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Il 30 giugno 2010 si è tenuto a Milano un seminario dal titolo “
Testo Unico e Microimpresa”, un
seminario che ha affrontato difficoltà e possibilità della prevenzione nelle
piccole
e medie imprese (
PMI)
e che ha presentato alcuni
documenti
relativi a questo tema.
PuntoSicuro si è soffermato nei mesi scorsi su un documento che metteva in
rilievo la
convenienza
della prevenzione e la gestione della sicurezza nelle
microimprese
alla luce del
Decreto
legislativo 81/2008.
Riprendiamo e approfondiamo questi temi attraverso un secondo documento
presentato al seminario, il “
Rapporto preliminare”, a cura di
Emilio Volturo. Rapporto che costituisce la conclusione della prima fase del
progetto “Testo Unico e Microimpresa” promosso dalla
Camera di Commercio di Milano e realizzato
dalla società di formazione
For.
Il documento propone un’
analisi del
fenomeno infortunistico nelle piccole, medie e micro imprese.
La ricerca, basandosi sui dati e statistiche disponibili, rileva che:
- “le aziende di tipo artigianale presentano un
indice di rischio notevolmente più alto delle aziende di tipo
industriale: passiamo infatti da una media di circa 30 infortuni indennizzati
per mille addetti delle aziende industriali a quasi 40 di quelle artigiane”;
- nelle
aziende
artigiane, “che rappresentano ben il 42% delle aziende assicurate, inoltre,
esaminando la dimensione aziendale, si nota che l’indice addirittura cresce di
circa il 60% nella classe da 1 a 15 addetti: è pari, infatti, a 63,42”;
- l’indice è “molto alto anche nella classe da 16 a 30 (pari a 56,15),
inferiore alla media per le pochissime aziende artigiane oltre i 30 addetti
(32,33);
- è nettamente al di sotto della media l’indice relativo ai
lavoratori
autonomi (28,67) che costituiscono la maggioranza degli addetti delle
aziende artigiane (oltre il 60%). Si può ipotizzare che per quanto riguarda i
lavoratori autonomi sussistano probabili fenomeni di sottodenuncia”;
- se a livello generale la lavorazione di metalli è il
settore più pericoloso, “per le aziende artigiane l’attività in
assoluto più rischiosa è la
Lavorazione
del Legno, con 58 indennizzi su 1000 addetti nel complesso delle aziende
artigiane e addirittura 77 nelle
piccole
aziende che hanno meno di 16 addetti”;
- al “secondo posto per rischiosità nelle
aziende
artigiane troviamo l’Industria dei mezzi di Trasporto (costruzioni e
riparazioni di auto, moto, barche, ecc.), per cui sono indennizzati 58
infortuni per 1000 addetti, sempre al netto di quelli in itinere; in questo
settore l’indice è molto elevato, pari a 93, per le aziende di dimensioni più
piccole”;
- altri settori di rilievo in relazione al rischio nelle aziende artigiane,
“con indici al di sopra del valore 50 sono la
Lavorazione
dei Metalli, la Lavorazione dei Minerali, le Costruzioni e la Meccanica”;
- per le
aziende a carattere industriale
“la graduatoria dei settori più rischiosi si presenta molto più simile a quella
delle aziende in generale: ai primi posti troviamo, infatti, la Lavorazione dei
metalli, la Lavorazione dei minerali non metalliferi, le Costruzioni e la
Lavorazione del legno con indici nettamente superiori a quello medio”;
- per le aziende industriali “non sembra riscontrarsi, tranne che in
particolari settori, una influenza decisiva sui livelli di rischio da parte
della dimensione aziendale”.
In particolare un’
indagine ISPESL-INAIL
(“Indagine integrata per l’approfondimento dei casi di infortunio mortale sul
lavoro – anni 2002-2005, Italia”), ha approfondito l’aspetto degli
infortuni
gravi e mortali.
È emerso che “più dell’85% degli
infortuni mortali e del 70% di quelli
gravi” sono avvenuti in “aziende fino a 9 addetti; si tratta di quelle imprese
che alla luce di indagini conoscitive realizzate hanno evidenziato livelli
applicativi più bassi del sistema aziendale di prevenzione previsto dalla
normativa, e che peraltro, a causa della loro numerosità, è più difficile che
siano oggetto delle attività di controllo degli Organi di vigilanza”.
Inoltre la ricerca sottolinea che nelle microimprese “ben il 14,3% degli
infortuni avviene entro la
prima
settimana di lavoro. Tale dato sale addirittura al 20% nel settore delle
costruzioni.
Il 38,4 % degli infortuni avviene entro
il primo anno di lavoro”.
Riguardo poi alla
distribuzione degli
infortuni per tipo è interessante segnalare come le voci “utensili,
macchine e impianti” e “ambiente di lavoro”, sommate, “giustifichino il 41 % di
tutti gli infortuni”.
Il documento riporta poi alcuni risultati di una vasta e accurata
indagine a livello nazionale sulla
qualità e coerenza dei processi preventivi attuati dalle aziende italiane in
relazione alla precedente normativa sulla sicurezza (“Progetto di Monitoraggio
e controllo dell’applicazione del DLgs 626/94”, promosso dal Coordinamento
delle Regioni e Province autonome): per rappresentare sinteticamente i
risultati è stato elaborato un punteggio (da -100 a +100).
In particolare per le imprese di dimensioni minori hanno un
valore negativo i giudizi riguardanti
il sistema di prevenzione aziendale (
aziende
piccolissime), la programmazione degli interventi (aziende piccolissime e
piccole), la formazione (piccolissime e piccole), le procedure (piccolissime e
piccole)”.
In particolare “nell’insieme, ben il 73%
di piccolissime aziende ed il 52% delle piccole sono attestate su risultati
inadeguati (contro il 29% delle medie ed il 15% delle grandi)”.
Con maggiore criticità nei settori agricoltura, commercio, attività alberghiere
e di
ristorazione,
informatica e noleggio, tessile e abbigliamento, scuola e istruzione. E le
attività più critiche “sono sempre le procedure, la formazione, la
programmazione degli interventi; quella meglio gestita è sempre la
sorveglianza
sanitaria”.
Qualche esempio di
criticità:
- “solo il 73% delle aziende piccolissime ha provveduto a nominare gli addetti
antincendio, e il 70% ha nominato gli addetti alle emergenze. Il 68 % ha
nominato gli addetti al primo soccorso;
-
valutazione dei rischi: “la quasi totalità delle aziende ha adempiuto
all’
obbligo
valutativo, e le piccolissime imprese si sono dotate di un documento di
valutazione nel 53% dei casi pur non avendone l’obbligo formale”. È un elemento
positivo, ma un programma di interventi per migliorare le condizioni di lavoro
“è stato predisposto solo nel 60% delle piccolissime aziende”;
- “sia nelle piccolissime che nelle grandi aziende una rilevante percentuale di
lavoratori non riceve le informazioni di carattere generale. In particolare
nelle aziende tra i 10 e 19 addetti il18% dei lavoratori non riceve
informazioni complete sui rischi in generale, mentre il 22% non viene informato
completamente sulle misure di prevenzione. Tali percentuali salgono
rispettivamente al 21 e 25% per le aziende sotto i 10 addetti”.
Il documento - ricco di dati, tabelle e risultati di ricerche che vi invitiamo
a consultare direttamente – offre poi alcune informazioni riguardo alle
microimprese nella normativa italiana
vigente sulla
salute
e sicurezza sul lavoro.
Ad esempio ricorda che “entro il 31 dicembre 2010 la Commissione consultiva
permanente per la salute e sicurezza sul lavoro ha l’obbligo di definire
procedure standardizzate di valutazione dei rischi” da recepire con decreto
interministeriale.
In particolare i “datori di lavoro delle imprese che occupano fino a 10
lavoratori (salvo alcune eccezioni riferite a rischi particolarmente
importanti) effettuano la valutazione dei rischi sulla base delle
procedure
standardizzate. Fino al 18° mese successivo al sopra citato decreto
interministeriale (e comunque non oltre il 30 giugno 2012) possono
autocertificare
l’effettuazione della
valutazione
dei rischi”.
Camera di Commercio di Milano, For srl, “
Rapporto
preliminare”, a cura di Emilio Volturo, (formato PDF, 1.45 MB).