Il documento introduce innanzitutto il concetto di Responsabilità Sociale.
Come indicato nel
sito dedicato alla CSR (Corporate Social Responsibility) di Unioncamere - essere un'impresa socialmente responsabile significa “tenere conto non solo dei parametri economici della gestione, ma anche dell'ambiente e del contesto sociale nel quale l’impresa è inserita”.
“È necessario che le aziende operino in equilibrio rispetto a tutte e tre le dimensioni: economica, ambientale, sociale, e siano consapevoli delle connessioni tra loro esistenti. Una decisione in uno di questi ambiti esercita necessariamente delle ripercussioni sui restanti”.
Inoltre la
responsabilità sociale non è solo inerente a questioni di etica, ma può essere un forte fattore di competitività per le imprese.
Un’impresa “attenta alle esigenze dei suoi portatori d'interesse, che instaura un rapporto equilibrato con il territorio e gestisce responsabilmente i propri collaboratori e fornitori, è in grado di rafforzare la sua identità e stabilire relazioni positive con la comunità di riferimento. In pratica, è in grado di raggiungere e mantenere un equilibrio sostenibile nel medio e nel lungo periodo, creando valore non solo per i propri azionisti (shareholder), ma anche con tutti gli altri soggetti cointeressati alla sua attività (stakeholder)”.
E i benefici sono molti, ad esempio:
- un ambiente di lavoro migliore, più sicuro e motivante;
- un rapporto stabile e duraturo con i consumatori/clienti;
- una migliore reputazione dell’azienda;
- una più efficace gestione del rischio d’impresa;
- un migliore accesso alle fonti di finanziamento.
L’importanza della ricerca di
I-CSR si dimostra quando il rapporto ci racconta che il tema della “
Corporate Social Responsibility” è stato ampiamente analizzato ed affrontato “soprattutto nella visione delle grandi imprese, quasi sempre di matrice multinazionale e
molto meno nell’ottica delle Piccole e Medie Imprese (PMI)”.
Infatti “la dimensione d’impresa ha un impatto rilevante sul grado della definizione e messa in campo di strategie e modelli di CSR, dal momento che le
PMI presentano caratteristiche che le rendono sensibilmente differenti dalle imprese di maggiori dimensioni che gestiscono con maggiore consapevolezza e finalità strategica le politiche di responsabilità sociale”.
Di come le PMI affrontino il tema della CSR è importante parlarne specialmente in Italia, dove “il tessuto produttivo è caratterizzato dalla straordinaria prevalenza di
PMI (circa l’81,3% delle imprese italiane ha meno di 250 dipendenti, contro una media del 66% nell’UE)”.
La ricerca di
I-CSR è stata elaborata per:
- “identificare gli aspetti normativi e volontari nell’ambito della salute e sicurezza sul lavoro;
- esaminare gli indici sulla salute e sicurezza presenti negli archivi amministrativi di istituzioni italiane che si occupano di questo tema;
Dopo aver parlato di CSR, il rapporto propone un approfondimento del quadro normativo nazionale ed europeo relativo alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, un riepilogo dei dati relativi agli infortuni e presenta i risultati di una indagine “volta alla creazione di una ‘piattaforma’ di buone pratiche orientate al miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul luogo di lavoro, che possa rappresentare uno strumento di monitoraggio e comparazione per le organizzazioni”.
Questo strumento – come indicato nella presentazione della ricerca - è realizzato attraverso:
- “un’analisi documentale;
- il coinvolgimento dei rappresentanti di diverse organizzazioni di carattere istituzionale, sindacale e datoriale esperti della materia;
- il coinvolgimento di un campione di imprese già attive nell’ambito della responsabilità sociale”.
Nel documento, oltre ai risultati positivi relativi a questo ultimo campione (con una sensibile presenza di buone pratiche nella quasi totalità dei casi), è allegata anche la piattaforma delle buone pratiche sottoposta agli stakeholder utilizzati nella ricerca.
Tiziano Menduto