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Anno 11 - numero 2293 di martedì 01 dicembre 2009
Rischi e prevenzione nel trattamento dei rifiuti elettrici ed elettronici Recupero e riciclaggio dei RAEE - rifiuti costituiti da apparecchiature elettriche ed elettroniche: i rischi professionali, gli interventi di prevenzione, i dati sugli incidenti, le sostanze pericolose, le polveri.
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Dal 29 settembre al primo ottobre 2009 a Varese si è tenuto il sesto seminario di aggiornamento dei
professionisti Contarp (Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e
Prevenzione) con interventi che hanno spaziato dalla valutazione del rischio
associato a particolari agenti, ai sistemi per la gestione della sicurezza sul
lavoro, alla consulenza alle aziende in tema di prevenzione.
L’intervento che presentiamo - pubblicato dall’Inail
insieme agli altri atti del convegno – si occupa in particolare dei temi
relativi alla sicurezza per i lavoratori che hanno a che fare con i RAEE,
i Rifiuti di Apparecchiature Elettriche
ed Elettroniche (computer, frigoriferi, televisori e lavatrici, lampade,
…), rifiuti che in questi ultimi anni sono diventati oggetto di una normativa
specifica che ne disciplina il trattamento, la valorizzazione o il reimpiego.
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In “I
rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche: dalla gestione dei
rischi professionali agli interventi di prevenzione” - a cura di A.
Guercio, E. Incocciati, P. Fioretti e F. Marracino – si ricorda che, secondo
stime FISE (Federazione Imprese di Servizi), nel 2005 la fase finale del ciclo di vita delle apparecchiature
elettriche ed elettroniche era gestita da circa 150 stabilimenti
caratterizzati da attività di recupero-riciclaggio con un numero di addetti di
poco inferiore a 1000, ma tendenzialmente in crescita.
Riguardo a questi luoghi di lavoro che svolgono attività di trattamento di RAEE,
il documento ricorda che il ciclo produttivo è caratterizzato da diverse fasi lavorative:
- raccolta, conferimento e messa in
riserva, con “trasferimento dei beni a un centro di trattamento e loro
stoccaggio in vista del recupero”;
- pretrattamento e messa in sicurezza:
“lavorazione preliminare finalizzata a rendere sicuro lo svolgimento delle
successive fasi di recupero, dopo il trasporto interno o esterno”. Consiste in
particolare “nell’asportazione di parti mobili delle apparecchiature” e nella
rimozione di eventuali materiali pericolosi e infiammabili;
- smontaggio
e recupero componenti: fasi che si caratterizzano da un notevole apporto di
lavoro manuale”;
- frantumazione e selezione dei
materiali: “preliminare al recupero di metalli ferrosi e non, plastiche,
ecc, è caratterizzata da un intenso impiego di energia e da soluzioni
automatizzate, ad alto contenuto tecnologico”;
- recupero energetico e di materiale:
“operazioni attraverso le quali i materiali selezionati sono prioritariamente
reintrodotti nei cicli produttivi o avviati a processi di recupero energetico.
Ricordiamo che i requisiti tecnici degli impianti devono essere conformi a
quanto previsto dal D.Lgs.
151/2005.
Veniamo ai rischi di queste lavorazioni.
Sono per lo più rischi comuni a tutte le fasi lavorative con “assenza di
compartimentazione in un ciclo di lavorazione complesso e la copresenza in un
unico ambiente di lavoro di macchine, mezzi e sistemi di movimentazione e
trasporto, nonché l’impiego di numerose attrezzature e la manipolazione di sostanze
pericolose”.
Dunque rischi legati all’interazione uomo-macchina e alla presenza di “mulini,
trituratori, nastri trasportatori, aspiratori, tornii, attrezzature a motore e
non, portatili, messi in azione sia durante la normale attività, sia nello
svolgimento di interventi manutentivi ordinari e straordinari”.
In particolare i rischi possono dipendere da:
- assenza di apposite vie interdette alla circolazione pedonale e di procedure
per la guida ed il caricamento del veicolo nell’uso dei carrelli
elevatori per movimentare i RAEE;
- “presenza di numerose sorgenti sonore”: “all’emissione
di rumore prodotta da trituratori e nastri trasportatori, se non adeguatamente
isolati, si aggiungono altre attività in grado di produrre elevata rumorosità
come la rottura per l’avviamento a recupero del vetro del tubo catodico di
televisori e monitor tramite martello o taglio con sega del vetro che separa
dal tubo catodico lo schermo da bonificare dalle polveri fluorescenti”;
- dispersione di polveri in ambienti non compartimentati ed isolati.
Infatti numerose sono le sostanze
pericolose “presenti nelle diverse fasi di lavorazione in forma di
materiale per recupero di materia prima secondaria e di energia”. Ad esempio si
recupera CFC da frigoriferi, congelatori, surgelatori e condizionatori;
mercurio dagli interruttori; PCB dai condensatori; piombo, ossidi e solfuri di
zinco, cadmio, fosfori da televisori, …
Molte polveri aerodisperse sono
“prodotte dalla triturazione delle schiume poliuretaniche isolanti in
frigoriferi e condizionatori” e l’elevata polverosità “può essere causa diretta
di incendi ed esplosioni,
in presenza di fonti di innesco”.
Senza dimenticare i rischi relativi alla movimentazione
manuale dei carichi: limitati per l’entità del peso da movimentare, “ma
amplificati dalla ripetitività delle operazioni e dall’esiguità dello spazio a
disposizione, che impone movimenti o posture incongrue”.
Secondo i dati dell’Inail gli
infortuni che colpiscono i lavoratori di questo settore sono “prevalentemente
di lieve entità, non danno origine a postumi permanenti e determinano assenze
dal lavoro mediamente di 6-7 giorni, ma nella loro specificità disegnano molto
bene il quadro di rischio cui l’attività di trattamento dei rifiuti da
apparecchiature elettriche ed elettroniche espone”.
Spesso, ad esempio, si assiste a perdita di controllo totale o parziale di
mezzo di trasporto o di attrezzatura
di movimentazione (motorizzata o no) e, comunque, molti incidenti avvengono
per caduta dall’alto: “o è il lavoratore che cade su un oggetto immobile che
determina la lesione, o è l’oggetto che cade dall’alto sul lavoratore non in
movimento, causandone il ferimento”.
Inoltre “particelle, polveri, schegge, pezzi, protezioni, frammenti ed altri
elementi rotti sono quelli che provocano la lesione nella gran parte dei casi”.
E gli interventi di prevenzione
possibili?
Per limitare “l’incidenza dei rischi infortunistici dovuti a strutture e ad
ambienti di lavoro, gli spazi attrezzati adibiti al trattamento dei RAEE
dovrebbero essere sufficientemente ampi da comprendere diverse aree di lavoro,
possibilmente compartimentate l’una rispetto all’altra, ciascuna dedicata a una
delle numerose e diverse operazioni di cui si compone il ciclo produttivo”.
Alcune altre misure di prevenzione suggerite dagli autori:
- “mantenere percorsi e aree operative puliti e sgombri, assicurando spazi di
manovra per operatori e mezzi meccanici”;
- utilizzare pallet metallici dotati di protezioni laterali per limitare
efficacemente le cadute di materiale per errato caricamento;
- adeguatamente distanziare le aree di stoccaggio del materiale dalle
postazioni di lavoro;
- ove possibile, “è da prediligere lo stoccaggio a pavimento o su pallet,
identificando e distinguendo idonei contenitori per raccogliere il materiale
destinato a smaltimento, recupero e vendita”;
- scegliere opportunamente le apparecchiature e fare una verifica
tecnica periodica dei mezzi di trasporto e di sollevamento;
- fare una “corretta progettazione delle postazioni di lavoro nella fase di
smontaggio e recupero per evitare posture incongrue, prevedendo anche corrette
procedure per l’impiego delle attrezzature portatili necessarie alle
operazioni”;
- riguardo a impianti e macchine: controllare l’adeguamento
alle norme tecniche più recenti, segregarli “definendo aree di rispetto e
predisponendo barriere per evitare il contatto diretto con gli operatori”. “La
compartimentazione, insieme all’insonorizzazione delle macchine e a un adeguato
piano di manutenzione, hanno un sicuro impatto per la limitazione del rischio
da rumore, comune a tutte le fasi lavorative”;
- “limitare la movimentazione
manuale dei carichi, specie nel trasporto dei grandi RAEE”;
- concepire le postazioni di lavoro manuale ai banchi considerando le caratteristiche
dei carichi da movimentare;
- predisporre procedure operative per limitare gli effetti di eventuali
fuoriuscite e spandimenti delle sostanze
pericolose e “promuovere la corretta manipolazione da parte degli addetti,
particolarmente nella fase di raccolta, conferimento e messa in riserva, come
pure in quella di pretrattamento e messa in sicurezza (rimozione del toner da
stampanti, fotocopiatrici e fax, di CFC e n-pentano da circuiti frigoriferi e
di polveri fluorescenti da cinescopi)”;
- “in fase di smontaggio e recupero componenti e di frantumazione e selezione
dei materiali, per ridurre l’esposizione ad agenti
chimici e cancerogeni è necessario manipolare le sostanze in sistemi chiusi
e privilegiare l’automazione di impianti e processi”;
- predisporre impianti di captazione e aspirazione localizzata dell’aria, “da
convogliare a sistemi di abbattimento/filtrazione/assorbimento”;
- le zone di stoccaggio e i nastri trasportatori “dovrebbero essere dotate di
sistemi di segregazione e contenimento delle polveri”. Il documento ricorda che
gli impianti di trattamento/ condizionamento dell’aria e i sistemi di
abbattimento delle polveri devono essere sottoposti a manutenzione programmata
e periodica;
- realizzare gli impianti elettrici “modo da non costituire fonte di innesco e
adeguatamente mantenuti”;
- predisporre, applicare e mantenere “aggiornate procedure di verifica
dell’efficienza dei sistemi per la rivelazione di incendi e di lotta
antincendio e delle attrezzature antincendio”.
Il documento si conclude ricordando che se il D.Lgs.
151/2005 stabilisce la necessaria conformità degli impianti, il necessario
rispetto a specifici requisiti tecnici, a specifiche modalità di gestione -
obbligando i gestori all’utilizzo delle migliori tecniche disponibili sul
mercato - è evidente l’attenzione del legislatore “agli aspetti di sicurezza
ambientale e di promozione del recupero dei RAEE finalizzato al relativo
reimpiego e riciclaggio”.
Invece meno esplicita è “l’attenzione dell’attuale normativa agli aspetti della
tutela della salute e sicurezza dei lavoratori impiegati negli impianti di
trattamento”.
Gli autori per il futuro indicano la necessità che tra gli obiettivi prioritari delle aziende di produzione AEE ci sia la
prevenzione non solo in termini ambientali ma anche in modo mirato alla tutela
della salute e della sicurezza dei lavoratori addetti al trattamento dei RAEE.
“I
rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche: dalla gestione dei
rischi professionali agli interventi di prevenzione”, a cura di A. Guercio,
E. Incocciati e P. Fioretti (INAIL - Direzione Generale - Consulenza Tecnica
Accertamento Rischi) e di F. Marracino (INAIL - Direzione Generale - Consulenza
Statistico Attuariale), tratto dagli atti del sesto seminario di aggiornamento
dei professionisti Contarp (formato PDF, 231 kB).
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