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30 aprile 2010 - Cat: Lavoratori
  

Rischio biologico: le lesioni da punture di ago


La valutazione e la prevenzione del rischio biologico nel settore sanitario: le malattie trasmissibili per via ematica, le misure di prevenzione e alcuni casi pratici. Quali sono i lavoratori più esposti?

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Torniamo a occuparci dei rischi biologici del personale sanitario, presentando un documento pubblicato dall’Agenzia Europea per la sicurezza e salute sul lavoro (EU-OSHA) dedicato al rischio dovuto all’esposizione a germi patogeni presenti nel sangue, spesso attraverso lesioni subite dal lavoratore stesso.




Il documento, dal titolo “E-fact n.40: Valutazione dei rischi e lesioni da punture di ago”,  sottolinea che tali lesioni non vanno trascurate “perché, per il loro tramite, il lavoratore potrebbe contrarre infezioni trasmissibili per via ematica (virus, batteri, funghi e altri microrganismi)”.
E se il virus da immunodeficienza (HIV) e il virus dell’epatite B (HBV) e C (HCV) “sono i più comuni”, in realtà si conoscono “oltre venti malattie trasmissibili per via ematica”.

Il contatto con sangue infetto o altri fluidi corporei può verificarsi mediante:
- “inoculazione di sangue attraverso aghi di siringa o oggetti taglienti/appuntiti;
- contaminazione con sangue attraverso ferite della pelle;
- ingestione del sangue di una persona (ad es. dopo la rianimazione bocca a bocca);
- contaminazione mediante indumenti sporchi di sangue in corrispondenza di una ferita aperta; - morsi (dove la pelle è lacerata)”.
Poiché il “tipo di contatto più diffuso è quello attraverso una puntura di siringa, questi infortuni sono spesso indicati come “puntura di siringa” o “puntura di ago”.

A rischio non sono soltanto gli operatori sanitari: se “gli infermieri che lavorano in situazioni mediche di emergenza sono considerati come i lavoratori più esposti, anche molte altre categorie sono a rischio”.
Ad esempio gli addetti alla pulizia di spazi pubblici (treni, parchi pubblici), che “possono entrare in contatto con materiale contaminato da fluidi corporei, come le siringhe usate da tossicodipendenti”. Ma sono considerati potenzialmente a rischio anche i seguenti ambiti lavorativi:
- “carceri e servizi di controllo di individui in libertà vigilata;
- polizia e servizi di sicurezza;
- servizi doganali;
- assistenti sociali;
- servizi di pompe funebri;
- settore del body piercing/body art;
- smaltimento dei rifiuti;
- settore edile e delle demolizioni”.

Secondo stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, “circa 3 milioni (su 35 milioni) di lavoratori del settore sanitario sono esposti ogni anno al rischio di contrarre infezioni da agenti patogeni presenti nel sangue”.
In particolare il rischio dopo l’esposizione a sangue infetto “è stato così stimato: epatite B (rischio ~30%), epatite C (rischio ~10%)  e HIV (rischio ~0,3%)”.

Valutazione dei rischi
Quando si valutano i rischi di lesioni da punture di ago è “essenziale individuare tutti i lavoratori esposti a simili lesioni”. Abbiamo appena visto che se infermieri e medici “sono probabilmente i soggetti maggiormente a rischio”, molti altri lavoratori non sono esenti dai rischi.
Per la valutazione è bene chiedere a tutti i lavoratori “se durante il lavoro sono venuti a contatto con oggetti taglienti/appuntiti”, magari prendendo in considerazione tutti i luoghi, le situazioni, le mansioni e le attrezzature che possono comportare rischi biologici.

Misure di prevenzione
Riguardo al rischio di trasmissione di agenti patogeni contenuti nel sangue attraverso lesioni da punture di ago, soprattutto nei luoghi di cura, la prevenzione non è facile.
Tuttavia esistono “misure in grado di ridurre sensibilmente il rischio, le quali dovrebbero comprendere innanzi tutto mezzi collettivi di prevenzione, come ad esempio l’utilizzo di siringhe ad ago retrattile”.
La prevenzione con dispositivi di protezione personale (ad es. l’uso di guanti) costituisce invece la soluzione ultima, se non è possibile controllare adeguatamente il rischio in altri modi.
C’è anche la possibilità di vaccinazione contro il virus dell’epatite B, ma questa misura “non previene la trasmissione di altri agenti patogeni presenti nel sangue”.
In ogni caso tutte le misure di prevenzione “devono essere accompagnate da una campagna di informazione e formazione”.
Inoltre il datore di lavoro dovrebbe predisporre uno specifico piano d’azione nel caso si verifichi una lesione da puntura di ago, un piano che miri “principalmente al benessere del lavoratore ferito”, evitando in quella circostanza una “caccia al colpevole”.
Ricapitoliamo alcune delle possibili misure da prendere in esame”:
- “mettere a disposizione attrezzature mediche più sicure, quali siringhe con aghi retrattili;
- maggiore controllo dei rifiuti ospedalieri;
- migliorare le condizioni di lavoro, come l’illuminazione;
- migliorare l’organizzazione del lavoro (ad es. riducendo il carico di lavoro conseguente a turni troppo lunghi, che può essere causa di incidenti ai lavoratori, e migliorando i controlli per garantire il rispetto dei metodi di lavoro);
- utilizzare equipaggiamenti di protezione personale;
- vaccinarsi contro il virus dell’epatite B;
- applicare metodi di lavoro sicuri (non rimettere il cappuccio sull’ago);
- smaltire in maniera sicura gli oggetti taglienti/appuntiti e altri rifiuti ospedalieri;
- formazione e informazione”.

Ricordando che il documento tratta anche dei casi pratici di ospedali che hanno ridotto l’incidenza delle lesioni da ago, riportiamo altre misure di base per proteggere i lavoratori da agenti patogeni trasmissibili per via ematica:
- “lavarsi le mani dopo ogni contatto con un paziente e dopo il contatto con sangue o fluidi corporei;
- utilizzare EPP adeguato (equipaggiamento di protezione personale);
- indossare guanti usa e getta quando si maneggiano sangue o fluidi corporei;
- indossare grembiuli di plastica/camici impermeabili quando ci potrebbero essere schizzi di sangue o di fluidi corporei;
- proteggere gli occhi (con maschere, occhiali o visiere di sicurezza) quando sangue, fluidi corporei o frammenti/tessuti contaminati potrebbero colpire il viso; 
- coprire le ferita e le abrasioni della pelle con cerotti impermeabili;
- smaltire immediatamente e in maniera sicura oggetti taglienti/appuntiti in idonei contenitori resistenti alle punture;
- non riempire eccessivamente i contenitori riservati agli oggetti taglienti/appuntiti e
- non rimettere mai i cappucci sugli aghi”.
  

EU-OSHA, “E-fact n.40:  Valutazione dei rischi e lesioni da punture di ago” (formato PDF, 67 kB).



Tiziano Menduto
 



Creative Commons License Questo articolo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

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Rispondi Autore: m62630/04/2010 (08:15)
In effetti si potrebbe anche dare la notizia dell'approvazione di una direttiva europea, da adottare entro tre anni, per la riduzione delle esposizioni del personale sanitario:

http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/lsa/113210.pdf

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