Dal 1999 quotidiano di approfondimento sulla sicurezza sul lavoro per RSPP, RLS, tecnici della prevenzione, esperti 81/08, consulenti e addetti alla sicurezza.
La sorveglianza sanitaria nell’artigianato e nella piccola impresa
I dati relativi a un indagine tra i medici competenti che lavorano nel settore edile e all’applicazione di un modello di organizzazione della sorveglianza sanitaria. Le difficoltà delle piccole imprese, le difficoltà dei medici e i risultati del modello.
Il documento riporta
all’inizio i risultati e le analisi sul settore delle
piccole e medie imprese
(PMI) svolti dall’Agenzia Europea per
la
Sicurezza e la Salute sul Lavoro (EU-OSHA), risultati e analisi che
ribadiscono che la “maggior parte delle piccole imprese (artigiane)
presentano più rischi per la salute rispetto alle grandi imprese”.
Se le piccole e medie imprese (PMI), che occupano quasi due terzi della
forza
lavoro in Europa, costituiscono la struttura
portante dell’economia europea, queste imprese spesso sono “troppo
piccole”
ed indifese “rispetto alle insidie della globalizzazione e della recente
crisi
economica”. E alcune ricerche su questo settore hanno messo in rilievo
come “la maggior parte delle piccole imprese ha
bisogno di assistenza per far fronte ai propri obblighi di sicurezza e
salute”.
Le PMI, “rispetto alle imprese di più grandi dimensioni, hanno una
percentuale
quasi doppia di infortuni con esiti mortali” ed è più facile contrarre
malattie
da lavoro.
In particolare l’Agenzia di Bilbao (EU-OSHA) riconosce, per le piccole
imprese,
i seguenti motivi di debolezza:
- “ridotta conoscenza di rischi e normative;
- debolezza nella formazione professionale;
- minor tempo e risorse dedicate;
- ridotti contatti con organi di controllo e esperti istituzionali”
nell’ambito
della sicurezza e salute sul lavoro;
- “assenza di servizi interni;
- non adeguata stima dei costi diretti e
indiretti di infortuni e malattie professionali”.
Inoltre le “attività per la prevenzione nelle PMI sono viste più come
costo che
come beneficio, anche se, nelle piccolissime imprese, il datore di
lavoro è
spesso esposto agli stessi rischi, se non di più, del lavoratore
dipendente”.
Come conseguenza di questa analisi la EU-OSHA “invita all’adozione di
standard
più avanzati in materia di sicurezza sul lavoro nelle PMI”, anche in
relazione
alla sorveglianza
sanitaria: sono infatti molte le difficoltà che incontra il medico
competente (MC) nelle imprese artigiane.
Non ci sono molti dati e studi relativi alla sorveglianza
sanitaria in questo comparto.
Per questo motivo è stato realizzata una indagine
per sentire il parere dei MC
che operano in imprese artigiane in 4 province italiane, invitati a
rispondere
ad un breve questionario sul tema (l’indagine è ancora in corso).
Ed è stata discussa anche la “validità di un modello di organizzazione
della
attività di sorveglianza sanitaria adottato in 174 imprese artigianali
del settore
edile”.
Il parere dei medici competenti È risultato evidente che in queste piccole realtà produttive il “MC è
frequentemente chiamato ad un lavoro aggiuntivo rispetto a quello che
generalmente svolge nella gestione dell’attività sanitaria di imprese di
più
grosse dimensioni”.
Ad esempio sono carenti le “necessarie collaborazioni
con le altre figure aziendali della prevenzione (DL, RSPP, RLS) che,
essendo
impegnate in più attività, dedicano (o possono dedicare) solo una parte,
spesso
residuale, del proprio tempo alla prevenzione e sicurezza”.
Ed è “veramente raro che il MC
abbia collaborato alla stesura della valutazione di rischi (VdR): più
spesso
prende visione del documento (DVR o dei POS, in edilizia),
“raramente
da indicazioni su aggiornamenti od integrazioni”.
Le risposte dei MC indicano che nelle PMI “più che un problema
di ordine economico, che pur è presente, anche in modo
drammatico in molte realtà produttive stante le limitate risorse
finanziarie
recentemente acuite dalla crisi economica”, è presente un problema
pratico
relativo alle “carenze organizzative e
gestionali (mancanza di personale dedicato, difficoltà a reperire le
informazioni, carenza di strumenti…).
Ad esempio spesso il medico
competente si lamenta di dover visitare in ambienti “adattati ad
ambulatorio” “(uffici, magazzini, per non dire sottoscala…) più che in
ambulatori veri e propri”.
Inoltre sono presenti anche delle carenze
culturali: “la mancanza cioè di conoscenze anche minimali in ambito
di
prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro sono l’aspetto di maggiore
criticità”.
Un modello di organizzazione della
attività di sorveglianza sanitaria in edilizia Il modello adottato, “nell’esperienza realizzata con l’organismo
paritetico
degli edili di Bergamo”, si inserisce “in un più ampio sistema
integrato di prevenzione aziendale che, oltre all’attività
sanitaria, supporta le imprese anche in ambito di prevenzione igienico
ambientale, di sicurezza, di formazione ed informazione, difficilmente
realizzabile in una piccola impresa”.
Un modello che l’autore ritiene “abbia in se le potenzialità di
migliorare
effettivamente la tutela sanitaria delle maestranze”.
Riguardo a questo modello, a partire dalla fine 1994 inizio 1995 è nata
una
collaborazione tra la UOOML (Unità Operativa Ospedaliera di Medicina del
Lavoro)
ed il CPT di Bergamo “che ha
portato
alla definizione di un progetto ed alla realizzazione, presso la sede
del CPT,
di ambulatori per la sorveglianza
sanitaria”.
La “collaborazione prevede in carico
all’organismo paritetico gli aspetti organizzativi dell’attività: tenere
i
contatti con le imprese (ad oggi 174 sono le imprese che hanno aderito,
per
1500 dipendenti), organizzare le visite mediche e gli accertamenti
sanitari,
invio referti, invio della posta, stipula dei contratti, richiesta di
informazioni, supporto di segreteria…”.
In particolare il protocollo sanitario utilizzato è quello delle “Linee
Guida
per la valutazione del rischio e la sorveglianza sanitaria in edilizia”
della
SIMLII.
L’autore ricorda che, a quasi 15 anni dall’inizio dell’esperienza, il
“modello
ha funzionato molto bene”. Ad esempio producendo questi risultati:
– “ridotto le difficoltà e i disguidi gestionali;
– favorito il coinvolgimento delle imprese;
– favorito il coinvolgimento dei MC
nell’attività di VdR;
– migliorato l’efficacia dei sopralluoghi e delle riunioni periodiche;
– migliorato la qualità delle prestazioni sanitarie ed in particolare
delle
diagnosi di malattie da lavoro e della gestione delle idoneità
con limitazioni;
– migliorato la qualità della formazione ed informazione sui temi della
tutela
della salute;
– garantito l’aggiornamento del personale coinvolto;
– garantito l’aggiornamento dell’attività sanitaria;
– favorito la collaborazione con le altre figure della prevenzione”;
- “migliorato la consapevolezza delle maestranze e del management sui
temi
della prevenzione”;
– “valorizzato i risultati della sorveglianza sanitaria anche nella
prevenzione
dei rischi e nella riabilitazione;
– realizzato iniziative di promozione della salute;
– rispetto degli obblighi
di
legge;
– sviluppo di progetti di ricerca applicata”.
Inoltre si ricorda che il modello “oltre a garantire il miglioramento
delle
prestazioni in termini di qualità ha anche garantito un contenimento dei
costi”.