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Coronavirus: in Francia è richiesto l’aggiornamento della valutazione

Coronavirus: in Francia è richiesto l’aggiornamento della valutazione
20/03/2020: Il documento di valutazione dei rischi deve essere aggiornato da tutti i datori di lavoro in caso di pandemia virale come il Coronavirus. Le indicazioni del Ministero del lavoro francese. A cura dell’avvocato Rolando Dubini.
 

Quando esistono dubbi sull’interpretazioni delle norme o su quanto sia meglio fare per assicurare, al di là della conformità normativa, un’adeguata tutela della salute e sicurezza sul lavoro, può essere utile comprendere come si comportano gli altri paesi dell’Unione Europea. Paesi che non solo hanno normative che, come la nostra, fanno riferimento a precise direttive europee, ma che si trovano ad affrontare con le stesse incertezze e difficoltà gli stessi rischi.

Chiaramente stiamo parlando dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 e della questione, che in queste settimane ha visto contrapposte diverse opinioni, della necessità, o meno, di un aggiornamento dei documenti di valutazione dei rischi con riferimento al rischio biologico SARS-CoV-2.

 

Per questo motivo riceviamo e pubblichiamo un nuovo contributo dell’avvocato Rolando Dubini che si sofferma di nuovo sul tema della valutazione dei rischi e su come il Ministero del Lavoro dei nostri vicini francesi sta affrontando, in materia di salute e sicurezza sul lavoro, l’emergenza COVID-19.



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Il rischio biologico
Formazione sui rischi specifici dei lavoratori che operano con agenti biologici del Gruppo 3 (Art. 37 D.Lgs. 81/08)

1. Premessa

Il codice del lavoro francese all'articolo R.4121 prevede che: "Il datore di lavoro trascrive e aggiorna in un unico documento i risultati della valutazione del rischio per la sicurezza e la salute dei lavoratori che deve effettuare in applicazione dell'articolo L. 4121-5. Questa valutazione include un inventario dei rischi identificati in ciascuna unità di lavoro dell'azienda o dello stabilimento (...). "

 

Questo il testo originale dell’article R. 4121 «L’employeur transcrit et met à jour dans un document unique les résultats de l’évaluation des risques pour la sécurité et la santé des travailleurs à laquelle il doit procéder en application de l’article L. 4121-5. Cette évaluation comporte un inventaire des risques identifiés dans chaque unité de travail de l’entreprise ou de l’établissement (…). »

 

La normativa francese pone particolare attenzione alle molte attività preventive obbligatorie dei datori di lavoro:

  • la prevenzione dei rischi legati all’attività fisica: analisi dei problemi d’ergonomia, disordini muscoloscheletrici (Tms), gesti e posizioni, peso dei carichi sollevati, movimenti ripetitivi e forzati, lavoro su videoterminale, vibrazioni meccaniche ecc.;
  • la prevenzione dei rischi legati alle dipendenze: alcool, droghe, medicine psicoattive, tabagismo ecc.;
  • la prevenzione dei rischi legati agli agenti Cmr (cancerogeni, mutageni o tossici per la riproduzione);
  • la prevenzione dei rischi legati alle temperature ambientali;
  • la prevenzione dei rischi legati all’amianto;
  • la prevenzione dei rischi biologici e contagiosi;
  • la prevenzione dei rischi legati al rumore;
  • la prevenzione dei rischi chimici;
  • la prevenzione dei rischi elettrici;
  • la prevenzione dei rischi legati alle attrezzature di lavoro;
  • la prevenzione dei rischi d’esplosione e Atex;
  • la prevenzione dei rischi legati alle radiazioni ionizzanti e alle irradiazioni ottiche artificiali;
  • la prevenzione dei rischi legati ai viaggi di affari: aggressione, furto, terrorismo, ma-lattie ecc.; … e molti altri ancora.

 

Il datore di lavoro può delegare i suoi poteri a un collaboratore, alla direzione Risorse umane, al responsabile della sicurezza ecc.; la persona destinataria di una delega di potere (chiara e precisa) deve dimostrare di avere competenza nel campo della sicurezza del lavoro, di avere un’autorità reale e di disporre dei mezzi necessari per svolgere il suo compito.

 

Dunque in Francia, l'obbligo generale di sicurezza incombente al datore di lavoro deve portarlo ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza e proteggere la salute dei lavoratori (codice del lavoro articolo L. 4121-1).

Progettata come una vera "cassetta degli attrezzi", questa disposizione generale prevede l'attuazione di misure di prevenzione, basate su principi generali che devono aiutare e guidare il datore di lavoro nel suo processo di prevenzione globale (articolo L. 4121-2).

 

Uno di questi principi generali, la valutazione del rischio, è un elemento chiave in questo processo. È il punto di partenza e consente, in un ambiente in rapida evoluzione, di scegliere le opportune azioni preventive e di fornire, a fronte di determinati rischi, risposte complete e soluzioni non solo "tecniche".

 

I risultati della valutazione vanno obbligatoriamente trascritti in un "documento unico" (articoli R. 4121-1 e seguenti) detto DUER o DU. La mancata formalizzazione scritta dei risultati della valutazione del rischio in un "documento unico" è passibile di un'ammenda di 1.500 euro (raddoppiata in caso di recidiva).

 

La Circolare n° 6 della Divisione Relazione Lavorative del Ministero del Lavoro francese del 18 aprile 2002 contiene gli elementi utili per redigere il documento unico di valutazione del rischio.

 

2. Valutazione dei rischi e Coronavirus

Il documento unico di valutazione dei rischi (DUER) [esatto equivalente del DVR italiano] deve essere aggiornato da TUTTI i datori di lavoro, nessuno escluso, identificando le situazioni lavorative per le quali è possibile favorire le condizioni di trasmissione del contagio.

 

Ministero del Lavoro della Repubblica Francese

Coronavirus: domande e risposte per aziende e dipendenti (pubblicato il 26.02.20 aggiornamento 17.03.20 sul sito ufficiale del Ministero del Lavoro Francese)

Traduzione in italiano dell avv. Rolando Dubini, cassazionista del Foro di Milano

 

 (...)

 

Io sono imprenditore

- 13. Cosa devo fare per garantire la sicurezza e la salute del mio personale?

 

Una situazione epidemica richiede una vigilanza speciale nell'interesse dei dipendenti e delle aziende. La presenza di dipendenti necessari per il funzionamento dell'azienda dipenderà in gran parte dalla capacità dell'azienda di rispondere alle preoccupazioni dei dipendenti e alle assicurazioni che verranno loro fornite per essere adeguatamente protetti contro i rischi specifici associati al virus (in particolare i dipendenti in contatto con il pubblico) [il contatto col pubblico è un rischio professionale del lavoratore n.d.t.].

 

Il codice del lavoro impone al datore di lavoro di adottare le misure necessarie per garantire la sicurezza e la protezione della salute del proprio personale. Pertanto, deve effettuare una valutazione del rischio professionale. Questa valutazione deve essere rinnovata a causa dell'epidemia per ridurre al minimo il rischio di contagio sul posto di lavoro o sul lavoro attraverso misure quali azioni di prevenzione, informazione e formazione anche che l'attuazione di mezzi adeguati, secondo le istruzioni delle autorità pubbliche [il rischio contagio virale sul posto di lavoro è un rischio professionale che fa scattare l'obbligo prevenzionistico a carico di tutti i datori di lavoro n.d.t.].

 

Il datore di lavoro deve assicurarsi che tutto questo sia costantemente adattato per tener conto delle mutevoli circostanze.

 

La valutazione deve essere condotta tenendo conto dei metodi di contaminazione e del concetto di stretto contatto [distanza di sicurezza interpersonale n.d.t.].

 

Questa nuova valutazione deve essere trascritta nel documento unico di valutazione del rischio che deve essere aggiornato per tener conto delle variazioni delle circostanze.

 

Le misure preventive risultanti dall'aggiornamento del documento unico di valutazione dei rischi devono infine essere portate all'attenzione dei dipendenti in modo adeguato al fine di consentirne la piena applicazione.

 

Questo approccio viene attuato secondo una procedura che coinvolge gli organi di rappresentanza dei dipendenti (CSE) e il servizio di medicina del lavoro.

 

14. Perché e come posso aggiornare il singolo documento di valutazione del rischio?

 

L’aggiornamento del documento di valutazione del rischio unico previsto dall’articolo R. 4121-2 del codice del lavoro è necessario a causa dell’attuale epidemia legata al virus COVID-19. Permette di prevedere adeguate misure di prevenzione e protezione, incluso, ad esempio, la protezione degli impianti dal degrado, se necessario.

 

Naturalmente, qualsiasi misura che lo giustifichi dovrà essere trasmessa alle società che operano all'interno del mio stabilimento [appaltatori n.d.t.] nel quadro dell'adattamento dei piani di prevenzione che dovranno anche essere aggiornati conformemente alle disposizioni dell'articolo R. 4513-4 del codice di lavoro.

Alcune situazioni specifiche devono essere oggetto di particolare attenzione durante l'aggiornamento della valutazione del rischio.

 

A questo proposito, l'aggiornamento della valutazione del rischio mirerà in particolare a identificare le situazioni lavorative per le quali possono essere soddisfatte le condizioni per la trasmissione del coronavirus COVID-19. Da questo punto di vista, si ritiene che sia necessario uno stretto contatto con una persona contaminata per trasmettere la malattia: stesso luogo di vita, contatto diretto entro un metro durante una tosse, starnuti o ulteriore discussione di più di 15 minuti in assenza di misure protettive. Uno dei vettori preferiti per la trasmissione del virus è il contatto con mani non lavate. La combinazione di questi criteri identificherà il rischio e le misure preventive da attuare.

 

Non si tratta di trattare esclusivamente i rischi direttamente generati dalla normale attività professionale, ma anche di anticipare i rischi legati all’epidemia di coronavirus COVID-19.

 

I nuovi rischi generati dal degrado del funzionamento dell'azienda (allestimento di locali, riorganizzazione del lavoro, assegnazione a una nuova stazione di lavoro, telelavoro ...) e quelli legati all'esposizione al virus implicano l'aggiornamento del documento unico di valutazione del rischio.

 

Testo originale

Ministère du Travail

Coronavirus : Questions/réponses pour les entreprises et les salariés

Je suis employeur

- 13. Que dois-je faire pour assurer la sécurité et la santé de mon personnel ?

Une situation d’épidémie impose une vigilance toute particulière dans l’intérêt des salariés et des entreprises. La présence des salariés nécessaires au fonctionnement de l’entreprise sera largement fonction de la capacité de l’entreprise à répondre aux inquiétudes des salariés et des assurances qui leur seront données d’être correctement protégés contre les risques spécifiques liés au virus (notamment les salariés en contact avec le public).

Le code du travail impose à l’employeur de prendre les mesures nécessaires pour assurer la sécurité et la protection de la santé de son personnel. A ce titre, il doit procéder à une évaluation du risque professionnel. Cette évaluation doit être renouvelée en raison de l’épidémie pour réduire au maximum les risques de contagion sur le lieu de travail ou à l’occasion du travail par des mesures telles que des actions de prévention, des actions d’information et de formation ainsi que la mise en place de moyens adaptés, conformément aux instructions des pouvoirs publics.

L’employeur doit veiller à leur adaptation constante pour tenir compte du changement des circonstances.

L’évaluation doit être conduite en tenant compte des modalités de contamination et de la notion de contact étroit.

Cette nouvelle évaluation doit être retranscrite dans le document unique d’évaluation des risques qui doit être actualisé pour tenir compte des changements de circonstances.

Les mesures de prévention qui découlent de l’actualisation du document unique d’évaluation des risques doivent être enfin portées à la connaissance des salariés selon des modalités adaptées afin de permettre leur pleine application.

Cette démarche est conduite selon une procédure faisant intervenir les instances représentatives du personnel (CSE) ainsi que le service de santé au travail.

 

- 14. Pourquoi et comment puis-je actualiser le document unique d’évaluation des risques ?

L’actualisation du document unique d’évaluation des risques prévue à l’article R. 4121-2 du code du travail est nécessaire du fait de l’épidémie actuelle liée au virus COVID-19. Elle permet de prévoir les mesures de prévention et de protection adéquates dont, par exemple, la mise en sécurité des installations en mode dégradé si nécessaire.

Naturellement, toute mesure le justifiant devra être répercutée vers les entreprises intervenant au sein de mon établissement dans le cadre de l’adaptation des plans de prévention qui devront également être mis à jour conformément aux dispositions de l’article R. 4513-4 du code du travail.

Certaines situations spécifiques doivent faire l’objet d’une attention particulière lors de l’actualisation de l’évaluation des risques.

A cet égard l’actualisation de l’évaluation des risques visera particulièrement à identifier les situations de travail pour lesquelles les conditions de transmission du coronavirus COVID-19 peuvent se trouver réunies. On considère de ce point de vue qu’un contact étroit avec une personne contaminée est nécessaire pour transmettre la maladie : même lieu de vie, contact direct à moins d’un mètre lors d’une toux, d’un éternuement ou discussion de plus de 15 minutes en l’absence de mesures de protection. Un des vecteurs privilégiés de la transmission du virus est le contact des mains non lavées. La combinaison de ces critères permettra d’identifier le risque et les mesures de prévention à mettre en œuvre.

Il ne s’agit pas de traiter exclusivement les risques directement générés par l’activité professionnelle habituelle mais également d’anticiper les risques liés à l’épidémie de coronavirus COVID-19.

Les risques nouveaux générés par le fonctionnement dégradé de l’entreprise (aménagement des locaux, réorganisation du travail, affectation sur un nouveau poste de travail, télétravail…) et ceux liés à l’exposition au virus impliquent d’actualiser le document unique d’évaluation des risques.

 

Link diretto alla pagina del Ministero del Lavoro francese con le domande e risposte per aziende e dipendenti sul coronavirus.

 

 

Rolando Dubini, avvocato in Milano, cassazionista

 

 

 

 

Leggi gli altri articoli di PuntoSicuro sul nuovo coronavirus Sars-CoV-2

 

 



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Rispondi Autore: Andrea - likes: 0
20/03/2020 (02:35:47)
Personalmente ritengo che il continuo ritornare sulla questione dell'aggiornamento del DVR per le aziende non sanitarie o che non hanno il rischio professionale specifico, anzichè impegnarci noi tutti a diffondere e assistere le aziende nell'applicazione di protocolli e procedure nazionali e regionali di prevenzione e protezione dal virus, non sia di vero supporto per le imprese che tra mille difficoltà garantiscono oggi servizi e produzioni necessarie
Autore: Gaetano - likes: 0
26/03/2020 (10:56:43)
Tutti dobbiamo mangiare!
Rispondi Autore: Carlo Colombo - likes: 0
20/03/2020 (07:23:14)
Bravo Andrea!
Una domanda per l'avvocato: in Italia esistono disposizioni dell'autorita del genere?
Cordiali saluti
Rispondi Autore: Carlo Colombo - likes: 0
20/03/2020 (07:32:28)
Un'altra domanda per l'avvocato: se l'azienda ha messo in campo, attuato e vigilato con tutte le misure di prevenzione e protezione necessarie per il coronavirus (quindi si sta dando da fare per gestire praticamente la situazione) ma non ha aggiornato il Dvr, quali possono essere le conseguenze legali?
Rispondi Autore: Michele Armiraglio - likes: 0
20/03/2020 (07:44:23)
Egr. Redazione di Punto Sicuro, vi seguo quotidianamente da molti anni e stimo molto la qualità degli articoli della vostra newsletter.

 

In questi giorni così particolari leggo diversi vostri articoli sulla necessità di aggiornare il dvr per il rischio coronavirus in tutte le aziende. Potete immaginare l'impegno di noi rspp/consulenti per dare il supporto necessario alle aziende per poter proseguire la produzione in sicurezza. Si tratta ovviamente di indicazioni pratiche, procedure, formazione. 

L'aggiornamento del DVR ci richiederebbe di metterci in ufficio davanti ad un PC a scrivere carta
Alcuni datori di lavoro mi stanno chiedendo di aggiornare il dvr anziché preoccuparsi di verificare se hanno dato ai lavoratori esposti mascherine idonee o panni di carta. Per favore, date un vostro contributo efficace a far mantenere alta l'attenzione alle cose che servono!

Grazie 

Buon lavoro 

Michele Armiraglio 


Autore: Gaetano - likes: 0
25/03/2020 (00:20:20)
È da tempo che chiedi una "revisione tra pari" per gli articoli scritti. Qui invece prendono e ti cancellano i commenti! Ottimo direi!
Rispondi Autore: michele lanciano - likes: 1
20/03/2020 (07:58:06)
... e quindi? lo facciamo anche noi? ... in inghilterra stanno attuando lateoria del gregge? lo facciamo anche noi ... ci sono disposizioni precise nel dpcm e non viene coinvolto il d81, perchè tirarlo in ballo? per il rischio da incidente stradale si applica il d81 o il codice della strada? l’influenza o il raffreddore presi in azienda da altri influenzati o raffreddarti è infortunio, malattia professionale? ancora una volta la redazione ha perso l’opportunità di pubblicare qualcosa di più utile
Rispondi Autore: Dani Mass - likes: 1
20/03/2020 (08:11:14)
Gent.mo avvocato. Vedo che sta cercando in tutti i modi di giustificare la sua posizione andando a cercare informazioni oltralpe. Lo vedo abbastanza goffo come atteggiamento. Ad ogni modo, mi spiga come noi tecnici possiamo prevenire o annullare un rischio che neanche la scienza non è ancora riuscita a definire interamente? Se tra gli scienziati non si è trovato un accordo (e ogni giorno le disposizioni aumentano) lo dobbiamo trovare noi tecnici? Deponga l'ascia di guerra avvocato
Rispondi Autore: Filippo - likes: 1
20/03/2020 (08:27:54)
Fortuna che siamo in Italia..
Rispondi Autore: Maria Tomasi - likes: 0
20/03/2020 (08:47:23)
Buongiorno ,
Mi associo a quanto evidenziato dai colleghi nelle risposte che mi hanno preceduto.
In una situazione grave come quella che stiamo attraversando diffondere certi contenuti dovrebbe essere considerato metaforicamente al pari di un gesto di “procurato allarme” , perché come già evidenziato dal collega Armiraglio, indicare un obbligo che obbligo non è in questo momento significa impiegare forze utili per gestire l’emergenza e distogliere i professionisti e i datori di lavoro dal fare le cose davvero utili ed essenziali.
Resto davvero amareggiata e mi spiace sinceramente .
Rispondi Autore: Alberto Rosso - likes: 0
20/03/2020 (08:51:09)
Nell'articolo non mi pare sia indicato il tipo di attività in cui si applica quanto riportato. Vale dappertutto, anche in una metalmeccanica? O vale per chi ha già rischio biologico nella sua attività? Occorrerebbe anche valutare altre disposizioni attuative, per esempio eventuali interpretazioni, per l'applicazione delle norme. Scrivere un articolo così non serve a nulla
Rispondi Autore: Giorgio - likes: 0
20/03/2020 (08:53:53)
Buongiorno,
mi occupo professionalmente di sicurezza sul lavoro da circa 25 anni: sono d'accordo con Maria Tomasi e con gli altri di ugual parere
Riempire fogli di carta in questo momento da parte di aziende, come ad esempio quelle di produzione che hanno già evidentissime difficoltà, pare proprio inutile esercizio. Ho anche sentito il parere degli ispettori dell'ASL, l'ultima volta ieri: stesso identico parere.
Rispondi Autore: Luca - likes: 0
20/03/2020 (08:54:55)
La modalità con cui l'argomento viene affrontato e trattato sta assumendo contorni grotteschi: non è più un confronto tra tecnici, stiamo sfociando in una lite tra adolescenti. Al di la dei pareri dei singoli professionisti, più o meno titolati, mi pare che gli enti pubblici preposti siano allineati in un'univoca interpretazione del tema. Forse è ora di occuparsi di come gestire "sul campo" l'emergenza. Per assurdo, in questo momento, sarebbe più utile metter in aula ed informare tutti i lavoratori/cittadini sull'importanza delle misure di tutela e sugli obblighi in essere in questo momento, ma è ovvio che non possiamo farlo. Cordialità e in bocca al lupo a tutti!
Rispondi Autore: Roberto - likes: 0
20/03/2020 (08:56:21)
Dubini, oramai è solo lei che sostiene queste visioni e mi meraviglia che Punto Sicuro continui a consentirle di diffonderle. Mi sa che da domani, non leggerò più la rivista.
Detto questo, anche la Francia parla di rischi professionali e non di qualsiasi rischio.
Articolo a mio avviso inutile.
Rispondi Autore: RB - likes: 0
20/03/2020 (09:06:24)
Visto che in Francia è obbligatorio e in Italia no, consiglio all'autore dell'articolo di trasferirsi in Francia.
Rispondi Autore: Antonio Cappa - likes: 0
20/03/2020 (09:33:02)
A me risulta che in Lussemburgo non è richiesto, però. In Vallonia nemmeno, e sono pure francofoni.
Rispondi Autore: lui che sa - likes: 0
20/03/2020 (09:39:06)
Da quanto ne so (esperienza indiretta da prendere con le pinze comunque) ULSS ha sanzionato per mancanza di applicazione disposizione di legge e non mancanza 81/08
Rispondi Autore: Claudio Aradori - likes: 0
20/03/2020 (09:59:12)
Avvocato , basta con questo argomento , gli Rspp la fanno fuori , già fanno un sacco di documenti che non servono a nulla , perchè poi non corrispondono alla realtà lavorativa e poi lasciamo libere le aziende di lavorare ,specialmente in questo momento , prima no ,che la sicurezza era una priorità ,visto i risultati. Mi scuso con la redazione , se lo ritiene inopportuno , tolga pure il mio commento.
Rispondi Autore: Gianni - likes: 0
20/03/2020 (10:26:08)
Avvocato, abbiamo capito la sua posizione. Direi che è abbastanza, visto il momento. Preoccupiamoci delle cose serie, invece di aggiungere carta ai nostri già inutili DVR fatti con software o copia/incolla.
Rispondi Autore: Redazione PS - likes: 0
20/03/2020 (10:44:49)
Cortesemente, invitiamo tutti al rispetto di tutti e della policy:
https://www.puntosicuro.it/policy-commenti/
Rispondi Autore: Matteo - likes: 0
20/03/2020 (12:27:07)
Spett.le redazione, il rispetto dovrebbe valere per tutti, compreso il non cancellare i post (educati seppur contrari al solito autore), sol perché di pareri contrari . Grazie
Rispondi Autore: Morgan Marino - likes: 1
20/03/2020 (12:36:31)
Buongiorno a tutti,

concordo con Avv. Dubini sulla necessità di aggiornare il DvR (ma solo perché ci sono uomini di legge che si sentono persi se non trovano un poco di carta da leggere).
In questo caso la valutazione lascia il tempo che trova poiché non potendo effettuare misure di presenza o meno del virus (non riescono a fare i controlli al 100% nemmeno le strutture governative – ormai ci si limita a fare i tamponi a persone con sintomi già evidenti), non sapendo nemmeno se dopo l’esposizione al virus si è veramente immuni o meno allo stesso, non conoscendo i tempi di permanenza del virus sulle varie superfici e la sua capacità di infettare anche dopo un duratura permanenza sulle stesse (come già detto da tanti – non è che la scienza ne sappia proprio così tanto su questo virus da permettere una valutazione dei rischi sufficiente!), ciò che conta sono le procedure (ora qualcuno li chiama protocolli) messe in atto.

Propongo quindi il seguente testo.

*** Titolo***
Aggiornamento DvR per potenziale esposizione a Coronavirus

*** Svolgimento (in fondo essendo in questo caso un puro esercizio intellettuale sembra di ritornare a scuola nello svolgimento di un tema scritto nel miglior modo per compiacere il professore - e come ogni tema di il voto poi è fortemente variabile a seconda di chi lo corregge –> tutti si riempiono la bocca di oggettività nella valutazione e poi si chiede una valutazione di un rischio biologico senza potersi basare sulla misurazione di qualche concentrazione in aria/altro e non sappiamo nemmeno quale percentuale di popolazione lo ha perché si fa tampone solo a chi è palesemente ammalato, ossia nemmeno il dato statistico è disponibile per una VERA valutazione oggettiva!) ***

Il rischio è potenzialmente presente in tutta l'azienda poiché come affermato dall'OMS siamo in fase di pandemia globale: ovviamente il virus non dipende dalla lavorazione aziendale, ma semplicemente dal fatto che l'azienda in questo momento ha sede sul pianeta terra (ovviamente per ora questa valutazione non è applicabile sulla Stazione Spaziale Internazionale). Tutti i lavoratori sono esposti al rischio.
Consideriamo tutti i lavoratori a rischio elevato per Coronavirus (siamo in mezzo a una pandemia, quindi dubito che il rischio possa esse considerato minore).
Si allegano le procedure/protocolli che sono stati messi in essere in azienda (possono esistere differenze di misure protettive messe in atto dovute alla distanza interpersonale dei lavoratori nelle varie attività e dall'ambiente dove svolgono tali attività e dalla possibilità di contatto con personale/visitatori esterni all'azienda).
Le procedure si sono realizzate applicando le richieste presenti nei DPCM 8, 9 e 11 marzo e le indicazioni reperibili dal Ministero della Sanità (italiano, il francese lo conosciamo poco, forse sarebbe meglio l’inglese, ma in questo momento gli inglesi non ci sembrano proprio il modello da seguire, anche se ci stanno ripensando!).

*** Fine della Valutazione ***


Infine chiedo alla redazione, invece di articoli su se va valutato o meno il rischio, di suggerire anche articoli tecnici su come valutare e affrontare il rischio da Coronavirus (o in questo caso tutto ciò che possiamo fare è applicare quanto scritto nei DPCM e quindi il datore di lavoro con la sua valutazione non può inventarsi altro di utile?).
Tali articoli potrebbero risultare un poco più utili a noi tecnici che in questi giorni cerchiamo di aiutare le aziende a proseguire le proprie attività e che ci confrontiamo giornalmente con lavoratori terrorizzati e datori di lavoro preoccupati di salvaguardare i propri lavoratori e se stessi (anche loro sentono il rischio per se e per le proprie famiglie) sia per il rischio contagio sia per il posto di lavoro (mi pare ci sia anche una crisi economica)… tali articoli che potrebbero essere utili a noi tecnici che non abbiamo il tempo di leggere la normativa francese (ci basta quella italiana!), a noi tecnici che la momentanea riduzione delle attività dei tribunali non ha aumentato la noia ed il tempo libero, ma che con le nostre mascherine (che ancora scarseggiano e ci troviamo anche a riutilizzare più volte la stessa!) e i nostri guanti usa e getta ci esponiamo al famigerato Coronavirus e proseguiamo la nostra attività di suggerimento di prevenzioni e protezioni e non solo legati al Coronavirus … nelle aziende esistono ancora anche gli altri rischi, non abbassiamo la guardia, i lavoratori continuano a farsi male!
Rispondi Autore: Brunello Camparada - likes: 0
20/03/2020 (13:53:11)
Concordo con quanti ritengono che il DVR non debba essere aggiornato col rischio corona virus (una domanda: passata la buriana del virus, il DVR dovrà essere riaggiornato per eliminare il rischio corona virus non più presente?). Supponiamo che colui che aggiorna il DVR col rischio corona incorra in qualche errore o dimenticanza, dovuti alla sua scarsa conoscenza dell'argomento (non è un virologo), è responsabile del decesso di un lavoratore infettatosi?
Rispondi Autore: Giorgio Gallo - likes: 1
20/03/2020 (14:09:47)
Semplicemente concordo con tutti coloro che qui hanno già fatto notare che non c'è alcun DVR da aggiornare per rischio generico da corona virus. Come la penso l'ho già scritto in un mio articolo proprio qui su Punto sicuro quindi non mi dilungo, però ritengo importante per i colleghi riportare a seguire il recente parere dell'Avv. Lorenzo Fantini proprio in tema

Autore: Lorenzo Fantini
Avvocato giuslavorista, già dirigente divisioni salute e sicurezza del Ministero del lavoro e delle politiche sociali

Documento RSPP ITALIA - ASSOLOMBARDA

"Ambienti di lavoro nei quali non è presente un rischio biologico (in quanto, va ricordato, i rischi da valutare sono pur sempre rischi "professionali" e non quelli che non siano tali ma propri dell'intera popolazione), per i quali è sufficiente - ma sempre necessario - rispettare le misure di igiene pubblica contenute nei d.P.C.M., senza inserire nel DVR una specifica sezione dedicata al rischio biologico."

"Ambienti di lavoro in cui esiste un rischio "biologico" (esempio tipico, i servizi sanitari) per i quali la corrispondente parte del DVR va necessariamente aggiornata, ferme restando le misure di prevenzione e protezione."

"Dunque, è parere di chi scrive (Avv. Fantini) che tutti i RSPP di qualunque azienda debbano comunque predisporre il necessario aggiornamento delle misure di emergenza - da progettare e proporre in modo coerente rispetto alle indicazioni governative - e, invece, procedere all'aggiornamento del DVR solo quando esso già prevedeva una "sezione" dedicata al rischio biologico."

Quindi anche l'Avv. Lorenzo Fantini conclude che l'aggiornamento è necessario SOLO ove il rischio sia professionale e quindi per il quale sia già previsto nel
DVR (es. settore sanitario, imprese delle casistiche di cui all'All.XLIV)

Evidenzio che quanto sopra è il parere di chi è già stato Dirigente della Divisione Salute e Sicurezza del Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali, quindi sicuramente un parere autorevolissimo.

Concludo riportando che anche il protocollo condiviso dalle parti sociali ed il governo tratta il tema come rischio biologico "generico" uguale a tutta la popolazione, infatti in premessa scrivono:

"L’obiettivo del presente protocollo condiviso di regolamentazione è fornire indicazioni operative finalizzate a incrementare, negli ambienti di lavoro non sanitari, l’efficacia delle misure precauzionali di contenimento adottate per contrastare l’epidemia di COVID-19. Il COVID-19 rappresenta un rischio BIOLOGICO GENERICO, PER IL QUALE OCCORRE ADOTTARE MISURE UGUALI PER TUTTA LA POPOLAZIONE. Il presente protocollo contiene, quindi, misure che seguono la logica della precauzione e seguono e attuano le prescrizioni del legislatore e le indicazioni dell’Autorità sanitaria.
Rispondi Autore: Giovanni Bersani - likes: 0
20/03/2020 (15:11:01)
Idem come tutti... sempre più perplesso e anche dispiaciuto per la presa di posizione dell'avv. Dubini.
Rispondi Autore: federico b. - likes: 0
20/03/2020 (17:40:38)
mi ha appena chiamato un cliente, si sono presentati i CC in sede (azienda produttiva), chiedono il dvr per rischio corona virus altrimenti chiudono l'azienda...
la realtà è questa cari colleghi
Rispondi Autore: Giovanni Bersani - likes: 0
20/03/2020 (17:50:20)
Occhio alla terminologia...che è sempre importante. Gli avranno chiesto che procedure usano..qualcosa sull'applicazione dei dpcm e del Protocollo..le informazioni date ecc. ecc.
Mi rifiuto di credere in modo letterale a quanto sopra scritto, nel passaparola si rischia di dire fischio per fiasco. Non si può chiedere "aggiornamento DVR" e tantomeno i Carabinieri..ma dai...!!
Autore: Federico b. - likes: 0
20/03/2020 (18:31:25)
Mi ha girato il verbale. Un punto chiarissimo richiede il documento recante le disposizioni di prevenzione covid riportate all'interno del documento di valutazione rischi.
Quindi si chiede che le misure che ben conosciamo siano riportate nel dvr.
Rispondi Autore: Giovanni Bersani - likes: 0
20/03/2020 (18:47:23)
Sono vari i documenti emanati in questi giorni in cui si indica che non è richiesto aggiornamento DVR. Quindi avranno indicato dvr per dire qualcosa, intendendo documentazione sulla sicurezza-salute in merito al covid-19 (che fa da aggiornamento di sostanza.. ma non necessariamente 'formale' cioè con tutti i crismi maggiori o minori a seconda del tipo di azienda per aggiornare un dvr). Qui non si può dire altro, ma se io fossi il consulente o RSPP sarei proprio curioso di parlare con il referente dell'Ente di competenza (Carabinieri o chi per essi) per ragionare insieme su cosa si intende.. e chiarirsi. Giusto per evitare di dare risposte formali (del tipo: "non ti posso dare aggiornamento DVR poiché non è richiesto dalla legge") che anche in caso di ragione è sempre una strategia non ideale.... Quindi piuttosto poi gli darei la raccolta delle disposizioni aziendali di questo periodo ecc. ecc. con una bella copertina "valutazione aziendale del rischi covid-19" e tanti saluti. Mah... buona fortuna
Rispondi Autore: Vito Domenico Didonna - likes: 0
21/03/2020 (00:05:06)
Scusate, il DVR di ogni azienda, anche al solo fine di escluderlo, dovrebbe avere la sezione relativa al rischio biologico. Veramente non riesvo a capire questa contrarietà a voler aggiornare il DVR che è la fotografia dell'azienda ad una determinata data.
Rispondi Autore: Giorgio Gallo - likes: 0
21/03/2020 (00:47:49)
Vito
perché le aziende e noi non dovremmo perdere tempo appresso a carte inutili, quando basta provvedere tramite opportune procedure in regime emergenziale che calino nella realtà aziendale quanto disposto dal famoso protocollo anticontagio e destinare tutto il tempo AD ATTUARE IN CONCRETO le misure. Atteso che il DVR non va aggiornato in quanto parliamo di norme di igiene pubblica che sovrastano quelle occupazionali per le aziende che non hanno il rischio biologico come rischio professionale, perché si dovrebbe impiegare del tempo preziosissimo da destinare al FARE a compilare carte non essenziali? Ci vogliamo rendere conto o no che viviamo un momento tragico e che stiamo litigando sul nulla rispetto a quello che succede lì fuori? Serve chiarezza proprio adesso perché ogni secondo è fondamentale per arginare i problemi, quindi se il DVR non è obbligatorio spendiamo il tempo per le cose necessarie!
Rispondi Autore: michele lanciano - likes: 0
21/03/2020 (07:19:41)
dopo la nota dell’inl, pregherei la redazione di premettere per tutti gli articoli che sostengono il contrario che contengono notizie non vere e di raccomandare la lettura dei commenti agli stessi; sfortunamente c’è gente che legge superficialmente gli articoli che potrebbe incorrere in grossi errori e brutte figure rovinando ancor di piu le giornate di lavoro in questo momento difficile ... ormai credo non ci siano piu dubbi e spero di non leggere piu articoli che parlano di aggiornamento del dvr ma solo profonde scuse a tutti quelli che ha offeso, in italiano e in francese, da parte del dubini
Rispondi Autore: michele lanciano - likes: 0
21/03/2020 (10:37:40)
... ormai siamo al fondo, articol dell’8 marzo (oggi ne abbiamo 21/3) e cge premette che non ci sono interpretazioni ufficiali ... dubini deve delle scuse a tutti quelli che ha offeso e per favore basta appendersi sugli spechi
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
21/03/2020 (10:55:03)
Sulla nota dell'INL che qualcuno sta spacciando come posizione ufficiale su dvr e Coronavirus: il Dott. Paolo Schiavone dell'Ispettorato chiarisce che si tratta di una nota destinata agli uffici territoriali, ma non alle aziende (Fonte: Paolo Schiavone; Data: 21/03/2020)
Rispondi Autore: michele lanciano - likes: 0
21/03/2020 (11:08:18)
dubini a lei risulta eventualmente che gli uffici inl non siano equiparabili ad altri luoghi di lavoro? la nota è destinata anche a carabinieri, inps e inail oltre che ad ispettori e dirigenti, e chissà perchè non agli rspp degli uffici inl ... stiamo cadendo sempre più in basso
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
21/03/2020 (12:07:20)
Visto che mi si tira in ballo per una comunicazione su altro social, intervengo.
Caro Dubini, veramente di mestiere non faccio il pusher.
Infatti, nella nota ho scritto "per il proprio personale".
E' nel titolo.
Basta leggere.
Quello che è importante è il principio che è stato anche qui ribadito.
"Lo scenario connesso all’infezione coronavirus vede coinvolti i datori di lavori di questa Amministrazione esclusivamente sotto l’aspetto delle esigenze di tutela della salute pubblica e pertanto, sembra potersi condividere la posizione assunta dalla Regione Veneto nel senso di “non ritenere giustificato l’aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi in relazione al rischio associato all’infezione” (diverso è il caso degli ambienti di lavoro sanitario o socio-sanitario o qualora il rischio biologico sia un rischio di natura professionale, già presente nel contesto espositivo dell’azienda).

Torno a ripetere per l'ennesima volta.
Qui nessuno sta dicendo che i lavoratori non devono essere tutelati con l'applicazione di quanto previsto dai vari DPCM e dal Protocollo adattandolo alle specificità della singola azienda.
Qui si sta dicendo che quando i rischi di una pandemia sono generici, chi valuta e il rischio e determina le conseguenti misure, non è il datore di lavoro ma l'Autorità Pubblica con norme d'emergenza di Igiene Pubblica.
E' così in tutto il mondo.

Il rischio da epidemia/pandemia è un rischio specifico e un rischio generico aggravato per alcune ben definite categorie di lavoratori.
E' così in tutto il mondo.

Quello che è importante, quindi, non è perdersi dietro adempimenti formali ma attuare interventi sostanziali e concreti come indicato dalle Autorità Pubbliche.

Poi capisco che ci sia gente che intraveda il business durante e soprattutto post pandemia .... ma ciò, eticamente e professionalmente, non mi interessa.
Rispondi Autore: Cristian Capuani - likes: 0
21/03/2020 (12:53:02)
Possiamo darci un taglio?
E, magari, presentare delle scuse per tanti commenti cancellati nonostante non avessero nulla di offensivo?

Si sono confrontate due posizioni, una corretta ed una in difetto. C'è ne facciamo una ragione o continuiamo a postare contributi presi ovunque per cercare di riabilitare la propria posizione?

#salvateilsoldatodubini
#giapponesisullisoladeserta
Autore: Gaetano - likes: 0
25/03/2020 (00:18:14)
Non ammettere i propri errori purtroppo è un peccato mortale. Il problema è che l'eccesso di carta non viene mai punito! Quindi perché no dai! Aggiorniamo il DVR anzi noi che affermiamo il contrario siamo dei coglioni perché si lavorerebbe di più!
Rispondi Autore: Roberto - likes: 0
21/03/2020 (16:54:32)
Dubini, quindi lei vuole sostenere che l'INL può lecitamente non fare l'aggiornamento del DVR però poi, non si sa come e perché, dovrebbe pretenderlo per gli altri ambienti di lavoro? Ci spiega perché, visto che in base alla sua visione ogni ambiente di lavoro dovrebbe aggiornare il DVR? Non è che forse (anzi giustamente), poiché l'INL non ha tale rischio perché non professionalmente esposto e non rientrante nell'All.XLIV, è tra quelle aziende che non deve fare niente nel DVR come si sta dicendo oramai da un mese? Io dalle sue parole leggo esclusivamente contraddizioni ed maldestri tentativi di dare una spiegazione, ma credo che sia il caso di smetterla, grazie.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
22/03/2020 (09:35:26)
E qual è la novità?

Le industrie alimentari (vedi allegato XLIV) e le industrie farmaceutiche citate nell'ordinanza (vedi anche quanto detto ieri da Conte) avevano già l'obbligo del DVR dal rischio biologico e, quindi, di aggiornarlo come già detto nel mio articolo del 27 febbraio scorso.
Poi, nell'ordinanza riguardante il solo territorio di Rimini, si ribadisce che l'operatività di questa tipologia di aziende è consentita previa adozione di specifici protocolli operativi a valle dell'aggiornamento del DVR. Aggiornamento che già doveva essere stato effettuato da questa tipologia di aziende fin da quando era stata proclamata la situazione d'emergenza in Italia, visto che ciò era già espressamente previsto dal D. Lgs. n° 81/2008.

P.S.. avrebbero fatto meglio, visto che hanno voluto fissare un nuovo distanziamento interpersonale, a utilizzare quanto previsto quanto consigliato dal CDC di Atlanta e cioè 6 ft (poco più di 1,80 mt).
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
22/03/2020 (20:45:54)
Quando si cita una fonte, la si deve citare correttamente e non "a pezzi" e "a convenienza".

Direttiva 89/391/CEE
Articolo 1 - Oggetto
1. La presente direttiva ha lo scopo di attuare misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro.
2. A tal fine, essa comprende principi generali relativi alla prevenzione dei RISCHI PROFESSIONALI e alla protezione della sicurezza e della salute, all'eliminazione dei fattori di rischio e di incidente, all'informazione, alla consultazione, alla partecipazione equilibrata conformemente alle legislazioni e/o prassi nazionali, alla formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti, nonché direttive generali per l'attuazione dei principi generali precitati.

Articolo 6 Obblighi generali dei datori di lavoro
1. Nel quadro delle proprie responsabilità il datore di lavoro prende le misure necessarie per la protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori, comprese le attività di prevenzione dei RISCHI PROFESSIONALI, d'informazione e di formazione, nonché l'approntamento di un'organizzazione e dei mezzi necessari.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
24/03/2020 (12:36:38)
La valutazione dei rischi per tutelare la salute e la sicurezza di lavoratrici e lavoratori da TUTTI i rischi presenti nell'ambito dell'organizzazione del datore di lavoro (incluso ovviamente il contagio da Coronavirus) di cui al Testo Unico di Sicurezza sul Lavoro (D.Lgs. n. 81/2008):
Art. 2 comma 1 lettera "q) «valutazione dei rischi»: valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il
miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza".
Art. 2 comma 1 lett. "o) «salute»: stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o d’infermità".
Rispondi Autore: Roberto - likes: 0
24/03/2020 (13:28:53)
"presenti nell'ambito dell'organizzazione in cui essi prestano la propria attività": questo sconosciuto.

Dubini, la smetta, davvero... lì fuori c'è gente che muore e lei litiga su scartoffie...
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
24/03/2020 (14:35:38)
IL RISCHIO DA CORONAVIRUS È RISCHIO PROFESSIONALE SPECIFICO PER LE ATTIVITÀ ESSENZIALI NON SOGGETTI lE ALLA SOSPENSIONE OBBLIGATORIA.
Rolando Dubini, avvocato in Milano, cassazionista
Nel momento in cui tutte le attività lavorative non essenziali sono sospese per proteggere i LAVORATORI dal rischio contagio, i lavoratori delle attività essenziali vengono intenzionalmente esposti ad un rischio aggravato in nome del superiore interesse nazionale. A questo punto abbiamo a che fare con un rischio specifico professionale emergenziale. Il datore di lavoro di fatto potrebbe sospendere l'attività a titolo precauzionale. Se decide comunque di avvalersi della deroga alla sospensione dell'attività per evitare il contagio, scatta senza alcun dubbio l'obbligo della specifica Valutazione del rischio biologico Coronavirus (DVR) di cui agli articoli 17, 28, 29, 271 DLgs 81/2008 (Testo Unico di Sicurezza sul lavoro).
#coronavirus #valutazionedeirischi
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
24/03/2020 (16:56:48)
Magari ci indichi in quale DPCM o Protocollo (Norme di Igiene Pubblica sovraordinate a quelle di Igiene Occupazionale ed a qualunque Ordinanza regionale) c'è scritto che, le aziende che NON FANNO uso deliberato di agenti biologici o NON COMPRESE nell'allegato XLIV, debbano aggiornare il DVR e non "semplicemente" applicare in toto il Protocollo, volendo proseguire l'attività, declinandolo in modo completo alle specificità dell'azienda?

Altrimenti è solo un parere.
A questo parere ce ne sono tanti altri di giuristi che dicono cose ben diverse.
Rispondi Autore: Andrea Quaranta - likes: 0
24/03/2020 (17:23:10)
Il rischio biologico da Coronavirus per le attività non ricadenti nell'allegato xliv NON e' un rischio specifico, ma generico. Egregio avvocato, mi risponda a questa semplice domanda, esulando da questo articolo. Mi spiega come mai solo lei e pochissime persone in Italia continuano in modo imperterrito a fare queste affermazioni, quando il 99% restante, inclusi e sottolineò soprattutto avvocati di prestigio, oltre a tecnici seri, hanno con riferimenti giuridici e tecnici ribadito, la non obbligatorietà del l'aggiornamento del dvr! Ci faccia capire in due semplici e non complicati giri di parole: siamo tutti incompetenti? Ce lo dica chiaramente. Lei non rappresenta neanche l'1% contro la collettività; non crede di aver preso un colossale abbaglio? Su lo confessi apertamente. Basta oramai....
Rispondi Autore: LONGO DANIELE - likes: 0
24/03/2020 (17:45:09)
Mi fa sorridere che si guardi all'Europa. Quando noi proprio sulla parte cantieri abbiamo detto più volte che la direttiva Europea l'abbiamo recepito a "segugio penis" dove ad esempio il CSE in Italia è stato visto per anni come lo sceriffo di cantiere, quando c'è gente (anche tra i commentatori qui) che ha sempre sostenuto la tesi dell'"alta vigilanza".
Per questo ci sono voluti 20 anni per capirlo, mi sa tanto che ne aspetteremo altri 20 per il coronavirus...
Rispondi Autore: michelr - likes: 0
24/03/2020 (19:28:30)
rispondo io ... perchè c’è gente che ha bisogno di utilizzare mezzucci per accaparrarsi clienti ... chi lo fa per vendere per qualche centinaio di euro un documento inutile, chi spera che lo legga aualche sprovveduto bisognoso di soldi che non volendo lavorare cerca di far causa alle aziende
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
24/03/2020 (20:35:19)
Condivido la saggia riflessione di Daniele Ranieri.
Nell’immediato, la questione sul Dvr appare più formale che sostanziale. Trovandoci, si spera, di fronte a una emergenza temporanea, la cosa essenziale da fare è agire con efficacia. Emanando misure chiare e coerenti. Dove poi vadano scritte, in questa situazione, non sembra essere un fattore decisivo.

Qualcuno, però, tenta di approfittarne per riesumare interpretazioni superate. La più rilevante sostiene che si possa escludere il Dvr dal trattamento dell’emergenza in corso per il fatto che questo documento è dedicato ai “rischi professionali”, restringendo il campo di questi alle sole mansioni e ai compiti legati alla produzione aziendale.

La valutazione dei rischi, secondo l’art. 28 del D.Lgs. 81/2008, prevede però l’analisi di “TUTTI I RISCHI”, non solo quelli inerenti la produzione (che sono ovviamente quelli più diffusi e rilevanti), ma di tutti quelli presenti dentro “l’organizzazione aziendale”. Quei rischi nei quali il lavoratore non incorrerebbe, o nei quali avrebbe meno probabilità d’incorrere, se non lavorasse.

Tra questi rischi ne esiste una famiglia denominata “rischi generici aggravati dal lavoro”. In sostanza chiunque può cadere da qualsiasi scala (rischio generico), ma un lavoratore che per svolgere la sua mansione sia costretto a salirle e scenderle diverse volte, magari pressato dall’urgenza di portare a termine il suo compito, ha una probabilità di cadere più alta di altri (il rischio è quindi aggravato dal contesto lavorativo). Questa famiglia di rischi è normalmente inserita nella valutazione dei rischi.

Un terremoto, la caduta di un fulmine, una epidemia virale, un atto terroristico, una rapina e tanti altri avvenimenti rientrano in questa definizione? Certamente sì, se il lavoro è tale da comportare l’aggravamento delle possibilità d’incontrare uno di questi eventi o di aumentarne il grado di danno rispetto alla popolazione genericamente intesa. L’elemento è sempre dato, da una parte dall’aumento della probabilità e del danno, dall’altra dalla “costrittività” dei lavoratori, che non hanno la stessa possibilità del resto della popolazione di sottrarsi ai rischi presenti “nell’ambito dell’organizzazione in cui prestano la propria attività” (art. 2 lett. q).

Qualche spiritoso, non mancano mai, può dire: “Ma allora anche il rischio che cada un meteorite va valutato dal DdL”. Spiritoso, ma poco preparato. Il rischio, quello generico, per essere valutato e inserito nel Dvr, deve avere “l’aggravante” data dal contesto lavorativo. Il meteorite, che, com’è noto, ha già probabilità remote di arrivare sul pianeta Terra, può cadere su tutti, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo sia esso un deserto, speriamo, o addosso a una casa o una fabbrica. Non c’è nulla che nell’attività lavorativa possa rendere più probabile che cada in un punto piuttosto che in un altro. Inoltre, non esiste nulla di “tecnicamente possibile” per eliminare o ridurre il rischio. Non è così per i terremoti di cui, per esempio, esiste una mappa delle località a rischio, oltre a vari altri elementi che possono aiutare a prevedere e a ridurre il danno. Attraverso l’obbligo di costruzione antisismica, ad esempio, una particolare attenzione alle procedure di evacuazione, una diversa preparazione delle squadre di emergenza e primo soccorso rispetto al rischio specifico, una informazione e preparazione dei lavoratori (il Giappone è spesso citato come esempio). Stessa cosa vale se l’imprenditore colloca un lavoratore in locale completamente interrato in una zona a forte presenza di gas radon, o con temperature esterne stabilmente oltre i 30° (ma potrei dire vicino a una fonte inquinate, rumorosa). Il rischio che queste condizioni aggravino il rischio per la salute del lavoratore ci sono e vanno misurate, anche se non sono legate alla sua specifica professione e attività lavorativa.

D’altronde l’art.28 è di una chiarezza lampante. È evidente che se il legislatore avesse voluto ridurre la valutazione dei rischi ai soli rischi professionali l’avrebbe scritto esplicitamente e non avrebbe scritto “tutti i rischi” e basta. Dirò di più. L’Italia provò a restringere l’area dei rischi nel D.Lgs. 626/1994 all’art. 4. Il primo comma prevedeva:

Il datore di lavoro, in relazione alla natura dell’attività dell’azienda ovvero dell’unità produttiva, valuta, nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, i rischi per la sicurezza e per la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari.

Fino al 2008 il rischio stress, pur correlato al lavoro, non non veniva considerato un rischio professionale e per questo motivo non veniva valutato.

Nel 2001 l’Italia venne condannata, proprio su questo punto, dalla Corte di Giustizia europea, e dovette modificare l’articolo che così venne accolto nel D.Lgs. 81/2008. Ora, nel citato art. 28, l’elencazione dei punti quali le attrezzature ecc. viene preceduta da un ANCHE. Come dire: non solo. E poi si ribadisce che deve riguardare TUTTI i rischi riguardanti la salute e la sicurezza dei lavoratori, dizione ripetuta in più punti della normativa senza alcuna specifica, che viene invece aggiunta per quanto riguarda, per esempio, l’attività del servizio di prevenzione. Questa si occupa di una parte della valutazione, essendo un’altra demandata ad altre figure, quali il medico competente e se necessario altre figure esterne.

Torniamo all’oggi. Sarebbe logico inserire il rischio biologico causato dal Covid-19 nel complesso procedimento di valutazione-adozione di misure di programmazione-monitoraggio dell’efficacia, cioè in quel processo con cui si arriva alla stesura e alle modifiche successive del Documento di Valutazione dei Rischi. All’interno di quella “valutazione globale” prevista dalle norme. Considerando anche quanto scritto nel Titolo X del Testo Unico.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
24/03/2020 (20:54:14)
Puoi condividere tutte le opinioni che vuoi.
Il discorso non cambia.

Poi tu e Ranieri andatevi a rileggere il punto 13 della Sentenza della Corte di Giustizia CE, Sez. 5, 15 novembre 2001 - C-49/00 dove potrete trovare scritto:

13. Inoltre, è importante precisare che i RISCHI PROFESSIONALI che devono essere oggetto di una valutazione da parte dei datori di lavoro non sono stabiliti una volta per tutte, ma si evolvono costantemente in funzione, in particolare, del progressivo sviluppo delle condizioni di lavoro e delle ricerche scientifiche in materia di RISCHI PROFESSIONALI.

Il problema era che con il 626, recepimento della direttiva 89/391/CEE, avevano circoscritto solo ai rischi derivanti dalle attrezzature di lavoro e dalle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro la valutazione dei rischi per la sicurezza e la salute.
Palesemente lo Stato italiano non poteva circoscrivere a queste sole tipologie di rischi professionali la valutazione.
Per questo l'Italia era stata giustamente condannata.

Quindi ci troviamo con il parere di un sindacalista e di un avvocato.
Li rispetto ma non li condivido.
Io condivido i pareri dei giuristi che ho già citato prima (Pascucci, Lepore, Fantini, Pelusi, ecc.) e quello che hanno detto le Autorità sanitarie delle Regioni come il Veneto, le Marche, l'Umbria, ecc.

Comunque, finita l'emergenza potrai offrire il tuo supporto legale, a tutti i lavoratori che, avendo contratto la COVID-19, decideranno di far causa alle aziende.
Rispondi Autore: Gaetano - likes: 0
25/03/2020 (00:02:38)
Sono completamente in disaccordo, normativa francese, sindacati, tra poco si citerà anche Shakespeare: Aggiornare o non aggiornare il DVR questo è il dilemma, aggiornarlo rischiando di fare cartaccia e facendo spendere inutili soldi al committente o non aggiornarlo e ascoltare le molte indicazioni che sono venute dalle autorità. Scrivere, dormire. Dormire forse sognare una nuova interpretazione che avalli la mia tesi sento di perire. Ma possibile che con tutto questi feedback negativi ancora non ci si ferma conto che si sta sbagliando. Capisco che mi blocchi su i gruppi di Facebook, che mi faccia cancellare i commenti ma ormai non sono solo io a dirle che sta prendendo una cantonata. Bah vabbè, faccia lei!
Rispondi Autore: LONGO DANIELE - likes: 0
25/03/2020 (10:06:50)
Allora a questo punto vorrei evidenziare un caso, nella logica di aggiornamento del DVR da coronavirus.
Supponiamo che una giovane mamma assiste il suo figlioletto affetto da parotite, più comunemente detta “orecchioni” perché magari il figlioletto ha contratto il virus all’asilo (si perché gli asili vanno disinfettati solo ora per il COVID non per altro tipo pidocchi, ecc). La mamma da giovincella non ha avuto la malattia, ma siccome le donne sono più forti di noi maschietti, contrae il virus ma è quasi asintomatica o comunque avendo una resistenza e una volontà maggiore se ne impipa di tutti e ritorna in ufficio a lavorare perché non poteva assentarsi altri giorni. Guarda caso lavora a stretto contatto con il suo collega maschietto, che sempre guarda caso da bambino non ha avuto la parotite e contrae il virus. Beh, è risaputo a tutti dall’antichità, che la parotite da maschietto adulto è molto pericolosa perché in percentuale non proprio bassa può portare alla sterilità. Sempre guarda caso (che sfiga però eh…) il giovanetto era appena convolato a nozze e non può dare un contributo al proseguimento della specie umana. La nuova moglie si incazza e gli chiede pure l’annullamento alla Sacra Rota. Il ragazzo è depresso, senza un nipotino per i genitori e gli invitati al suo matrimonio si incazzano di più e rivogliono i regali indietro. Bel danno che ha avuto….
Beh, lei ha mai visto un DVR dove si analizza questo rischio con questo scenario? Se la sentirebbe di fare causa ad un datore di lavoro per una situazione del genere?
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
25/03/2020 (10:21:15)
Obbligatorio il DVR rischio biologico Covid19 (art. 271 DLgs 81/2008)
La consapevolezza dell'obbligo inderogabile di valutare il rischio biologico da Coronavirus ai sensi dell'art. 271 DLgs 81/2008 (DVR) cresce inesorabilmente. Come è logico che sia. È indiscutibile che nelle attività essenziali autorizzate dal governo il datore di lavoro deve valutare esattamente il rischio per decidere se l'attività può proseguire o deve comunque essere interrotta per l'impossibilità tecnica di garantire adeguata protezione dei lavoratori durante l'attività lavorativa svolta nell'interesse dell'imprenditore dal gravissimo rischio di contagio virale in atto.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
25/03/2020 (17:30:16)
Daniele Longo, niente da fare.
Non ce la fa a capire che la concreta e completa applicazione del Protocollo alle specificità dell'azienda, secondo quanto imposto dalle norme di Igiene Pubblica, declinandolo in funzione delle particolarità della stessa, è proprio quello che chiedono le Autorità Sanitarie per tutelare i lavoratori.
adesso aspettiamoci l'ennesimo copia-incolla per ricominciare il loop.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
25/03/2020 (20:18:34)
Coronavirus e tutela dei lavoratori
Anna D'Antuono
Tralasciando gli ambienti di lavoro in cui l’esposizione al COVID-19 è specifica (ambito sanitario, pronto soccorso, reparti malattie infettive, addetti alla sicurezza aeroportuale, addetti delle forze dell’ordine in aree oggetto di focolai, addetti dei laboratori di analisi, …) per cui il rischio è "professionale", occorre tutelare chi lavora negli ambienti di lavoro “in cui l’esposizione all’agente biologico è di tipo generico, e pertanto non rientra nel rischio specifico” (ambienti industriali, civili, scuole, terziario, grande e piccola distribuzione, attività commerciali, della ristorazione, trasporti, etc…).
In questi casi il Datore di Lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/2008 “ha già valutato il rischio biologico e sicuramente avrà presente nel documento di valutazione una sezione per il cosiddetto “Rischio Biologico Generico”.
Col divieto di spostamento per la popolazione e l'autorizzazione per chi ha invece comprovate ragioni lavorative per muoversi, il rischio da esposizione virale coronavirus a nostro parere è diventato un rischio professionale per tutti i lavoratori.
E dunque obbligo di valutare nel DVR il rischio biologico virale da coronavirus.
Autore: Gaetano - likes: 0
26/03/2020 (10:55:59)
Scusi ma può rispondere ai commenti precedenti? Non a quelli miei ma quelli di persone che innegabilmente sono considerate quasi "autorità" in materia. Le faccio notare che pare abbiano testato in vaccino con esito positivo. Che facciamo ora lo togliamo dal DVR?
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
26/03/2020 (10:57:48)
Questo è il parere di una Avvocato che si occupa di tutela dei consumatori per l'ADUC.

Non ho dubbi che sia una bravissima professionista nel suo settore dove avrà vinto molte battaglie per la tutela di noi consumatori.

Penso, però, che i pareri del prof. Pascucci, del prof. Lepore, dell'avv. Fantini, del prof. Pelusi, ecc., abbiano ben altro peso trattandosi di esperti del settore.
Settore che, invece, non è quello dell'avv. D'Antuono.

Intanto aspetto che Dubini, invece di fare i copia - incolla presi qua e là, mi risponda alla domanda che gli ho fatto su quale sia la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure declinate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
26/03/2020 (11:39:18)
Solo l'attenta lettura del Decreto Legislativo n. 81 del 2008 consente di far luce sull'obbligo inderogabile di valutare il rischio da agente biologico Coronavirus-Covid-19. Invito tutti ad una attenta rilettura che consente di individuare tale obbligo giuridico senza dubbio alcuno, In questo caso di gravissima emergenza sanitaria e lavorativa il metodo spannometrico è i pregiudizi estranei alla lettera della norma di diritto vigente non aiutano. Una cosa è certa in modo assoluto, fare la valutazione del rischio da coronavirus non viola nessuna legge. Lo stesso non può dire chi non la predispone. Oltretutto il DVR ha il vantaggio della data certa opponibile a chiunque. per il resto vale aurea saggezza giuridica romana: de minimis non curat praetor .
I fondamenti legali della valutazione di tutti i rischi professionali e di tutti i rischi generici aggravati dalle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa
Art. 2 – Definizioni - D.Lgs. n. 81/2008
“q) «valutazione dei rischi»: valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività [rischi professionali e rischi generici aggravati dalle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa n.d.r.], finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza;
n) «prevenzione»: il complesso delle disposizioni o misure necessarie anche secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, per evitare o diminuire i rischi professionali nel rispetto della salute della popolazione e dell’integrità dell’ambiente esterno;
o) «salute»: stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, non consistente solo in un’assenza di malattia o d’infermità”.
Art. 28 - Oggetto della valutazione dei rischi3 - D.Lgs. n. 81/2008
1. La valutazione di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a) [valutazione dei rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria attività], anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o delle miscele chimiche impiegate, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori [rischi professionali e rischi generici aggravati dalle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa n.d.r.], ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’Accordo Europeo dell’8 ottobre 2004, e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi e quelli connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro e i rischi derivanti dal possibile rinvenimento di ordigni bellici inesplosi nei cantieri temporanei o mobili, come definiti dall’articolo 89, comma 1, lettera a), del presente decreto, interessati da attività di scavo.
Articolo 271 - Valutazione del rischio [da esposizone ad agenti biologici] - D.Lgs. n. 81/2008
1. Il datore di lavoro, nella valutazione del rischio di cui all’articolo 17, comma 1, tiene conto di tutte le informazioni disponibili relative alle caratteristiche dell’agente biologico e delle modalità lavorative, ed in particolare:
a) della classificazione degli agenti biologici che presentano o possono presentare un pericolo per la salute umana quale risultante dall’ALLEGATO XLVI o, in assenza, di quella effettuata dal datore di lavoro stesso sulla base delle conoscenze disponibili e seguendo i criteri di cui all’articolo 268, commi 1 e 2;
b) dell’informazione sulle malattie che possono essere contratte;
c) dei potenziali effetti allergici e tossici;
d) della conoscenza di una patologia della quale è affetto un lavoratore, che è da porre in correlazione diretta all’attività lavorativa svolta;
e) delle eventuali ulteriori situazioni rese note dall’autorità sanitaria competente che possono influire sul rischio;
f) del sinergismo dei diversi gruppi di agenti biologici utilizzati.
2. Il datore di lavoro applica i principi di buona prassi microbiologica, ed adotta, in relazione ai rischi accertati, le misure protettive e preventive di cui al presente Titolo, adattandole alle particolarità delle situazioni lavorative.
3. Il datore di lavoro effettua nuovamente la valutazione di cui al comma 1 in occasione di modifiche dell’attività lavorativa significative ai fini della sicurezza e della salute sul lavoro e, in ogni caso, trascorsi tre anni dall’ultima valutazione effettuata.
4. Nelle attività, quali quelle riportate a titolo esemplificativo nell’ALLEGATO XLIV [esemplificativo significa che le attività dell’esempio prevedono sicuramente l’esposizione non deliberata ad agenti biologici, ma significativa, e che poi è onere di ogni singolo datore di lavoro valutare se la sua attività preveda tale rischio al di là di detto elenco n.d.r ], che, pur non comportando la deliberata intenzione di operare con agenti biologici, possono implicare il rischio di esposizioni dei lavoratori agli stessi [dunque non solo rischi professionali, ma anche i rischi generici aggravati dalle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa n.d.r.], il datore di lavoro può prescindere dall’applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 273, 274, commi 1 e 2, 275, comma 3, e 279, qualora i risultati della valutazione dimostrano che l’attuazione di tali misure non è necessaria.
Rispondi Autore: gaetano - likes: 0
26/03/2020 (13:54:36)
Scusi avvocato, la prego di non continuare, quando si esprimono professionisti del calibro del Prof. Lepore, del Prof. Pascucci, ecc...Forse è il caso porsi una domanda. Mi permetto inoltre, di darle un consiglio riguardo l'uso dei post. Copiare ed incollare parti troppo corpose di testo distoglie l'attenzione del lettore e potrebbe aggravare una eventuale patologia da tunnel carpale dell'operatore video.
Nessono le dice che del corona virus non bisogna tenerne conto ma non nel DVR. Arroccarsi in posizioni rigide, quando praticamente tutti le stanno dicendo che non è come dice lei, francamente mi mette e penso metta anche gli altri a disagio, perché non si può alla fine dei conti, sparare sulla croce rossa! Ecco perché non interverro più su questo post.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
26/03/2020 (15:41:53)
E mica risponde alla domanda.
Continua con il copia-incolla.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
26/03/2020 (18:06:56)
André Berni e Andrea Reghelin hanno sviluppato un ragionamento di grande interesse, che invito tutti a considerare con grande attenzione.
Il rischio epidemico è un rischio lavorativo? E’ cioè di pertinenza del datore di lavoro?
Il motivo del contendere, che è dibattuto da tutti gli esperti del settore, chi per ambito chi per pertinenza, è se il rischio epidemico a cui stiamo assistendo in questi giorni debba intendersi come rischio lavorativo correlato ad una mansione e sia di pertinenza o responsabilità o meno del Datore di Lavoro con il supporto del Medico Competente e del RSPP.
Senza voler tediare, la materia del rischio biologico fa riferimento a tre grandi scenari di rischio:
1) il primo caso è quello dell’uso deliberato dell’agente biologico; pensiamo ad un laboratorio in cui si sta cercando di isolare il virus per ricercare un possibile vaccino ( in questo caso la materia è disciplinata dal’ All. XLVI del d.lgs. 81/08);
2) il secondo caso è quello del cosiddetto rischio generico aggravato, o rischio da esposizione potenziale, nel caso in cui in funzione della mansione e del luogo di lavoro, il lavoratore sia esposto ad un aggravamento del rischio; si pensi nel caso ad un operatore ecologico in area di quarantena (rischio generico aggravato All. XLIV del d.lgs. 81/08;
 3) Il terzo caso è il cosiddetto rischio da esposizione occasionale caratterizzato dal fatto che gli agenti biologici si possono trovare in tutti gli ambienti di lavoro così come in qualsiasi altro contesto, a prescindere dalla mansione di lavoro e dalle condizioni ambientali.

Quali sono gli adempimenti per le organizzazioni?
La questione aperta è se le organizzazioni che devono farsi promotrici di iniziative in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro, si debbano limitare a trasferire le disposizioni ministeriali e le ordinanze, se debbano predisporre e redigere procedure operative di lavoro, se debbano fare formazione e informazione o se debbano prendersi in carico una vera e propria valutazione dei rischi per determinare, in funzione del luogo di lavoro e della mansione, le misure di mitigazione idonee.
Quello di cui vogliamo parlare è dell’approccio metodologico rispetto ad uno scenario di emergenza e di come la valutazione del rischio, obbligo formale o mero adempimento, nella prassi odierna dagli stessi addetti al mestiere sia visto molto spesso come burocrazia, fastidiosa formalizzazione, inutile appendice.
... se dovessimo ricercare un tema che ci appassiona nel grande contenitore normativo del Testo Unico della Sicurezza, certamente lo troveremmo nell’art. 28 del D.lgs. 81/08. Nell’art. 28 del D.lgs. 81/08 a nostro avviso c’è quella che dovrebbe essere la vera filosofia di una valutazione dei rischi:
“b) l’indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate e dei dispositivi di protezione individuali adottati, a seguito della valutazione dei rischi;
c) il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza;
d) l’individuazione delle procedure per l’attuazione delle misure da realizzare, nonché dei ruoli dell’organizzazione aziendale che vi debbono provvedere, a cui devono essere assegnati unicamente soggetti in possesso di adeguate competenze e poteri”.
Opportunità, necessità, o obbligo, il messaggio che vogliamo trasferire è che solo attraverso una valutazione ponderata al contesto, adeguata alle scelte strategiche aziendali si possano adottare le giuste procedure organizzative e gli adeguati piani di miglioramento, senza reazioni istintive, scelte emotive, o reazioni passive all’ adempimento.
Il focus deve essere posto sulla ricerca della miglior tutela possibile per i lavoratori
Ci piacerebbe che la discussione fosse riportata su un tema maggiormente comprensibile ai più, che è l’individuazione del modo più efficace per tutelare nel miglior modo possibile i lavoratori. Indipendentemente dall’esistenza di un obbligo giuridico di aggiornare il DVR (che noi pensiamo tra l’altro sussistente), da questo documento partono i processi di prevenzione dei lavoratori. L’aggiornamento di questo documento testimonia la continua attenzione del datore di lavoro sui nuovi rischi che fattori endogeni ed esogeni (come nel caso del Corona Virus) si introducono nell’organizzazione. Ma soprattutto da questo documento si origina la pianificazione delle misure di prevenzione a protezione dei lavoratori, le procedure di sicurezza e l’adozione di dispositivi di protezione collettiva e individuale.
Rispondi Autore: Guido - likes: 0
27/03/2020 (01:01:31)
Avvocato lei mi sembra essere infervorato dalle sue stesse parole. Ma quanto le piace ascoltarsi? Scommetto che durante il giorno registra a voce alta tutte queste cose e poi la sera si addormenta riascoltandosi! Comunque dire che il DVR deve essere aggiornato vuol dire semplicemente, ripete su questo documento procedure già previste in altri.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
27/03/2020 (02:29:41)
IL RISCHIO SANITARIO COME RISCHIO GENERICO AGGRAVATO CHE DETERMINA L'OBBLIGO DI EFFETTUARE LA VALUTAZIONE DEI RISCHI
Commissione per gli Interpelli
(ARTICOLO 12 DEL DECRETO LEGISLATIVO 9 APRILE 2008, N. 81) INTERPELLO N. 11/2016 del 25.10.2016
"L’art. 28, comma 1, del d.lgs. n. 81/2008 prevede, per il datore di lavoro, l’obbligo di valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari ed adottare, conseguentemente, le misure di prevenzione e protezione che reputi idonee allo scopo.
Sulla base di quanto espresso in premessa, la Commissione ritiene che il datore di lavoro debba valutare tutti i rischi compresi i potenziali e peculiari rischi ambientali legati alle caratteristiche del Paese in cui la prestazione lavorativa dovrà essere svolta, quali a titolo esemplificativo, i cosiddetti «rischi generici aggravati», legati alla situazione geopolitica del Paese (es. guerre civili, attentati, ecc.) e alle condizioni sanitarie del contesto geografico di riferimento non considerati astrattamente, ma che abbiano la ragionevole e concreta possibilità di manifestarsi in correlazione all’attività lavorativa svolta".

Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
27/03/2020 (16:22:39)
Se non si riesce a capire che una cosa è essere mandato a lavorare in Tanzania dove c'è una epidemia di dengue e c'è solo lì (questo è il rischio generico aggravato) ………. e altra cosa è andare a lavorare in un'azienda (non sanitaria o che non usa agenti biologici deliberatamente) in Italia dove l'epidemia c'è in tutta Italia e pervade sia gli ambienti di lavoro che quelli di vita (questo è il rischio generico), non posso farci nulla.

La colpa è del Grande Biologo che, evidentemente, ai tempi era distratto.

In ogni caso aspetto sempre la risposta alla domanda fatta qualche post prima.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
28/03/2020 (02:14:50)
Raffaele Guariniello fa chiarezza come sempre. Ubi maior minor cessat.

COVID-19, IGIENE E SICUREZZA SUL LAVORO: OBBLIGO DEL DVR CORONAVIRUS (Guariniello)
TUTTI SI STANNO chiedendo se il datore di lavoro debba valutare il rischio coronavirus e individuare le misure di prevenzione contro tale rischio nel documento di valutazione dei rischi. A dare la risposta è, a ben vedere, l’art. 28, comma 2, lett. a), TUSL, ove si usa l’espressione “tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l’attività lavorativa”. Un’espressione altamente volutamente significativa, in quanto fa intendere che debbono essere valutati tutti rischi che possono profilarsi, non necessariamente a causa dell’attività lavorativa, bensì durante l’attività lavorativa: come appunto il coronavirus. Proprio quel “durante” induce a condividere la linea interpretativa accolta dalla Commissione per gli Interpelli nell’attualissimo Interpello n. 11 del 25 ottobre 2016: “il datore di lavoro deve valutare tutti i rischi, compresi i potenziali e peculiari rischi ambientali legati alle caratteristiche del Paese in cui la prestazione lavorativa dovrà essere svolta, quali a titolo esemplificativo, i rischi legati alle condizioni sanitarie del contesto geografico di riferimento”.
Il Fatto Quotidiano 26/3/2020
Rispondi Autore: Guido - likes: 0
28/03/2020 (08:57:08)
Niente, L'avvocato non ce riesce proprio a non copiare ed incollare lo stesso testo all'infinito. Ma siamo sicuri che non sia un algoritmo di automazione delle risposte?
Quando le farà comodo poi, ci risponda alle domande che le sono state fatte, anche semplicemente dialogando. Grazie
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
28/03/2020 (09:00:44)
Si ricomincia con il copia-incolla ossessivo - compulsivo.

Quando si cita qualcosa, bisogna farlo in modo completo e non funzionale a sostenete le proprie tesi.
Purtroppo, di questo, Dubini ci ha ormai abituati.

Allora, l'Interpello n° 11/2016 era stato proposto dalla UIL Trasporti:
"La UILTRASPORTI ha avanzato istanza di interpello per conoscere il parere di questa Commissione relativamente alla sussistenza dell’obbligo, in capo al datore di lavoro, di considerare, nell’ambito della valutazione dei rischi, anche i rischi legati alla situazione ambientale (soprattutto nei paesi esteri) per il personale navigante delle compagnie aeree. In particolare, l’istante chiede di sapere: “… se nell’obbligo giuridico in capo al datore di lavoro della valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza con la conseguente elaborazione del documento di valutazione dei rischi (DVR), così come disciplinato dagli artt. 15, 17 e 28 del D.Lgs. n. 81/2008 sia ricompresa anche la valutazione della situazione ambientale e di sicurezza intesa anche come security, in particolare in paesi esteri ma non solo, legata a titolo esemplificativo ma non esaustivo ad eventi di natura geo politica, atti criminali di terzi, belligeranza e più in generale di tutti quei fattori potenzialmente pericolosi per l’integrità psicofisica dagli equipaggi nei luoghi (tipicamente aeroporti, alberghi, percorso da e per gli stessi e loro immediate vicinanze) dove il personale navigante si trovi ad operare/alloggiare quando comandati in servizio”.

La risposta era stata la seguente:
"Sulla base di quanto espresso in premessa, la Commissione ritiene che il datore di lavoro debba valutare tutti i rischi compresi i potenziali e peculiari rischi ambientali legati alle caratteristiche del Paese in cui la prestazione lavorativa dovrà essere svolta, quali a titolo esemplificativo, i cosiddetti «rischi generici aggravati», legati alla situazione geopolitica del Paese (es. guerre civili, attentati, ecc.) e alle condizioni sanitarie del contesto geografico di riferimento non considerati astrattamente, ma che abbiano la ragionevole e concreta possibilità di manifestarsi in correlazione all’attività lavorativa svolta."

Come si vede, appare evidente che l'aggravamento del rischio è dovuto ad una situazione specifica in un determinato contesto geografico in cui un lavoratore è inviato per svolgere l'attività.
Per questo motivo il DVR lo devo aggiornare prevedendo le misure per tutelare l'integrità psicofisica di un equipaggio inviato in un Paese a rischio guerra, attentato, epidemia, ecc. (ma questo l'avevo già spiegato nei precedenti post).

Una pandemia, invece, permea tutti gli ambienti di lavoro e di vita e, per questo, il rischio è considerato "rischio generico".

In merito a ciò che afferma il mentore di Dubini (da lui così definito già ai tempi della diatriba sui near miss nel 2015), va ricordato che il "rischio Corona Virus" non si manifesta SOLO durante il lavoro ma è presente anche negli ambienti di vita proprio perché si è davanti ad una pandemia.

Questa è la differenza sostanziale tra l'inviare i lavoratori in un particolare contesto ambientale dove c'è il virus e c'è SOLO lì e avere una pandemia diffusa a livello mondiale dove il rischio di contagio è diffuso ovunque e cioè sia negli ambienti di lavoro che in quelli di vita.

Non è difficile da capire.
Però se vivi in adorazione perpetua di un personaggio che si è sempre e solo occupato della Pubblica Accusa, diventa difficile comprenderlo.

Pertanto, negli ambienti di lavoro delle aziende (aziende che NON fanno uso deliberato di agenti biologici e in allegato XLIV), senza toccare il DVR che riguarda i rischi professionali, si deve tassativamente contestualizzare il Protocollo alle specificità dell'azienda per garantire la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.

Infine ripropongo a Dubini la domanda a cui continua a non rispondere ed il motivo è ormai chiaro:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure declinate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
28/03/2020 (11:49:23)
De minimis non curat praetor.
Il DVR va fatto sempre e comunque. E deve essere aggiornato alle mutevoli circostanze lavorative. Il virus ha sconvolto il lavoro e qualcuno sostiene che non si deve aggiornare il DVR! Invece il DVR deve includere anche il rischio generico aggravato dalle modalità di svolgimento dell'attività lavorativa, come quello sanitario da agente biologico Covid-19. Rispettare la legge sanzionata penalmente sul DVR e sul suo aggiornamento non è un optional ma un obbligo non delegabile del datore di lavoro sanzionato penalmente. Datori di lavoro, se non aggiornate il DVR al rischio Coronavirus la prescrizione e la sanzione per violazione di legge contravvenzionale non viene fatta al consulente che ci ha detto di non aggiornare il DVR al Coronavirus ma a voi, ed eventualmente al medico competente, se è stato coinvolto.
Rispondi Autore: Carmelo Catanoso - likes: 0
28/03/2020 (11:55:19)
Si continua con il copia-incolla ossessivo - compulsivo.
Di meglio non riesce a fare.

Ripropongo la domanda che ho fatto e sarà così in seguito:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure declinate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
28/03/2020 (13:22:03)
Errare humanum est, perseverare autem diabolicum.
IL DATORE DI LAVORO DEVE NECESSARIAMENTE AGGIORNARE LA VALUTAZIONE DEI RISCHI IN SEGUITO ALLA DIFFUSIONE DEL COVID-19?
Il Datore di Lavoro deve fornire informazioni ai lavoratori, anche mediante redazione di informative (o utilizzando opuscoli a disposizione, come quello redatto dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità, che indica i 10 comportamenti da adottare per prevenire la diffusione del virus) e adottare precauzioni utili a prevenire l’affollamento e/o situazioni di potenziale contagio, quali quelle già suggerite nelle “Buone pratiche” approvate da ATS.
Il documento di valutazione dei rischi dovrà essere aggiornato solo per i rischi specifici connessi alla peculiarità dello svolgimento dell’attività lavorativa, ovvero laddove vi sia un pericolo di contagio da COVID-19 aggiuntivo e differente da quello della popolazione in generale.
Diversamente risulta fondamentale adottare le precauzioni già note e diffuse dal ministero della Salute, declinandole alla specificità dei luoghi e delle attività lavorative.
ATS Bergamo
Rispondi Autore: Lui che sa - likes: 0
28/03/2020 (13:36:45)
Avvocato Dubini ko.

Anche l' ispettorato del lavoro non sostiene la Sua tesi... Avvocato, un consiglio. Sia più modesto. E prima di invitare altri a studiare forse Le conviene tacere

Nota dell'ispettorato nazionale del Lavoro 13 marzo 2020, n. 89
Oggetto: adempimenti datoriali – valutazione rischio emergenza coronavirus

Sono pervenute richieste di chiarimenti in ordine agli adempimenti in materia di sicurezza e salute riconducibili alla emergenza coronavirus e che coinvolgono la nostra Amministrazione nell’intero contesto sociale.

Sentita la Direzione centrale vigilanza, affari legali e contenzioso e l’Ufficio legislativo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ferma restando l’autonomia datoriale di ciascun dirigente, si ritiene utile delineare alcuni aspetti che possono essere di supporto nelle decisioni di ciascun datore di lavoro di questa Amministrazione.

Premesso che la questione risulta di evidente importanza e delicatezza operativa, proprio in quanto riferita ad un momento emergenziale, si ritiene tenere in debita considerazione quanto segue ai fini della valutazione del rischio e del Documento di Valutazione del Rischio (DVR).

È indubbio che ci troviamo di fronte ad una emergenza da ascriversi nell’ambito del rischio biologico inteso nel senso più ampio del termine, che investe l’intera popolazione indipendentemente dalla specificità del “rischio lavorativo proprio” di ciascuna attività.

La normativa vigente in materia di lavoro disciplina specifici obblighi datoriali in relazione ad una “esposizione deliberata” ovvero ad una “esposizione potenziale” dei lavoratori ad agenti biologici durante l’attività lavorativa. In conseguenza di ciò il datore di lavoro ha l’obbligo di effettuare una “valutazione del rischio” ed “elaborare il DVR” e, se del caso, “integrarlo” con quanto previsto dall’art. 271 del d.lgs. n. 81/2008.
Rispetto a tali obblighi si pongono orientamenti applicativi differenziati nei casi in cui l’agente biologico, che origina il rischio, non sia riconducibile all’attività del datore di lavoro ma si concretizzi in una situazione esterna che pur si può riverberare sui propri lavoratori all’interno dell’ambiente di lavoro per effetto delle dinamiche esterne non controllabili dal datore di lavoro.

In tali casi il datore di lavoro non sarebbe tenuto ai suddetti obblighi in quanto trattasi di un rischio non riconducibile all’attività e cicli di lavorazione e, quindi, non rientranti nella concreta possibilità di valutarne con piena consapevolezza tutti gli aspetti gestionali del rischio, in termini di eliminazione alla fonte o riduzione dello stesso, mediante l’attuazione delle più opportune e ragionevoli misure di prevenzione tecniche organizzative e procedurali tecnicamente attuabili.

Lo scenario connesso all’infezione coronavirus vede coinvolti i datori di lavori di questa Amministrazione esclusivamente sotto l’aspetto delle esigenze di tutela della salute pubblica e pertanto, sembra potersi condividere la posizione assunta dalla Regione Veneto nel senso di “non ritenere giustificato l’aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi in relazione al rischio associato all’infezione” (diverso è il caso degli ambienti di lavoro sanitario o socio-sanitario o qualora il rischio biologico sia un rischio di natura professionale, già presente nel contesto espositivo dell’azienda).

Tuttavia, ispirandosi ai principi contenuti nel d.lgs. n. 81/2008 e di massima precauzione, discendenti anche dal precetto contenuto nell’art. 2087 c.c. si ritiene utile, per esigenze di natura organizzativa/gestionale, redigere – in collaborazione con il Servizio di Prevenzione e Protezione e con il Medico Competente – un piano di intervento o una procedura per un approccio graduale nell’individuazione e nell’attuazione delle misure di prevenzione, basati sul contesto aziendale, sul profilo del lavoratore – o soggetto a questi equiparato – assicurando al personale anche adeguati DPI.

In relazione a quanto sopra esposto, non vi è dubbio che le attività svolte dai nostri Uffici non rientrano tra quelle che espongono i lavoratori ad un rischio, da ricondursi all’uso di agenti biologici, derivante dalla specificità delle lavorazioni e pertanto non si ravvisa una “esposizione deliberata” né tantomeno una “esposizione potenziale”, richiedenti l’obbligo puntuale della valutazione del rischio e l’elaborazione del DVR eventualmente integrato ed aggiornato.

È di tutta evidenza, inoltre, che la situazione emergenziale di carattere sociale, nazionale e non, investendo l’intera popolazione, è connotata da un indice di rischio determinato dalla particolare evoluzione del fenomeno, dalle condizioni soggettive dei singoli, nonché da un’indeterminazione valutativa che non può che essere rimessa alle alte istituzioni, sia per complessità che per entità del rischio nonché per le misure di prevenzione da adottare.

La valutazione del rischio e le relative misure di contenimento, di prevenzione e comportamentali, infatti, sono, per forza di cose, rimesse al Governo, alle Regioni, ai Prefetti, ai Sindaci ed ai Gruppi di esperti chiamati ad indicare in progress le misure ed i provvedimenti che via via si rendono più opportuni in ragione della valutazione evolutiva dell’emergenza.

In tale ottica, il margine di valutazione e determinazione dei datori di lavoro di questa Amministrazione, appare evidentemente limitato all’attuazione attenta e responsabile delle misure che le predette Autorità stanno adottando, assicurando che tutto il personale vi si attenga, regolamentando le attività svolte in una prospettiva di sano ed attivo coinvolgimento consapevole del personale medesimo, all’interno ed all’esterno degli Uffici, in una logica di accompagnamento alle indicazioni nazionali.

In ragione di quanto esposto e del pilastro normativo come norma di chiusura del sistema prevenzionistico di cui all’art. 2087 c.c. è consigliabile formalizzare l’azione del datore di lavoro con atti che diano conto dell’attenzione posta al problema in termini di misure, comunque adottate ed adottabili dal punto di vista tecnico, organizzativo e procedurale, nonché dei DPI ritenuti necessari, in attuazione delle indicazioni nazionali, regionali e locali delle istituzioni a ciò preposte. Per la tracciabilità delle azioni così messe in campo è opportuno che dette misure, pur non originando dalla classica valutazione del rischio tipica del datore di lavoro, vengano raccolte per costituire un’appendice del DVR a dimostrazione di aver agito al meglio, anche al di là dei precetti specifici del d.lgs. n. 81/2008.

Ovviamente, data la natura squisitamente medico-sanitaria, le misure attuate e da attuarsi devono essere calate nella struttura con il supporto del Medico competente oltre che con la consulenza del RSPP e con la consultazione del RLS.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
28/03/2020 (15:10:11)
Repetita Iuvant
Valutazione rischi da riscrivere dopo il Covid-19
di Daniele Cirioli
Il contagio conclamato in Italia del nuovo virus, infatti, impone alle aziende l'aggiornamento del documento di valutazione dei rischi per la presenza del nuovo rischio biologico, nonché la fornitura dei dispositivi di protezione individuali (le mascherine).
. La principale criticità che devono affrontare datori di lavoro e consulenti è la sicurezza lavoro, aspetto di particolare importanza atteso che, ai sensi del Tu sicurezza (dlgs n. 81/2008), la responsabilita ricade esclusivamente sul datore di lavoro. Il coronavirus rappresenta un nuovo rischio biologico che impone al datore di lavoro di tutelare i lavoratori. In collaborazione con il medico competente, quindi, deve procedere innanzitutto ad aggiornare il documento di valutazione rischi; quindi deve individuare le misure di prevenzione, tra cui la fornitura di Dpi (dispositivi protezione individuale); deve fornire adeguata formazione agli addetti al pronto soccorso e ai lavoratori; e così via. Tra le misure da adottare rientrano, certamente, quelle indicate dal ministero della salute nella nota n. 1141/2020, vale a dire: lavarsi frequentemente le mani; porre attenzione all'igiene delle superfici; evitare i contratti stretti e protratti con persone con sintomi simil influenzali; non recarsi al pronto soccorso, in ospedale o dal medico in caso di sospetto contagio, ma attendere i servizi sanitari di pronto soccorso.
Italia Oggi 22.2.2020

Rispondi Autore: Lui che sa - likes: 0
28/03/2020 (15:50:44)
Gerarchica delle fonti del diritto.
Tra una circolare del inl ( Ispettorato Nazionale Del Lavoro) ed una libera interpretazione personale (di un avvocato o di un ingegnere) cosa ha più valenza?

La prego di rispondere.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
28/03/2020 (17:42:49)
Daniele Cirioli, cattolico, è sposato e papà di tre figli. Vive ad Alife (CE). Dottore di ricerca in Diritto delle relazioni di lavoro, è collaboratore di riferimento del quotidiano ItaliaOggi per le tematiche del lavoro e della previdenza.

Nessun dubbio sulla competenza nel suo settore.
Qui, però, parliamo d'altro senza dimenticare che è un articolo di un mese fa.

Faccio riferimento a quello che scrivono il prof. Pascucci, il prof. Lepore, l'avv. Fantini, il prof. Pelusi, ecc. che sono esperti del settore.

Del resto se qualcuno avesse un problema di emorroidi, non penso che andrà dal ginecologo.
E' vero che si tratta sempre di "cavità" ma è sempre meglio andare dal proctologo.
A ciascuno il suo.

Detto questo, vedo che si continua con il copia incolla ossessivo-compulsivo.

ATS Bergamo.
"Il documento di valutazione dei rischi dovrà essere aggiornato solo per i rischi specifici connessi alla peculiarità dello svolgimento dell’attività lavorativa, ovvero laddove vi sia un pericolo di contagio da COVID-19 aggiuntivo e differente da quello della popolazione in generale.
Diversamente risulta fondamentale adottare le precauzioni già note e diffuse dal ministero della Salute, declinandole alla specificità dei luoghi e delle attività lavorative"

Questi sono i rischi professionali del personale sanitario, delle aziende in allegato XLIV e di quelle che fanno uso deliberato di agenti biologici.
Per questi, che già trattavano il rischio biologico nel loro DVR, il documento va aggiornato integrandolo con le prescrizioni del Protocollo.

Per le altre aziende, no.
Il rischio da Corona Virus non è un rischio professionale.
Leggiti l'incipit a pag. 3 del Protocollo.
E' un rischio generico anche se vai a lavorare perché sei in una pandemia.
Il rischio di contagio non c'è solo al lavoro ma anche nella vita sociale.
Questo vuol dire pandemia.

Per questa aziende, bisogna contestualizzare il Protocollo alle specificità delle imprese in funzione delle attività svolte e verificare che sia compiutamente applicato.

Per queste aziende ripropongo la domanda a cui Dubini continua a non rispondere:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure contestualizzate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"
Rispondi Autore: Io querelo lavvocato - likes: 0
28/03/2020 (18:10:51)
Bravo avvocato. Nel penultimo commento, finalmente, lo hai ammesso nella prima parte che vanno semplicemente redatti, consegnati, ecc.. solo note informative, opuscoli. Nulla più, no aggiornamento dvr! La prossima volta che si rimangia quanto ha detto alle 13.22, io la querelooooooo!
Rispondi Autore: Lui che sa - likes: 0
28/03/2020 (19:30:24)
Io non capisco il nostro Avvocato.
Alle 13.22 dice ' errare umano, perseverare diabolico' e copia/incolla un documento dell ATS che dice che bisogna aggiornare il DVR solo se rischio biologico specifico.
Dopo asserisce che ' ripetere é utile' e copia/incolla un parere di un collega...

Avvocato, risponda per piacere circa la gerarchia delle fonti del diritto, sa sono un umile tecnico che non ha ancora capito se vale il parere personale difeso con sacro furore giuridico (perché se è così potrei scrivere libri di pareri miei personali) oppure quello che scrive l' ispettorato....
Rispondi Autore: Guido - likes: 0
28/03/2020 (20:50:45)
Mamma mia ma come si fa'a fare queste figure?! Avvocato basta! Adesso la chiamerà anche il vicino di casa per dirle che sta prendendo una cantonata storica, basta! Se si arrende le lasciamo l'onore delle armi!
Rispondi Autore: Lui che sa - likes: 0
28/03/2020 (21:02:23)
Cito il Nostro Avvocato "Errare humanum est, perseverare autem diabolicum."

La situazione giuridica italiana è tragicomica purtroppo, riderei anche se non fosse che la gente sta morendo. Ma l' importante è aggiornare il DVR e pagare la parcella.
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
29/03/2020 (01:17:45)
Vulpem pilum mutare, non mores.
Valutazione del rischio per la salute dei lavoratori derivante dall'esposizione, anche potenziale, agli agenti biologici deliberatamente o occasionalmente presenti nell'ambiente di lavoro (INAIL)
Il datore di lavoro è tenuto a valutare il rischio per la salute dei lavoratori derivante dall'esposizione, anche potenziale, agli agenti biologici deliberatamente o occasionalmente presenti nell'ambiente di lavoro. Questa sezione fornisce indicazioni di tipo generale e, laddove disponibili, specifiche per particolari ambienti di lavoro che possono essere d'aiuto nella fase di valutazione del rischio biologico.

Per stimare l'entità del rischio da esposizione ad agenti biologici, nel processo di valutazione è necessario:

identificare i pericoli anche potenziali
stimare la gravità delle conseguenze derivanti dall'esposizione a tali pericoli
identificare e quantificare i soggetti esposti
misurare l'entità di tale esposizione.
La valutazione del rischio biologico presenta tuttavia aspetti di incertezza notevoli, legati principalmente alla grande varietà di agenti da valutare, molti dei quali caratterizzati da complesse interazioni interspecifiche e ambientali che possono favorirne o limitarne la proliferazione, e alla diversa risposta di ciascun individuo all'esposizione.

Riguardo quest'ultimo punto, infatti, la valutazione del rischio deve tenere conto di tutti i lavoratori anche quelli temporanenamente o stabilmente più sensibili, quali ad esempio coloro che presentano una diminuzione delle difese immunitarie o le donne in gravidanza. Sarebbe molto utile, in fase di analisi dei rischi, conoscere:

la modalità di interazione microrganismo-ospite
il ciclo complessivo dell'infezione
eventuali fattori favorenti l'infezione o in grado di aumentare la patogenicità
la misura esatta della dose.
Tali informazioni, però, non sempre sono disponibili; la stima dell'esposizione, per esempio, valutabile attraverso la misura della contaminazione ambientale, presenta notevoli aspetti di incertezza: mancano metodiche di monitoraggio standardizzate, i dati sono spesso dispersi e non esistono valori limite di esposizione affidabili e definiti.

Inoltre, per la maggior parte degli agenti biologici non sono note le relazioni dose - effetto e dunque non si possono "definire" dosi utilizzabili come valori limite di esposizione. Ai fini preventivi, è comunemente adottato l'assunto conservativo secondo il quale non esiste una soglia di infettività, cioè è sufficiente anche un solo microrganismo a provocare l'infezione (Dose Minima Infettante, DI0 = 1) e, quando questa condizione è abbinata ad una elevata patogenicità (capacità di indurre una malattia in seguito ad infezione), trasmissibilità (capacità di essere trasmesso da un soggetto portatore ad un soggetto non infetto) e limitata neutralizzabilità (disponibilità di misure profilattiche o terapeutiche), l'unico intervento efficace per la prevenzione del rischio risulta l'eliminazione dell'esposizione.

Al termine del processo di valutazione del rischio il datore di lavoro è tenuto a predisporre gli interventi necessari alla riduzione, o eliminazione laddove possibile, dell'esposizione agli agenti biologici pericolosi e ad adottare le misure di prevenzione e protezione più idonee, commisurate all'entità del rischio.
Rispondi Autore: Lui che sa - likes: 0
29/03/2020 (08:33:11)
Mi risponda nel merito invece di citare documenti generali o suoi colleghi .

Vale di più una circolare dell' inl , della Regione o una Sua teoria ?

Mi risponda sul pezzo per cortesia.
Rispondi Autore: carmelo catanoso - likes: 0
29/03/2020 (10:24:05)
Si continua con il copia-incolla ossessivo compulsivo.

Dice Inail
"Valutazione del rischio per la salute dei lavoratori derivante dall'esposizione, anche potenziale, agli agenti biologici deliberatamente o occasionalmente presenti nell'ambiente di lavoro"

E quali sono queste aziende che cita l'INAIL?
Quelle che fanno uso deliberato di agenti biologici e quelle che svolgono le attività di cui all'Allegato XLIV.
Per queste nessuno ha mai negato la necessità di aggiornare il DVR da rischio biologico integrando in esso ed adattandolo alle specificità dell'azienda, le misure previste dal Protocollo.

Per queste aziende ripropongo la domanda a cui Dubini continua a non rispondere:

"Quale è la differenza tra un aggiornamento di un DVR integrando quello che mi impongono le Autorità Pubbliche (non posso come datore di lavoro attuare misure diverse) e l'applicazione del Protocollo con le stesse misure contestualizzate in funzione dell'attività dell'azienda e delle specificità della stessa?"

Poi visto che sta saccheggiando gli aforismi in latino di Publio Ovidio Nasone, ecc., chiudo anche io con il latino:

"Vanum es ludere latrunculorum cum pullis columbae"


Qui parliamo di tutte le altre.
Rispondi Autore: Lui che sa - likes: 0
29/03/2020 (13:03:20)
Niente, l' Avvocato non rispondere e non ammette di essere stato sbugiardato da alcuni tecnici.
Rispondi Autore: Avv Rolando Dubini - likes: 0
31/03/2020 (13:13:57)
Certo che non capire che la valutazione del rischio biologico è obbligatoria non solo in caso di esposizione intenzionale, ma anche in caso di esposizione non deliberata, qualora emerga un rischio aggravato dalle modalità di svolgimento dell'attività lavorativa, e perfino in caso di esposizione occasionale ma prevedibile dimostra una incomprensione totale del dettato normativo del Dlgs n. 81/2008, che alla lettera a) dell'articolo 28 fa un preciso riferimento all'obbligo di valutare TUTTI i rischi presenti DURANTE l'attività lavorativa. Perciò in presenza di rischio durante l'attività lavorativa o il datore di lavoro valuta questo rischio, e l'attività prosegue, o può decidere di non valutare nulla, ma deve immediatamente sospendere l'attività lavorativa. Per non dire del ricorso massiccio allo smart working, che come dice giustamente il documento di Assolombarda del 2015, implica un obbligo inderogabile di valutare il rischio di questa modalità particolare di lavoro, con aggiornamento del DVR.
Rispondi Autore: Lui che sa - likes: 0
31/03/2020 (14:43:55)
MI RISPONDA per piacere: a livello legale, vale una sua INTERPRETAZIONE o un CIRCOLARE dell' INL???

Mi spiega (tra l'altro) come si fa un DVR per smart working? Vado in casa delle persone a misurare lumen, scrivania, finestre?
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
31/03/2020 (14:58:29)
L'INL ha competenza solo per i cantieri, oggi quasi tutti chiusi. Peraltro si cita una circolare interna senza averla letta. Difatti è diretta ESCLUSIVAMENTE ai propri uffici. Che sono praticamente tutti chiusi. E lavorano da casa. Diciamo che le esigenze di aggiornamento si sono ridotte assI. Stupisce però che l'INL non conosca l'obbligo di valutare il rischio lavorativo da Smart working, che sta utilizzando come non mai. Anche Omero talvolta sonnecchia.
Rispondi Autore: Lui che sa - likes: 0
31/03/2020 (17:50:17)
Avvocato, con tutto il rispetto. Riconosca di aver sbagliato. A volte un po' di umiltà fa bene. Forse ci saranno altri Clienti che saranno pronti a darLe nuovamente credito dopo questa figura.
Rispondi Autore: Lui che sa - likes: 0
31/03/2020 (18:34:40)
Riporto nuovamente (è stato cancellato dalla Redazione il post mio precedente) il link che riporta i compiti dell' inl.

https://www.ispettorato.gov.it/it-it/IspettoratoNazionaleLavoro/Pagine/IspettoratoNazionaleLavoro.aspx
Rispondi Autore: avv. Rolando Dubini - likes: 0
31/03/2020 (19:49:13)
La Cassazione ha affermato con chiarezza il principio fondamentale del D.Lgs. n. 81/2008: la valutazione di TUTTI i rischi che si manifestano DURANTE il lavoro (art. 28 D.Lgs. n. 81/2008) deve essere effettuata col MASSIMO GRADO DI SPECIFICITÀ:
"Il datore di lavoro ha dunque l'obbligo giuridico di analizzare, secondo la propria esperienza e la migliore evoluzione della scienza tecnica, tutti i fattori di pericolo concretamente presenti all'interno dell'azienda e, all'esito, deve redigere e sottoporre ad aggiornamenti periodici il documento di valutazione dei rischi previsto dall'art. 28 del D.lgs.n.81/2008, all'interno del quale è tenuto ad indicare le misure precauzionali e i dispositivi di protezione adottati per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Lo strumento della adeguata valutazione dei rischi è un documento che il datore di lavoro deve elaborare con il massimo grado di specificità, restandone egli garante: l'essenzialità di tale documento deriva con evidenza dal fatto che, senza la piena consapevolezza di tutti i rischi per la sicurezza, non è possibile una adeguata politica antinfortunistica (Sez. 4, n. 43786 del 17/09/2010, Cozzini e altri, Rv. 248943). E ciò perché in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, il rapporto di causalità tra la condotta dei responsabili della normativa antinfortunistica e l'evento lesivo deve essere accertato in concreto, rapportando gli effetti dell'omissione all'evento che si è concretamente verificato [Sez.4, n. 8622 del 04/12/2009 (dep. 03/03/2010), Giovannini, Rv. 246498]". Così Cassazione Penale, Sez. 4, 03 maggio 2019, n. 18323.
Rispondi Autore: Lui che sa - likes: 0
31/03/2020 (20:28:54)
. E ciò perché in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, il rapporto di causalità tra la condotta dei responsabili della normativa antinfortunistica e l'evento lesivo deve essere accertato in concreto, rapportando gli effetti dell'omissione all'evento che si è concretamente verificato [Sez.4, n. 8622 del 04/12/2009 (dep. 03/03/2010), Giovannini, Rv. 246498]". Così Cassazione Penale, Sez. 4, 03 maggio 2019, n. 18323.

NON VI E' causalità ( tranne che per ospedali, laboratori medici etc. )!! Il covid19 è anche nel supermercato !!!! Per questo le misure fili protezione sono stabilite a livello ministeriale, non delle aziende ( tranne quelle che citate prima)
questo è specificato nel DPCM, dalla circ. reg Veneto, dalla AST, dallo Spisal, dall' INL !!!!

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