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Novità per modo di dire: i nuovi progetti di consegna a domicilio

Novità per modo di dire: i nuovi progetti di consegna a domicilio
Adalberto Biasiotti
 Adalberto Biasiotti
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18/06/2018: Una nuova proposta di consegna a domicilio di pacchi che consente addirittura l’accesso all’abitazione del destinatario o l’apertura del baule della sua autovettura. È proprio il caso di dire che la storia si ripete!
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Esistono aziende che hanno un’abilità tutta particolare nel conquistare ampio spazio sui mezzi di comunicazione di massa, segnalando l’utilizzo di innovative tecniche, che in realtà sono assai poco innovative, oppure non sono tecnicamente proponibili.

 

Ad esempio, ho già attirato l’attenzione dei lettori sul fatto che la proposta di consegnare pacchi a domicilio, utilizzando droni, non è certamente proponibile, almeno nel contesto delle regole vigenti, che impongono che l’operatore del drone abbia un costante contatto visivo con il drone stesso che il drone non possa allontanarsi più di 500 m dalla posizione in cui si trova l’operatore.

In un contesto urbano appare evidente che questa modalità di consegna è affatto irrealizzabile, per ora e probabilmente per molti altri anni ancora venire.

 

Orbene, in questo contesto parecchi mezzi di comunicazione di massa hanno dato spazio al fatto che un’altra tecnica di consegna, messa a punto dalla stessa azienda, permette ai suoi corrieri di entrare addirittura nell’abitazione del destinatario, per depositare il pacco anche in sua assenza.

 

Per effettuare questa operazione occorre sostituire la serratura della porta di casa con una serratura a comando elettronico intelligente ed occorre installare un impianto di videosorveglianza, all’interno dell’abitazione, in modo da tenere sotto controllo il movimento della persona incaricata della consegna. Come ulteriore estensione di questo servizio, è anche possibile introdurre il pacco nel baule dell’autovettura del destinatario, se la autovettura appartiene ad una certa gamma di vetture di recente progettazione.

 

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Può essere edificante per i lettori leggere quanto era stato realizzato 40 anni fa a Londra, a cura di uno dei maggiori istituti di vigilanza privata della capitale londinese.

 

Il problema che voleva risolvere questa originale soluzione era legato al fatto che, in presenza di un allarme, proveniente dall’impianto posto all’interno di un’abitazione oppure un negozio, poteva essere difficile per l’equipaggio di pronto intervento giungere sul posto ed operare in maniera proattiva, in quanto non sempre erano disponibili le chiavi, che permettevano l’ingresso nell’insediamento.

 

In genere, l’attesa per l’arrivo del mezzo su cui erano custodite le centinaia di chiavi, che facevano riferimento agli insediamenti protetti, diminuiva di molto l’efficienza ed efficacia del pronto intervento.

 

Per questa ragione questo grande istituto di vigilanza inglese mise a punto una brillante soluzione così articolata.

 

La porta dell’abitazione era chiusa da una serratura elettronica, che veniva aperta con una chiave opportunamente codificata.

 

A bordo dell’autovettura di pronto intervento era disponibile una serratura similare, nella quale l’equipaggio, in caso di necessità, inseriva una chiave elettronica vergine, che veniva programmata a distanza grazie ad un codice radio che veniva inviato dalla centrale operativa dell’istituto di vigilanza.

 

Questo codice via radio permetteva di programmare la chiave in maniera tale da poter aprire la porta dell’insediamento. La programmazione avveniva in modo tale che l’apertura poteva essere effettuata una sola volta e, immediatamente dopo l’apertura, il codice della chiave si auto-cancellava e non era quindi possibile utilizzare ripetutamente la chiave, ma essa poteva essere usata una volta, ed una volta sola, senza possibilità di copia abusiva.

 

Ai tempi, aderirono a questo servizio alcune migliaia di clienti dell’istituto: i vantaggi per l’istituto erano evidenti, perché non doveva tenere a disposizione centinaia o migliaia di chiavi, mentre lo erano altrettanto per i clienti, che non dovevano consegnare le loro chiavi e godevano di un tempestivo intervento.

 

Il successo di questa architettura tecnologica fu tale che alcuni anni dopo, nei paesi scandinavi, una struttura similare viene utilizzata per consentire al personale infermieristico di entrare nell’abitazione delle persone assistite, anche se queste persone non erano in grado di muoversi.

Ad esempio, se una persona assistita veniva colta da malore, pigiando un pulsante essa inviava un allarme alla centrale di ricezione degli allarmi sanitari. Questa centrale allertava l’operatore infermieristico coinvolto, che poteva recarsi direttamente presso l’abitazione del paziente e poteva aprire la serratura con un appropriato codice, trasmesso in precedenza via radio.

 

Non c’è dubbio che oggi ci siano bravi tecnici in circolazione, ma anche quelle di una volta non erano poi da disprezzare!

 

 

Adalberto Biasiotti

 

 



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