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Dal 1999 quotidiano di approfondimento sulla sicurezza sul lavoro per RSPP, RLS, tecnici della prevenzione, esperti 81/08, consulenti e addetti alla sicurezza. |
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Anno 12 - numero 2315 di martedì 19 gennaio 2010
Un percorso applicativo per la gestione del rischio stress Un’ipotesi di percorso applicativo di valutazione, gestione e prevenzione del rischio stress lavoro-correlato proposto dalla Regione Lombardia. Le azioni formative e informative, la valutazione, la gestione del rischio e i consigli per le piccole aziende.
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Ci soffermiamo ora su un capitolo del documento che contiene e propone una
specifica ipotesi di percorso
applicativo di valutazione, gestione
e prevenzione del rischio stress lavoro-correlato attivabile nei luoghi di
lavoro; un percorso che si ispira a precisi criteri generali (da noi indicati
nel precedente articolo dedicato a questo documento), che si basa su un metodo
rigoroso e che utilizza un “mix obbligato” di strumenti “adeguato e pertinente
a ciascuno step oltre che al tipo di realtà lavorativa”.
Azioni comunicative ed informative
Questa parte rappresenta la necessaria premessa dell’intero percorso.
In particolare sono ipotizzabili diversi
filoni comunicativi:
- “la sensibilizzazione di tutti i
lavoratori sul problema stress
lavoro-correlato: natura, cause, effetti, soluzioni;
- l’esplicitazione, da parte del management interno ai luoghi di lavoro,
coadiuvato dalle figure esperte, di tre impegni fondamentali”: la volontà di
affrontare il problema, il riconoscimento del ruolo fondamentale della
partecipazione dei lavoratori e “la volontà di orientare l’intero percorso alla
ricerca di soluzioni (soprattutto di prevenzione collettiva) condivise per
affrontare i problemi emersi”.
È evidente che qualunque iniziativa dovrà essere valutata in base alle
specifiche realtà lavorative: nelle piccole aziende (pochi dipendenti ed un
basso livello di complessità organizzativa) potrebbero essere ad esempio
“sufficienti incontri che riuniscano tutti i lavoratori supportati da un
adeguato materiale informativo (libretti/depliant informativi,
cartellonistica)”.
Analisi documentale
Attraverso una griglia di lettura, predefinita ma articolata secondo
dimensione e complessità aziendale, saranno esaminati gli atti ed i documenti
inerenti l’organizzazione del lavoro, la gestione di salute e sicurezza e gli
indicatori correlati allo stress
provenienti dai flussi
informativi interni (“minimamente: le assenze per malattia, gli infortuni,
il turn-over, n° di contenziosi formali e non”).
Azioni formative
Queste azioni devono avere come:
- obiettivo iniziale quello di
“trasferire conoscenze e competenze finalizzate alla prevenzione del rischio,
anche allo scopo di favorire e qualificare la partecipazione effettiva dei
lavoratori nella fase valutativa”;
- obiettivo successivo alla VDR “il
rafforzamento delle diverse competenze per l’affronto costante del rischio
specifico”.
Nel documento sono differenziati ed esplicitati i corsi per dirigenti-preposti,
quelli per i lavoratori sul rischio specifico ed eventuali percorsi formativi
accreditati (corsi, convegni, seminari, …) per medici
competenti e RSPP.
Valutazione del rischio
La valutazione
comprende i seguenti passaggi:
- valutazione oggettiva tramite metodi
di osservazione diretta: deve essere fatta “una ‘fotografia’ obiettiva
della realtà organizzativa d’impresa”, ad esempio attraverso osservazione
diretta con report, check-list, job analysis (secondo dimensione e complessità
aziendale). Devono anche essere registrati “i dati relativi agli indicatori
stress-lavoro-correlati identificati dall’analisi documentale”. In questo
primo step sarà possibile identificare “gruppi omogenei di lavoratori aventi
caratteristiche comuni in merito ai fattori di rischio organizzativo”.
- valutazione soggettiva tramite
l’analisi delle soggettività: la raccolta dei livelli soggettivi di stress
lavoro-correlato percepito verrà svolta sui “gruppi omogenei di lavoratori da
parte delle figure interne (MC, RSPP, RLS, ecc.) d’intesa, in caso di assenza
di figure esperte interne, con una figura professionale consulenziale esterna
idonea nel rispetto del segreto professionale e della privacy sui dati sensibili”.
Il documento riporta diversi consigli relativi all’uso dei questionari.
- un “report sintetico con analisi dei
dati e definizione dei livelli di rischio a cui collegare gli interventi
preventivi/protettivi sullo stress, e che andrà a integrare il documento
generale di valutazione
dei rischi”.
Gestione del rischio
Sulla base della valutazione
del rischio svolta vengono programmati ed effettuati interventi di
prevenzione e protezione:
- soluzioni di prevenzione collettiva:
a seconda dei risultati della valutazione si metteranno in atto corsi
informativi/formativi post-intervento e un programma periodico di monitoraggio
del clima organizzativo interno. Laddove si evidenzino aree/gruppi omogenei
“con rischio oltre soglia, gli interventi saranno preferenzialmente e
prioritariamente di interfaccia con organizzazione del lavoro”. Se ad esempio
in un gruppo si evidenziano aspetti di criticità di tipo conflittuale
relazionale, “gli interventi saranno quelli sul miglioramento dell’interfaccia
individuo-organizzazione (es. gestione dei conflitti, conoscenze necessarie per
ben operare e comunicare, ecc.)”.
- soluzioni di contenimento individuale:
se la valutazione
fa emergere “criticità di gruppi ed individui che necessitano di interventi
urgenti verranno attivati anche gli interventi di supporto individuale”.
- sorveglianza sanitaria: una “buona
e corretta valutazione
dello stress-lavoro-correlato impone una sorveglianza sanitaria sugli
indicatori clinici dello stress, riconoscendo come degni di prioritario
approfondimento quelli che sono certamente predittivi di danno, almeno sui
soggetti risultati alla valutazione del rischio più stressati”. Il documento
auspica poi che siano introdotti - su base volontaria – “Programmi di
Promozione della Salute (Health Promotion) come miglioramento / monitoraggio
delle condizioni di salute dei lavoratori anche in relazione allo stress”.
Documento di valutazione e gestione del
rischio
Il documento deve esplicitare tutti i passaggi sopra indicati indicando, ad
esempio, le azioni di sensibilizzazione ed informazione, i soggetti coinvolti e
gli strumenti
adottati, l’analisi documentale, le azioni formative intraprese, la
verifica della formazione sul rischio specifico effettuata dall’RSPP e dal medico
competente, il processo valutativo effettuato con gli strumenti di indagine
utilizzati ed il report di analisi dei dati con il livello
di rischio, il programma delle misure di prevenzione/protezione collettiva
ed individuale, l’eventuale sorveglianza sanitaria, il piano di monitoraggio, …
Per favorire l’applicazione di questo percorso anche nelle piccole e medie aziende il documento riporta per ogni step diversi
suggerimenti.
Tuttavia si ricorda che nelle piccole
imprese (con meno di 10 addetti) “non è sempre possibile suddividere i
lavoratori in gruppi omogenei” e lo stesso datore di lavoro “si trova spesso a
svolgere le medesime attività dei dipendenti, senza differenziazione effettiva
tra funzioni produttive ed organizzative”. In queste situazioni utilizzare
strumenti standardizzati, come i questionari, può renderne poco significativa
l’elaborazione.
Il documento della Regione Lombardia conclude la sua analisi del percorso
applicativo proponendo un modello di
valutazione del rischio semplificato che comprende:
- “raccolta di informazioni oggettive (malattie, infortuni, turn-over, ecc.);
- incontri di formazione sul rischio
stress per dare a tutti le stesse conoscenze di base ed un linguaggio
comune;
- focus group, eventualmente guidati da qualificati consulenti esterni,
pubblici o privati, con la partecipazione del medico competente”. Possono
essere mirati, ad esempio, all’analisi della mansione e dei rischi ad essa
legati, ai fattori organizzativi considerati stressogeni dal gruppo,
ai fattori demografici (sesso, provenienza geografica, età, ecc.), alle
relazioni interpersonali.
- “riproposizione al gruppo dei lavoratori degli elementi emersi come
stressogeni, per individuare insieme le necessarie misure di prevenzione e
protezione;
- incontri periodici di tutto il gruppo per monitorare l’andamento delle
modifiche e, se necessario, introdurne di nuove”.
Regione
Lombardia - Direzione Generale Sanità - Decreto n. 13559 del 10 dicembre 2009 -
Indirizzi generali per la valutazione e gestione del rischio stress lavorativo
alla luce dell’accordo europeo 8.10.2004 (Art. 28 comma 1 D.Lgs. 81/08 e
successive modifiche ed integrazioni).
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