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Modena, 14 Apr - Concludiamo con questo articolo
la breve presentazione degli interventi al corso di aggiornamento “
La sorveglianza sanitaria in esposti ad
agenti cancerogeni”, un corso che si è tenuto il 21 ottobre 2010, a Modena,
ed è stato organizzato dall’
Azienda
Unità Sanitaria Locale di Modena.
Negli articoli passati relativi a
questo corso abbiamo affrontato l’incidenza dei tumori professionali, le novità
dell’applicazione del
regolamento
CLP, la valutazione del rischio e la collaborazione con il
medico
competente.
Rimandandovi alla lettura
integrale del documento, ci soffermiamo sui rischi di alcune sostanze trattate
dall’autore:
-
cromo VI: “il
cromo
esavalente, presente in diversi composti di origine industriale (in
particolare cromati e tiolati), è considerato altamente tossico e sulla base di
evidenze sperimentali ed epidemiologiche è stato classificato dalla IARC come
cancerogeno
per l’uomo (classe I). L’apparato respiratorio rappresenta il principale
bersaglio dell’azione tossica e cancerogena del Cr(VI); l’esposizione
professionale, acuta e cronica, avviene soprattutto per assorbimento mediante
inalazione. È stato inoltre dimostrato che l’esposizione a
Cr(VI)
è una possibile causa di tumore al polmone. L’ingestione sarebbe invece meno
critica, in quanto stomaco ed intestino hanno un’alta capacità riducente”;
-
benzene: “pur essendo dimostrata la sua pericolosità, il benzene è
ampiamente utilizzato nei processi industriali per produrre altri composti
chimici come lo stirene, il cumene (per realizzare varie resine), il cicloesano
(per creare il nylon e altre fibre sintetiche), ecc. Inoltre viene impiegato nella produzione di
alcuni tipi di
gomme,
lubrificanti, coloranti, inchiostri, collanti, detergenti, solventi e
pesticidi. L’esposizione al benzene
avviene essenzialmente per inalazione (circa il 99% del benzene assunto) e può
verificarsi anche per contatto cutaneo o ingestione (consumo di cibo o di
bevande contaminate). Gli effetti
tossici provocati hanno caratteristiche diverse e colpiscono organi
sostanzialmente differenti secondo la durata dell'esposizione. Gli effetti tossici cronici sono invece
dovuti a periodi di esposizione molto lunghi a basse concentrazioni. L’affezione che preoccupa di più, sia a
livello professionale che ambientale, è la comparsa di leucemia in seguito
all’esposizione ripetuta a concentrazioni di benzene di qualche ppm per decine
di anni. La
IARC
(International Agency for Research on Cancer) ha inserito il benzene nel gruppo
1 dei
cancerogeni
certi (leucemie, linfomi e anche eccessi di tumori in altre sedi)”;
-
hydroxypyrene (1-OH-Pyr): “è un prodotto del metabolismo del pirene,
componente della famiglia degli Idrocarburi Policiclici aromatici (IPA). Il termine generico
IPA
rappresenta più di 200 composti di condensazione, a molti dei quali vengono
riconosciute elevate capacità carcinogene e mutagene. L’international Agency
for Research on Cancer (IARC) ha classificato il benzo(a)pyrene, il
benzo(a)antracene e il dibenzo(a,h)antracene sostanze di gruppo 2A (probabile
carcinogeno
umano). Il Pyrene è un idrocarburo
che si ritrova sia sotto forma di vapore che di particolato e può quindi essere
assorbito sia per via respiratoria che per via cutanea. Inoltre è sempre
presente in quantità rilevanti nelle miscele di
I.P.A.”.
Nell’intervento dal titolo “
Elementi
emersi dall'attività di controllo degli SPSAL: spunti per il miglioramento”
- a cura del Dr. Ivan Paredes (SPSAL Area Sud - AUSL Modena) - dopo un
excursus sui dati relativi alle
malattie
professionali in provincia di Modena, l’autore riporta alcune riflessioni
sull’organizzazione della
prevenzione
delle malattie professionali. Ad esempio si chiede se i “casi denunciati”
sono da considerare un evento sentinella e ricorda che per “poter migliorare i
livelli di tutela della salute bisogna avere le informazioni necessarie per non
sottovalutare i rischi”.
Enumerando i
vari perché della sorveglianza sanitaria,
l’autore sottolinea inoltre diversi punti fermi:
- si tratta
di esposizioni controllabili (in generale);
- le esposizioni
sono ‘misurabili’ e quindi il rischio è ‘quantificabile’;
- esposizioni
non più presenti sono in grado di causare ancora oggi un numero consistente di
tumori;
- tutte le
stime indicano la presenza di tumori attribuibili al lavoro: anche una stima
immaginabile come bassa (esempio 1%) si traduce, in Italia, in alcune migliaia
di decessi per tumore all’anno;
- l’effetto
cancerogeno è del tipo tutto o niente (stocastico), non esiste dunque la
possibilità di determinare una curva dose-effetto;
- all’aumentare
della dose non incrementa l’effetto, ma la probabilità che esso si verifichi;
- tuttavia,
allo stato attuale delle conoscenze, per la quasi totalità delle sostanze con
potere cancerogeno (genotossiche) non è possibile individuare dosi-soglia al di
sotto delle quali non si verifichi un aumento di incidenza di
tumori;
- sembra
invece che esista una dose-soglia per le sostanze promotrici (epigenetiche)”.
E in
relazione alla prevenzione primaria si
indica che:
- in
alternativa, la sua sostituzione con una sostanza non cancerogena o meno
pericolosa;
- un metodo
costoso, ma potenzialmente efficace, consiste nell’introdurre sistemi di
controllo ingegneristico (es. ventilazione, ciclo chiuso, robotica) o, meno
efficace, di introdurre procedure per limitare l’esposizione;
- il metodo
meno efficace consiste nell’utilizzo (esclusivo o quasi) di sistemi di
protezione individuali ché pongono enfasi esclusivamente sul lavoratore;
- il rilievo
di segni di abnorme assorbimento o di una sintomatologia clinica rappresenta un
segnale che dovrebbe portare a verificare le procedure di lavoro, le
concentrazioni ambientali per attivare interventi mirati a contenere
l’inquinamento ambientale;
- l’efficacia
degli interventi di prevenzione dovrebbe essere controllata”.
L’autore
riporta poi anche alcune esperienze e
osservazioni.
Ad esempio in
relazione all’esposizione a benzene ricorda
che:
- “durante la
decomposizione non ossidativa del PVC, in lavorazioni effettuate a temperature
di circa 180°C è possibile la formazione di benzene;
- alla
temperatura di 350°C si ha il massimo della produzione di benzene;
- l’aumento
della temperatura porta all’eliminazione di
acido
cloridrico (deidroclorinazione);
- si ha una
simultanea formazione di legami insaturi alla quale segue una scissione della
catena idrocarburica;
- si forma
una struttura polienica che per ulteriore pirolisi ed eventuale ciclizzazione
porta alla formazione di benzene ed altri composti idrocarburici”.
L’intervento,
a cui vi rimandiamo per una lettura integrale anche in relazione al ricco
corredo di tabelle, si conclude con alcune osservazioni relative all’esposizione
a cromo, a IPA e
cadmio.
Inoltre vengono fornite informazioni sul monitoraggio biologico, sulla
prevenzione secondaria e sulla
valutazione
dei rischi.
Tiziano Menduto