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26 luglio 2004 - Cat: Medico competente
  

Rischio allergologico negli uffici


Una ricerca ha preso in esame pavimenti e postazioni di lavoro al videoterminale.

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Sulle sedie degli uffici possono essere concentrati allergeni che, in persone già sensibilizzate, possono contribuire a determinare un aumento del rischio di patologia allergica.
Il rischio da allergeni indoor negli uffici deve essere, quindi, considerato e, se necessario, devono essere attuate opportune misure di prevenzione.
Il problema è stato preso in esame in uno studio, pubblicato sul Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, che ha stimato le concentrazioni degli allergeni indoor negli uffici, verificando le concentrazioni sia nel pavimento della postazione di lavoro sia nella sedia dislocata davanti al videoterminale.
Sono stati effettuati 106 campionamenti ambientali, suddivisi in 53 misurazioni sul pavimento ed altrettante sulle contigue sedie d’ufficio. Un numero di 79 campionamenti, non così appaiati, sono stati eseguiti in altri uffici su tavoli di lavoro, pareti, pavimenti, suppellettili e scaffalature.
In particolare sono stati presi in considerazione tre inquinanti dell’indoor che hanno rilevanti cadute in ambito allergologico: allergeni di acaro, pelo e forfora di gatto, scarafaggio.

L’indagine condotta ha evidenziato, in condizioni microclimatiche ritenute ottimali per le attività di ufficio, concentrazioni allergeniche critiche nelle sole sedie delle postazioni a videoterminale.
Situazioni di rischio di sensibilizzazione agli acari sono state evidenziate nel 24,5% delle sedie campionate, ed in 2 casi si sono raggiunte concentrazioni in grado di scatenare sintomi respiratori in soggetti sensibilizzati.
Concentrazioni significativamente più basse, non in grado di sensibilizzare i lavoratori esposti, sono state riscontrate nel pavimento della postazione di lavoro, indipendentemente dalla presenza di moquette. Concentrazioni analoghe sono state poi riscontrate in altri 79 campionamenti, eseguiti spesso dietro indicazione dei dipendenti, sui pavimenti di archivi, pareti rivestite con tessuto, tavoli, scaffalature, luoghi di deposito delle polveri.
L’indagine ha confermato l’ubiquitarietà dell’allergene maggiore di gatto, mentre non è stato rilevato l’allergene dello scarafaggio.
I risultati dell’indagine, pur nell’esiguità del numero di rilievi, sembrano indicare un rischio contenuto per gli allergeni indoor negli uffici.

Gli autori della ricerca ritengono che il rischio da allergeni indoor vada preso in considerazione da parte dei medici competenti nell’effettuazione della sorveglianza sanitaria, non sottostimando il problema, o imputandolo unicamente ad un generico rischio allergologico ubiquitario.
La valutazione del rischio allergologico che preveda anche il monitoraggio degli allergeni dell’indoor “ non risponde solo in senso lato alle istanze del DLgs 25/02, ma assume una chiara valenza medico-legale.
In conclusione la determinazione degli allergeni dell’indoor, degli inquinanti chimici e biologici (muffe e batteri) può permettere di delineare il profilo di rischio dell’ambiente di lavoro nel settore terziario, potendone derivare le misure di prevenzione, e definire protocolli di sorveglianza sanitaria, variamente modulati.”

In relazione al rischio stimato potrebbe essere opportuno, nel definire i capitolati d’appalto delle imprese di pulizia, considerare e dettagliare gli interventi di bonifica ambientale, ed in misura preventiva adottare sistemi atti a contenere lo sviluppo di acari.
 


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