L’obiettivo di questo studio – secondo quanto indicato nell’articolo di Luisella Gilardi e nella traduzione del
DoRS - era quello di “stimare l’attuale carico di tumori in Gran Bretagna attribuibili a fattori di rischio presenti nell’ambiente di lavoro, identificare gli agenti cancerogeni, i comparti e le professioni per poter orientare verso target specifici le misure di prevenzione del rischio”.
I risultati di questa analisi indicano che 78.237 uomini e 71.666 donne sono deceduti nel 2004 a causa di patologie tumorali.
7.317 di questi decessi, il 4.9%, sono “attribuibili a cancerogeni presenti in ambiente di lavoro per le sei sedi tumorali individuate”. Di questi:
- 6.259 erano di sesso maschile (8% del totale dei decessi tra i maschi per tumore);
- 1.058 erano di sesso femminile (1.5% del totale dei decessi tra le femmine).
La stima di incidenza di tumori attribuibile ad attività lavorative è del 4.0%: stima che corrisponde a 13.338 casi di
tumore:
- 11.284 (6.7%) tra gli uomini;
- 2.054 (1.2%) tra le donne.
Riguardo alle cause specifiche, “
l’asbesto contribuisce per più della metà dei decessi, seguito da
silice, fumi di scarico provenienti da motori diesel,
radon”, attività di verniciatura, oli minerali utilizzati in metalmeccanica e nell’industria della stampa, fumo passivo, attività di saldatura, esposizione a diossina.
Riguardo ai tumori cutanei queste le cause principali:
- radiazione solare (2.557 casi);
- oli minerali (1.867 casi);
-
catrame e peci di carbone (550 casi).
Inoltre “i settori lavorativi/le professioni a cui sono attribuibili più decessi e/o casi di tumori includono il settore edile, i lavoratori della metalmeccanica, i servizi alla persona e domestici, il settore minerario, il trasporto su strada e altri servizi correlati, il rivestimento di tetti, la riparazione delle strade, la stampa, l’agricoltura, le forze armate”.
La conclusione dello studio ricorda che “le stime per tutti i tumori ad eccezione della leucemia sono più alte rispetto a quelle normalmente utilizzate per pianificare le attività di prevenzione in questo campo”.
La differenza può dipendere dalla mancanza di dati precisi e “da problemi di natura metodologica”.
Anche le stime prodotte nello studio sono da considerare “verosimilmente più conservative rispetto al rischio reale”.
Infatti “patologie a lunga latenza come i tumori si riferiscono a esposizioni avvenute negli anni passati a livelli elevati di agenti cancerogeni” e comunque oggi, malgrado i livelli di esposizione siano più bassi, “
permangono situazioni critiche per alcune sostanze quali
polvere di legno e la
silice cristallina”.
Tiziano Menduto