti
accidentali con elementi in tensione;
- divieto assoluto di fumo;
Queste invece le misure tecniche specifiche:
- “installazione di sistemi di
iniezione o inertizzazione di
azoto
o altro gas inerte. Ciò è particolarmente opportuno nelle porzioni di impianto
interessate da ciclo pentano, isobutano e polveri di poliuretano e di altri materiali combustibili,
quali nastri trasportatori, sistemi di trasporto pneumatico, mulini, sili,
polmoni, tramogge,
serbatoi,
coclee, valvole rotative, vagli, condotti polveri;
- le zone interessate possono
essere mantenute sotto gas inerte, controllandone il flusso, o mantenendo un
eccesso d’aria sufficiente a diluire ben al di sotto del limite di
esplosività. In tal caso, è necessario
installare sensori che indicano l’eventuale superamento della soglia prevista
di tenore di ossigeno, con blocco dell’impianto al superamento della soglia
indicata;
- alternativamente, sensori
simili possono essere dotati di soglie di intervento differenziate per
allertare gli operatori o per iniettare direttamente gas inerte in caso di
avvicinamento o superamento dei valori di esplosività, rispettivamente;
- rilevatori di concentrazione di
gas infiammabili nei locali e in prossimità delle apparecchiature di trattamento
e recupero gas;
- rimozione frequente delle
polveri che si liberano dall’impianto al fine di evitare accumuli;
- manutenzione degli impianti al
fine di evitare surriscaldamenti o malfunzionamenti negli elementi mobili;
- impianto elettrico e apparecchiature
elettriche del tipo idoneo, in relazione all’esito della classificazione delle
aree con
rischio
di esplosione”.
Riguardo agli agenti chimici si sottolinea che gli
ambienti chiusi, “dove siano presenti vapori o gas pericolosi per natura e per
concentrazione, dovrebbero essere dotati di sistemi di captazione e di aspirazione capaci di mantenere
l’ambiente in depressione e di convogliare l’aria in uscita verso impianti di
depurazione/ abbattimento/estrazione”.
Inoltre “gli impianti di ventilazione in grado di captare l’aria in ingresso da
posizione sicura, lontana da contaminazioni sono necessari in locali chiusi
destinati allo stazionamento del
personale (cabine di automezzi, sale controllo, uffici, spogliatoi, …). Questi
dovrebbero essere separati il più possibile dalle zone produttive,
compatibilmente con esigenze di controllo del lavoro”. In alternativa, i locali
“possono essere dotati di sistemi di filtrazione o mantenuti in sovrapressione,
per impedire l’infiltrazione di agenti nocivi”.
Si ricorda poi che nelle fasi di
smontaggio e recupero componenti e di frantumazione e selezione dei materiali,
“la riduzione dell’esposizione ad
agenti
chimici e cancerogeni comporta la necessità di movimentare le sostanze in
sistemi chiusi e automatizzati: a tal
fine, può essere utile predisporre idonei sistemi di segregazione e
contenimento delle zone di stoccaggio e dei nastri trasportatori, nonché
l’utilizzo di aspirazione localizzata nei punti ove l’impianto scarica nei
contenitori di raccolta e in prossimità dei nastri trasportatori”.
Nel documento si fa specifico
riferimento alla fase di messa in sicurezza di
televisori e monitor, all’importanza di garantire un’aspirazione
controllata delle
polveri
del tubo catodico “a mezzo di impianti presidiati da sistemi aspiranti in
sicurezza, prevenendo rotture premature del bene mediante estrazione
controllata del tubo catodico e predisponendo il recupero delle polveri
fluorescenti in simultanea alla rottura dei tubi stessi o immediatamente dopo
la rottura del tubo catodico, il più vicino possibile a dove è stata effettuata
l’operazione”.
Anche la scelta delle
apparecchiature di trasporto e/o sollevamento (fasi di raccolta, conferimento e
messa in riserva) “deve essere mirata a evitare il danneggiamento del bene da
cui può scaturire dispersione di sostanze pericolose”.
Infine si sottolinea che
un’attenta “organizzazione del lavoro e delle
turnazioni
consente di ridurre al minimo il numero dei lavoratori che sono o potrebbero
essere esposti”.
Senza dimenticare che la pulizia
dei locali produttivi contaminati è “efficace se realizzata mediante macchinari
‘ad umido’ e/o con sistemi aspiranti”.
Tiziano Menduto