E all’interno
del singolo intervento “il tempo medio di postura fissa (2 ore) è
estremamente
variabile a seconda della specialità ed in alcuni casi può raggiungere
le 6 ore
consecutive”.
Se dai dati elaborati “non emerge una
relazione statistica significativa fra sintomatologia algica e postura
chirurgica”, il 58% dei chirurghi intervistati afferma tuttavia di
“avere
dolore dopo l’attività”. E sembra che “il distretto articolare
maggiormente
interessato da dolore” sia il “
rachide
(soprattutto cervicale e lombare)”.
Prevenzione
Gli autori indicano che in Olanda sono state prodotte “linee guida
pratiche
derivate da standard internazionali e dalle direttive della commissione
europea”: per il lavoro in posizione eretta “è stato creato un modello
‘a
semaforo’ che distingue
tre livelli di
rischio”:
- “il verde, livello di rischio minore,
comprende una postura fissa minore di 1 ora consecutiva e una stazione
eretta
quotidiana minore di 4 ore;
- il giallo, rischio moderato, comprende una postura fissa maggiore di 1
ora
consecutiva oppure una stazione eretta giornaliera maggiore di 4 ore;
- il rosso, rischio maggiore, comprende una postura fissa maggiore di 1
ora
consecutiva e una stazione eretta quotidiana maggiore di 4 ore”.
Riguardo alla
prevenzione
il documento - che vi invitiamo a leggere - riporta i risultati di molti
altri
studi e ricerche.
Ad esempio alcuni studi, su postura e appoggio dell’avambraccio, si sono
sviluppati in particolare per la chirurgia in laparoscopia (metodica
chirurgico-diagnostica che consiste nell'osservazione visiva
dell'interno della
cavità addominale mediante una telecamera): “la presenza di un monitor e
di
strumenti pesanti rigidamente collegati alle apparecchiature condiziona
una
postura statica e una importante frequenza di movimenti del capo per
spostare
lo sguardo dal monitor al campo operatorio” con conseguente “frequente
sviluppo
di
disturbi
muscoloscheletrici”.
Un altro studio del 2006 evidenzia che “con l’uso di adeguati appoggi il
grado
di affaticamento è significativamente ridotto a livello degli
arti
superiori e della
colonna
vertebrale, inoltre la precisione delle manipolazioni laparoscopiche
e
chirurgiche è aumentata”.
Questi
supporti “consentono
all’operatore un miglior controllo dei movimenti delle mani e degli
strumenti
laparoscopici, grazie anche alla riduzione dei tremori fisiologici; sono
utili
nel prevenire o nel ritardare la comparsa del senso di fatica nei
muscoli
delle
braccia, delle spalle, del rachide cervicale e dorsale durante
l’esecuzione di lunghe procedure chirurgiche”.
In particolare nello studio degli autori risulta che “riferiscono
possibilità
di appoggio globalmente 65 chirurghi, ma l’appoggio avviene per lo più
sul
lettino e sul paziente, mentre solo 17 utilizzano specifici appoggi
ergonomici
e 51 riterrebbero utile migliorare l’appoggio tramite supporti
specifici”.
Altri studi rilevano come i chirurghi durante il lavoro siano “così
concentrati
sull’intervento che tendono a trascurare la propria postura”, ma la
“posizione
mantenuta in sala operatoria e la postura fissa prolungata influenzano
in
maniera statisticamente significativa il grado di
affaticamento
muscolare soprattutto a livello del
rachide
lombare”.
Gli autori ricordano che malgrado i loro rilevamenti, con un 58% dei
chirurghi
che riferisce dolore mio articolare, solo il
9% conosce le linee guida ergonomiche in chirurgia e solo il 3% le
applica.
È evidente, concludono, che “l’applicazione delle
linee
guida ergonomiche, una
modificazione
delle strumentazioni chirurgiche e l’
educazione
posturale potrebbero essere utili per migliorare il confort
operatorio e
ridurre i disturbi muscoloscheletrici”.
“
Postura
e
affaticamento dei chirurghi in sala operatoria”, E. Dalla Toffola,
A. Rodigari,
G. Di Natali, S. Ferrari e B. Mazzacane (S.C. Riabilitazione
Specialistica
Fondazione IRCCS Policlinico S. Matteo Pavia - Medicina Fisica e
Riabilitazione
Università di Pavia), Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed
Ergonomia,
Volume XXXI n°4, ottobre/dicembre 2009 (formato PDF, 113 kB).
Tiziano Menduto