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Anno 10 - numero 1931 di mercoledì 30 aprile 2008

Movimentazione manuale dei pazienti: prevenzione delle patologie


Pubblicate dalla Società Italiana di Medicina del Lavoro ed Igiene Industriale le linee guida relative alla prevenzione dei problemi della movimentazione manuale dei pazienti tra gli operatori sanitari. Le ricerche, la prevenzione e la formazione.

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E’ da molto tempo che la Società Italiana di Medicina del Lavoro ed Igiene Industriale (SIMLII), consapevole che in Europa il “mal di schiena” rappresenta il disturbo più diffuso tra i lavoratori, si occupa delle problematiche relative ai disturbi muscoloscheletrici.
 
Su questo tema la SIMLII ha già infatti pubblicato due volumi dedicati al tema del sovraccarico biomeccanico del rachide e dell’arto superiore.
Inoltre nel 2005 ha organizzato un Convegno nazionale sul tema della movimentazione manuale dei carichi nelle strutture sanitarie. Di questo convegno è possibile leggere, scaricandolo on line, l’estratto della relazione “Fisiopatologia e clinica del mal di schiena” (formato PPT, 6.67 MB).
 
In questi giorni la SIMLII ha invece pubblicato le “Linee Guida per la prevenzione delle patologie correlate alla movimentazione manuale dei pazienti”; linee guida redatte da un comitato coordinato dal Prof. Violante.
 
 
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Già nella premessa del lungo documento (141 pagine!), corredato di linee guida di vari paesi, tabelle e questionari, si ricordano i principali dati che sono, di per sè, sufficientemente esplicativi: nei 27 Stati membri dell’UE, il 25% dei lavoratori dichiara di soffrire di mal di schiena, mentre il 23% accusa dolori muscolari (Fourth European Working Conditions Survey, 2005).
Tuttavia si ricorda anche che “tra le categorie lavorative per le quali è stato possibile dimostrare un aumento dei casi di patologie muscoloscheletriche riconducibili al lavoro vi è quella degli operatori sanitari”.
 
Alla dimensione del problema è dedicato un intero capitolo che, oltre a elencare statistiche e dati, riporta molteplici ricerche sulla correlazione tra i disturbi muscoloscheletrici e l’attività in ambito sanitario.
 
Ad esempio in una ricerca norvegese del 2004, su un numero di 3651 ausiliari, emerge un’associazione “tra lombalgia severa e frequente mobilizzazione (riposizionamento) dei pazienti a letto”. E comunque, in generale, si osserva nella letteratura scientifica “un’associazione positiva tra la patologia muscolo-scheletrica del rachide e di altri distretti e l’attività di operatore sanitario caratterizzata da fattori di rischio biomeccanico”.
 
Il secondo capitolo è dedicato invece alla valutazione del rischio da movimentazione manuale dei pazienti e viene definito un percorso “orientato alla prevenzione di disturbi a carico dell’apparato muscoloscheletrico, in particolare del rachide lombare”.
In questa parte si analizzano anche i singoli metodi per evidenziare “le diverse strategie di analisi proposte, la coerenza con i dati scientifici ad oggi disponibili, la riproducibilità e l’eventuale validazione”.
 
Nelle considerazioni conclusive di questo capitolo è indicato che si posso utilizzare sia metodi “multidimensionali”, che presentano il pregio “di essere applicabili in condizioni di reale svolgimento dell’attività lavorativa”, che metodi “settoriali”, che possono essere “utilmente impiegati per operare stime oggettive del carico biomeccanico a scopo di ricerca”.
 
Un intero capitolo, il terzo, è dedicato invece alla sorveglianza sanitaria nei lavoratori addetti alla movimentazione manuale dei pazienti. Infatti il documento ricorda che la “sorveglianza sanitaria rappresenta l’elemento fondamentale che, unitamente alla valutazione del rischio, concorre alla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori”.
 
Interventi preventivi: le evidenze della letteratura scientifica” è il titolo del capitolo seguente, dedicato alla “ricerca di letteratura scientifica relativa all’efficacia”, partendo da una “ricerca di revisioni già realizzate (fonti ‘secondarie’), che ha consentito di reperirne diverse, molto recenti”.
E’ in questo capitolo che sono raccolte diverse linee guida di altre istituzioni e società.
 
L’ultimo capitolo si occupa invece di informazione e formazione, come “strumenti necessari ed indispensabili per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali”.
 
Tra i requisiti di una formazione/informazione idonea ci sono:
- la definizione degli obiettivi;
- l’identificazione della popolazione bersaglio;
- la definizione dei messaggi e dei mezzi di comunicazione;
- la valutazione della preparazione dei formatori;
- la valutazione di efficacia.
 
A conclusione del capitolo è indicato un programma tipo di “educazione sanitaria per addetti alla movimentazione manuale pazienti” e un programma di “formazione formatori interni”.
 
Nelle considerazioni conclusive di queste linee guida si ricorda che se “i dati epidemiologici mostrano che la prevalenza dei disturbi muscoloscheletrici negli operatori sanitari addetti all’assistenza è ancora molto alta”, sono tuttavia “scarsi gli studi condotti per valutare l’efficacia degli interventi preventivi”.
E’ dunque necessario “proseguire l’attività di ricerca in questo settore”.
 
 
Tiziano Menduto
 


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