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Valutazione dello stress: potenzialità e limiti di un obbligo legislativo
Primo elemento positivo: l’indagine ha evidenziato una presenza importante di rappresentanti competenti e molto attenti ad aspetti tecnici e procedurali (elemento quest’ultimo tutt’altro che scontato). |
- si manifesta qui la prima criticità;
Prima criticità: ben il 30% degli Rls intervistati (provenienti principalmente da aziende di piccole o medie dimensioni) dichiara di non essere stato coinvolto in alcun modo nella valutazione Slc; fattispecie questa che ci pone di fronte al non rispetto degli obblighi minimi di legge. |
- per il restante 70%, che risponde di essere stato coinvolto come Rls, il 47% fa riferimento alla riunione periodica, mentre solo l’11 % indica di essere stato coinvolto sia nell’ambito della riunione periodica che di altre riunioni.

- gli RLS coinvolti,che dichiarano anche di aver partecipato “a fasi specifiche”(quindi non solo nell’ambito di momenti formali, come di fatto è la riunione periodica) scendono al 42% del totale degli intervistati e purtroppo al 23% del totale quando specificano che la loro partecipazione è stata “nella realizzazione dell’intero percorso di valutazione del rischio Slc”.

- per quanto riguarda i lavoratori gli intervistati hanno testimoniato che questi hanno partecipato alla valutazione Slc nel 39%dei casi, e incontriamo qui la seconda criticità;
Seconda criticità: il 61% afferma che non vi è stato alcun tipodi coinvolgimento dei lavoratori. |
- tra i lavoratori che hanno partecipato alla valutazione Slc questi, nel 57% dei casi, sono stati “informati prima della valutazione” e nel 17% dei casi “informati dopo la valutazione”, mentre solo il 26% di coloro che “hanno partecipato” (che rappresenta in realtà il 10 % del totale) è stato coinvolto in momenti specifici.

- per quanto riguarda quest’ultima fattispecie (il 26% dei lavoratori coinvolti in momenti specifici) gli intervistati hanno risposto a due diverse domande finalizzate ad esplorare più approfonditamente le modalità di tale coinvolgimento dei lavoratori da cui emerge che le aziende che hanno coinvolto i lavoratori nella valutazione della percezione e in particolare in questionari di rilevazione soggettiva sono il 52%, in discussioni sui risultati della rilevazione oggettiva il 32%, in discussioni sui risultati della rilevazione soggettiva il 16%.

Terza criticità: i lavoratori coinvolti con modalità precise sono solo il 10% del totale. |

Secondo elemento positivo: una percentuale di aziende, anche se molto piccola, hanno inteso la valutazione del rischio Slc come un percorso in cui affermare una cultura di prevenzione diffusa e partecipata.Il coinvolgimento dei lavoratori infatti permette di analizzare con più efficacia l’organizzazione del lavoro per verificarne criticità e spazi di miglioramento, ovviamente un percorso di questo genere, condiviso negli obiettivi con i lavoratori permette di avviare anche buone pratiche per il benessere lavorativo. |
- si manifesta qui la quarta criticità;
Quarta criticità: anche in questo caso è il 30% degli Rls intervistati (provenienti sia nel nord, 42%, che nel centro, 23%, e nel sud, 42% anche da aziende con più di 500 dipendenti) che dichiara di non aver ricevuto alcuna formazione, fattispecie anche questa che ci pone di fronte al non rispetto degli obblighi minimi di legge, considerando che il D.Lgs. 81/08 (art. 36 e 37) prevede che i Rls frequentino corsi di aggiornamento annuali e sui nuovi rischi, quindi ne emerge uno sconfortante quadro di disattenzione verso l’aggiornamento delle conoscenze del Rls. |
- inoltre questi dati vanno confrontati con quelli relativi alla verifica della conoscenza della metodologia utilizzata in azienda per la valutazione Slc: solo il 23% degli Rls formati dà un risposta positiva in merito. Questo gruppo di Rls più consapevoli e quindi in grado di dialogare con le figure tecniche aziendali pur essendo un piccolo numero (per il 70% al nord per il 13% al centro e per il 17% al sud), presente per il 50% in aziende con più di 500 dipendenti, rappresenta un indicatore molto importante sia della cultura aziendale che dell’impegno individuale dei rappresentanti in un’azione di tutela più consapevole e competente.
Terzo elemento positivo: l’indagine ha evidenziato una presenza importante di rappresentanti competenti e molto attenti ad aspetti tecnici e procedurali - anche a prescindere dall’essere stati oggetto di formazione specifica o dall’essere stati coinvolti attivamente dall’azienda – infatti ben il 37% del totale dei Rls intervistati conosce la metodologia della valutazione dello Slc utilizzata inazienda e l’ha potuta indicare. |
- mentre significativo d’altro canto di una gestione ancora burocratica e improduttiva degli obblighi relativi alla tutela della salute e sicurezza sul lavoro è, invece, l’elemento che emerge dalla lettura congiunta dei dati relativi al rispetto degli obblighi formativi ( Rls formati) e al coinvolgimento dei Rls nella valutazione Slc. Del 38 % dei Rls formati ben l’81% non è stato coinvolto nella valutazione Slc, mentre solo il 19% dà una risposta positiva. Sempre con riferimento alla metodologia utilizzata le indicazioni fornite dagli intervistati indicano il modello Hse fornito dalla Piattaforma Inail come il più utilizzato (58% delle risposte in merito).
Quinta criticità: si riferisce al dato relativo all’individuazione dei gruppi omogenei: il 50% degli intervistati ha risposto che i gruppi omogenei non sono stati individuati, per il restante 50%, in cui sono stati individuati, i criteri prevalenti sono: per area produttiva( 38%), per mansioni (21%), per genere (5%) e per provenienza ( 2%). |
- dopo la rilevazione degli indicatori e l’attuazione delle azioni correttive (18%);
- dopo la valutazione degli indicatori e prima di effettuare le azioni correttive (17%);
- in parallelo alla valutazione degli indicatori (15%).
Sesta criticità: solo il 21% degli intervistati ha indicato che sono stati eseguiti interventi di gestione e programmati azioni di monitoraggio che si riducono al 10% dei casi, nelle situazioni in cui era stata effettuata anche la valutazione della percezione dei lavoratori. |

Gabriella Galli
Responsabile Ufficio Salute e Sicurezza sul Lavoro della UIL Nazionale
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