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Disponibile DatiInail del mese di marzo 2010: qual è il livello di rischio infortuni in agricoltura? Quali regole di prevenzione di base?
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Morti sul lavoro: uno su dieci è un
agricoltore Di Andrea Bucciarelli Il 2010 è l’anno del censimento decennale dell’Agricoltura.
La rilevazione ISTAT è volta a misurare la consistenza e le caratteristiche delle
aziende operanti nel settore e i dati prodotti saranno indispensabili per
l’orientamento delle politiche agrarie nazionali e comunitarie. Intanto il 2009
è stato un anno “nero” per l’Agricoltura: secondo la Confederazione Italiana
Agricoltori, la crisi economica ha costretto, nell’ultimo anno, 30mila imprese
a cessare l’attività e comportato un calo della produzione del 3,8%. In
diminuzione, d’altro canto, anche i primi dati infortunistici rilevati
dall’INAIL per il 2009 e relativi al I° semestre: le denunce sono calate,
rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, da 26.034 a 25.473 (-2,2%)
in complesso e da 59 a 55 (-6,8%) per i casi mortali.
Nel 2008 le vittime in Agricoltura erano state 125, l’11% dei decessi sul
lavoro registrati nel complesso delle attività (1.120), a fronte di
un’incidenza tra gli occupati del 3,8% (895mila su 23,4 milioni, fonte ISTAT).
Molto elevato, quindi, il rischio di infortunio letale tra gli agricoltori, con
un’incidenza delle denunce sugli occupati praticamente tripla rispetto alla
media dei lavoratori dell’Industria e Servizi (rispettivamente 0,14 e 0,04 per
mille). Il 2008, interrompendo il trend decrescente degli ultimi anni, ha segnato
un certo aumento delle vittime (20 in più) rispetto all’anno precedente: il 95%
dei decessi ha interessato uomini e dei 6 infortuni mortali femminili la metà sono
avvenuti “in itinere”. Nord-Est e Mezzogiorno sono state le aree con le
maggiori quote di morti sul lavoro (32% per entrambe).
Lombardia (18 vittime), Emilia
Romagna (17) e Sicilia (11) le regioni più colpite. La morte è avvenuta in
oltre 3/4 dei casi a seguito di gravi traumatismi soprattutto a carico del capo
e del torace.
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Regole di
prevenzione in agricoltura Di Maria Rosaria Fizzano La tutela assicurativa in ambito agricolo
si avvale di una disciplina distinta e autonoma rispetto a quella del
settore
industriale e la gestione della sicurezza si presenta complessa anche
per le caratteristiche
del settore, quali ad esempio, ampia presenza di aziende di piccole o
piccolissime dimensioni, spesso a conduzione familiare, molti lavoratori
autonomi e stagionali, in prevalenza stranieri, sovrapposizione diffusa
tra
ambienti di lavoro e di vita.
Anche nel comparto agricolo è diffuso l’uso di numerose attrezzature
meccaniche che alleggeriscono la fatica degli addetti, ma aumentano
la
rischiosità delle operazioni. Esposti sono sia i lavoratori sia coloro
che
vengano a trovarsi in prossimità di macchine in movimento.
Come in altri ambiti, anche per le macchine utilizzate in Agricoltura
sono
importanti stato d’uso e manutenzione, presenza di dispositivi di
protezione
non manomessi o alterati, caratteristiche
dell’ambiente di lavoro (ad esempio pendenza del terreno), stato fisico
dell’operatore (stress
e stanchezza), sua formazione, addestramento e percezione del rischio.
Poche regole basilari dovrebbero sempre essere rispettate. Il ribaltamento
di mezzi si previene con adeguati accoppiamenti macchina-motrice –
macchina-operatrice, procedendo con la marcia innestata, evitando
manovre
brusche e pendii eccessivi. Per il rischio da vibrazioni è necessario
usare
macchine e attrezzature a bassa emissione di vibrazioni, posizionando
volante e
sedile in modo da assumere posture corrette, usando, se prescritti,
opportuni DPI.
Il danno all’udito si previene indossando cuffia o inserti auricolari;
per il
contatto con corpi lanciati dalle macchine è doveroso indossare i DPI
previsti,
non
manomettere
i dispositivi di protezione ed evitare che altri sostino o
lavorino in prossimità delle zone di lavoro.