La prevenzione delle malattie
professionali di Rocco Vitale
La prima osservazione sta nel metodo. La presentazione di un documento,
complesso ed articolato come quello elaborato dalla CGIL, rappresenta un
momento di chiarezza e di assunzione di responsabilità. La conoscenza delle
posizioni e della proposta consente di avviare un processo e svolgere un
confronto concreto.
In questo senso:
a) Siamo ovviamente disponibili ad
ospitare e far conoscere sul sito dell’Aifos altre relazioni o comunicazioni
dei componenti la Commissione Consultiva.
b) Al fine di favorire trasparenza e
conoscenza tutte le relazioni, verbali e documenti presentati in Commissione,
nonché le deliberazioni finali, potrebbero essere utilmente rese pubbliche
dalla stessa Commissione, ad esempio sul sito del Ministero del Lavoro.
Veniamo a qualche considerazione di merito e di analisi della proposta della
CGIL che, nell’aver ripreso i dati
emersi dalla Commissione di Indagine sulle
morti
bianche del Senato, sottolinea l’aspetto delle malattie professionali nella
sua tragica evidenza.
A fronte di
qualche
punto di percentuale in meno di morti sul lavoro si sta assistendo ad un
silenzioso aumento delle malattie professionali. Aver posto il problema delle
malattie professionali significa voler dirigere l’attenzione e gli strumenti
della prevenzione in modo serio e mirato. Un fenomeno, oggi scarsamente
preso in considerazione, ma i cui effetti potranno essere molto gravi nel
prossimi decenni.
Si tratta quindi di attuare una politica di programmazione della prevenzione
che non può essere ridotta a spot o iniziative temporali che non hanno la
consapevolezza del processo temporale del lavoro privilegiando fattori
quotidiani ed estemporanei.
Il Sistema Informativo Nazionale della Prevenzione (
SINP)
potrà essere un utile ed unico strumento dei dati che però deve essere
accompagnato dall’adozione della “
carta
dei diritti dei lavoratori e dei RLS”.
La proposta della CGIL non vuole essere una modifica dell’art. 20 sugli
obblighi dei lavoratori ma piuttosto l’avvio di una campagna straordinaria e
permanente, non in termini giuridici ma, di conoscenza e di ruolo dei lavoratori.
La “Carta” non deve essere letta come un elenco delle cose da fare ma come uno strumento per lo
sviluppo della consapevolezza della prevenzione e soprattutto, dei rapporti
tra i lavoratori e la sorveglianza sanitaria.
Nel documento vi sono altre indicazioni interessanti. Dalla campagna fabbriche
aperte all’adozione dei codici etici, dalla diffusione di materiali
multimediali a specifici progetti delle Regioni. Queste ed altre proposte hanno
un filo conduttore che si basa sull’informazione e la comunicazione.
Viene di fatto dato un giudizio negativo di quanto siano inutili e costose le
cosiddette “campagne” sulla sicurezza sul lavoro che si basano su manifesti,
opuscoli,
spot di carattere generale e generici in quanto non affrontano i problemi alla
radice ma si limitano a proclami da tutti condivisi che, alla prova dei fatti,
non incidono realmente per una maggiore sicurezza sul lavoro.
La proposta della CGIL valuta l’importanza dell’informazione attraverso azioni
di comunicazione mirate alla diffusione ed alla conoscenza di specifici
strumenti che si basano essenzialmente sull’importanza della prevenzione per
combattere le
malattie
professionali.
In questo contesto assume particolare rilevanza l’informazione ai lavoratori
sulle sostanze ed i preparati pericolosi con una campagna di informazione e
formazione in tutti i luoghi di lavoro interessati per una conoscenza delle
prescrizioni relative alle schede sui dati di sicurezza.
La CGIL avanza, inoltre, una proposta semplice che incide sui
costi
della sicurezza a carico dei lavoratori. Si tratta dei ticket sanitari.
La legge prevede che le lavoratrici/lavoratori che subiscono un infortunio o
contraggono una malattia professionale non debbano pagare alcun onere per
terapie, esami strumentali, riabilitazione. Molti ignorano questa esenzione dal
ticket per la quale va attuata una specifica procedura. Si rende quindi utile
una puntuale campagna di informazione affinché i lavoratori ne siano a
conoscenza, e spesso anche i datori di lavoro nonché i medici stessi.
Altra azione prevista consiste nelle proposta di una campagna di diffusione
delle
buone
prassi. Con la denominazione “Malattie professionali perdute” si vuole
diffondere l’esperienza di eccellenza già assunta in alcuni territori che hanno
raggiunto risultati significativi.
Una attenta analisi del documento proposto dalla CGIL ha il merito di riportare
in primo piano la
sorveglianza
sanitaria ed il ruolo ed i compiti dei medici del lavoro. Alla prassi
attuale, laddove non mancano modelli di grande serietà e professionalità di
molti medici competenti, si assiste – però – ad una diffusa burocratizzazione
dei compiti del
medico
competente. La firma sul Documento della Valutazione dei Rischi viene,
spesso, apposta a Documento concluso e scritto da altri che non quale risultato
di una comune analisi sui fattori di rischio.
Allo stesso tempo la sorveglianza sanitaria viene esercitata con semplici e
frettolose visite mediche i cui dati, globalmente e periodicamente, non sono
poste alla base del
programma
di miglioramento.
Gli aspetti tecnicistici della sicurezza sul lavoro fanno passare in secondo
piano il ruolo e la funzione del medico competente che dovrebbe essere colui
che, in base ai dati emersi dalle visite mediche periodiche, è in grado di
fornire alla
riunione
periodica gli orientamenti e le necessità formative atte alla prevenzione
della salute e delle malattie professionali.
In questo senso la “Carta” dei diritti dei lavoratori e degli RLS vuole essere
un esplicito e chiaro richiamo alla sorveglianza sanitaria ed al nuovo modello
e sistema di rapporto tra le ASL, medicina generale, il medico di base nel
contesto del Servizio Sanitario Nazionale di cui anche la sicurezza e la salute
sul lavoro ne sono parte.
CGIL
- La prevenzione delle malattie professionali. Proposte della Cgil per una
azione di sistema (formato .doc, 158 kB).