Per affrontare il problema della
qualità dell’aria,
Eco service Office S.r.l. - un’azienda attiva nel settore dell'assistenza a stampanti laser e fotocopiatori che si occupa da tempo di
inquinamento indoor negli uffici - riporta sul suo sito un contributo scientifico presentato al
VII Convegno Nazionale di Medicina Legale Previdenziale che si è tenuto a Giardini Naxos (ME) dal 22 al 24 ottobre 2008.
Nel documento si ricorda che “è difficile accettare che l’aria contenuta nelle abitazioni o nei luoghi di lavoro non industriali possa costituire un reale rischio per l’integrità fisica delle persone”, ma “il problema dell
’inquinamento indoor è un fenomeno antico”.
Ad esempio si ricorda che la “morte improvvisa che incontravano alcuni profanatori di tombe, non era da attribuire ad una maledizione, bensì a sostanze che si sono accumulate nel corso dei millenni in ambienti chiusi ed ermetici come le tombe”.
A questo proposito già nel 1987 l’Organizzazione Mondiale della Sanità “ha riconosciuto e definito la Silk Building Syndrom (Sindrome dell’edificio malato – SBS)”; e la Multiple Chemical Syndrome (MCS) ottiene di giorno in giorno sempre più attenzione da parte di agenzie ed enti governativi di varie parti del mondo.
In particolare in un recente studio “l’Accademia Nazionale delle Scienze Americana ha stimato in 37 milioni di statunitensi i malati di Sindrome MCS”.
Inoltre la SBS - “definibile come complesso di sintomi di malessere generale, non specifici ma ripetitivi, lamentati dagli occupanti di particolari fabbricati (con ambienti sigillati e dotati di impianti per il condizionamento dell’aria) che spariscono allontanandosi dagli edifici” - rappresenterebbe uno stadio della MCS che si verifica quando una persona è sottoposta ad una
esposizione chimica.
I sintomi dei pazienti “in seguito all’esposizione chimica, non sono rilevabili clinicamente”, ma possono “includere dolore alle articolazioni e ai muscoli, cefalea, affaticamento (stanchezza cronica), rossore, prurito, nausea, tachicardia, asma”.
Nel documento si mostra come negli uffici si può creare un’interazione tra noxe vocs (solventi organici liposolubili), metalli pesanti (particolati) e ossidanti (ozono) che, in maniera sinergica con sostanze reattive secondarie, determinerebbero uno stress ossidativo a livello neuronale e immunitario.
Questo stress ossidativo può innescare una
reazione immuno-infiammatoria sub clinica che si traduce “in termini clinici in una serie di sintomi aspecifici: irritazione degli occhi, delle vie aeree e della cute, tosse, senso di costrizione toracica, sensazioni olfattive sgradevoli, nausea, torpore,
sonnolenza, cefalea, astenia”.
I sintomi – continua il documento – “si manifestano in una elevata percentuale di soggetti che lavorano in ufficio (in genere superiore al 20%), scompaiono o si attenuano dopo diverse ore dopo (da poche ore a 2 -3 giorni) dall’abbandono dell’edificio”.
- “
ventilare adeguatamente gli spazi chiusi”;
- preferire apparecchiature a bassa emissione di ozono;
- “impiegare
stampanti laser dotate di filtri per l’ozono;
- effettuare un’adeguata manutenzione delle apparecchiature;
- collocare le apparecchiature in ambienti separati e dotati di
sistemi di ventilazione muniti di scarico delle emissioni verso l’esterno”;
- “delocalizzare” gli archivi cartacei;
- “selezionare fogli che non abbiano subito trattamenti con formaldeide”;
- “dotare gli ambienti lavorativi di filtri foto catalitici per l’abbattimento dei vocs”.
In conclusione gli autori ricordano che nella scienza biomedica e medicina preventiva le tematiche dell’
inquinamento outdoor e indoor avranno sempre maggiore importanza.
E PuntoSicuro sarà pronto a sottolineare i nuovi risultati scientifici e specialmente la loro traduzione diretta in misure di prevenzione per i lavoratori.
Tiziano Menduto