Caratteristiche del settore
In questo settore, costituito principalmente da piccole imprese con meno di 10 dipendenti, la forza lavoro è costituita principalmente da giovani e in maggioranza da donne (54 %).
“Secondo una statistica europea (EU-25, Eurostat 2005) circa il 48 % dei dipendenti ha meno di 35 anni, mentre le persone di 55 anni o di età superiore rappresentano meno del 10 % della forza lavoro (benché questa percentuale stia aumentando a causa del cambiamento demografico)”.
Inoltre “il livello di istruzione di questa forza lavoro è basso: il 40 % dei dipendenti è in possesso di qualifiche di livello relativamente basso; soltanto 1 dipendente su 10 ha un livello di istruzione elevato”.
Malgrado queste premesse e nonostante le condizioni di lavoro impegnative, in Europa “il settore non presenta tassi di infortuni e malattie superiori alla media”.
Politiche nazionali ed europee
Riguardo a quest’aspetto la scheda ricorda che “poiché il 90 % di tutte le strutture Horeca è di piccole dimensioni, i datori di lavoro spesso non hanno il tempo e le risorse necessarie per comprendere e seguire le problematiche legislative del loro settore”.
Dunque l’applicazione della legislazione a livello di impresa “sembra costituire un problema significativo”.
Nel documento si ricorda che nel 2004 la Federazione Europea dei Sindacati dei Settori dell’Alimentazione, dell’Agricoltura e del Turismo (
EFFAT) e
HOTREC, la Federazione delle Associazioni Professionali degli Alberghi, dei Ristoranti e dei Caffè dell’UE e del SEE, hanno siglato un documento, intitolato “
An initiative to improve corporate social responsibility in the hospitality sector”, che invitava le imprese a:
- “formulare politiche in materia di assunzione, retribuzione, promozione, formazione e recesso contrattuale”;
sviluppare “pratiche come il ‘job splitting’ (suddivisione di un posto di lavoro in due posti di lavoro a tempo parziale), il flexi-time (flessibilità degli orari) e altre misure volte a promuovere l’equilibrio vita-lavoro;
- impiegare nuovamente i lavoratori stagionali, da una stagione all’altra, per mantenere la continuità e la stabilità;
- evitare discriminazioni e considerare gli incentivi non finanziari che hanno un impatto positivo sulla famiglia, come l’assistenza ai bambini;
- offrire formazione per rafforzare la «professionalità» e l’occupabilità dei lavoratori;
- coinvolgere i lavoratori nella formulazione di politiche di prevenzione;
- a informare e consultare i lavoratori e i loro rappresentanti in merito a qualsiasi programma di ristrutturazione.
Condizioni di lavoro e rischi lavorativi
In questo settore lavorativo “
dal 1995 al 2000 si è osservato un notevole peggioramento delle condizioni di lavoro, in particolare in relazione ai
rischi psicosociali come quelli connessi alle condizioni ergonomiche, alle mansioni lavorative, agli orari di lavoro e all’autonomia lavorativa”.
Il settore HO.RE.CA. inoltre “si sta trasformando rapidamente in seguito all’entrata nel mercato di nuove tecnologie e al cambiamento delle esigenze dei clienti”.
I rischi lavorativi più significativi sono i seguenti:
- “sforzo fisico dovuto a posture erette e statiche per periodi prolungati, al trasporto e al sollevamento, ai movimenti ripetuti, spesso associati ad altre condizioni di lavoro sfavorevoli, come la progettazione inadeguata del luogo di lavoro;
- esposizione ad alti livelli di rumori: circa il 29 % dei lavoratori del settore sono esposti a rumori e oltre il 4 % ritiene che essi mettano a rischio la loro salute;
- ambienti di lavoro caldi o freddi, in particolare alte temperature combinate con correnti d’aria e porte aperte, e l’alternanza tra il lavoro svolto al caldo, in condizioni di umidità e in ambienti freddi, quali i magazzini;
- inciampi, scivolamenti e cadute causati da pavimenti umidi e scivolosi, ostacoli e cadute dall’alto;
- sostanze pericolose; ad esempio, l’ampio impiego di agenti detergenti e di agenti biologici nel cibo”
In particolare i fattori di rischio psicosociale più importanti sono:
- “
orari di lavoro lunghi e straordinari: il settore è caratterizzato da lunghi turni e da orari di lavoro irregolari e inusuali; un’ampia parte del lavoro viene svolto quando le altre persone non sono al lavoro;
- difficoltà a mantenere l’equilibrio vita-lavoro, in particolare considerando l’imprevedibilità degli orari di lavoro, la lunghezza dei giorni lavorativi e la mancanza di controllo sul lavoro;
- carichi e ritmi di lavoro pesanti: circa il 75 % dei lavoratori si lamenta dell’elevato ritmo di lavoro; il 66 % deve lavorare con scadenze ristrette, mentre il 48 % afferma di non avere sufficiente tempo per completare il proprio lavoro;
- scarso controllo sul lavoro: il lavoro monotono che non lascia spazio alla creatività e che richiede scarsa iniziativa è molto diffuso;
- contatto con i colleghi e con il superiore: la mancanza di supporto può aggravare lo stress sul lavoro; circa il 70 % della forza lavoro si sente libero di chiedere sostegno ai colleghi, mentre soltanto il 53 % ai propri supervisori;
- contatto continuo con i clienti che può essere fonte di stress o, nei casi peggiori, può portare a molestie e persino a
violenze;
- mancanza di formazione e istruzione: alcune di queste occupazioni non richiedono un’istruzione formale e possono essere svolte da chi ha un basso livello di formazione e di esperienza”.
Casi studio
Secondo le 18 esperienze di prevenzione realizzate nei luoghi di lavoro e successivamente analizzate, si rileva che “azioni di successo per la prevenzione dei rischi” si realizzano con:
- “una buona
valutazione dei rischi; l’identificazione precoce dei rischi è essenziale per assicurare che vengano affrontate le opportune problematiche;
- il coinvolgimento dei lavoratori per assicurare che tutte le problematiche vengano individuate e per fornire il supporto necessario ad un’attuazione di successo delle misure di prevenzione;
- impegno da parte del personale dirigente;
- partenariati di successo per lanciare iniziative su ampia scala a livello regionale, nazionale o settoriale; per assicurare il successo di questi tipi di progetti, tutte le parti interessate devono essere coinvolte;
- una formazione appropriata;
- un approccio inclusivo che utilizzi diversi tipi di azioni che possano accrescere il successo generale di qualsiasi iniziativa intrapresa”.