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Anno 12 - numero 2453 di lunedì 09 agosto 2010
Stima del rischio da sovraccarico biomeccanico all'arto superiore Come stimare il rischio biomeccanico tra i lavoratori? Una ricerca confronta diversi metodi di analisi e propone una idonea procedura multi-metodo. La normativa, le concordanze e discordanze dei metodi e i segnalatori di rischio.
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Sul Giornale Italiano di Medicina del Lavoro
ed Ergonomia sono stati pubblicati in questi anni diversi interventi
relativi ai rischi professionali di sovraccarico
biomeccanico, ai movimenti
ripetitivi, all’assunzione di posizioni
incongrue e alle patologie collegate.
In particolare nel numero di aprile/giugno
2010 è presente un intervento - scritto da E. Sala, D. Torri, C. Tomasi e
P. Apostoli –dal titolo “Stima del rischio da sovraccarico
biomeccanico all’arto superiore condotta, con l’impiego di più metodi di
analisi, in diversi settori manifatturieri”.

Il documento ricorda che “la stima del
rischio biomeccanico rappresenta ancora un compito impegnativo per il Medico
Competente o per le altre figure tecniche e professionali coinvolte nella
prevenzione occupazionale”.
Per affrontare questi temi si fa
riferimento, oltre che al Testo Unico, alle linee di buona tecnica o le linee
guida come quelle delle Società Scientifiche (SIMLII).
Riguardo al Decreto
legislativo 81/2008, il documento - al di là della problematica, “in parte
ancora aperta”, della valutazione
del rischio da stress lavoro correlato – si sofferma sulla movimentazione
manuale dei carichi. Movimentazione che comporta (art.167) rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico in particolare dorso
lombari che riguardano strutture
osteoarticolari muscolo tendinee, nervo vascolari.
Nell’allegato XXXIII il decreto richiama la serie delle norme
ISO 11228, parti 1, 2, 3 e la parte 3
di tale norma tratta “l’handling of low loads at high frequency”.
Secondo gli autori “tale richiamo
nell’ambito della
movimentazione carichi a rischio per il rachide dorso lombare porrà
sicuramente problemi interpretativi ed
applicativi”, anche se va detto che la stima del rischio di sovraccarico
meccanico degli arti
superiori (UEWMSDs),
“pur non essendo oggetto di specifica previsione normativa, non può non essere
fatta rientrare in quanto previsto dal’art.28”: la valutazione
del rischio deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei
lavoratori.
Gli obiettivi principali di questa
ricerca sono la validazione del metodo multistep, “proposto dalle Linee
Guida SIMLII, su di una casistica raccolta tra il 2004 e 2009”, il “confronto
tra i diversi metodi di analisi ergonomica, lo studio delle sue diverse
componenti e la conseguente capacità di fornire più appropriate indicazioni
preventive”.
Ricordiamo che l’utilità della procedura multi-step,
multi-metodo va ricercata nella “opportunità di esaminare più a fondo
determinanti e target del rischio sui quali i metodi hanno una diversa capacità
di analisi, rafforzando la stima e rendendo più pertinenti le indicazioni
preventive che ne fossero derivate”.
In questa ricerca sono state “esaminate 439 postazioni di lavoro in 17 aziende
di diversi settori manifatturieri e che occupavano 4166 lavoratori, partendo da
richieste dei Medici Competenti e dei Responsabili del Servizio di Prevenzione
e Protezione, per situazioni in cui l’inquadramento del rischio appariva
problematico”. Nel complesso “sono state effettuate 1396 analisi ergonomiche
utilizzando sei diversi metodi di stima del rischio
biomeccanico, secondo la seguente sequenza:
– valutazione preliminare, condotta ricercando i segnalatori di rischio
proposti nello schema dello stato di Washington; nello studio questo primo step
è stato comunque affiancato con un altro metodo (OCRA
checklist, HAL) per validarne i risultati;
– in caso di positività di almeno un segnalatore di rischio, applicazione di
uno o più metodi di primo livello (checklist OCRA, RULA, HAL);
– per approfondire specifiche componenti del rischio o nel caso di non
concordanza tra i metodi, applicazione di metodi di secondo livello (OREGE,
Strain Index, SI)”.
Inoltre sono state “registrate le patologie
muscolo-scheletriche diagnosticate dai medici competenti ed in un
sottogruppo di circa 200 lavoratori i disturbi all’arto
superiore e quelli psicosociali mediante l’impiego del questionario
INRS-OREGE”.
Risultati e conclusioni
Dai risultati emerge che “nella valutazione
preliminare almeno un segnalatore di rischio è risultato presente nel 13%
delle postazioni analizzate”.
In particolare la “verifica” con
checklist OCRA “ha evidenziato una situazione ottimale-accettabile nel 57%
delle postazioni analizzate, nel 25% un rischio molto lieve, nel 14% lieve e
nel 4% medio”. E il livello di concordanza “aumenta sensibilmente (96%)
sommando i primi tre livelli di rischio”. Mentre nelle “20 postazioni esaminate
con metodo HAL la concordanza è stata del 100%”.
In particolare tutti i metodi “ad eccezione di OCRA checklist hanno collocato
tra 10 e 20% delle postazioni ad un livello di rischio meritevole di
intervento” e “l’analisi delle componenti
di maggior peso nel determinare il rischio
biomeccanico ha evidenziato oltre alla problematica tempi di recupero, la
frequenza d’azione come la più importante per 4 metodi usati su 5”.
Inoltre tra i fattori psicosociali
“sono stati più frequentemente richiamati complessità ed interesse per il
lavoro, carico, pressione e vincolo del lavoro, attenzione richiesta, rapporti
tra colleghi e superiori, aspettative e prospettive del lavoro stesso”.
In questo caso circa l’80% dei
lavoratori intervistati “si definisce poco o per niente stressato e nega in
percentuali simili disturbi stress correlati (come sintomi di ansia,
depressione, nervosismo, insonnia o di patologie gastro-enteriche o
cardiovascolari)”.
Dunque si può affermare che “i
segnalatori di rischio proposti dallo stato di Washington rappresentano un
adeguato strumento di identificazione delle situazioni-condizioni a rischio”:
in tutti i casi in cui sono stati applicati “hanno sempre consentito di
evidenziare situazioni a rischio poi confermato dalle analisi di livello
superiore”.
E non è mai stata “verificata la condizione opposta ovvero assenza di rischio
alla valutazione preliminare, presenza di rischio alla valutazione di livello
superiore per tutti i metodi”.
Tranne per la checklist OCRA: ragione che è “da individuarsi soprattutto nel
peso che ha nella checklist OCRA la valutazione dei tempi di recupero anche in
assenza di altri fattori di rischio (frequenza, forza e/o postura)”.
Vi sono altre non concordanze degne di nota, ad esempio in relazione ai metodi
OREGE e RULA che “non confermano i casi a rischio elevato”.
Per OREGE il dato appare “spiegabile se si considera come viene pesata la
postura, per la quale viene prevista una minore graduazione rispetto agli altrimetodi”,
invece il metodo RULA risulta “primariamente orientato allo studio delle posture
di lavoro e considera in maniera più marginale gli altri fattori di rischio”.
Rimandandovi alla visione, nel documento originale, delle numerose tabelle di confronto tra i
diversi metodi, sottolineiamo
l’importanza di questo lavoro che facilita la scelta del metodo più adatto
all’analisi dei vari compiti lavorativi e la possibilità di “utilizzarne più di
uno, proprio per poter tenere nel giusto conto le diversi determinanti degli
stessi”.
Ricordiamo poi che alle componenti più
strettamente biomeccaniche “vanno sempre associate valutazioni dei fattori
psico-sociali, stress
lavoro-correlato, registrazione standardizzata dei disturbi denunciati dai
lavoratori ed attenta valutazione dei risultati della sorveglianza
sanitaria”.
“Stima
del rischio da sovraccarico biomeccanico all’arto superiore condotta, con
l’impiego di più metodi di analisi, in diversi settori manifatturieri”, scritto
da E. Sala, D. Torri, C. Tomasi e P. Apostoli - Dipartimento di Medicina
Sperimentale ed Applicata, Sezione di Medicina del Lavoro e Igiene Industriale,
Università degli Studi di Brescia, Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed
Ergonomia, Volume XXXII n°2, aprile/giugno 2010 (formato PDF, 122 kB).
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