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Anno 12 - numero 2425 di giovedì 24 giugno 2010
Agenti biologici: linee guida per le attivita' di sterilizzazione Disponibile sul sito Ispesl l’aggiornamento delle linee guida sull’attività di sterilizzazione quale protezione collettiva da agenti biologici per l’operatore nelle strutture sanitarie. L’esposizione ad agenti biologici e i DPI.
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L’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro (ISPESL) – importante
istituto di ricerca che rischia di essere soppresso
dalla manovra
finanziaria straordinaria varata dal Governo italiano – ha pubblicato sul
suo sito un aggiornamento delle linee guida relative alle attività di sterilizzazione con riferimento all’attuale normativa
sulla sicurezza e alle più recenti norme e pareri tecnici.
Il documento, dal titolo “Linee
guida sull’attività di sterilizzazione quale protezione collettiva da agenti
biologici per l’operatore nelle strutture sanitarie (D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.)”,
parte dalla considerazione che nel Titolo X del Decreto legislativo 81/2008
“l’evidenza di tutela, nonché di responsabilità, nel caso dell’operatore
sanitario” viene rafforzata nell’art. 274 (Misure Specifiche per le
Strutture Sanitarie e Veterinarie) dove al comma 2 il legislatore sottolinea
che il datore di lavoro definisce e
provvede che siano applicate procedure che consentono di manipolare,
decontaminare ed eliminare senza rischi per l’operatore e la comunità, i
materiali e i rifiuti contaminati.
Come indicato nella
presentazione del documento, “le procedure di disinfezione e
la sterilizzazione si identificano
quali misure di prevenzione-protezione di tipo collettivo ai sensi del
menzionato Titolo X e sono basate sull'utilizzo di metodi chimici e
chimico-fisici, per inattivare, distruggere o rimuovere microrganismi
patogeni”.
In particolare viene ricordato che “qualsiasi materiale, prodotto o
strumento è
considerato ‘sterile’ quando è privo di agenti microbici vitali ed il
fine di
tale processo è quello di rendere inattivi i contaminanti
microbiologici”.
Dunque se si impiega un procedimento convalidato e si esegue una
verifica
dell’efficacia regolarmente e un controllo sistematico
dell’apparecchiatura,
“si è nelle condizioni di assolvere gli adempimenti del suddetto Titolo X
evitando all’operatore anche la ‘potenziale esposizione’ ad agenti
patogeni nell’ambito della manipolazione di materiali o strumenti di
diversa tipologia”.
Allo stato attuale esistono specifiche normative tecniche per la
validazione e
verifica delle procedure
di
sterilizzazione e il Dipartimento Igiene del Lavoro dell’ISPESL
ha emanato diversi “pareri tecnici in merito all’impiego di DPI
in tale settore e alle apparecchiature e alle attività di disinfezione”.
Dunque l’obiettivo che le linee
guida si pongono è quello di assicurare in tutte le possibili condizioni
in cui
si possa espletare l’attività di sterilizzazione – che può comportare
situazioni di rischio – “un livello
adeguato di gestione organizzativa che si possa avvalere di supporti
tecnologici-strutturali congrui ai bisogni di assistenza dell’utente
delle
strutture sanitarie in un contesto che non esponga gli operatori ai
rischi
professionali”.
Il documento sottolinea come il rischio derivante da esposizione
ad agenti biologici costituisca un fenomeno di interesse
emergente, a causa sia della comparsa di nuove modalità di infezione che
del
"riemergere" di patologie infettive che si ritenevano
sufficientemente controllate con le misure di prevenzione e terapeutiche
disponibili.
Ed è in particolare nel comparto sanitario che è presente una
“concentrazione
di soggetti infetti e materiali contaminati che determinano un'elevata
frequenza di esposizione
ad
agenti biologici, sia del personale di assistenza e dei servizi che
dei
pazienti”. Tra le indicazioni di prevenzione nell'ambito del rischio
biologico particolare importanza rivestono proprio le misure di
pulizia,
disinfezione e l'attività di sterilizzazione.
In questo caso la “disinfezione/sterilizzazione rappresenta un momento
di
prevenzione fondamentale e insostituibile nel controllo delle infezioni
che
possono manifestarsi in ambito ospedaliero; i processi da adottare
devono
essere valutati criticamente in rapporto al miglioramento delle
conoscenze e
all'evoluzione tecnologica delle sostanze, dei preparati e delle
apparecchiature”. Ad esempio le procedure di disinfezione e la
sterilizzazione
“devono essere precedute dalla fase di
decontaminazione, basata sull'utilizzo di metodi chimici e
chimico-fisici,
per inattivare, distruggere o rimuovere microrganismi
patogeni dalla superficie di uno strumento.
Durante le attività di sterilizzazione diventa di primaria importanza
anche la
tutela della salute dell'operatore sanitario deputato a svolgere tale
compito.
Per questo motivo ci soffermiamo sull’elenco
dei DPI che si ritengono appropriati per gli operatori addetti alla
sterilizzazione:
- guanti: devono possedere
certificazione CE e devono dunque aderire ai requisiti prescritti dalla
norma
tecnica UNI EN 374 per la “protezione da microrganismi”, dalla norma
tecnica EN
388 ed essere di III categoria. Poiché alcune manovre possono comportare
rottura dei guanti,
è “necessario scegliere quelli prodotti con materiali in grado di
assicurare,
nell’attività considerata, una migliore prestazione” e maggiore
resistenza. Se
attualmente non esistono in commercio “guanti
efficaci in modo assoluto per la protezione contro tagli ed abrasioni,
sono
disponibili, tuttavia, guanti realizzati con una formulazione di
disinfezione,
immessa nella matrice polimerica, in grado di abbattere
considerevolmente il rischio
di
infezione (circa 80%) in caso di lacerazione”;
- indumenti di protezione: devono
possedere la marcatura CE per la protezione da agenti
biologici, essere classificati in III categoria ed avere la
conformità alla
norma tecnica EN 14126:2004. Nel caso di protezione da patologie
infettive
emergenti di rilievo è “preferibile impiegare quelli monouso”. Gli indumenti
possono essere di “diversa tipologia in relazione alle modalità
lavorative ed
alle mansioni da espletare. Attualmente sono disponibili nella foggia di
tuta e
di camice”. Devono essere progettati “in modo da garantire protezione in
tutte
le prevedibili posture di lavoro; per qualsiasi indumento si deve
assicurare
sempre un'adeguata protezione lungo le parti di chiusura”. Inoltre
devono
essere indossati per tutto il tempo in cui permane l'esposizione. Infine
le
“modalità di gestione dopo l'uso dovrebbero essere stabilite con
apposite
procedure aziendali. Tali procedure devono tenere conto dei livelli di
contenimento da realizzare in base agli agenti
biologici che rappresentano i rischi di esposizione”;
- dispositivi di protezione delle vie
respiratorie: se, effettuando la procedura di valutazione del
rischio
biologico, “si ritenga necessaria una protezione individuale per le vie
respiratorie dell’operatore che esegue l'attività di lavaggio
nell’ambito del
processo di sterilizzazione”, si dovrà rendere disponibile un “facciale
filtrante per la protezione da agenti biologici del gruppo 2 e 3”
oppure
una maschera a pieno facciale e/o a semimaschera (con specifico filtro
con
certificazione CE di Tipo per la protezione da agenti biologici del
gruppo 2 e
3 ai sensi della Direttiva 2000/54/CE come DPI
in III categoria in relazione alla Direttiva 686/89/CE)”. Il documento
ricorda
che “i facciali filtranti non dovrebbero essere riutilizzati dopo l’uso e
che
vanno in ogni caso scartati se danneggiati, sporchi o contaminati da
sangue o
altri fluidi biologici”;
- sistemi per la protezione del volto da
schizzi di liquidi biologici e da altro materiale similare, del tipo
a
visiera od equivalente: devono possedere la certificazione che attesti
la
“marcatura CE come DPI
per la protezione da spruzzi di liquidi e la conformità alla norma
tecnica EN
166”. Nel caso poi che siano disponibili dispositivi “per i quali la
certificazione di conformità alla suddetta norma tecnica attesti anche
la
protezione da goccioline (aerosol), questi saranno da preferire come
misura di
protezione individuale”.
Indice delle Linee Guida:
1. Introduzione
2. Scopi e campi di applicazione delle Linee Guida
3. Il processo di sterilizzazione e la sua gestione aziendale
4. Le figure coinvolte
5. Requisiti strutturali e tecnologici
5.1 Ospedali di grandi/medie dimensioni
5.2 Ospedali di piccole dimensioni
6. Protocolli operativi
6.1 Raccolta
6.2 Decontaminazione
6.3 Lavaggio
6.3.1 Lavaggio manuale
6.3.2 Lavaggio ad ultrasuoni
6.3.3 Lavaggio automatico
6.3.4 Dispositivi di protezione individuale
6.3.4.1 Guanti
6.3.4.2 Indumenti di protezione
6.3.4.3 Dispositivi di protezione delle vie respiratorie
6.3.4.4 Sistemi per la protezione del volto (a visiera o di tipo
equivalente)
6.4 Risciacquo
6.5 Asciugatura
6.6 Controllo e manutenzione
6.7 Confezionamento
6.7.1 Carta medicale
6.7.2 Buste e rotoli in accoppiato carta-film polimerico
6.7.3 Materiale a composizione polimerica di varia tipologia impiegabile
in
fogli
6.7.4 Materiale poliolefinico e similare impiegabile in rotoli o
tubolari
6.7.5 Materiale poliuso: container
6.8 Sterilizzazione
6.8.1 Sterilizzazione a vapore
6.8.2 Sterilizzazione ad ossido di etilene
6.8.3 Sterilizzazione con altri metodi chimico-fisici
6.8.3.1 Gas plasma di perossido di idrogeno
6.8.3.2 Soluzioni di acido peracetico
7. Tracciabilità del prodotto
8. Manutenzione delle apparecchiature
9. Verifiche
9.1 Verifiche sugli ambienti
9.2 Verifiche sulle fasi del processo
9.2.1 Verifiche sul sistema di lavaggio ad ultrasuoni
9.2.2 Verifiche sul sistema di lavaggio mediante termodisinfezione
automatica
9.2.3 Verifiche sulla termosaldatura
9.2.4 Metodi di sterilizzazione
9.2.4.1 Metodo di sterilizzazione a vapore
9.2.4.2 Metodo di sterilizzazione ad ossido di etilene
9.2.4.3 Metodo di sterilizzazione mediante procedimento chimico-fisico
(gas
plasma di perossido di idrogeno e soluzioni di acido peracetico)
10. Conclusioni
11. Bibliografia
Ispesl, “Linee
guida
sull’attività di sterilizzazione quale protezione collettiva da agenti
biologici per l’operatore nelle strutture sanitarie (D.Lgs. 81/2008 e
s.m.i.)”,
Dipartimento Igiene del Lavoro (formato PDF, 426 kB).
Tiziano Menduto
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