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Il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti, in
occasione di un suo intervento alla festa della Lega a Bergamo, ha pronunciato delle
affermazioni che lasciano sconcertati gli operatori della Sicurezza nei luoghi
di lavoro.
Queste le affermazioni di Tremonti riportate da un comunicato ANSA:
"Dobbiamo rinunciare ad una quantità di regole inutili, siamo in un mondo
dove tutto è vietato tranne quello che è concesso dallo Stato, dobbiamo
cambiare".
"Robe come la 626 sono un lusso che non possiamo permetterci. Sono
l'Unione Europea e l'Italia che si devono adeguare al mondo".
Dato che le reazioni di critica a queste parole sono state immediate, il
Ministro dell'Economia ha fatto uscire subito un comunicato di precisazione:
TREMONTI: POLEMICA ECCESSIVA SU CINQUE
PAROLE
Cinque parole cinque dette a Bergamo alle undici di sera nel corso di una
festa, - "come ad esempio la 626" - , hanno fornito occasione per una
polemica che mi sembra un po' eccessiva .
Cerco di esprimere, a questo punto usando più di cinque parole, il mio pensiero.
Civiltà e stupidità. La sicurezza sul lavoro è un'irrinunciabile conquista
della civiltà occidentale.
L'eccesso occhiuto di burocrazia è un derivato della stupidità.
In Europa è sempre più evidente il problema dell'eccesso di burocrazia imposto
in questi anni alle imprese.
È per questo che sta iniziando un ciclo opposto: stop regulation, less
regulation e better regulation.
La legge 626 non fa eccezione.
Nel caso della 626, che peraltro è stata assorbita in un nuovo Testo Unico, si
deve distinguere tra effettiva tutela della sicurezza sul lavoro, che e'
fondamentale, ed eccessiva burocrazia che è quasi demenziale.
Le regole pensate in Europa per la grande industria sono fondamentali ed
inviolabili.
Ma un conto è la grande industria, un conto è la piccola minima individuale
impresa caratteristica dell' economia italiana.
È qui che l'applicazione italiana della direttiva europea si presenta come la
fabbrica dell'assurdo: di costi artificiali, di corsi di formazione fantasma,
di sanzioni erratiche. Ciò che è stato paradossale in Italia è l'estensione
parossistica alla minima impresa di regole che poco o niente hanno a che vedere
con la sicurezza sul lavoro nel loro proprio contesto di funzionamento. Forse,
anzi senza forse, di questo tipo di regole - costi si può fare a meno senza
mettere in discussione la vita e la sicurezza dei lavoratori. Anzi tutelandoli
ancora meglio, separando ciò che è serio da ciò che è assurdo. La concorrenza
con la Cina non si fa certo sulla vita e sulla sicurezza dei lavoratori, ma
evitando, dove è possibile, di farci del male da soli. Tra l'altro, si ripete,
un conto è la grande industria dove avvengono i grandi, tragici incidenti, un
conto è il laboratorio di un artigiano, che magari lavora da solo senza neanche
un'apprendista, costretto a diventare matto con la burocrazia. È anche perché non
capisce tutto questo, che la sinistra si allontana progressivamente e
fatalmente dalla realtà.
Su questi temi sarei comunque felice di una discussione con Tiziano Treu che e'
stato mio professore di diritto del lavoro e con Cesare Damiano per la sua
esperienza di governo. Mi permetto di suggerire anche una sede per il
dibattito: quella degli artigiani di Mestre.
Ci permettiamo di sottolineare che, nonostante la precisazione, non riteniamo
accettabile una posizione di questo tipo da parte di chi si occupa
dell'economia dello stato italiano.
È noto a tutti il costo sociale degli infortuni sul lavoro, stimato in oltre 40
miliardi di euro all'anno.
È noto a tutti quali drammi umani sono legati agli infortuni sul lavoro.
È noto a tutti che l'Italia è fra gli stati europei con il maggior numero di
infortuni sul lavoro.
Possiamo certamente condividere lo sfogo di Tremonti rispetto all'eccessiva
burocrazia della sicurezza sul lavoro nel nostro paese e, aggiungiamo, sul
fatto che proprio per questo la gran parte delle risorse sono state spese dalle
aziende più sulla forma che sulla sostanza. Molto potrebbe essere fatto dal
governo per semplificare, rendere più efficiente il sistema e consentire
controlli più estesi, anche grazie alle tecnologie dell'informazione. E questo
sia per la grande che per la piccola impresa.
Ma ritenere che la sicurezza sul lavoro
sia un lusso che l'Italia non può permettersi NO.
È un lusso che DEVE permettersi e che deve impegnarsi a migliorare giorno per
giorno per il bene dei suoi cittadini.
Luigi
Matteo Meroni
Direttore di PuntoSicuro