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Anno 12 - numero 2381 di giovedì 22 aprile 2010
Il fumo di tabacco nei luoghi di lavoro e le politiche aziendali Un manuale pratico per il controllo del fumo di tabacco negli ambienti di lavoro realizzato dalla Regione Veneto. Le idonee politiche aziendali, i vantaggi della limitazione del fumo, i locali per i fumatori.
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Di fumo passivo e attivo nei luoghi di lavoro PuntoSicuro ha parlato più
volte, spesso utilizzando i materiali presentati nell’area web che l’Ispesl ha predisposto su questo tema.
Torniamo a farlo presentando un nuovo documento - promosso dal Centro Nazionale
per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM) e curato dalla Regione Veneto, con la
collaborazione di Regione Piemonte
e Regione Emilia-Romagna -
dal titolo “Verso
una azienda libera dal fumo: manuale pratico per il controllo del fumo di
tabacco negli ambienti di lavoro”.
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Il manuale è uno strumento operativo di supporto al datore di lavoro,
non solo
per gli aspetti normativi ed epidemiologici – aspetti che PuntoSicuro ha
già
affrontato - ma anche per quel che riguarda l’elaborazione di un politica aziendale per il controllo del
fumo di sigaretta quale attuazione di un percorso di prevenzione
della
salute attraverso l’adozione di stili di vita sicuri.
Ed è su questo aspetto che noi ci soffermeremo, convinti che oltre a
essere in
regola con le norme sul divieto del fumo e sulla sicurezza sul lavoro,
sia
necessario oggi adoperarsi anche per migliorare il benessere
lavorativo dei propri dipendenti.
Prima di entrare nel tema ricordiamo che il manuale illustra le “metodologie di prevenzione nei luoghi di
lavoro, basate su un approccio globale alla salute dei lavoratori
comprendente misure di riduzione dei fattori di rischio occupazionali,
interventi sulla qualità dell’ambiente, sull’organizzazione del lavoro,
azioni
sulle relazioni interpersonali e sui comportamenti individuali”.
Il documento si articola in un primo
capitolo informativo dove vengono sviluppati gli aspetti
normativi (non aggiornati al Decreto
legislativo
81/2008) ed epidemiologici, mentre nel secondo capitolo “vengono illustrati i passaggi da attuare per
applicare il divieto
di
fumo negli ambienti di lavoro, fornendo le indicazioni
indispensabili
affinché tale iniziativa abbia successo”.
Inoltre ogni capitolo è accompagnato da “schede di approfondimento
tecnico e di
esemplificazione pratica che completano le informazioni del testo e
rendono il
manuale di facile consultazione”.
Tra gli allegati sono invece riprodotti i “principali strumenti
operativi per
chi vuole impegnarsi nella realizzazione di progetti aziendali per il controllo
del
fumo di tabacco”.
Il fumo e la politica aziendale
Il manuale ricorda che elaborare una politica aziendale sul fumo
“permette
al datore di lavoro di trattare questa controversa e delicata questione
in
maniera pratica ed efficace”, affrontando le legittime richieste dei
lavoratori
non fumatori e le lamentele dei fumatori.
Una idonea politica aziendale può cercare di eliminare o controllare
l’esposizione dei lavoratori al fumo
passivo, “senza criminalizzare i fumatori, ma perseguendo i seguenti
fini:
- favorire la conoscenza dei rischi
per
la salute determinati dal fumo attivo e passivo;
- favorire la consapevolezza da parte di tutti i soggetti (datore di
lavoro,
dipendenti ed utenti, sia fumatori che non) dei propri diritti e
responsabilità;
- favorire la creazione e il mantenimento di posti di lavoro salubri e
sicuri”.
Inoltre un’azienda che volesse occuparsi del benessere dei propri
dipendenti
può voler raggiungere anche i presenti obiettivi:
- “migliorare lo stato di salute dei propri dipendenti favorendo stili
di vita
corretti (riduzione dell’abitudine al fumo);
- migliorare il clima lavorativo”.
Quali sono i vantaggi di un ambiente
lavorativo senza fumo?
Per il lavoratore:
- “miglioramento della salute;
- miglioramento dell’ambiente di lavoro;
- miglioramento delle relazioni lavorative;
- ridotti livelli di stress;
- miglioramento del tono dell’umore;
- aumento del livello di soddisfazione;
- miglioramento del benessere personale”.
E per l’azienda:
- “minore assenteismo;
- maggiore produttività;
- miglioramento delle relazioni con i lavoratori;
- sviluppo di un ambiente “amichevole”;
- miglioramento del morale dello staff;
- sviluppo di un’immagine aziendale positiva;
- migliore attrattività dell’azienda;
- ridotto turnover dello staff”.
Quali potrebbero essere i contenuti di una
politica aziendale sul fumo?
Ad esempio un’idonea politica aziendale dovrebbe occuparsi dei
seguenti
aspetti:
- “stabilire i criteri per considerare assolti gli obblighi di legge;
- definire i diritti dei non fumatori e gli obblighi dei fumatori;
- precisare il valore universale (cioè valido per tutti) delle regole
definite
all’interno di quel determinato posto di lavoro;
- stabilire dove è permesso fumare”. Il datore di lavoro può decidere se
predisporre locali per la pausa dove è permesso fumare;
- “stabilire se è permessa una pausa per fumare e se i lavoratori che
usufruiscono di tale pausa devono poi recuperarla durante la giornata
lavorativa;
- stabilire le sanzioni per chi non rispetta le regole;
- definire i tempi e le modalità di sostegno
ai
lavoratori fumatori che decidono di smettere di fumare;
- definire gli indicatori per il monitoraggio dell’efficacia della
politica antifumo
e i tempi della valutazione;
- definire i procedimenti per la soluzione di proteste e dispute”.
Dunque il datore di lavoro può scegliere
tra divieto assoluto o parziale, cioè “può optare per una scelta
radicale
di abolizione totale del fumo in tutti i locali chiusi di sua
pertinenza,
oppure allestire idonei spazi per i fumatori”.
Entrambe le scelte a livello aziendale possono presentare vantaggi e
svantaggi
che sono raccolti nel manuale. Vediamo alcuni punti critici
delle due scelte.
Il divieto totale:
- richiede ai fumatori di modificare il loro comportamento;
- può creare un’immagine negativa per l’azienda con i lavoratori che
fumano
fuori dall’edificio;
- causa disagio ai fumatori;
- può portare i fumatori ad assentarsi dal posto di lavoro per fumare.
La scelta di locali per i fumatori:
- non ha effetti positivi sulla salute dei fumatori;
- è costosa e richiede spazi dedicati;
- non sempre il sistema di ventilazione protegge adeguatamente i non
fumatori.
Si ricorda, in conclusione, che in un progetto
contro
il fumo è di fondamentale importanza che siano “sempre ben
esplicitati gli obiettivi della politica, ossia i risultati che
l’azienda
intende ottenere”. E sostanzialmente sono due i percorsi che un’azienda
può
scegliere di intraprendere:
- limitarsi
ad applicare il divieto di fumare;
- portare avanti un progetto vero e
proprio di promozione della salute.
Per approfondire la conoscenza di questi due percorsi vengono presentate
nel
manuale due diverse schede.
In una scheda (scheda n° 2) è proposto un esempio del primo
percorso: l’azienda intende limitarsi ad applicare in senso
stretto quanto previsto dalla legge, tutelando la salute dei propri
lavoratori
non fumatori nel rispetto della normativa.
Tuttavia si ricorda che “le azioni repressive sono difficili da gestire e
l’esposizione a fumo
passivo potrebbe permanere”. E “permane il rischio di danni alla
salute per
i fumatori”, con costi sociali ed economici.
Per questi motivi il manuale indica che è consigliabile optare per il secondo percorso (scheda n° 3):
l’azienda introduce il divieto di fumo, coinvolgendo i lavoratori nelle
scelte;
“inoltre intende fornire ai non fumatori informazioni per far valere il
diritto
di lavorare in ambienti sani e ai fumatori strumenti per promuovere la
loro
motivazione a smettere”.
Regione Veneto, Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle
Malattie (CCM), “Verso
una
azienda libera dal fumo: manuale pratico per il controllo del fumo di
tabacco negli ambienti di lavoro” (formato PDF, 924 kB).
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