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Anno 12 - numero 2409 di martedì 01 giugno 2010
Valutare l’esposizione dei lavoratori a radiazioni ottiche artificiali Il 26 aprile sono entrate in vigore le disposizioni sulle radiazioni ottiche artificiali. Un documento offre indicazioni sulla valutazione dell’esposizione dei lavoratori. I DPI, le norme tecniche, la valutazione e i risultati delle misurazioni eseguite.
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Un contributo pubblicato sul numero di gennaio/marzo 2010 del Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed
Ergonomia si occupa della valutazione dell’esposizione dei lavoratori a radiazione ottica artificiale.
Un tema importante perché la Direttiva 2006/25/CE introduce un obbligo di valutazione
recepito in Italia nel Decreto
legislativo 81/2008. Ricordiamo - al di là dell’obbligo di valutazione
vigente fin dall’entrata in vigore del decreto - che dal 26 Aprile 2010 è pienamente in vigore e quindi sanzionabile il Capo
V del Titolo VIII del Decreto legislativo 81/2008 sulla prevenzione del
"Rischio da esposizione alle radiazioni ottiche artificiali".
Il contributo, intitolato “La valutazione dell’esposizione dei
lavoratori a radiazioni ottiche artificiali” e a cura del Dott.
Francesco Frigerio, ricorda che con “radiazioni
ottiche” si intende “la porzione di spettro elettromagnetico fra 100 nm
(nanometri, unità di misura corrispondente a un milionesimo di millimetro, ndr)
e 1 mm; a lunghezze d’onda inferiori a questo intervallo abbiamo le radiazioni
ionizzanti, oltre la lunghezza d’onda di 1 mm (corrispondente alla frequenza di
300 GHz) si parla comunemente di campi elettromagnetici, trattati nel capo IV”.
La protezione dalle radiazioni
ottiche artificiali è importante perché, come afferma l’autore, “i danni di
queste radiazioni sono facilmente accertabili”, malgrado il fatto che “nell’opinione pubblica hanno
trovato finora maggiore spazio le preoccupazioni per gli effetti sanitari,
accertati o sospetti, dei campi elettromagnetici”.
Se l’obbligo di valutazione - i criteri
dovrebbero basarsi sulle linee guida della International Commission on Non
Ionizing Radiation Protection (ICNIRP) -
riguarda “sia le sorgenti incoerenti, come le lampade
o i materiali incandescenti, sia le sorgenti
laser o coerenti”, l’autore si sofferma sulle sorgenti incoerenti, “le cui modalità di impiego sono molto meno
controllate e, soprattutto, per le quali la cultura prevenzionistica è ancora
meno diffusa”.
I
dispositivi di protezione individuale
Tradizionalmente la protezione dalle radiazioni
ottiche, “almeno nell’industria, è sempre stata considerata una
questione
infortunistica di scelta del protettore
oculare più adatto”.
La norma applicabile agli schermi per radiazione incoerente è la UNI EN169 “Protezione personale degli
occhi. Filtri per saldatura
e tecniche connesse. Requisiti di trasmissioni e utilizzazioni
raccomandate”.
Secondo questa norma ad ogni dispositivo è associato un numero di
graduazione.
E “ad un dato numero di graduazione corrispondono valori massimi della
percentuale di radiazione trasmessa (fattore di trasmissione) entro un
determinato intervallo.
Il costruttore del DPI, stampigliando un certo numero di graduazione sul
dispositivo, certifica pertanto che la trasmissione della radiazione in
un dato
intervallo è inferiore ad un determinato valore percentuale”.
Se tuttavia “ad un dato numero di graduazione, corrisponde un valore
massimo
del fattore di trasmissione nell’UV”,
“il corrispondente fattore di trasmissione nel visibile può variare da
un valore massimo ad un valore minimo: quando è importante
l’osservazione della
luce visibile contemporaneamente alla presenza della radiazione UV, è
necessario cercare un compromesso non sempre soddisfacente”.
Insomma “il numero di graduazione
corrisponde ad una attenuazione minima ma non consente di determinare
come il
DPI modifica lo spettro”.
Un alternativa, continua l’autore, è
quella di utilizzare DPI
conformi alle norme UNI EN 207 e UNI EN 208:
“in questo caso è
stampigliata direttamente sul DPI
l’attenuazione in un dato intervallo di lunghezza d’onda ed è garantita
una
trasmissione > 20% nel visibile”.
Riguardo allo specifico della protezione del singolo saldatore,
“il problema è quello dell’alternanza di intensi lampi
di radiazione blu- UV con la necessità di mantenere il controllo visivo
del
campo di lavoro”. In questo caso è possibile utilizzare “maschere
adattative a
cristalli liquidi che sono in grado di variare automaticamente il
proprio
numero di graduazione da 1.7 a 13 in tempi dell’ordine del centinaio di
ns” (il
nanosecondo è un'unità di tempo pari ad un miliardesimo di secondo).
Resta da valutare “il rischio per gli operatori che lavorano in
prossimità del saldatore
in particolare quando molte postazioni sono vicine tra loro”: le misure
“sono
rese ancora più complesse dal fatto che la radiazione varia molto
rapidamente
nel tempo”.
La valutazione dei rischi
Le direttive europee e il Testo Unico “antepongono, nel processo di valutazione
dei
rischi, la valutazione basata sui dati di letteratura e sulle
informazioni del costruttore rispetto alle misure”.
Tuttavia queste informazioni - come spiegato, con tabelle e riferimenti
ai vari
strumenti di valutazione,
nel documento originale che vi invitiamo a visionare - sono al momento
relativamente complesse,
“anche perché non è ancora disponibile sul mercato strumentazione
ottimizzata
per le misure necessarie in ambito prevenzionistico”.
Riguardo poi ai sistemi di illuminazione
degli ambienti di lavoro, “i produttori delle lampade forniscono grafici
che permettono
al più di stimare qualitativamente se lo spettro di emissione di una
certa
lampada è confrontabile con una situazione di cui siano riportate le
misure”.
Ricapitolando la valutazione di
esposizione a radiazioni ottiche richiesta dal D.Lgs 81/2008 “può e
deve
essere affrontata per gradi cominciando ad eliminare alla fonte le
situazioni
di esposizione indebita”.
Il passo successivo “può essere costituito da semplici valutazioni
quantitative
basate sulla conoscenza dello spettro di emissione
dichiarato dal costruttore della sorgente”.
Veniamo ad alcuni esempi e ai
risultati di alcune misure eseguite.
Intanto “per le sorgenti UV-visibili delle quali non è noto con
precisione lo
spettro e per i quali non è possibile eliminare l’osservazione diretta è
indispensabile eseguire misure di irradianza spettrale”.
Dalle misure eseguite, in rapporto
alle condizioni nelle quali sono state eseguite, si può concludere che:
- “l’illuminazione degli uffici
realizzata con lampade fluorescenti non presenta rischi di superamento
dei
limiti di esposizione nemmeno nelle condizioni di osservazione più
sfavorevoli;
- le lampade di Wood utilizzate per la ricerca di difetti nei metalli
possono
esporre gli addetti a radiazione UVA di intensità superiore al
pertinente
limite di esposizione;
- presso i forni di cementeria è possibile il superamento dei limiti per
l’esposizione a radiazione
IR”.
In particolare “l’estensione e la condivisione dell’analisi a tutte le
sorgenti
più diffuse, è più che auspicabile anche al fine di individuare le
sorgenti per
le quali non sono necessarie particolari misure di prevenzione”. E “le
esposizioni nel visibile e nel vicino infrarosso dovute alla lavorazione
di materiali incandescenti possono essere
valutate assumendo la distribuzione spettrale di corpo nero ed
effettuando
misure mediante strumentazione relativamente semplice purché in grado di
determinare un valore di irradianza integrata con una risposta spettrale
nota”.
“La valutazione
dell’esposizione dei
lavoratori a radiazioni ottiche artificiali” a cura del Dott.
Francesco
Frigerio (Fondazione Salvatore Maugeri - Centro Ricerche Ambientali –
Pavia),
in Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, Volume XXXII
n°1,
gennaio/marzo 2010 (formato PDF, 675 kB).
Tiziano Menduto
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