Spesso poi i giovani “possono non essere a conoscenza dei loro diritti e dei doveri del datore di lavoro in materia di salute e sicurezza; possono essere restii a parlare apertamente dei problemi e più propensi ad accontentare il loro nuovo datore di lavoro”.
È dunque necessario “assegnare ai
giovani lavori sicuri e adatti alle loro competenze e capacità psico-fisiche”, offrire loro una “formazione e una supervisione adeguate”.
Oltre a una specifica promozione della sicurezza tra i
neoassunti e all’integrazione di un’educazione alla sicurezza lavorativa già durante il
percorso formativo scolastico, il documento ricorda che “la prevenzione degli infortuni e dei problemi di salute per i giovani lavoratori comincia a livello politico, attraverso la legislazione nonché programmi e campagne di sostegno”.
Il report in particolare riporta casi di
azioni di successo condotte nell’ambito della
prevenzione dei rischi per i giovani lavoratori: “molti di questi casi riguardano iniziative di formazione e di tutoraggio ed è importante sottolineare il fatto che questa formazione si è svolta all’interno di organizzazioni che dispongono di un sistema efficace di gestione della SSL per prevenire l’esposizione dei giovani lavoratori ai pericoli”.
Ma come fare formazione ai giovani?
Pur ricordando che “la formazione da sola non è in grado di ridurre i rischi”, il documento riporta diversi fattori di successo nella formazione. Eccone alcuni:
- “introduzione di una dimensione giovanile in tutte le azioni preventive”;
- “garantire che i
giovani lavoratori svolgano solo le mansioni adatte alle loro capacità psico-fisiche sotto un’adeguata supervisione”;
- “consultazione e partecipazione attiva dei giovani lavoratori;
- trarre insegnamenti dalle esperienze di integrazione della SSL nell’istruzione (fissare obiettivi di apprendimento chiari, dosare teoria e pratica in modo equilibrato, …);
- “garantire uno stretto collegamento con la vita lavorativa;
- efficacia dell’utilizzo dei pari, compresi i giovani lavoratori con più esperienza, e dei lavoratori esperti più anziani come
tutori. Questo garantisce un’esperienza positiva per i colleghi neoassunti, ma anche per quelli più anziani;
- utilizzo di metodi di apprendimento attivi e partecipativi, possibilmente sul luogo di lavoro effettivo, che consentano ad esempio ai giovani di imparare a riconoscere i pericoli ed esaminare e risolvere i problemi reali legati al lavoro;
- utilizzo di video o della realtà virtuale, laddove l’accesso all’effettivo luogo di lavoro non sia possibile, o per illustrare situazioni ad alto rischio”;
- “far diventare la SSL parte integrante del corretto svolgimento di un lavoro, sia sul luogo di lavoro che nella formazione professionale;
- far diventare la formazione e lo sviluppo delle competenze in materia di SSL parti integranti della
formazione continua e dello sviluppo della carriera”.
Abbiamo visto già in questo documento come sia importante integrare l’educazione alla sicurezza lavorativa già nel percorso formativo scolastico.
Il report in particolare evidenzia come gli Stati membri dell’Unione Europea stanno inserendo la SSL e l'istruzione sui rischi nei loro programmi di studio e mette in evidenza i considerevoli progressi ottenuti.
Vengono infine identificati alcuni fattori per inserire con successo elementi di SSL nei
programmi d'istruzione.
Tiziano Menduto