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Relazione tra disturbi muscoloscheletrici e stato psicofisico
Disponibile in rete uno studio sulle relazioni tra caratteristiche individuali, fattori di rischio professionali e disturbi muscoloscheletrici nel personale di assistenza sociale. La correlazione tra lavoro e stato psicofisico del lavoratore.
Il documento riporta i risultati di uno studio
sulle relazioni tra caratteristiche individuali, fattori di rischio
professionali fisici e psicosociali
e disturbi muscoloscheletrici nel personale
di assistenza sociale.
Riguardo alla frequenza dei disturbi muscoloscheletrici tra questi lavoratori
l’autore ricorda che tale dato è determinato specialmente dal “rischio di movimentazione
manuale degli assistiti, che si svolge generalmente in ambienti domestici
sui quali il datore di lavoro e l’operatore non hanno alcuna possibilità di
intervento, e non di rado richiede sforzi non programmati e improvvisi” o il
“mantenimento prolungato di posture non corrette”.
Materiali e metodi La “popolazione studiata si compone di 342 lavoratori di una cooperativa,
addetti ad assistenza
domiciliare, scolastica ed ambulatoriale” e lo studio ha fatto uso di un
“questionario comprendente, oltre ai dati anagrafici, la versione italiana del
Questionario Nordico (NQ) per i disturbi muscolo-scheletrici, la versione breve
del Job Content Questionnaire (JCQ) di Karasek
e le scale di ansia
e depressione di Goldberg”.
A proposito dei metodi utilizzati
ricordiamo che:
- il “Questionario Nordico indaga la presenza di disturbi
muscolo-scheletrici in ciascuno dei distretti corporei (collo, spalla,
gomito, polsi e mani, dorso, schiena, anche e cosce, ginocchia, caviglie e
piedi) distinguendo la presenza attuale del disturbo da quella che si è
manifestata nei dodici mesi precedenti”;
- il modello
di stress di Karasek “postula che la relazione tra elevata domanda
lavorativa (job demand) e basso controllo decisionale (job control) definisca
una condizione di job strain o stress lavorativo percepito, in grado di
spiegare la comparsa di uno stato
di stress cronico correlabile all’insorgenza di disturbi
muscolo-scheletrici, o di altri effetti dello stress”;
- le scale di ansia e depressione di Goldberg rappresentano un semplicissimo
strumento diagnostico “elaborato specificamente per indagare la probabilità
dell’occorrenza di uno stato di ansia
o depressione”.
Risultati I risultati indicano che “i disturbi
muscoloscheletrici sono un problema rilevante negli addetti all’assistenza
sociale” (circa l’80% dei lavoratori lamentava la presenza di almeno un
sintomo muscoloscheletrico negli ultimi 12 mesi) e la loro comparsa “risulta correlata
con fattori lavorativi ed emozionali”.
In particolare mediante analisi di regressione (tecnica usata per modellare ed
analizzare una serie di dati) si è osservato che:
- “il mal di schiena era associato con il carico di lavoro e la depressione;
- il dolore dorsale con età, ansia e depressione;
- il dolore cervicale con i fattori
psicosociali di stress (domanda e controllo), sesso femminile e ansia”.
Discussione e Conclusioni Lo studio “conferma che i lavoratori addetti all’assistenza
sociale presentano con elevata frequenza disturbi muscolo-scheletrici, a
carico dei diversi distretti corporei, ma con maggior prevalenza a carico del
dorso, della regione lombare e cervicale”.
Tuttavia “i disturbi muscoloscheletrici non risultano correlati con
l’esposizione al rischio di movimentazione dei pazienti, o almeno con la stima
di tale rischio che deriva dal documento di valutazione
dei rischi professionali redatto a cura del datore di lavoro”.
Ciò potrebbe indicare “una erronea attribuzione delle classi di rischio,
derivante dalla mobilità interna dei lavoratori tra mansioni a maggiore o
minore rischio, e ancora di più dalla imprevedibilità degli sforzi fisici, che
variano nel tempo in funzione delle condizione di salute degli assistiti”.
Nello studio si osserva un’associazione dei disturbi “con la percezione del
carico lavorativo, ma anche con variabili quali l’ansia e la depressione, che
potrebbero rappresentare sia caratteristiche individuali, che conseguenze di un
prolungato stato
di stress”.
Esiste quindi una stretta relazione tra lavoro
e stato psicofisico del soggetto, relazione “che gli studi a carattere
trasversale, come questo, possono confermare, ma del quale non possono
determinare la direzionalità”.
Un’idonea prevenzione può essere
tuttavia “programmata su più livelli, integrando interventi
educativi, ergonomici ed organizzativi”.
Il medico incaricato della sorveglianza sanitaria dei lavoratori “deve puntare
alla realizzazione di programmi di prevenzione
dei disturbi muscolo-scheletrico multi-livello che integrino, in un’ottica
partecipativa, gli interventi educativi, ambientali, strutturali, meccanici ed
organizzativi”: solo “questo impegno su più livelli sembra oggi proporzionato
ad un problema di così vaste dimensioni”.