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Valutare la cultura della sicurezza nelle piccole e medie aziende
Come valutare la cultura della sicurezza nelle piccole e medie aziende? Un progetto per sviluppare uno strumento di natura organizzativa: problemi gestionali, psicosociali e l’individuazione dei rischi professionali.
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PuntoSicuro ha già presentato diversi approfondimenti tratti dagli interventi
che si sono tenuti al sesto seminario di
aggiornamento dei professionisti Contarp (Consulenza Tecnica Accertamento
Rischi e Prevenzione), interventi che hanno spaziato dalla valutazione del
rischio associato a particolari agenti, ai sistemi
per la gestione della sicurezza sul lavoro, alla consulenza alle aziende in
tema di prevenzione.
Il progetto di ricerca descritto nell’intervento ha l’obiettivo di realizzare
“un modello per la valutazione
quantitativa della cultura della sicurezza nelle piccole e medie imprese,
prendendo in considerazione tutti i fattori, interni ed esterni ad un ambiente
di lavoro, che possano determinare le condizioni favorevoli per il verificarsi
di incidenti, quasi
incidenti e infortuni”. Dunque uno strumento di natura organizzativa e
gestionale che, ispirato ai principi di responsabilità sociale delle imprese,
“permetta di definire misure
preventive mirate”.
Il documento ricorda che la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di
lavoro è oggetto di studi multidisciplinari e le soluzioni alle diverse
problematiche sono “ricercate seguendo percorsi nuovi”. Infatti gli approcci
tecnologici, “rivolti alla riduzione dei rischi agendo sui processi produttivi,
considerando gli impianti, i macchinari, i materiali e le sostanze”, sono oggi
spesso affiancati da approcci innovativi
che considerano “gli aspetti organizzativi ed i fattori umani, ispirati ad
una concezione sempre più ampia dell’ergonomia
quale scienza che non esamina solo l’interazione fisica uomo-macchina-ambiente
di lavoro, ma che include anche aspetti psicologici e comportamentali”.
In questo senso ci si rende conto che la centralità della persona è “uno dei
presupposti necessari per il benessere non solo dell’individuo, ma anche
dell’organizzazione” e viene sottolineata “l’importanza dei fattori
psicosociali nella determinazione dei rischi nei contesti lavorativi”.
Seguendo questi percorsi la tutela della salute del lavoratore si potrà
raggiungere nella misura in cui la cultura della sicurezza aziendale riuscirà a
incidere sulle modalità in cui il lavoratore si relaziona al compito ed
all’ambiente lavorativo.
La diffusione di modelli
organizzativi ispirati ai principi della responsabilità sociale delle
imprese o dei sistemi
di gestione, ha aumentato la richiesta di “strumenti di natura
organizzativa e gestionale che permettano di monitorare i fattori di rischio
relativi agli aspetti comportamentali”.
Il percorso di ricerca descritto nel documento procede attraverso
l’osservazione, la descrizione ed il monitoraggio di tutti i fattori, interni
ed esterni ad un ambiente di lavoro, potenzialmente in grado di scatenare
incidenti, quasi incidenti e infortuni.
Dalle ricerche relative al fenomeno
infortunistico e condotte in collaborazione con l’INAIL è emerso come:
- “per un gran numero di incidenti e infortuni la relazione causa - conseguenza
sia dinamica e non lineare;
- questa non linearità sembri dipendente da fattori organizzativi e gestionali,
quali il livello di cultura della sicurezza, la presenza di rischi sfumati,
come i rischi
psicosociali (condizioni contrattuali precarie, turni di lavoro stressanti,
ecc.), la gestione stessa della sicurezza in azienda, formalizzata in un SGSL
o meno;
- le informazioni relative ai suddetti fattori siano spesso qualitative,
imprecise e perfino contraddittorie;
- siano ancora carenti le procedure sia di raccolta di dati relativi ai fattori
organizzativi e gestionali”;
- “manchi uno strumento di valutazione
dei rischi organizzativi e gestionali”.
L’intervento sottolinea come “l’evidenza finalmente posta sui rischi psicosociali rappresenta un
cambiamento di approccio alla gestione della sicurezza in azienda”; in
particolare i rischi
psicosociali o trasversali - rischi derivanti da una “disfunzione nelle
interazioni di tipo ergonomico, organizzativo e psicologico” - possono
provocare danni sia per la sicurezza che per la salute dei lavoratori.
In questo senso la fase di
identificazione dei rischi deve riguardare “sia le fonti di pericolo sia le
persone o classi di persone esposte, con l’obiettivo di identificare i fattori
di rischio di tipo tecnico (macchine, processi, impianti, agenti nocivi, ecc.),
di tipo organizzativo (struttura delle postazioni, interazione uomo-macchina,
ecc.) e gestionale (risorse umane, leadership, comunicazione)”. Per questo
momento possono essere “utilizzate tecniche
di indagine i cui elementi fondamentali riguardano:
- la raccolta organizzata e strutturata di tutte le informazioni utili;
- l’analisi e le ispezioni delle macchine, dei processi, delle postazioni di
lavoro e dell’organizzazione del lavoro;
- le interviste a tutti i lavoratori per raccogliere informazioni utili e
mirate sulla realtà produttiva”.
E il progetto di ricerca prevede la messa a punto di un sistema di raccolta di
informazioni per:
- “l'approfondimento delle dinamiche infortunistiche, con lo scopo di
evidenziare i fattori organizzativi e gestionali che hanno contribuito
all’incidente;
- un modello di valutazione quantitativa dei suddetti fattori di semplice
utilizzo;
- un sistema di supporto alle decisioni in seguito alle valutazioni
effettate con lo strumento sopra descritto, a fini preventivi”.
In particolare gli autori individuano tre
aree che, tratte dalla letteratura sull’argomento, possono essere
utilizzate come base del nuovo strumento:
- “sviluppo di strumenti di misura dello stress individuale accreditati da
modelli scientifici”;
- “individuazione delle cause dello stress
lavorativo/organizzativo con una metodologia d’indagine specifica: un esempio
può derivare dalla definizione del fenomeno del burnout,
che rappresenta una specifica sindrome da stress
cronico”;
- sviluppo di un approccio multidimensionale per l’analisi del contesto
organizzativo, che consente di individuare e definire lo stato di benessere
dell’organizzazione: ne derivano strumenti il cui oggetto è l’individuazione di
un ampio raggio di dimensioni lavorative e di fonti di pericolo per la salute
dei lavoratori”.
Rimandando alla lettura del documento originale, che fornisce utili esempi e
indicazioni, gli autori concludono che un approccio
globale a questi temi richiede “sia un profondo consenso costruito e
condiviso tra i vari protagonisti del processo, sia cambiamenti nelle culture
organizzative, fra i partner sociali, le aziende e i lavoratori stessi”.
Il risultato atteso da questo studio è quindi uno strumento metodologico (concretizzabile in un software applicativo
informatico) che consenta agli ispettori del lavoro, ma anche alle aziende
che vorranno utilizzarlo a fini preventivi, di:
- “valutare il livello di cultura della
sicurezza nell’ambiente di lavoro;
- valutare il livello della gestione
della sicurezza, formalizzata o meno in un SGSL;
- individuare gli interventi
migliorativi sia della cultura della sicurezza (ambiente, formazione e
informazione) che di gestione utili a ridurre il livello di rischio lavorativo;
- valutare l’effettiva efficacia di tali
interventi”.